Italia

2000


di Nimblefeather


Inizio a tediarvi con i miei racconti, approfittando del carico di lavoro limitato di questo periodo. Spero per voi che la mia vena narratrice si esaurisca perchè altrimenti ne esce fuori un romanzo-polpettone indigeribile. Come richiesto non ho "tagliato" nulla, però temo che ne avrete di che pentirvene!!! :-))))

PRIMA PARTE

La settimana fatta a Luglio è ormai un ricordo lontano. Poi l'idea, avuta in quell'occasione, di portarmi dietro il portatile e scaricarmi tutti i giorni la posta per lavoro mi ha fatto un effetto "trasferta" più che vacanza. Mi sento molto stanco e stressato. Ho proprio bisogno di "staccare" e distrarmi. Questa settimana lontano da computer, ufficio e televisori mi farà bene. Ho organizzato l'essenziale, "la traccia" del viaggio, il resto sarà improvvisazione. I consigli ricevuti dal ng sono per lo più di carattere eno-gastronomico, ma va bene così!! Le emozioni che ognuno prova sono soggettive e "non trasferibili". A grandi linee so già cosa mi aspetta. Ho il ricordo di un viaggio fatto da bambino, insieme ai miei genitori. Ho le guide. Ho il ricordo di quello che ho imparato a scuola. Certo adesso sarà come riscoprire tanti luoghi, condividerli con la mia compagna, assaporarli da adulto. Si spunta la lista delle cose da portare. Si riempiono i bauletti (3 più la borsa sul serbatoio), lo spazio sulla moto è ridottissimo e le cose da portare sono sempre troppe, anche dopo le molteplici "sfoltite". C'è la tenda con gli accessori per il campeggio. Ci sono le attrezzature da moto per ripararsi in caso di pioggia. C'è il minimo di dotazione per la moto. Qualche guida per i campeggi e, per risparmiare spazio, al posto delle tante guide, solo delle fotocopie relative ai posti che pensiamo di visitare. Poi ci sono i vestiti che, biancheria a parte, sono al "minimo storico". Dopo le consuete "cerimonie" di chiusura della casa, annaffiatura delle piante, pulizie varie, ecc.. Si carica la moto e si parte con un caldo esagerato, ad un'ora da masochisti: mezzogiorno!! La prima destinazione è Bondeno. Si va a trovare Alberto. Tanto per cambiare, per stasera è stata organizzata una cena. Ci saranno anche Adriano e Sandra. Forse si aggiungeranno anche Sabrina e Francesco. All'entusiasmo della partenza si aggiunge quello per l'acquisto dell' interfono. Almeno ora il viaggio sarà meno silenzioso, potrò scambiare quattro chiacchiere con la Cri, potremo commentare il paesaggio senza dover memorizzare le cose viste per commentarle alla prima sosta, sempre se ce ne ricordiamo. Non l'ho mai usato, ma nelle mie aspettative dovrebbe essere così. Ho passato diverse ore, ieri sera, per sistemare gli altoparlanti e il microfono nel casco, in particolare in quello della Cri, che non mi era sembrata molto convinta dell'acquisto, e volevo che ne fosse contenta. Non è stato facile, ma il suo casco sembra a posto, mentre il mio ha tutti i fili penduli e devo sistemarli dentro con le mani ogni volta che indosso il casco. E' un sistema che rompe un po', ma è il mio casco e quello che importa è che quello della Cri sia a posto. Siamo partiti. Voglio subito sperimentare il giocattolino nuovo. La Cri ha cominciato a sbuffare ancora prima di salire in sella, sente troppo caldo. La prima prova da esito negativo. C'è qualcosa che non va nei contatti? Ho preso l'ennesima "bufala"? Riusciamo a sistemare l' inconveniente e comunichiamo. Evviva!!! L'umore della Cri è sul nero scuro, non capisco cosa abbia, ma è veramente sull'incazzato. Non vuole parlare con l'interfono, decide di collegarlo al walkman che così sente la musica. E' lei che ha sia l'intefono che il walkman. Ci siamo organizzati così perché lei ha le mani libere, io non avrei potuto "manovrare". Ogni volta che rimette una delle due scatolette nella tasca del giubbotto succede qualcosa: salta qualche spinotto; si azzera il volume oppure si mette al massimo; ecc... La visibilità periferica che concede il casco è ridotta e non permette una completa padronanza dei gesti. Il nervosismo della Cri aumenta. Visto che il walkman non si riesce a farlo funzionare e quindi non c'è musica si potrebbe parlare ma, mi avverte, lei vuole rimanere in silenzio. Io, adeguandomi, prometto che parlerò solo se necessario. Cosa non si fa per le donne? Chiuso nel mio silenzio continuo a ripetere tra me e me cosa significhi la frase "parlerò solo se è necessario". Chi sarà l'arbitro che giudicherà la necessarietà dell'apertura del dialogo? Mah!! Continuo il viaggio con il solo rumore del vento dentro al microfono dell'interfono. Arriviamo al primo autogrill. Fa molto caldo ma la Cri non vuole nemmeno entrare all'interno per prendere un po' di fresco, non vuole niente da bere e niente da mangiare. E' nervosa e decido che è meglio lasciarla stare. Per farle compagnia porto le mie consumazioni fuori e mangio sul marciapiede appena fuori vicino a lei. Dialogo zero, insofferenza, da parte sua, molta. Appena dopo averla accesa, decido di finire la mia sigaretta lontano per evitare di aumentare il suo nervosismo. Onde evitare di litigare appena partiti, penso sia meglio evitare ulteriori contatti con la mia "passeggera". Arriviamo a Bondeno. Cerco per le strade l'insegna della ditta di Alberto ma, forse per una deviazione, forse per un errore, faccio una strada parallela a casa sua, circa una decina di metri, e non riesco a trovarlo. Dal centro del paese lo chiamo e così, seguendo le sue indicazioni, riusciamo a trovarci. Insieme a lui c'è Liuda, la bionda "peperina" bielorussa che avrà la sventura di avere un padre come Alberto!!! Entriamo in casa, ci piazziamo sul divano mentre nell'altra stanza si sente la voce incazzata di Morena che litiga al telefono con qualcuno. Già, Morena. Sarò uno dei pochi, almeno fino alla pappatoria di ottobre, a conoscere Morena. Dalla microfoto pubblicata accanto alla lista dei partecipanti da Alberto, sembra simpatica. Dopo alcuni minuti entra nella stanza. Ci salutiamo, i soliti convenevoli. Maltratta un po' Alberto, coadiuvata egregiamente da Liuda. Parliamo del più e del meno. Provo a chiederle un giudizio sul ng, su come lo vede, su come giudica Alberto per la sua frequentazione, ecc. La sua risposta è abbastanza laconica e lascia intuire la sua posizione al riguardo. In parole povere liquida la domanda con una frase del tipo: ognuno si diverte come vuole!! Mi pento un pochino della domanda e cambiamo discorso. Emergono racconti della sua infanzia, si sprecano "elogi" su Bondeno, che se potessero la raderebbero al suolo sia lei che lui, parliamo delle barbabietole da zucchero e di agricoltura. Senza ironia, lo definirei un discorso interessante. Morena non viene a cena e prende la macchina, mentre noi aspettiamo Adelmo, l'amico di Alberto, che ci passi a prendere ma ha un contrattempo e ci raggiungerà, con sua moglie, direttamente al ristorante. Assistiamo così alla scena di Alberto che, come uno sbarbatello, chiede in prestito la macchina alla mamma: "mamma, stasera esco, mi potresti prestare la macchina?". Ci avviamo al casello di Ferrara Nord, luogo di appuntamento con Adriano e Sandra. Essendo in ritardo, percorriamo delle stradine secondarie che corrono lungo i canali di irrigazione ad una velocità decisamente più sostenuta di quanto la macchina sembra essere in grado di andare garantendo al contempo una certa sicurezza. Alla fine arriviamo al casello senza essere entrati in nessun canale. Insieme ad Adriano c'è anche Massimo, l'amico di Adriano. Si va al ristorante. Arrivati al ristorante, la puzza di bruciato proveniente dalla macchina della mamma di Alberto ci fa scoprire di aver fatto decine di chilometri con il freno a mano tirato!!! A parziale scusante di Alberto la spia fulminata del freno a mano. Il posto è molto bello. Il mangiare molto buono. Però, quello che rende la serata particolare è la compagnia. Sicuramente, aumentando le occasioni di frequentazione, il livello di confidenza aumenta, però è il feeling che si instaura con certe persone che porta a creare un'atmosfera speciale. Parlando di tutto, raccontandosi, si scoprono tratti che prima erano appena intuibili. Come lo scalpello dello scultore che delinea sempre di più le immagini appena abbozzate della prima lavorazione. Scopro la parte di Sandra che, mantenendo lo scherzo sul ruolo affibbiatole sul ng, si potrebbe definire "umana", è un'interlocutrice molto piacevole. L'unico a rimanere un po' intimorito è il cameriere, dato che Sandra, a capotavola, è quella che sceglie e assaggia i vini. Dopo il dolce, al momento della scelta delle grappe, il cameriere dichiara di aver capito perché c'è lei e non altri a capotavola. La serata scorre via veloce, la Cri, che nel frattempo è tornata ad essere la persona dolce e tranquilla di sempre, accusa la pesantezza del viaggio e sperimenta la comodità delle sedie del ristorante. Quando andiamo via, lei praticamente dorme. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla pappatoria di ottobre. Alberto, da squisito ospite qual è stato fin qui, ci cede la sua stanza da letto e si ritira nella stanza adibita a biblioteca del fumetto. Forse avrà voglia di una boccata di gioventù? Domani ci aspettano parecchi chilometri per arrivare a Perugia, sarà meglio andare a dormire, anche se la cosa sembra che sarà difficoltosa per via delle campane che rintoccano anche i quarti d'ora, dell' autolavaggio sotto le finestre che, ci racconta Alberto, è in funzione 24 ore su 24, del ronfatore da competizione le cui onde sonore si spera possano essere attutite dalla libreria fumettara della sua stanza, e poi delle zanzare che hanno già indossato l'elmetto e suonano Wagner: iniziano con il Grido di guerra delle Valchirie, proseguendo con la Cavalcata delle Valchirie e intonando l' Inseguimento e la Minaccia. La notte, invece, passa meglio del previsto. A parte i rintocchi campanari, non abbiamo sentito i barriti del temuto ronfatore, l'autolavaggio non ha funzionato e le zanzare ci hanno risparmiato. Ci svegliamo con tutto comodo. Morena, che ieri è tornata molto più tardi di noi, è già in piedi da un po' e ci ha preparato una bella colazione. Chiacchierando ancora con lei, si dimostra una persona molto piacevole e promettiamo di rivederci presto. Tra un discorso e l'altro, ci rimettiamo in viaggio dopo mezzogiorno. Anche oggi sarà un viaggio caldo, anche se l'umore della Cri è decisamente migliore e questo mi fa piacere. Carichiamo nuovamente la moto e partiamo dopo aver promesso a Morena che la prossima volta, a moto scarica, le farò fare un giro. Per poter meglio manovrare l'interfono, decidiamo di attaccarlo al marsupio dietro la mia schiena, in modo da evitare gli inconvenienti del giorno prima. La soluzione sembra funzionare e il viaggio inizia commentando positivamente la serata precedente e l'ottima ospitalità di Alberto e Morena.

Aoh!! Ditemi di smettere quando vi siete rotti!!! :-))) Voglio puntualizzare alcune osservazioni sulla prima parte. Alla Cri non avevo fatto assolutamente nulla. Si lamentava del caldo e le dava fastidio tutto. Però l'idea del viaggio in moto era stata un'idea comune, in alternativa c'era anche una bella macchina dotata di aria condizionata. Per cui, care donne sospettose, cercate di dominare alcuni vostri impulsi distruttivi, che poi noi maschietti ci rimaniamo male!!! :-)))

SECONDA PARTE

Come già accaduto l'altr'anno durante il viaggio in Sicilia, la Cri propone una "piccola" deviazione. Stavolta di tratta di andare a trovare un'amica vicino a San Biagio, nei pressi di Argenta. In realtà, rispetto all'anno scorso, la deviazione non è così "deviante" sul percorso ottimale. Ci incamminiamo quindi verso il posto in cui dovremmo trovare Angela. Essendo in pieno orario di pranzo, Angela chiaramente non c'è al posto di lavoro. Riusciamo a sapere che è a pranzo in un agriturismo poco lontano. Il mio stomaco brontola e l'idea di un agriturismo non mi dispiace. Il posto è carino e ci intratteniamo quasi un paio d'ore con Angela. L 'orario per il suo rientro al lavoro è stato ampiamente "sforato", ma cosa vuoi? In fin dei conti non ci vediamo spesso e uno strappo alla regola ogni tanto si può fare. Rimessi in viaggio ci godiamo i panorami offerti dalla statale E45. Non riesco a non pensare che in fondo a questa strada c'è Roma, la mia città. Grazie all'interfono, ora strumento funzionante e, pare, apprezzato anche dalla Cri, ricordiamo assieme l'ultima volta che abbiamo fatto questa strada per andare a Roma. Era il periodo di Pasqua. Anche allora, la sera prima, eravamo stati a cena con Alberto e Sandra, che coincidenza!! Ci guardiamo intorno, sembro essere l'unico a mantenere la velocità di viaggio entro i limiti imposti, ma questo ci permette di goderci i panorami tranquillamente. E' proprio una bella strada. Forse un po' dissestata in alcuni punti, però molto bella come paesaggio. Passiamo oltre il Monte Fumaiolo. Per un romano, vedere il Tevere così stretto fa una certa impressione. Durante la marcia, le buche e gli avvallamenti del terreno provocano degli strani effetti sulle sospensioni della moto carica. Forse gli ammortizzatori non sono in perfetta forma e il carico molto pesante. Ogni tanto cade qualche goccia di pioggia, ma non mi fermo, in fondo è poca roba. Non posso fare a meno di pensare ai commenti di Adriano e Alberto di ieri sera riguardo alla mia sfiga con la pioggia. Adriano, dopo aver saputo della disastrosa esperienza del viaggio di ritorno da Viserbella sotto una pioggia torrenziale, mi chiede sempre se sono pronto a beccarmi l'acqua. Ci scherzo su e, di nascosto, mi do anche una grattatina che non si sa mai!! In un autogrill conosciamo un ragazzo, anche lui in moto, perfettamente attrezzato con la tuta in pelle, un perfetto biker! Viaggia da solo, va a Roma dai parenti. Telefona alla mamma perché è il primo viaggio che fa da solo e "sai", dice, "sono un pò giovane e i miei si preoccupano". L'euforia, che si intuisce solo a guardarlo, per questa sua impresa "da grande", ispira tenerezza. Arriviamo finalmente a Perugia. Il campeggio è appena fuori Perugia, sul Colle della Trinità, luogo fresco e ventilato. E' gestito da ragazzi. Riusciamo a trovare una piazzola in mezzo ad un boschetto. Vedendo dove sta tramontando il sole, dovremmo avere ombra tutto il giorno. Speriamo!! L'anno scorso non sono riuscito ad azzeccarne una!! Dopo le pratiche di montaggio della tenda, ci avviamo verso la città con la moto molto più leggera. Durante la salita verso il centro, una buca fa sentire la ruota sotto al parafango. Che botta!! Ehhhh si!! Mi sa proprio che dovrò far vedere gli ammortizzatori. Trovare parcheggio con la moto non è un problema, per cui parcheggiamo in pieno centro storico e ci facciamo una bella passeggiata alla ricerca di un ristorante non troppo affollato. Impresa ardua. La ricerca ci da però l'occasione di girare parecchio per il borgo e le stradine più strette. Non è male, la ricordavo molto peggio, devo ricredermi. La cena non è degna di nota, se non per le considerazioni su un paio di arabi al tavolo accanto o forse non erano arabi, comunque parlavano arabo. Inevitabilmente siamo portati a notare che erano almeno al secondo boccale di birra a testa e che la loro religione non prevede l 'alcool. Saranno però mussulmani? E, se lo sono, portano con loro tante altre ipocrisie così come fanno tanti cristiani? Anche da noi, in quanti si ricordano di non mangiare carne al venerdì? In quanti osservano il periodo di digiuno durante la Quaresima? Probabilmente, se i mussulmani ostentassero meno "fanatismo" nel seguire i precetti della loro religione, darebbe meno nell'occhio una "trasgressione" del genere? Però in fondo non sono affari miei e mi faccio distrarre da altro. Andiamo a dormire chè domani si comincia con il giro nel mondo medievale. La nostra mattina arriva con tutta calma. L'ombra c'è per davvero e ha prodotto l'effetto desiderato di mantenere la temperatura accettabile anche all'interno della tenda. Ce la prendiamo con tutta calma, siamo in vacanza. Il programma di oggi prevede una gita a Gubbio e quanto altro dovesse venir fuori. Per la sera abbiamo avuto una "dritta", da una delle ragazze che gestiscono il campeggio, per andare a mangiare sul Monte Tezio. Arriviamo a Gubbio sotto un bel sole, nemmeno tanto caldo. Per arrivare qui non abbiamo voluto fare nemmeno la superstrada, abbiamo fatto tutte stradine secondarie in mezzo alla campagna. E' bello sentire gli odori dell'ambiente che ti circonda, in macchina non sarebbe la stessa cosa. Ci incamminiamo per le ripide vie del borgo. Ricordo di una volta, una quindicina di anni fa, che mi infognai nel borgo con il mio camper. Era una camper da sette posti letto e non aveva il servo sterzo!!! Che fatica uscire da lì!!! Non c'è tanta gente e si riesce a girare tranquillamente. Io e la Cri insceniamo la stessa pantomima di ogni vacanza: io voglio farle le fotografie e lei non vuole farsi fotografare. Alla fine, con un ignobile trucchettino, mi sequestra la macchina e l'utilizza come meglio crede. Saliamo fino alla cattedrale, al palazzo ducale, ci facciamo tutti i vicoli in lungo e in largo. E' bello passeggiare da soli in questi vicoli pieni di archi e scale in ogni dove. Peccato che il tempo cominci a cambiare. Ogni tanto qualche nuvola compare e nasconde il sole. Poi le nuvole aumentano e cade qualche goccia. Cavolo!!! Abbiamo dimenticato le tute antipioggia in campeggio!!! Fortunatamente smette quasi subito e decidiamo di cominciare ad incamminarci verso la zona del Tezio. Consultiamo la cartina per trovare la strada più breve da fare. Decidiamo di passare per Umbertide e poi scendere per le stradine che portano verso Perugia. Sorrido pensando ad Alberto che voleva farci passare ad Umbertide per andare a trovare il parroco che ha celebrato il suo matrimonio. La cosa ci è stata posta in modo allettante ma, da indiscrezioni colte da Adelmo e da Morena, abbiamo saputo che il sacerdote pare abbia fama di grande portatore di iella megagalattica!!! Il solito infame di Alberto!!! Ci incamminiamo, il cielo diventa quasi nero di nuvole minacciose, siamo praticamente arrivati ad Umbertide quando si scatena il diluvio. Anche con le tute antipioggia ci saremmo dovuti fermare. L'unica cosa da fare è mettersi sotto la tettoia di un'area di servizio. Trascorriamo così quasi un'ora, fino a quando non decido che, visto che tanto bisogna aspettare, a questo punto è meglio farlo all'interno del bar, dove non arrivano gli schizzi di pioggia e magari beviamo qualcosa. Mando un SMS ad Alberto e lo informo che la maledizione ha colpito ancora. Devo solo capire se si tratta dei discorsi "bene auguranti" di Adriano e Alberto, o solo il fatto di essere vicini al caro amico parroco di quest'ultimo. Dopo un tempo che sembrava interminabile, la pioggia è cessata e possiamo riprendere il viaggio. Ormai non abbiamo tempo per andare da altre parti se non verso il ristorante. La pioggia ha raffreddato l'aria e ora fa quasi freddo in moto. Arriviamo a Colle Umberto I e saliamo per una stradina verso la Baita del Tezio, posto molto carino e dove si mangia bene. Dopo cena, arrivati in tenda, una sigaretta sotto il cielo stellato in compagnia della radiolina tenuta a basso volume è un ottimo epilogo per la giornata.
Sorry, ma il dono della sintesi non lo possiedo. Spero che almeno risulti scorrevole!!! ;-)) Posso fare un commentino ai vostri precedenti??!! Vabbè, lo faccio lo stesso!! :-))) Voi donne mancate assolutamente di obiettività!!! :-))) Quando si tratta di dirimere una qualsiasi controversia tra uomo e donna, non riuscite a rimanere imparziali!! Ma, in fondo, senza di voi, cosa faremmo, cosa saremmo??!!! ;-))) Ci tocca sopportare, ci tocca. :-) Un saluto a tutti e un bacio alle donne del ng!! :-))) Max

TERZA PARTE

Ripensare a ieri, alle passeggiate nei vicoli deserti, tra mura che hanno visto la storia, testimoni dello scorrere del tempo, mi da un' ulteriore carica per affrontare la gita di oggi. Il programma prevede Assisi. Sui miei ricordi delle precedenti visite ad Assisi, prevale un senso di religiosità non avvertibile altrove. Mi ricordo di posti mistici che ti portano ad abbassare istintivamente il volume della voce, ti portano a contemplare lo spettacolo offerto dal lavoro di tanti geni, capace di resistere all'usura del tempo, delle avversità e delle mode, fenomeni artistici che forse sarebbero contenti del loro alone quasi mitico che ora li circonda. A volte, quando mi sono confrontato con i libri di storia dell'arte, e mi sono provato a studiare i loro capolavori, mi sembravano quasi personaggi astratti, come se non fossero vissuti realmente, ma solo nel libro. Poi, come mi è successo nei saloni degli Uffizi, capita di trovarti davanti ad una pagina di quel libro, e ti rendi conto che quello che hai studiato era vero, è stato fatto veramente, magari da uno che ha cominciato realizzando una piccola ispirazione su un fogliaccio di carta pescato chissà dove, che ha sofferto tanto prima di quell'opera che ora è riportata su tutti i libri. Insomma, c'era, prima di tutto, un uomo dietro a quell'idea rappresentata in quel modo magnifico. Ci prepariamo alla visita, rintracciamo le fotocopie delle guide, tracciamo un primo itinerario. Anche oggi non facciamo la superstrada, ci teniamo sulle stradine secondarie. Intravediamo Assisi da lontano. Sono emozionato e anche curioso di vedere come sono state curate le ferite del terremoto. Subito, all'inizio della salita verso il centro storico, c'è una coda di auto e pullman. Il nostro sogno di poterla vedere senza tanta gente intorno si dissolve come una bolla di sapone al vento. Fortunatamente siamo in moto e passiamo ai lati degli automezzi. C'è solo una breve salita tra il posto dove siamo riusciti a parcheggiare e la Basilica. Fa caldo e il rumore del motore dei pullman, e il chiasso di ragazzi che urlano inni religiosi in non so quale lingua, e le ondate di ragazzi provenienti da mille Paesi che salgono quella salita, mi accentuano la sensazione di calore. Arriviamo sul piazzale della Basilica. Ci guardiamo intorno e, apparentemente, non sembra nemmeno esserci stato il terremoto. Hanno fatto proprio un bel lavoro!! D'altronde, un gioiello come Assisi!! Però, fatta questa considerazione, non posso evitare di pensare alle baracche dei terremotati viste lo scorso anno nel salernitano. Gente che vive in situazioni disagiate da tanto, troppo tempo. Forse, se anche loro avessero avuto la fortuna di trovarsi in un paese pieno di attrattive e meta turistica, chissà se sarebbero in quelle condizioni ancora oggi. Intanto i gruppi dei ragazzi continuano a riversarsi nel piazzale della Basilica. Sono tanti, troppi per essere "normale". Chiediamo cosa stia succedendo. Ci spiegano che oggi è il primo giorno della giornata mondiale della gioventù per il Giubileo. La prima meta concordata è Assisi. Nel pomeriggio dovrebbero essere ancora di più per la manifestazione organizzata. Ma come? Nell'organizzare il viaggio abbiamo volutamente evitato Siena per la concomitanza del Palio e ci è sfuggito questo evento??!! Proviamo ad entrare nella Basilica inferiore. Ci accodiamo e vediamo che fanno entrare poche persone alla volta perché dentro è già piena. Rinunciamo. Andiamo a vedere la situazione alla Basilica superiore. Qui la situazione è migliore, si riesce ad entrare. Per fortuna. Il sole caldo mi fa desiderare il fresco della chiesa. Appena dentro noto la differenza di temperatura. Con mia sorpresa, dentro è molto più caldo rispetto a fuori e in più c'è un'umidità spaventosa. Troppa gente! L'atmosfera di contemplazione che mi aspettavo di trovare è invece un vociare quasi assordante. Dentro di me la sensazione di una profanazione, di un'invasione irrispettosa. I cartelli riportano la scritta "Questo è un luogo sacro. Rispettate il silenzio". Sono certo che il rumore delle voci deriva dall' impossibilità di far arrivare le parole delle spiegazioni che le varie guide, preti, suore e laici, rivolgono ai loro accompagnati. Ognuno aumenta il proprio volume e il risultato è un fastidioso rumore di fondo. Usciamo dal fondo della chiesa, e ci troviamo nel chiostro. Si respira. Ora il caldo esterno mi sembra un fresco ventilato rispetto all'interno della chiesa. Proviamo ad entrare nella cripta ma la fila per le scale è demoralizzante. Scendo due o tre gradini facendomi largo tra chi scende e chi risale. Riesco a vedere l'interno. E' un tappeto di teste sudate che si muove in processione a velocità impercettibile. Dall'alto non si riesce a vedere il pavimento. Mi assale una sensazione claustrofobica e risalgo i pochi gradini appena scesi. Torniamo nel piazzale davanti alla Basilica superiore. Ci sono delle telecamere e dei cronisti che intervistano la gente che passa. Spero non mi chiedano niente. Sono troppo contrariato, direi cose spiacevoli. Decidiamo così di farci una passeggiata per i vicoli di Assisi. L'ora di pranzo è già passata da un pezzo e la fame si fa sentire. In una piazza troviamo un bar e con un po' di fortuna riusciamo a sederci. I camerieri sono esausti, nemmeno loro si aspettavano niente del genere. L'acqua non fa nemmeno in tempo a raffreddarsi nei frigo. Carte e rifiuti non trovano più posto nei cestini o nei cassonetti e rotolano a terra. Dopo un trancio di pizza ci muoviamo. C'è una terrazza panoramica. Anche in mezzo a questo inferno si riesce a godere il panorama. Peccato che subito sotto le mura della terrazza, in basso, ci sono mucchi di carte, avanzi di cibo e bottiglie di plastica vuote lasciate cadere da tanti, troppi maleducati e incivili. Un carabiniere ci informa che la situazione non può che peggiorare. Chiediamo informazioni sull'affluenza all'Eremo delle Carceri. Le notizie sembrano buone e decidiamo di andare a prendere la moto e di spostarci là. Una volta arrivati apprendiamo che le moto e le auto pagano la stessa tariffa per il parcheggio. Non solo è l'unico posto dove devo pagare per parcheggiare la moto, ma devo pagare la stessa cifra della auto per parcheggiare fuori dagli spazi segnati e occupando nemmeno la metà dello spazio! Vabbè pago e mi incammino verso l'Eremo. Mi aggiorno sulla storia del luogo e mi preparo alla visita. Il cammino è obbligato e si passa per le stanzette ricavate nella roccia e intervallate dagli altari di preghiera. Cosa spinge un uomo a ritirarsi in meditazione, a costringersi al silenzio, ad affrontare tante prove con se stesso? Perché la stessa forza, che spinge verso questa direzione, non viene utilizzata per dedicarsi in modo pratico alle persone bisognose? Ho la sensazione che le clausure e gli eremitaggi siano prove per se stessi e necessitino di un'energia enorme. Io riuscirei ad isolarmi così tanto dal mondo che normalmente mi circonda? Sarei abbastanza forte? Mi riterrei un' egoista nel ricercare così fortemente il benessere spirituale con me stesso, il mio equilibrio interiore? E' una scelta così lontana dal mio modo di pensare. Ho ammirazione e insieme perplessità nell' immaginare la vita che si svolgeva internamente a quel luogo. La gente lascia nelle grotte dei foglietti di carta, anche tovagliolini, sui quali ha scritto un pensiero gentile, una preghiera, un proposito da realizzare. L'idea di per sé è bella, ma forse lascia una sensazione di disordine e di sporcizia. Insieme ai foglietti, tante piccole croci semplici, realizzate intrecciando rametti e legandoli con fili d'erba. Le trovi ovunque. Nelle grotte, nei viali, per terra, ai piedi degli alberi, sui rami. Arriviamo in fondo ad un vialetto nel bosco. Qui c'è un altare per le messe e per il dialogo. E' quasi l'ora dei Vespri e si cominciano a radunare tante persone. Il colore delle loro pelli è vario e le lingue in cui si scambiano i loro commenti confermano le origini più disparate. C'è un clima di allegria e di festa. In pochi si ricordano di essere, anche qui, in un luogo sacro in cui è richiesto il silenzio. Intorno all'eremo volteggiano colombe bianche, il simbolo della pace. Si posano e si rimettono in volo. Una si posa vicino ad un gruppo in cui si sta discutendo dell'esistenza di Dio e delle prove che si aspetta da noi. Sembra incuriosita e anche quando noi continuiamo la passeggiata, ormai verso l'uscita, la vediamo ancora lì. Un tuono ci fa alzare la testa verso le nuvole nere che sembra stiano arrivando proprio in questa direzione. Ci affrettiamo verso la moto. Stavolta le tute antipioggia le abbiamo e sono più tranquillo. Vorrei solo evitare di trovarmi dentro al diluvio come ieri. Dall'alto, mentre scendiamo la ripida strada che porta verso la pianura, vediamo il fronte di pioggia in modo distinto. Fa una certa impressione. E' una macchia scura che va schiarendosi ai lati, mentre più lontano è quasi sereno. Al centro della macchia si vede il fronte dell'acqua che scende copiosa. Il riflesso del bagnato sul terreno. Ci improvvisiamo marinai e ci fermiamo a sentire la direzione del vento, in base alla direzione del sole localizziamo i punti cardinali e, confrontando le nostre deduzioni con la carta stradale, capiamo che non è il caso di tornare verso Perugia, il fronte è proprio in quella direzione. Andando verso sud e passando per San Vitale, dovremmo passargli proprio accanto ed arrivare a Spello senza bagnarci. Per scaramanzia, ci rimettiamo in marcia senza le tute, anzi io rimango in maglietta a maniche corte. Lungo la discesa, arrivati all'altezza della prima porta di Assisi, un ingorgo tra pullman rende impossibile anche il passaggio della moto e ci mettiamo ad aspettare, a motore spento, che si dipani l'intreccio dei pachidermi ruotati con i loro scarichi fumanti il denso residuo nero del diesel. Dopo manovre al millimetro, il pullman davanti a noi si muove e riusciamo a ripartire maledicendo la data scelta per la visita di Assisi. La strada si fa più dolce e teniamo d'occhio il fronte d'acqua che rimane sulla nostra destra. Ogni tanto ne sentiamo qualche goccia portata evidentemente dal vento. Purtroppo la linea della strada non è proprio così dritta e, deviando troppo verso il fronte, ci troviamo al suo margine e la pioggia scende abbondante. Ci fermiamo sotto un albero e indossiamo le tute sotto lo sguardo divertito dei paesani che osservano i nostri movimenti affrettati e nervosi. Riprendiamo il viaggio verso Spello. Non riesco a levarmi dalla testa l'immagine della faccia di Alberto che sghignazza fingendo un senso di colpa che non gli è naturale. Sorrido. In fondo è diventato un gioco e anche se dovessi aspettare che spiove, non sarebbe un dramma. Arriviamo a Spello che ormai non piove più, e la prima cosa che faccio è mandare un SMS ad Alberto per raccontargli l'ennesima bagnata. Mi compro un gelato da passeggio, il mitico Magnum double al cioccolato. Penso ad Alberto. Con lui ne avevamo parlato durante una passeggiata a Viserbella e gli era venuta una voglia matta di mangiarlo e che non è riuscito a soddisfare perché non siamo riusciti a trovare un bar ancora aperto che lo vendesse. Chissà se poi è mai più riuscito ad assaggiarlo? Stiamo passeggiando per i vicoletti del paese, veramente molto carino, quando il cellulare squilla. E' Alberto. La sua risata è tutta un programma. Tenta di addossare le colpe al povero parroco, ma io gli faccio notare le sue responsabilità iellatorie su quanto è accaduto per il terzo pomeriggio di seguito. Infatti, mentre la pioggia degli altri giorni ci aveva colto sempre in prossimità di Umbertide, stavolta non ci siamo passati nemmeno nelle vicinanze. Mentre si scherza al telefono, un signore anziano sembra aspettarci in cima alla salita che stiamo percorrendo. Comincia con il chiedere da lontano in perfetta cadenza umbra: ". che siete in ferie?". Io, pensando che vuole farmi una predica sull'eccessivo utilizzo del cellulare anche in vacanza, rispondo un SI scocciato. E lui, mentre io sono ancora al telefono, ripete: ". che siete in ferie?". Rispondo ancora più scocciato un SI. Poi aggiunge: ". che ce l'avete un po' di tempo?". Sempre con il cellulare all'orecchio e il gelato in mano, gli faccio un cenno affermativo con la testa. A questo punto l'anziano signore, con il sorriso sulla faccia chiede: ". che vi intendete di videoregistratori?". Non so se mandarlo a quel paese o rispondergli. Tenendo il cellulare con la spalla contro l'orecchio, mi libero una mano e gli faccio un segno che sta a significare un "più o meno". Lui entusiasta, e per nulla preoccupato del fatto che stessi parlando al telefono, mi chiede: ". che me la date 'na mano a fallo funzionà?". A quel punto eravamo quasi vicini e mi fermo dicendogli, un po' scocciato, che gli avrei dato una mano ma di farmi almeno finire la telefonata! Nel frattempo sua moglie, da una finestra dietro l'angolo deve essersi mostrata preoccupata per il ricevere estranei in casa, e lui, squadrandoci un po' meglio, le risponde che ". no, no, sembrano brave persone . poi c'è lei che mangia la banana!". Chissà se i malintenzionati mangiano le banane o e solo un'esclusiva delle persone "brave"! Chiudo la telefonata con Alberto, pressato dal signore che scalpita per farci entrare. In realtà non faccio altro che spiegargli che i poli a 12 volt della presa scart dovevano essersi guastati e, per vedere il videoregistratore non avrebbe dovuto far altro che cambiare canale al televisore. La sua faccia interrogativa mi suggerisce di fargli vedere praticamente cosa deve fare. Quando le immagini della videocassetta appaiono sul TV mi guarda come se fossi una specie di mago. Si, penso io, il mago della pioggia!! Mi rivolge parole di benedizione assolutamente immeritate. Ripeto la dimostrazione diverse volte per far si che possa essere memorizzata la complessa operazione e, schivando l'offerta di vino, acqua, birra, bibite varie e torta fatta in casa, riesco ad uscire indenne con la Cri. Che situazione strana!! Mi è sembrato di vivere in un film di Pieraccioni. Continuiamo la passeggiata per i vicoli. Che pace, che silenzio. Niente a che vedere con il caos trovato ad Assisi. Ci fermiamo davanti ad una pianta dai frutti strani. "E' una passiflora", dice un paesano che passa in quel momento. Non avevamo mia visto una passiflora. La guardiamo, la tocchiamo. Se non ricordo male, dai suoi frutti si dovrebbe ricavare una sostanza calmante, tipo la valeriana. Penso alla Kava. La Cri mi chiede se, secondo me è stata seminata o è selvatica. Una signora anziana che ci passa dietro dice ". noooo, quella è nata da essa!", e se ne va. Che avrà voluto dire? Che forse è nata dai semi di una precedente pianta di passiflora o che è nata spontaneamente, da sola? Propendiamo per la seconda e continuiamo la passeggiata. Arriviamo alle mura, all'antica porta del paese, su un lato da dove non siamo ancora passati. Si possono ancora vedere i posti di guardia e le torrette ai lati della porta. E' bello immaginare questi luoghi popolati da soldati medievali, contadini che vogliono entrare nel paese per vendere le loro mercanzie, nobili a cavallo, cavalieri che fanno sfoggio della loro corazza, messaggeri che portano ambasciate. Torniamo alla moto. Il fronte scuro della pioggia si è allontanato e la direzione verso Perugia sembra sgombra da nubi. Ci mettiamo in marcia. La meta per la cena è un ristorante, consigliato dalle ragazze del campeggio, sul Colle della Trinità, non molto lontano dal campeggio. Seguiamo le indicazioni ma non lo troviamo. Facciamo il giro di tutto il colle ma del ristorante nemmeno l'ombra. Torniamo in campeggio, chiediamo nuove informazioni. Ritentiamo. Al secondo tentativo lo troviamo ma è giorno di chiusura. Allora decidiamo di puntare verso un ristorante di cui abbiamo intravisto il cartellone pubblicitario durante il giro del colle. Le indicazioni sulla strada ci portano a Corciano. Appena dopo una curva si possono ammirare le mura di un bellissimo borgo medievale opportunamente illuminato in modo da risaltarne in contorni. Dopo cena faremo un giro all'interno.
Pensavate che avessi desistito eh??!!! E invece no!!!! >>:-)))) Eccomi ancora a rompervi i mar... ahem! a "deliziarvi" con la cronaca dettagliata (fin troppo) del viaggio itinerante tra Umbria e Toscana. Nelle prossime puntate, arriverò anche alla cronaca della altre sfighe di viaggio, gentile omaggio dei miei numerosi amici rimasti a casa a giocare con le bamboline!!! :-(((

QUARTA PARTE

Il ristorante era, nel passato, un convento di francescani. La lentezza dei camerieri è allineata allo standard che abbiamo trovato già in altri posti qua intorno. Mentre aspettiamo che ci servano le ordinazioni, ne approfitto per fare un giro e curiosare nelle sale dell'ex convento. E' molto bello. Mentre mangiamo la Cri mi informa di aver letto un manifesto che pubblicizza una manifestazione in costume medievale all'interno del borgo. Speriamo di essere serviti rapidamente per poter andare ad assistere. La speranza, con lo scorrere del tempo, risulta vana e, mentre mangiamo, sentiamo il rumore dei tamburi dei manifestanti. Speriamo almeno di riuscire a vedere un pezzetto della manifestazione. Dopo aver aspettato ancora molto, anche per poter pagare il conto, riusciamo ad entrare da una delle porte del borgo. All'interno non ci sono macchine. C'è molta gente, ma si cammina tranquillamente. Curiosiamo in ogni dove. Vediamo passare delle persone in costume medievale che, evidentemente, stanno tornando a casa. Troppo tardi. Per saperne di più del paese, mi rivolgo all'ufficio turistico. La signora che mi accoglie è gentile, mi informa che è in corso l'Agosto Corcianese, un periodo in cui si succedono tante manifestazioni e iniziative culturali. Mi spiega un po' della storia del paese e mi consegna un opuscolo, redatto da un professore universitario di storia, dietro alla simbolica cifra di mille lire. Da una prima lettura apprendo che Corciano è stato protagonista di interessanti vicende nel corso della storia. Legato con alternanza alle varie città potenti che le sono vicine (Perugia innanzitutto) e ai potenti che si sono succeduti. Leggo di gesta eroiche che hanno permesso al paese di resistere agli attacchi di Braccio ForteBraccio, di alleanze sbagliate, durante le dispute tra Strozzi e Oddi, che determinarono il saccheggio del paese, e tante altre notizie storiche interessanti. La sala del consiglio del comune è accessibile al pubblico ed è molto bella con il suo soffitto a cassettone e le decorazioni. Entrando nella chiesa, dietro l'altare, si può vedere l'Assunta del Perugino. Facendo il giro intorno alle mura si arriva ad un'imponente porta del paese con tanto di torrione, la Porta di S.Maria. Insomma proprio un bel paesino. Ci riteniamo soddisfatti e ci incamminiamo verso il campeggio. La giornata si avvia alla sua conclusione. Arriva ferragosto, giorno di festa, prima pagana e poi religiosa. Lo scorso anno eravamo in un campeggio agri-turistico in Sicilia, insieme a Max e la Manu. Non è presto, abbiamo dormito parecchio, ma non abbiamo nessuna intenzione di accelerare i tempi. Bivaccati fuori dalla tenda, facciamo passare il tempo. Mi metto a fissare, finalmente, gli altoparlanti dell'interfono all' interno del casco, sentiamo la radio, mandiamo messaggi di buon ferragosto, ci mettiamo ad osservare i nostri vicini di tenda. In particolare ci soffermiamo su una famiglia con due bambini piccoli che ha una tenda ad igloo poco più grande della nostra che, a me, sembra già stretta per noi due. A dire il vero lui non sembra molto entusiasta della situazione e, passando vicino a noi, fa un'allusione a quanto fosse stata meglio la vita al tempo in cui anche lui poteva andare in giro in moto senza rotture di . Il massimo della nostra attività, fino a quel momento, non è stata molto frenetica, e decido di dargli una svolta andando a prendermi una piadina e una birra al bar del campeggio, da portare in tenda, per continuare ad oziare all'ombra del boschetto. Finalmente, senza troppa convinzione, ci muoviamo. Decidiamo di andare al lago Trasimeno che è vicino. Facciamo sempre le strade secondarie. Ci imbattiamo in un castello su un cucuzzolo e deviamo per andare a vederlo. E' in ristrutturazione però è bello e ci affascina. Proseguiamo verso il lago. A Magione saliamo quel che rimane delle pendici del vulcano e dall'alto vediamo il lago con le sue tre isolette. Originariamente avevamo pensato di fermarci a prendere il sole o a fare il bagno in riva al lago ma poi, pensando al numero di persone che avranno avuto la stessa idea, fare il giro di tutto il lago c'è sembrata un' idea migliore. Decidiamo per il giro in senso orario che ci permette di percorrere la strada stando più vicini all'acqua e svoltiamo a sinistra. Sulla nostra sinistra, poco al lato della strada, all'altezza di Monte del Lago, una rocca malandata testimonia le antiche fortune di qualche signore del luogo. Continuiamo nel nostro giro. L'aria calda è appena sopportabile sebbene siamo in maglietta e pantaloni corti. Il calore del motore si fa sentire sulle caviglie e lungo i polpacci. Però la gita è piacevole. Il casco semi aperto, la velocità molto contenuta, le chiacchiere attraverso l'interfono. Ci fermiamo per una sosta in qualche bar a Castiglione del Lago. Anche questo paese ha il suo borgo medievale. Con la moto riusciamo ad entrare a dispetto dei divieti. Dall'alto del paese vecchio si può godere un bel panorama. Proseguiamo. Entriamo in Toscana. La Cri, ormai convinta della bontà dell' acquisto dell'interfono, si perde in racconti sulle sue vacanze da adolescente trascorse su questo lago. Ci raccontiamo di episodi della nostra adolescenza, la voglia di conoscere il nostro reciproco passato non si è ancora esaurita. Da parte mia, c'è quasi la voglia di sapere cosa mi sono perso della vita della mia compagna, di quando ancora non sapevo che esistesse. Mi piace ascoltarla mentre racconta. Il giro è ormai finito e, nuovamente a Magione, ritorniamo verso Perugia. Alle 18 c'è una bella manifestazione storica per i vicoli di Corciano e, stavolta, non intendiamo perdercela.
Anche oggi sono qui a scocciarvi con un'altra puntata del mio viaggio. Tranquilli, ormai siamo oltre la metà del viaggio, non dovrei avere TANTE altre puntate da scrivere!!! :-)))

QUINTA PARTE

Non so come, ma abbiamo evidentemente fatto una strada diversa da quella che conoscevo per arrivare a Corciano. Saliamo verso il paese ma la strada è chiusa. Un cartello di divieto, messo lì in occasione della manifestazione, ci suggerisce una deviazione in alternativa alla strada chiusa. Arrivati quasi all'interno di una fattoria, ci domandiamo dove abbiamo sbagliato. Torniamo indietro facendo più attenzione, ma lungo la stradina indicata dal cartello, non ci sono altre strade, c'è solo una stradina sterrata che si arrampica in una salita che non mi sento di imboccare con la mia moto. Rimpiango, per qualche momento, di non avere un enduro. Torniamo al cartello della deviazione e decidiamo di cercare la strada comoda che abbiamo fatto ieri. Niente! Sembra quasi di essere in un altro posto! Ma da che parte stiamo salendo?! Incontriamo un corcianese in macchina e chiediamo indicazioni. Dice di seguirlo che anche lui sta andando in paese. Ad un certo punto la strada asfaltata finisce e ci troviamo su un'altra stradina sterrata, che pare essere meno ripida della prima che abbiamo visto, ma sempre troppo per i miei gusti, per le caratteristiche della mia moto e per lo stato delle sospensioni. Con un pò di timore affronto la salita, preoccupato dalla scarsa tenuta sullo sterrato e dai rumori provenienti dalla sospensione posteriore. Finalmente siamo in paese, riprendiamo la strada asfaltata e ci troviamo proprio sotto una porta d'ingresso. Chiaramente la sfiga della stradina sterrata non era sola e quindi, dimentico di avere i pantaloni corti, mi scotto la gamba con la marmitta. Ci affrettiamo per non perderci l'inizio. Lungo i bastioni sono già schierate le guardie con le corazze e le alabarde. Ovunque si sente il rumore dei tamburi, sembra si stia avvicinando il corteo. La gente comincia a voltarsi verso ogni lato del paese, c'è fermento, si comincia a respirare un'aria diversa. Lo speaker, con sottofondo di musica barocca, spiega la storia del paese, io mi sono già preparato ma apprendo, contento, cose nuove. I tamburi si fanno più vicini, ora la voce dello speaker si sente appena. La gente si accalca tutta intorno alla piazzetta del paese, troppo piccola per contenerci tutti. Fortunatamente la nostra voglia di arrivare per tempo ci ha permesso di trovare posto sulle tribune appositamente installate. Arrivano i suonatori di tamburi, precedono il resto del corteo, il loro rumore provoca la vibrazione dei timpani e dello stomaco. Le pause tra una ritmica e l'altra, permettono allo speaker di spiegare ogni personaggio. Il capitano delle guardie, le guardie corazzate, gli appartenenti a sette ed organizzazioni filo-religiose, avvolti nei loro tetri cappucci per evitare di essere riconosciuti, i contadini, i paesani, i nobili, i rappresentanti della Chiesa, c'è anche un condannato a morte che, come era tradizione, in questo giorno può ricevere la grazia dal Borgo Mastro del paese. Tutti sfilano recitando la loro parte talmente bene, che quasi sembriamo noialtri quelli "fuori tempo". Il paese è loro. Sfilano, si dispongono, esibiscono i loro vessilli o le loro mercanzie, suonano le trombe, rullano i tamburi. Cala il silenzio. Il Borgo Mastro srotola una pergamena e legge a voce alta una lingua antica, un misto di latino e italiano. Spiega il perchè della celebrazione. Sempre nella stessa lingua interviene la massima autorità religiosa del paese per benedire i partecipanti. La celebrazione si conclude con la grazia al condannato che viene liberato dai ceppi. La gente radunata sfolla controvoglia, siamo ritornati al presente. Non è possibile fare a meno di soffermarsi sulla bellezza e l'accuratezza dei costumi. Così, nell'osservare più da vicino quei personaggi, e contento di essere tornato indietro nel tempo per un pò, continuiamo a curiosare per il paese, alla ricerca della Taverna del Duca, notata il giorno prima. La Taverna del Duca, è un'antica taverna, nel cui cortile, ogni anno ad agosto, vengono allestiti i tavoli come quelli delle sagre. La cucina è all' aperto, il girarrosto a legna è addirittura sulla strada, fuori dal cortile. Si servono solo piatti tradizionali. Ogni sera cambia menù e si possono scegliere solo tra due pietanze per ogni portata. Così, io e la Cri, decidiamo di ordinare ognuno una pietanza diversa in modo da assaggiare tutto il menu. I piatti sono abbondanti e le pietanze sostanziose. Alla fine del pasto siamo talmente pieni che non riusciamo quasi a camminare. Purtroppo abbiamo esagerato e la Cri inizia a risentirne. Facciamo delle pause per respirare. Ci sediamo. Finalmente le cose vanno meglio e facciamo la passeggiata, che avevamo programmato, intorno ai bastioni del paese. Siamo stanchi, appesantiti e, appena terminato il giro, montiamo in moto e torniamo al campeggio. Domani si parte per Arezzo dove, secondo i programmi, dovremmo incontrare Francesca e Giorgio.
Il mattino arriva con un velo di malinconia per la partenza da questo posto. Perugia è un posto strategico, vicino alle mète culturali più battute. Ci dispiace lasciare anche il campeggio, ben organizzato, pulito, gestito da ragazzi simpatici. Prima di andare via ci scambiamo i numeri di telefono con i ragazzi. Probabilmente torneremo in occasione del prossimo "Umbria Jazz Festival". Anche oggi facciamo solo statali. La strada è semplice. Diamo un malinconico sguardo a Corciano e via, verso nuovi posti. L'interfono ci consente di scambiarci ulteriori commenti sui posti visti, sulle cose che dobbiamo tornare a vedere. Sorpassiamo Arezzo. In realtà la zona dove si trova Francesca è Ponte a Poppi, una frazione di un paese che, come si evince dal nome, è proprio di fronte e si chiama Poppi. Purtroppo non ci sono campeggi nelle vicinanze e puntiamo su Camaldoli, più in alto rispetto a Poppi. Camaldoli è un paese grazioso, c'è un convento, dove ci dicono si possa trovare anche ospitalità per la notte, e un eremo in cima alla montagna. Il Campeggio è strapieno. Da fuori si possono vedere orde di bambini urlanti che si inseguono, giocano a palla, si ipnotizzano davanti ai video games. I più grandicelli sono riuniti in circolo e sentono la musica del juke box. Oddio mio! Siamo in un campeggio super attrezzato e ultra popolato. La guida dei campeggi segnala un altro campeggio nelle vicinanze. Andiamo via. Nella mia mente ho chiara la strada da fare. Saliamo ancora. Dovremmo essere vicini, ma del campeggio nessuna traccia. A furia di salire siamo arrivati all'eremo. All'interno si vendono i prodotti lavorati dai frati: cioccolate, infusi, altre cibarie. Purtroppo siamo carichi e non ci possiamo fermare. Proseguiamo. La strada, improvvisamente, diventa sterrata e io comincio a diventare nervoso. Oltre a non trovare il campeggio, ora devo anche stare attento a non cadere durante la discesa su questa strada sterrata e piena di buche. Le sospensioni si lamentano. Ci superano due moto enduro e ci riempiono di polvere. Non contenti, si fermano a guardare il panorama, li superiamo, e poco dopo sono ancora lì che ci ri-superano e ci ri-fanno mangiare la polvere. GRRRRR!! Dopo diversi chilometri la strada torna asfaltata. A dire il vero, se non l' avessi fatta tutta in tensione, la strada era molto bella, in mezzo ai boschi, costeggiando torrenti, nel mezzo delle foreste casentinesi. Arriviamo ad un campeggio. Confronto il nome del campeggio ma non è quello che stavamo cercando. Pazienza, forse andrà bene anche questo. La Cri tenta un'avanscoperta sulla terrazza di un bar-ristorante, attiguo al campeggio, per vedere quanta gente c'è e se c'è posto all'ombra. Purtroppo da là non si vede nulla. Andiamo direttamente al campeggio e chiediamo. Il posto all'ombra c'è, facciamo un giro all'interno. Si, sembra che possa andare. Chiediamo ad un signore in roulotte e ci dice cose magnifiche del campeggio, ci consiglia di rimanere. Provo a sentire Francesca per capire quanto siamo lontani rispetto al loro albergo. Il mio telefono non prende. Ahi! Prima cosa che non va. Va bene, provo ad usare l'altro. "Ciao Francesca, sono Max, siamo in un posto, si chiama Badia Prataglia, quanto siamo lontani da voi? Come??!! In questo momento siete a Badia Prataglia perchè avete fatto una gita??!!! Ma dai!! Noi siamo al campeggio, voi??!! Ma quale bar? Non mi dire che siete nel bar qui accanto??!! Ma come!! La Cri è appena passata di là e non vi ha visto??!! Arriviamo subito che ci mettiamo d'accordo senza sti telefonini." Insieme a Francesca e Giorgio ci sono degli altri amici, ci sono pure Silvia e Giovanni, due dei reduci della prima pappatoria a Sarteano. Mi fa piacere conoscerli, sono molto simpatici. Organizziamo la serata. Le informazioni raccolte da qualcuno del gruppo ci suggeriscono un concerto per organo in una chiesa a Chiusi della Verna. Può essere una bella idea. Silvia e Giovanni non ci saranno perchè ripartono. Ci salutiamo e chiedo a Silvia di partecipare alla pappatoria di ottobre. Presi accordi per l'appuntamento, ci dirigiamo alla piazzola per montare la tenda cercando di individuare, come al solito, la direzione del sole al mattino. L 'unico posto buono è in leggera discesa. Montiamo la tenda in modo da avere la testa rivolta verso la parte alta. Siamo di fretta per cui ci rinfreschiamo utilizzando i lavabi e ci rimettiamo in sella. Prima di uscire chiediamo alla direzione del campeggio se ci sono orari particolari per le docce. Ci informano che, già da qualche giorno, l'acqua viene portata con le autobotti ed è razionata, gli orari per la doccia sono solo dalle 18 alle 20. Ma cavolo, e ora? Vabbè ci penseremo domani. In effetti, i torrentelli che costeggiano le strade di montagna sono all' asciutto e le falde della zona devono essere in secca. Nel frattempo il programma della sera è cambiato, si rimane a cena al ristorante dell'albergo dove alloggiano Francesca e Giorgio e per il dopo si vedrà. Dalla terrazza del ristorante si può godere del panorama della valle che comprende anche il castello di Poppi, proprio sulla collina di fronte. Con il buio si può apprezzare l'illuminazione del castello che rende ancora più suggestiva la veduta. La lentezza dei camerieri non ha niente da invidiare a quella riscontrata in Umbria. Quando ormai cominciano le prime crisi di rigetto da panca, riusciamo a schiodare per andare a fare una passeggiata a Poppi. Ci sediamo in un bar che è proprio nella piazza del castello e poi ci avviciniamo per vederlo meglio. È un bel castello, in passato è stato anche sede del comune, poi hanno pensato che fosse meglio adibirlo a monumento. Si possono riconoscere gli stemmi in marmo delle varie casate che governarono il paese, situati sotto le finestre del piano nobile. Di giorno si può anche visitare e non si paga, però, poichè il castello ospita sempre delle mostre di qualcosa, per entrare a visitarlo bisogna pagare l'ingresso alla mostra, che il più delle volte non interessa a chi entra. Torniamo all'albergo, dove riprendiamo la moto che avevo lasciato parcheggiata. Salutiamo gli amici e ci dirigiamo al campeggio quando abbiamo superato la mezzanotte.
Non ho scritto moltissimo, ma, anche per rispondere a Roby, vi mando la sesta parte del racconto. Caro Roby, se è vero che prevalentemente si parla di viaggi all'estero, questo mio racconto, che peraltro ha riscosso diversi apprezzamenti per le precedenti parti, parla di un viaggio "vicino casa". Spero ti piaccia.

SESTA PARTE

La strada sale fino a quasi mille metri e la temperatura va calando man mano che ci avviciniamo al campeggio. L'ultimo tratto è in mezzo al bosco e la temperatura subisce un'ulteriore brusca diminuzione. Noi non siamo attrezzati per certe temperature, i sacchi a pelo sono quelli estivi, leggeri, chissà come riusciremo a dormire. Arriviamo alla tenda. È aperta! Cavolo, è entrato qualcuno? Poi mi ricordo che sono stato io a dimenticarla aperta e ci tranquillizziamo. La Cri mi invita a vedere se sono entrati insetti o zanzare. Io effettuo un sopralluogo con la torcia e trovo due o tre ragni giganti che sposto fuori della tenda. Ci andiamo a lavare. Prima una sosta ai WC e poi a lavarsi con l'acqua fredda dei lavabi. La nostra baldanza di campeggiatori adattabili subisce una prima flessione ai WC, quando scopro che non funziona lo sciacquone e l'unica acqua utilizzabile è quella di un rubinetto al quale è attaccato un pezzo di tubo da giardino e che risulta ampiamente insufficiente per sostituire lo scarico originario. Ci abbandona definitivamente davanti alle grandi vasche dei lavabi. Ci fermiamo perplessi guardando la moltitudine di insetti che scorrazza al loro interno. Ci sono insetti che non avevo mai visto prima. Ce n'è uno che avrà mille zampette, sottili, sottili e che sembra una via di mezzo tra una processionaria e uno di quegli insetti che provocano delle punture micidiali. Ci sono anche delle cimici verdi che si accoppiano. Poi ci sono falene di tutti i tipi e altri insetti volanti di una discreta dimensione. Proviamo a gettare dell'acqua sugli inquilini nella speranza di allontanarli ma senza risultati apprezzabili. Niente da fare. Cerchiamo di finire in fretta e torniamo alla tenda. Una volta dentro, invece di spogliarci per dormire, ci rivestiamo. La temperatura è molto più bassa di quanto ci aspettassimo. Siamo vestiti, con le calze e le felpe. Ci chiudiamo nei sacchi a pelo e ci mettiamo vicini per darci un pò di calore. Da sdraiati notiamo che la lieve pendenza del terreno su cui abbiamo montato la tenda, è meno lieve di quanto sembrasse e la stoffa liscia dei sacchi a pelo ci fa scivolare verso il basso. Ci viene una risata nervosa e contagiosa. Decidiamo che, per la prossima notte, è meglio trovare un altro campeggio, anzi, visto che Francesca e i suoi amici partono domani, magari c 'è posto nel loro albergo. Mando un SMS a Francesca chiedendole di intercedere presso la direzione dell'albergo affinchè ci trovino una sistemazione per la notte di domani. La batteria è quasi scarica e spengo il cellulare. Proviamo a dormire. Durante la notte mi sveglio ripetutamente per spostarmi più in alto rispetto a dove la gravità mi ha portato. Poi mi sveglio ancora. Ho nausea. Probabilmente il freddo mi ha bloccato la digestione. Mi tengo, con le mani, una maglia supplementare sulla pancia e riesco a superare la crisi. Le ore della notte trascorrono lente e il sonno continua a tratti, disturbato per il freddo e per "l'effetto scivolo". La prima cosa che dico appena apro gli occhi la mattina è: "andiamocene via da qui!". La Cri è pienamente d'accordo, non ha dormito bene nemmeno lei. Accendo il cellulare con la speranza di trovare dei messaggi di risposta, positiva, da parte di Francesca. Passa poco e il cellulare annuncia un messaggio. È Francesca che, poco dopo averle spedito il messaggio, mi ha risposto scrivendo che si interesserà. Si va bene, ma quello di stamattina? Quello che ci dice se c'è posto oppure no? In ogni caso decidiamo di sbaraccare. Si va via da questo campeggio. Via. I lavabi, alla luce del giorno, senza il neon, non ospitano più tutti quegli insetti visti la notte, mentre i WC continuano a funzionare a canna. Si, basta, andiamo via. Mentre cominciamo le operazioni per mettere via tutto, il cellulare si fa sentire nuovamente. È ancora Francesca, stavolta per scriverci di aver trovato la camera per noi. Il morale subisce un'impennata e, se possibile, velocizziamo ulteriormente le operazioni di smontaggio. Ormai è tutto riposto nei bauletti, rimane la tenda da smontare. Levato il telo di copertura, ci accorgiamo che nei passanti della tenda si sono infilate decine e decine di forbici, quegli insetti che pungono e lasciano delle bolle formato gigante. L'altr'anno ho avuto la fortuna di imbattermi in una di loro. Ancora sento le risate di Max e Cri. Non è facile fare uscire questi fastidiosi insetti da dove si sono nascosti, sono tantissimi. Alla fine, pazientemente, riusciamo. Si carica la moto e finalmente si parte. Arriviamo all'albergo con la moto che soffre sempre di più gli spostamenti a "pieno carico". L'ultima salita per l'albergo, sullo sterrato, ci regala dei brividi. Sistemiamo i bagagli nella nostra camera e proseguiamo per Arezzo dove abbiamo appuntamento con Francesca, Giorgio e i loro amici. Li raggiungiamo in una trattoria caratteristica. Appena entrati si sente l'odore del buon cibo genuino. Il pranzo è ottimo e abbondante, il menù tipico toscano. Peccato che io sia ancora infastidito dalla difficile digestione della notte. Usciti da ristorante, passiamo a vedere la Basilica di San Francesco, dove è stato ultimato. Dopo 15 anni, il restauro della "Storia della Vera Croce" di Piero della Francesca. A dire la verità è uno dei pochi affreschi che si sono salvati di tutta la Basilica. È arrivato il momento di separarci, Francesca e gli altri tornano a Roma, in attesa di partire per Ponza. Noi continuiamo a girare per Arezzo. La Cattedrale, Santa Maria delle Grazie, Santa Maria della Pieve con i suoi molteplici archi, Piazza Grande dove si svolge la Giostra del Saraceno, insomma giriamo tutto il centro storico a piedi. Siamo stanchi, gli effetti della sfortunata notte appena trascorsa si cominciano a far sentire. Torniamo a Poppi. Lungo la strada ci colpisce un'indicazione per un castello. Imbocchiamo la salita seguendo le indicazioni. La strada, curva dopo curva, si stringe sempre di più. Arriviamo in cima e rimaniamo a bocca aperta vedendo la bellezza del castello. Lo stato di conservazione è perfetto. Passiamo l' antico corpo di guardia. Entriamo nel cortile. Il castello è talmente ben tenuto che sospetto sia una ricostruzione. In realtà si tratta di un castello del XVI secolo. Chiediamo se è possibile visitarlo ma ci rispondono che è privato e non è possibile. Peccato. Immagino possa essere una delle tante dimore di vacanza appartenente ai discendenti di un'antica famiglia nobile. Immagino i quadri al suo interno con i fieri ritratti dei loro avi. Biblioteche contenenti manoscritti che illustrano la storia del loro casato. Invece, una volta tornato all'albergo, la signora che è alla reception mi spiega che il castello è di proprietà di un mobiliere della zona che ha fatto fortuna. Beh! Effettivamente di fortuna deve averne fatta. Stasera rimaniamo in albergo, non abbiamo voglia di uscire, domani ci trasferiamo a San Gimignano e abbiamo parecchia strada da fare. Meglio dormire e cercare di approfittare di due letti veri per recuperare un pò della stanchezza accumulata.
Come promesso (o minacciato, fate voi), vi mando un'altra puntata del viaggio che, tranquilli, sta per volgere al termine. :-))))

SETTIMA PARTE

Un vero letto può fare miracoli e questa mattina ha un altro sapore rispetto a quella di ieri. Ci siamo alzati con calma, abbiamo usufruito di quel lusso sfrenato di un bagno privato con tanto di doccia. Abbiamo preparato i nostri bagagli e stiamo facendo colazione con l'albergo praticamente deserto, vista l'ora. Ieri sera abbiamo cenato più o meno sullo stesso tavolo. C'era la vista del castello illuminato. Ora, sotto una veranda, riparo dal sole di un mattino caldo e assolato, ci godiamo il paesaggio offerto dalla valle. Osserviamo lo spettacolo in silenzio, per imprimere questi luoghi nelle nostre menti. Siamo pronti. Porto la moto sul piazzale e, all'ombra, carichiamo le borse. L'incubo della salita si ripete ora con la discesa. Con la Cri ripassiamo le cose da far vedere al meccanico appena tornati a Milano. In cima alla lista ci sono gli ammortizzatori da far controllare. Sento gli scricchiolii ad ogni minima buca. Mi rendo conto che l'assetto è molto più basso rispetto a qualche tempo fa, non ricordo di preciso quanto. Comunque si prosegue. Al posto della strada che pensavamo di fare, decidiamo di percorrere quella che attraversa le colline del Chianti. Non l'abbiamo mai fatta prima. Ci dirigiamo quindi verso Montevarchi. Da lì cominciamo a salire verso le colline. Direzione Radda in Chianti. Praticamente, invece di fare il giro intorno alle colline, le stiamo tagliando. Il paesaggio è bellissimo. La velocità limitata, dovuta alla cautela per i rumori della ruota, che ormai si fa sentire ad ogni minimo avvallamento del terreno, e alla strada di montagna che, comunque, non consentirebbe grandi velocità, ci permette di guardarci intorno. Dall'alto vediamo la divisione geometrica delle vigne, un'alternarsi di colori stupendo. C'è il colore della terra, che varia a seconda dell'umidità lasciata dagli irrigatori. C'è il colore dei vigneti. C'è il colore degli alberi, che fanno da cornice. Ci sono i vecchi casali, alcuni abbandonati, alcuni adibiti ad aziende agrituristiche, poi molti ancora sono quelli delle aziende vinicole. Penso a Natale, che ora se ne starà nella sua Tonga, al suo sguardo di benevolo rimprovero pensando a me che passo in questa zona senza bere nemmeno un goccio di vino. Fa molto caldo e la tensione, per la moto che sento non essere a posto, mi stanca prima di quanto avrei voluto. Decidiamo di trovare un ristorantino che abbia una pergola che possa offrire ombra e, soprattutto, un buon pranzo campagnolo. Nella mia mente, questa idea ha la forma di una trattoria in cui sono stato diversi anni fa sui colli dei castelli romani. C'era un bel pergolato fitto che offriva ombra, le galline che scorrazzavano vicine, insieme ad altri animali da cortile. Non mancavano cani e gatti che venivano a curiosare e mendicare intorno ai tavoli. I camerieri, con le loro gote paffute e perennemente arrossate, portavano i cibi saporiti della tradizione di campagna. Cerco un posto così. Nonostante i chilometri passino, non c'è traccia di ristoranti o trattorie. Solamente aziende vinicole e agriturismi. Ad un certo punto lo troviamo. Con un certo ritardo riesco a fermare la moto e sono costretto ad un'inversione per raggiungere il ristorante. Mentre parcheggio, la Cri va a chiedere se c'è posto. Mi raggiunge. La sua faccia, dopo la breve ricognizione, non è molto soddisfatta. Ci sediamo. Gli ombrelloni giganti sostituiscono il pergolato. I camerieri eleganti prendono il posto degli affannati ristoratori. Delle tenui voci composte di sottofondo, sostituiscono le voci un pò sguaiate. I vestiti eleganti degli altri avventori spengono i colori che immaginavo. Siamo capitati in un ristorante di lusso nel mezzo della campagna! Il menu, nouvelle cousine, conferma l'errore nella scelta. Ormai siamo qui, mangiamo qualcosa e proseguiamo, dico alla Cri. Le porzioni sono, come in tutti i ristoranti di questo tipo, estremamente sproporzionate alla larghezza dei piatti che le contengono. Pazienza, ci terremo leggeri. In ogni caso abbiamo mangiato bene, poco e speso molto. Ci rimettiamo in marcia dopo aver chiesto al cameriere informazioni su dove trovare un meccanico per far vedere la moto. Penso sia meglio farla vedere subito, anche se non sono contento all'idea che possa finire in mano ad un incompetente. Poggibonsi, mi dice, lì dovrei trovare qualcosa. Ci rimettiamo in marcia, andando sempre piano, sempre per cautela. Verso le tre e mezza arriviamo a Poggibonsi. Proviamo a fare un giro per la cittadina guardandoci intorno nella speranza di vedere un'officina aperta. La nostra intenzione è di visitare San Gimignano e di arrivare a Volterra per trovare campeggio, per cui percorriamo le strade in direzione San Gimignano. Ormai siamo usciti da Poggibonsi e l'unica officina avvistata è chiusa. Che facciamo? Alla Cri viene l'idea di arrivare a San Gimignano, scaricare i bagagli al campeggio e rimettersi alla ricerca dell'officina. La mia perplessità è sull'orario. Visto che siamo a venerdì, non vorrei che l' officina, sempre che ne troviamo una, chiudesse verso le sei e non lavorasse il sabato, lasciandoci quindi con la moto in queste condizioni. Decido di fermarmi in un iper mercato per chiedere informazioni. Al banco informazioni, invece di liquidarmi con un "non saprei", si mettono in due a pensare ad un'officina aperta. Come se non bastasse, con il microfono, viene chiamato un certo Alessandro a dare anche il suo parere. Poi, a quello che sembra essere il capo, viene in mente un nome. "Ma certo!!! Augusto!!! Questo è bravo! Vediamo se è aperto." Prende l'elenco, cerca il numero e chiama l'officina. Si danno del tu, gli spiega a grandi linee la situazione e gli raccomanda di darci una mano. Mi passa la cornetta affinchè io gli possa spiegare il problema. "Credo di avere l'ammortizzatore posteriore scarico, sento il rumore della ruota ad ogni avvallamento della strada". Gli dico marca e modello della moto. Mi risponde che il tipo di ammortizzatore non è ricaricabile e andrebbe sostituito, lui non ne ha uno in officina e, tra l'altro, non è nemmeno aperto, sta facendo inventario prima di partire, per cui .. "Vabbè", mi dice, "venga qui che le do un' occhiata lo stesso". Sono sollevato, se non altro saprò qual'è il problema e quali sono le cautele che devo prendere per riuscire a tornare a casa. Ringrazio tantissimo quelle gentili persone che mi hanno aiutato. Mi faccio spiegare la strada. In realtà non è a Poggibonsi ma a Barberino Val d'Elsa, a circa una decina di chilometri, un paesino sperduto sulle colline. Torno alla moto, la Cri, che mi ha aspettato fuori, ha lo sguardo interrogativo. Le faccio un riassunto. Tra me e me penso che, avendo l'officina in un paesino così piccolo e così lontano dai centri abitati più grandi, questo Augusto, che fa il meccanico, non deve avere una grande esperienza di moto. Forse riparerà qualche scooter. Ma non penso che ci capisca molto di moto. Poi la mia è un modello che non ce ne sono molte in giro. Quindi non mi do per vinto, e mi infilo nuovamente nelle vie di Poggibonsi per trovare un officina che abbia la giusta esperienza. Cerco, chiedo. Niente. Ci sono diverse officine ma tutte chiuse per ferie. Cavoli! L'unico è questo tale Augusto che sta a Barberino. A questo punto andiamo da lui. Piano, piano, arriviamo al paese. Cerco di fare mente locale alle spiegazioni date per arrivare all'officina e imbocco una strada. Dell' officina non c'è traccia. Torniamo indietro, forse l'abbiamo passata e non ce ne siamo accorti. Ancora niente. Chiediamo, ci danno le indicazioni. Seguendo quanto suggerito, troviamo un cancello anonimo che sbarra una rampa di un garage anonimo. Potrebbe essere la rimessa del palazzo soprastante, per quello che si può capire da fuori. Con una certa titubanza entra la Cri per chiedere se l'officina è proprio quella. Io sono quasi pentito di esserci venuto. L'officina è proprio quella, il meccanico mi dice di scendere con la moto. Arrivo all'ingresso del garage e, con mia grande sorpresa, noto subito un gran numero di moto all'interno. Mi stupisce che un meccanico di un paese così piccolo abbia tutte queste moto da riparare. Gli spiego i problemi. Lui comincia a guardare e noi ci mettiamo in disparte. Una sua esclamazione ci fa trasalire: "ma qui c'è da cambiare il forcellone! Tra l'altro io non ce ne ho uno e domani chiudo. Adesso come facciamo? Venite un pò a vedere!". Io deglutisco a fatica, già mi vedo bloccato a Barberino Val d'Elsa ad aspettare la fine delle ferie. Oppure mi vedo in treno che torno a casa senza moto per tornare a riprenderla chissà quando. Il meccanico mi fa vedere il punto esatto in cui poggia la molla dell' ammortizzatore. Si è quasi completamente dissaldato dal forcellone. Ancora nemmeno un centimetro e la molla poggerebbe sulla ruota. Ora capisco i rumori! Era la ruota che sfregava sul perno della molla. Ecco anche perchè facevo una fatica incredibile per metterla sul cavalletto! Il forcellone è inclinato di almeno 10 o 15 centimetri verso l'alto. Il risultato è che la ruota è molto più bassa del cavalletto centrale quando questo è fuori, e quindi non facilita le operazioni per issarcela. Cosa si può fare, chiedo io con un brivido. Augusto, da buon toscanaccio, impreca in tutti i modi. Si sta arrovellando su come può fare per risolvere il problema. "Così non potete andare da nessuna parte!! Già vi ha detto bene che non vi siete ammazzati fino adesso!". Mentre è lì che rimugina su come risolvere il problema, continua a ripetere, ormai tra sè e sè, che lui è chiuso, che deve finire l'inventario che altrimenti non lo fa più e che domani deve partire. Decide di risaldare la crepa aperta. Ci spiega che anche in origine, quella parte, è saldata al forcellone. Ci spiega inoltre che ci farà una saldatura perfino migliore di quella originale, l'unico problema è rimettere in assetto il forcellone. Questo è talmente piegato che non è nemmeno possibile smontare la ruota per raggiungere il punto, senza smontare le marmitte. Un lavoro troppo lungo. Alla fine prende un cric a bottiglia e due piccole assi di legno per fare da perno. Così facendo, tra un'imprecazione e l'altra, riesce a portare in linea le parti dissaldate. Può iniziare il lavoro di saldatura. La cosa va avanti e, un pò per curiosità, un pò per passare il tempo, gli chiedo di lui. Nelle due ore successive esce fuori che il meccanico Augusto, è un ex pilota della Ducati e della Laverda. Finito di correre ha fatto per anni il pilota-collaudatore per la Laverda. Adesso ha questa officina. Le moto gliele mandano da tutta Italia e anche dall'estero, perchè quelli del paese non sono suoi clienti, in paese hanno al massimo uno scooter e lui gli scooter non li fa. Per lo più, le moto che ci sono, sono Laverda, ma anche moto giapponesi. Scopro anche che ha un team di corse che porta il suo nome, per il quale prepara le moto da gara. Insomma, senza saperlo, siamo finiti da un meccanico con i contro fiocchi.
Sniff!! quasi mi dispiace!! Mi sembra di aver terminato,per la seconda volta, il mio viaggio in moto. So che alcuni di voi tireranno un sospiro di solievo per non vedere più miei RECE per un pò, però a me è piaciuto ricordarmi i luoghi e le sensazioni che ho vissuto e condividere tutto questo con voi.

OTTAVA PARTE

Mentre mi aggiro per l'officina e vedo i trofei e i poster che ritraggono Augusto mentre corre su moto del passato, mi sento un pò in colpa per aver dubitato della sua bravura. Un meccanico d'altri tempi, penso tra me e me, un altro qualsiasi mi avrebbe detto di cambiare tutto il forcellone. Avrei dovuto lasciare la moto e proseguire a piedi. Avrei speso chissà quanti soldi. Lui invece è lì, che sta lavorando sulla mia moto, mentre l'officina è chiusa. Manda ancora imprecazioni verso il telefono, che suona in continuazione per quanta gente lo cerca. E io mi faccio un bel giro, con calma, per la grande officina, e trovo una specie di museo della moto: moto vecchie, alcune vecchissime, marche ormai scomparse dal mercato, trovo pure un sidecar della Gilera che ha, sul davanti della carrozzella, un'aquila, il simbolo della casa, alta almeno 15 cm. Studio le moto da corsa, quelle più nuove e quelle ormai a riposo. Quando Augusto finisce di saldare, ci impartisce una ramanzina per l' eccessivo carico della moto e per la catena non lubrificata e termina con un: "siete tutti uguali! Tutti uguali!". Poi mi informa di aver applicato anche un rinforzo, per essere più sicuro e per non farmi avere problemi di carico. Il lavoro è finito, e ora, con l'animo più rilassato per aver risolto il problema e non aver compromesso la prosecuzione della vacanza, attendo con timore il conto del meccanico. Chiede a me quanto tempo ha dedicato alla mia moto. Io non ricordo bene, cerco di fare mente locale, ma non riesco a ricordare, ero troppo agitato. Poi mi viene in mente che, appena arrivati all'officina, sono andato a comprare una bottiglia d'acqua al bar accanto, per cui, avendo tenuto lo scontrino, dovremmo essere in grado di stabilire le ore lavorate leggendo l'ora segnata sullo scontrino. In base allo scontrino, aveva lavorato all'incirca due ore e mezza, minuto più, minuto meno. Augusto si mette lì a pensare e mi comunica l'importo: 80.000 lire! Io rimango perplesso. Mi aspettavo cifre molto più alte. Gli dico: "ma è sicuro?. guardi che forse ha lavorato anche di più! Ci pensi bene!". Lui mi conferma il prezzo. A quel punto lo ringrazio tantissimo e lo invito a bere qualcosa insieme. Lui non si sente molto bene e mi ricorda che deve terminare il lavoro che ha dovuto interrompere per me. Mi chiede di fargli una telefonata, al ritorno delle ferie, per dirgli com'è andata, di raccontargli se il suo è stato un bel lavoro. Non penso che abbia dei dubbi, probabilmente è solo uno scrupolo. Rimontiamo in sella, ora ha proprio un altro assetto. Ormai è quasi sera e non abbiamo ancora trovato il campeggio. Decidiamo di seguire il consiglio di Augusto e di fermarci al campeggio di Barberino. Qui troviamo un'acida signora che lo gestisce con la sua figliola, acida pure lei. Ci indicano dove mettere la tenda e si spazientiscono subito perchè non abbiamo capito al volo. Non parliamo poi delle loro reazioni alle successive domande sugli orari di chiusura serale e su quelli del check out del giorno dopo. Quando finiamo di montare la tenda manca poco al tramonto. Ci avviamo verso San Gimignano. San Gimignano è sempre bellissima. Già da lontano abbiamo potuto apprezzare il suo profilo, esaltato dalle luci del tramonto. Arriviamo sotto una delle porte e parcheggiamo. Andiamo a piedi. La facciamo tutta. Peccato che a quest'ora non possiamo godercela appieno, però le luci scenografiche danno delle belle emozioni. Saliamo sempre di più e arriviamo all'antica rocca, saliamo sui bastioni, facendo attenzione a non scivolare sugli antichi e consumati gradoni di marmo. Dalla rocca si può dominare la valle e si vedono tutte le torri della cittadina sottostante. Scendiamo e percorriamo altre stradine, vicoli e piazzette. L'unica nota stonata è costituita dalla moltitudine di negozietti e ristoranti che sanno solo di turistico, mi danno un senso di "posticcio" di falso. D'altronde credo sia inevitabile. Un pò come a Gubbio, Assisi e negli altri paesi dell' Umbria, dove nelle botteghe vendono cose dichiarate artigianali, fatte rigorosamente a mano, e poi le ritrovi, esattamente identiche, in mille altri negozi, più o meno grandi. Decidiamo di andare a mangiare alla Festa dell'Unità, così ci possiamo fare anche un giro per le bancarelle. Dopo aver mangiato, iniziamo il nostro giro, ci mettiamo a guardare la gente che balla, impegnandosi oltremodo, in tutti i vari tipi di liscio. Più in là ci sono i banconi dove c'è la pesca del fogliettino fortunato, più avanti, gli stand dove si svolgono i tornei di carte, poi la tombola, poi la libreria. Compriamo alcune cartelle della tombola e ci sediamo. Al terzo numero estratto mi alzo in piedi e grido con gioia: "AMBOOOO!!". Il rumore di sottofondo, che può produrre tanta gente dentro uno stand, diventa un silenzio gelido. Il signore che estrae i numeri mi guarda strano e mi risponde scocciato che i premi iniziano a partire dal terno. Devo essere diventato di mille sfumature tendenti al viola. Mi risiedo cercando di ignorare i volti di rimprovero dei vicini di tavolo per aver interrotto le estrazioni e si va avanti. Alla fine non abbiamo vinto nulla, e forse è stato meglio così, dato che i premi erano in bottiglioni di olio, spalle di prosciutto e via così. Finiamo la passeggiata e torniamo alla moto per dirigerci al campeggio. Arriviamo che il campeggio è chiuso, e mi tornano in testa le parole delle due acidone che mi avvertivano che, dopo una certa ora, avrei dovuto lasciare la moto fuori. Mentre mi accingo a mettere i lucchetti, leggo il cartello che avverte di non lasciare nulla incustodito fuori dal campeggio. Cambio idea. Faccio mille acrobazie e riesco ad entrare nel campeggio attraverso il passaggio pedonale. Il motore lo tengo spento, tanto, per fortuna, la strada è in discesa. I dischi dei freni però non collaborano e stridono e fischiano. Cerco di frenare il meno possibile, compatibilmente alla pendenza, non indifferente, della strada. Arrivo alla tenda e scorgo, nel buio, alcune teste che si affacciano per capire chi sta facendo tutto questo rumore. Faccio finta di niente e chiudo la moto. C'è un silenzio incredibile. Anche il rumore dei passi sembra essere eccessivo. Il rumore delle due chiusure lampo della tenda sembra amplificato. Si sentono i primi schiarimenti di voce, segno inequivocabile che il nostro rientro non è passato nell' indifferenza. In effetti, una volta coricati, si riescono a sentire anche le persone che si rigirano nei loro sacchi a pelo. Vabbè! È andata! Il sole sulla tenda crea subito "l'effetto sauna" e la Cri esce e continua a dormire sul prato, all'ombra. Decidiamo di partire presto, il caldo è veramente insopportabile. Rimettiamo tutto nelle borse e smontiamo la tenda. Ci accorgiamo che la spazzola e la paletta per pulire non ci sono. Probabilmente le abbiamo lasciate, nella fretta di scappare, nel campeggio di Badia Prataglia. Fa niente, tanto stasera dormiremo a casa di Francesco a Forte dei Marmi. Si parte, decidiamo di non visitare Volterra, siamo stanchi e abbiamo voglia di sdraiarci in spiaggia, all'ombra. Continuiamo nel nostro itinerare per le strade secondarie e così decidiamo di tagliare in linea d'aria. Puntiamo su Empoli, per poi proseguire verso Lucca e Viareggio. Consultiamo frequentemente la cartina perchè le strade, essendo secondarie, sono segnate molto piccole e non riusciamo sempre ad individuare al primo colpo la svolta giusta quando giungiamo a qualche bivio. Passiamo per il centro di Lucca e giriamo intorno ai bastioni della città vecchia. Mi dispiace non avere tempo per entrare a visitarle. Arriviamo al Forte, come usano dire gli abituè, e cerchiamo l'abitazione di Francesco in base alle sue indicazioni mandate via SMS. La troviamo. Non volendo arrivare a mani vuote, vado in pasticceria e compro una mega torta al cioccolato, sapendoli tutti golosi. Torniamo davanti al cancello e suoniamo. Esce una signora anziana che mi risponde di non conoscere Francesco. Scartando l'ipotesi dello scherzo, mi comincio a preoccupare. Le indicazioni che mi ha mandato sono errate. Prova a chiamarlo sul cellulare ma risponde la segreteria. Lascio un messaggio e penso al semifreddo che sicuramente starà sciogliendosi. La signora ci chiede indizi sulla persona che stiamo cercando. Le rispondiamo a grandi linee, le diciamo appena da dove provengono e che sono lui, la moglie e il figlio. La signora fa mente locale e ci indica con sicurezza un cancello in fondo ad una via perpendicolare a quella in cui siamo. Non posso pensare che la signora, senza nemmeno conoscere Francesco, ci sappia indicare la sua abitazione. La Cri parte spedita a piedi. Io la seguo titubante in moto. Aveva ragione la signora. Troviamo Francesco e Betta esattamente dove ci aveva detto lei. Raccontiamo l'accaduto a Betta che, incredula ci sta ad ascoltare. Va bene che il paese è piccolo e la gente mormora, però . ! Concludiamo la giornata in spiaggia, all'ombra di un gazebo. La sera, per mangiare, Francesco propone un ristorante che va molto di moda e che si chiama Orlando. Mi spiega che è un posto alternativo ai lussuosi ristoranti della località. Arriviamo e ci mettiamo in lista per il tavolo. Francesco prende un blocchetto e segna quanto scegliamo dal menù. Effettivamente i prezzi delle pizze sono quasi gli stessi di Milano, forse anche meno. Francesco mi spiega che il termine pizza, indicato sul menù, in realtà sta ad indicare un quarto, uno spicchio, di pizza. Facendo un rapidissimo calcolo, una pizza intera viene sulle 50.000 lire! Alla faccia! Scritte le ordinazioni, queste vengono consegnate al banco cucina. Ci chiamano per il tavolo e finalmente ci sediamo. Subito dopo, io e Francesco, ci alziamo per andarci a prendere da bere. "Sai",mi dice Francesco, "qui non c'è servizio, vai tu a prenderti quello che ti serve, è divertente!". Infatti, ad un certo punto, un altoparlante chiama il nostro tavolo. È il segnale che è pronto quanto abbiamo ordinato e bisogna andare a prenderlo. Ci alziamo di nuovo e portiamo i piatti in tavola. Andiamo avanti così per le varie portate. Alla fine paghiamo quanto avremmo pagato in un ristorante a Milano stando comodamente seduti, ma pare che a Forte dei Marmi sia un prezzo stracciato. In più, sembra che il locale sia molto alla moda proprio per la sua idea innovativa di far fare tutto ai clienti. I mariti infatti, nei loro vestiti firmati, si esibiscono da camerieri con il sorriso sulle labbra, riscattando la propria quotidiana indolenza casalinga. Penso che Orlando abbia veramente scoperto una chiave per guadagnare una barca di soldi senza nemmeno avere la spesa del personale ai tavoli. La sera finisce dopo una passeggiata nel centro, vicino al forte, da cui deriva il nome del posto, e con una puntata sul pontile. La domenica mattina la passiamo in spiaggia. Io penso a Mario. Anche lui dovrebbe essere da queste parti, avrei dovuto chiamarlo ma non ho portato con me il suo numero. Pazienza, sarà per la prossima volta. Dopo pranzo, dopo una bella mattina di mare, ci accingiamo a ripartire. Ci infiliamo i nostri giubbotti carichiamo la moto e partiamo per Milano. È stato un bel viaggio, siamo stati bene, abbiamo vissuto, nel nostro piccolo, anche delle mini-avventure. Abbiamo, dentro di noi, qualcosa in più da portarci a casa, il nostro bagaglio di ricordi si è arricchito. Tra qualche settimana ripartiremo per un altro viaggio.
... to be continued .... PAURA eh??!!! >>>:-))) No, volevo dire: to be continued con il prossimo viaggio!! :-)))

MAX