Korcula

2005

di Gert dal Pozzo


L’odore dei pini e il frinire delle cicale

Dopo tanti anni chissà come mai mi è tornata voglia di una vacanza da passare interamente al mare e non a spezzoni come fatto pochi anni fa in Grecia o in Spagna. Solo, sarà la maturità dei trentanni, non doveva essere una vacanza semplice sennò mi sarei accontentato della Maremma. No, doveva in qualche modo assomigliare a un viaggio, esplorare una paese diverso, assaporare odori di una terra da me mai visitata prima. Esterofilo convinto, mi sono buttato sulla Croazia, al buio lo ammetto che di questo paese non sapevo assolutamente nulla se non pochi e fugaci racconti.
Subito un grosso problema: con migliaia di kilometri di coste, dove andare?? I consigli di un conoscente ci portarono ad un paesino sull’isola di Korcula, altra scelta fatta al buio. Chissà dove andrò a capitare, mi ero detto prima di partire.
E così eccomi a partire una domenica di fine luglio: e già al passare la frontiera con la Slovenia mi pareva di vedere paesaggi nuovi, chiaramente mediterranei ma non propriamente paragonabili ad altri. La discesa della costa croata verso sud mi sorprendeva non poco: certo, a conoscere poco il paese ove ci si dirige è più facile rimanere sorpresi dal paesaggio e dai costumi che si andranno a conoscere. Però tornano ancora a sorprendermi, nella mia mente, quelle montagne a picco sul mare che si incontrano già dopo Fiume, quelle isole immensi blocchi di roccia che vengono fuori dal mare, apparentemente inabilitabili ma che è noto traboccano di turisti. La strada poi ci porta verso un entroterra ancora aspro però verde e boscoso, a ricordarci quasi che l’Austria non è poi così lontana e dopotutto qua stavano gli austriaci fino a meno di un secolo fa. E poi andare verso una Dalmazia che mi appare completamente diversa da come me la aspettavo. Un’immensa pianura coperta da rocce, sterpi, macchia mediterranea seccata dal vento e dal sole, pochi villaggi e case sparse qua e là, il mare ancora colmo di isole i cui alti profili si scorgono dalla pianura. Una vegetazione che qua e là comincia a comprendere gli onnipresenti pini, il cui odore mi avvolge continuamente e un po’, lo ammetto, mi sorprende e diventerà il tratto essenziale di questo viaggio. Un odore penetrante, quale non ho ricordo di averne sentito nelle vaste pinete della costa toscano, immancabilmente accompagnato da uno stordente frinire di migliaia di cicale. Una vera esperienza multisensoriale, quest’attraversare queste pinete.
La strada ci guida ora ancora verso sud, e la pianura della Dalmazia settentrionale decide di abbandonarci, verso paesaggi diversi: prima il ponte sulla Krka, immenso canyon che come un fiordo è scavato dal mare verso l’entroterra, poi dopo Spalato tornano le montagne del Biokovo, queste ancora più a picco sul mare, a dominare le isole che stanno davanti. Le strade diventano simbolo di questa terra in entrambi i sensi. Da una parte la litoranea che tortuosa scende giù fino a Dubrovnik, che attraversa paesi rivolti verso il mare e invasi da vacanzieri. Dall’altra una strada sulle campagne, al di là dei monti, stradine di campagna un po’ dissestate nonostante non ci passi quasi nessuno tranne qualche trattore e pochi turisti avventurieri, circondate da muretti di pietre e che attraversano le solite distese di pietre e sterpaglie, qua e là orticelli e vigneti a ricordare che qualche uomo lì ha ancora il coraggio di provare a coltivare quella terra non facile invece di scendere sulla costa a vendere cianfrusaglie ai turisti.
Si continua ad andare verso meridione: ad un tratto, un punto diverso di quella terra. Il delta della Neretva, il fiume che raccoglie le acque dei monti bosniaci. Il delta è visibilmente una palude bonificata, con i canneti che qua e là ancora resistono laddove non sono stati estirpati dai contadini per farvi posto a vaste distese di alberi da frutta. Ai lati della strada decine e decine di chioschi di venditori di frutta, frutta anche molto buona, figlia di terra strappata alla palude.
Siamo quasi alla fine del viaggio di andata, manca solo la penisola di Peljesac. Sarà che il nome italiano della penisola è Sabbioncello e me l’aspettavo non eccessivamente montuosa, in realtà poi si rivelerà una protuberanza di quelle aspre montagne in mezzo al mare, solcata da una strada tortuosa e faticosa da percorrere. I vigneti si sperdono a vista d’occhio, fino al mare che ci attende prima della breve traversata da Orebic verso Korcula. E, anche su quest’ultima, con le sue campagne aspre e selvagge, un odore dei pini ancor più forte e quelle onnipresenti assordanti cicale, anche in riva al mare.

Tra il mondo slavo e il Mediterraneo
Confesso ancora di non avere ben capito questa terra. È vero, adesso è abitata da persone che parlano chiaramente una incomprensibile lingua slava (e io che l’anno scorso mi lamentavo del ceco.....), ma l’impronta dei paesi è chiaramente di matrice latina, se non proprio veneziana. A gironzolare per le stradine dell’omonimo capoluogo di Korcula pare di essere in un borgo medievale italiano, veneto in particolare. Questa cittadina, nata chiaramente a difesa dello stretto canale di mare tra l’isola e la terraferma, si fa vanto dell’essere terra natia di Marco Polo, e dicono che ci sia anche la sua casa… sarà, io ho come l’impressione sta una trappola per turisti. A parte questo, i resti veneziani sono tutti nell’architettura, nelle stradine con i vicoli stretti, nei torrioni a guardia del mare. La gente del luogo in realtà non parla veneto – oddio, parlano italiano e anche discretamente ad uso e consumo dei tanti turisti, così come parlano un buon inglese, tedesco e pure spagnolo e francese. Certo, il leone sulla porta di terra della città vecchia parla chiaro e racconta delle origini “veneziani” di questo luogo, come in tanti altri luoghi sulla costa. Ma i veneziani da qui se ne sono andati secoli fa, un paio nel migliore dei casi, più spesso ancor da più tempo, respinti dagli ottomani o in altri casi con le città divenute propaggini sul mare del mondo slavo. Degli Slavi di mare, così si potrebbe definire – con licenza poetica – i Croati, popolo con cultura dell’Europa orientale ma che si affaccia sul vasto Mediterraneo.
Ma i rapporti con il mondo slavo si vedono anche da altre cose, oltre che dalla lingua. Dai resti delle guerre di oltre 10 anni fa. Ferite ancora non completamente rimarginate.
Passando dai paesini dell’interno si notano tanti manifesti e addirittura una gigantografia di una foto di Ante Gotovina, ex generale dell’esercito croato attualmente latitante e accusato dal Tribunale dell’Aia di crimini contro l’umanità: i manifesti invitano chiaramente a boicottare le richieste UE di collaborazione per la cattura di Gotovina in cambio dei negoziati per l’adesione croata all’Unione …. E cominci a pensare allora a cosa deve essere stata quella guerra una decina di anni fa per questa gente: una tragedia economica per i tanti che vivevano di turismo, ma soprattutto una tragedia umana, una guerra di popoli da secoli vissuti vicini e poi sfociata in fatti sanguinari e tragici.
Basterebbe poi forse fare un viaggetto di un giorno a Mostar, capitale dell’Erzegovina croata ma la voglia di pigrizia in riva al mare è tanta e si rimanderà alla prossima occasione. Basta in ogni caso andare a Dubrovnik per vederle ancora, e godersi la lunga e assolata passeggiata sulle mura della città. I tetti lucenti delle case della città vecchia risplendono sotto la luce di un bollente giorno di inizio agosto. Però si nota qualcosa di anomalo, fino a che non saltano agli occhi alcuni tetti stranamente vecchi, con le tegole non rosse ma ormai grigie e marroncine: sono i tetti – pochi – sopravvissuti ai bombardamenti dei serbi. Scendendo dalle mura e entrando nella città vecchia un cartello mostra l’esito dei bombardamenti: obiettivo facile Dubrovnik, così ai piedi delle colline. La chiesa ortodossa (più bella della cattedrale cattolica) ci ricorda come la questione dei popoli qua era ben complessa, e che purtroppo al solito la guerra ha tirato fuori il peggio dagli uomini. Dal cartello si nota bene che la città è stata crivellata e di edifici rimasti indenni ve ne sono ben pochi. È un peccato, per fortuna i tetti sono rimasti l’unico segnale della guerra che fu: la città vecchia è affollatissima, torme di turisti si muovono nel corso principale a fare shopping o nelle stradine che salgono verso le mura esterne. La folla è tanta davvero e probabilmente contribuisce a far diminuire il fascino del centro medievale che comunque rimane davvero notevole. Una città croata, costruita con un’architettura di stampo veneziano, vissuta per secoli all’ombra del potere ottomano e da sempre orientata verso il mare. Una sintesi della Croazia, si potrebbe azzardare.

Il mare
E la mia breve vacanza aveva come oggetto il mare, un relax di cui mente e corpo sentivano bisogno, qui però il mare è qualcosa di particolare. Accanto a località molto turistiche, dense di abitazioni e residence (almeno al sud della Croazia comunque mai così grandi da deturpare il paesaggio costiero), si trovano ancora molti paesini magari anonimi ma dove il turismo di massa e la conseguente massa di turisti ancora non sono arrivati, anche per la bassissima concentrazione di spiagge sabbiose e di servizi di alto livello. E così diventa consigliabile girare con l’auto o con una barca presa a noleggio, cercare insenature da esplorare, seguire stradine bianche dissestate che scendono a baie poco frequentate, frequentare paeselli anonimi ma proprio per questo oasi di pace … la sensazione è che di queste chicche ve ne siano ancora molte, che vanno sapute cercare e vanno di conseguenza assaporate con lentezza. Così come il mare, di un azzurro intenso complice la quasi totale assenza di sabbia e quindi delle venature color smeraldo tipiche di luoghi come Sardegna o Grecia, per dirne un paio. No, qui la limpidezza delle acque la si può notare solo quando si è direttamente dentro, e ci si può accorgere che anche di un fondale profondo svariati metri riusciamo comunque a scorgerne ogni sasso, ogni roccia. E se ci si dota di una semplice maschera subacquea da pochi euro (consiglierei anche boccaglio e pinne) si può ammirare il fondale generalmente pulito e pullulante di ricci, i numerosi pesci che ahimè ormai si vedono così raramente sulle coste italiche. Sarà che poi ho alloggiato in un paesino un sperduto a 30 Km da Korcula (Zavalatica), senza alberghi e un solo ristorante, tanti appartamenti ma tutto sommato poca gente – e quindi mi sono goduto più del previsto la pace, la tranquillità, la calma che quel luogo e quel mare emanavano. Relax massimo, e una sensazione di calma perenne quando la mattina ti alzavi e dalla terrazza vedevi quella distesa azzurra e le isole all’orizzonte. Ecco, le altre isole, avevo in programma di andare a fare delle escursioni a Mljiet e soprattutto Lastovo che era vicina a dove alloggiavo e un pescatore del posto mi avrebbe anche protato, ma poi quel maledetto tempaccio…. Peccato che di entrambe tutti me ne hanno parlato magnificamente, sarà per il futuro…. Di tutte le baie e insenature a Korcula ho visitato (oltre a quelle vicinissime al mio alloggio) le spiagge di Lombarda (le uniche sabbiose), molto molto affollate anche perché piccole, e la baia di Pupnatska Luka: quest’ultima è molto celebrata e effettivamente merita, non è frequentatissima per la pessima strada che vi porta, tra l’altro la deviazione dalla strada asfaltata (pessima anche quella) non è segnalata, poco male perché la si può ammirare dall’alto. Comunque ho visto varie indicazioni per varie spiagge, un po’ di spirito di avventura non guasta ;-)
Qualche piccola informazione pratica non guasta ;-)

Viaggio:
passando da Trieste, conviene fermarsi in Slovenia a fare benzina, dove costa – a pochi giorni fa – circa 0,10 euro/litro in meno: in mancanza di valuta locale, in genere ho visto che le carte di credito sono accettate e nei pressi del confine anche l’Euro.
Appena entrati in Croazia conviene prendere l’autostrada, anche questa si paga con le carte di credito (sicuramente VISA e AMEX) e almeno il primo pedaggio a Fiume pure in Euro.
Da Fiume per chi vuole andare verso sud ci sono 2 alternative: abbandonare l’autostrada dentro Fiume e dirigersi verso il ponte per Krk, superarlo e andare verso l’autostrada una volta raggiunto il paese di Senj. Oppure prendere l’autostrada verso Zagabria e poi dove indicato scendere per Spalato.
Io ho fatto entrambi i tratti, in autostrada direi che è un pelo più veloce. L’autostrada da Fiume a Spalato è quasi tutta completa, solo che fino a Bosiljievo è a 3 corsie quindi non è scorrevolissima, inoltre ci sono un paio di gallerie a 1 carreggiata soltanto e i sabati di agosto ci sono delle belle code….. ad oggi fino a Spalato il costo è di 155 kune.
In zona Spalato l’autostrada termina, anche se ci sono i cantieri per proseguirla. Io sono sceso a Spalato e ho fatto il lungomare, salvo poi rientrare all’interno causa un incidente con coda incredibile che si era formata. Parlando con altri ho dedotto che la strada all’interno (che passa per Zagvodz e Vgorac) dovrebbe essere equivalente in termini di tempo rispetto alla litoranea, sicuramente non c’è traffico, nonostante sia per lunghi tratti abbastanza stretta e quindi nel caso si trovasse traffico sulla costa diventa sicuramente più veloce. E non ci sono moltissime curve e una volta scollinato dai monti del Biokovo si prosegue molto velocemente fino a Ploce.
Da Ploce si può prendere il traghetto Jadrolinjia fino a Trpanj sulla penisola di Peljiesac, oppure proseguire passando per la Bosnia (basta la carta di identità, in realtà i controlli sono ridottissimi). Occhio che la penisola di Peljiesac è ben lunga (un'ora può non bastare da Ston a Orebic)da percorrere in auto e abbastanza tortuosa.
Da Orebic a Korcula in luglio e agosto ci sono traghetti a getto continuo, ogni 50’ massimo, non a orari fissati e abbastanza radi come segnalato sugli orari Jadrolinjia.
A Korcula le strade sono generalmente molto buone e ci si muove senza problemi.
Ristoranti e alloggi
A Biograd na Moru, dove ho fatto una breve tappa, ho mangiato molto bene al ristorante Stari Grad, non sul lungo mare ma nel centro vecchio. Eccellente il prsut dalamata. Ho alloggiato all’Hotel Adriatica, sul mare, per circa 35 euro/testa.
A Dubrovnik ho mangiato alla Lokanda Peskaria, proprio sul porto della città vecchia, ottime insalate e il risotto al nero di seppia
Appena arrivati a Korcula allo scalo c’erano vari affittacamere che offrivano i loro appartamenti (io però avevo già prenotato…). In genere ho visto poi che, se non a metà agosto, non è difficilissimo trovare da dormire, magari fuori dal capoluogo dell’isola che comunque è molto affollato, specie la sera.
Per mangiare a Korcula si può farlo benissimo acquistando generi alimentari nei Market presenti, ce ne sono molti, consigliato se si vuole risparmiare ma contate che anche al ristorante si spende poco
Tra i ristoranti segnalo i seguenti (tutti economici ma di ottima qualità): - proprio sul mare sulla punta della penisola della città vecchia, davanti allo stretto, accanto alle torri, la konoba Morski Konjic: si consiglia il polpo fritto e le cozze
- sempre a Korcula città vicino alla presunta casa di Marco Polo Adiio Mare: posto molto piccole in genere c'è la coda ma si mangia bene e con la cucina a vista, consiglio il pesce ma sembra tutto ottimo
- nel paesino di Zavalatica la konoba Albert, su una terrazza sul mare, ottimo pesce fresco, eccellenti i calamari fritti
In genere nei risotranti si spende molto poco, diciamo a partire dai 9-10 euro in su (se si prende il pesce di più ovviamente.... ma neanche tanto)
Guide
Io mi sono affidato, oltre ai sempre ottimi consigli di it.hobby.viaggi (grazie a Edoardo Vancini in primis), alla guida della Croazia della Rough. In genere preferisco le guide LP, ma quella della Croazia mi è parsa molto scarna, invece la Rough ho poi verificato che è ampia, completa e dà consigli ottimi, ferrata e precisa nella storia e cultura, negli aneddoti e per quel poco che ho visto anche per alcuni dettagli logistici tipo alberghi ristoranti uffici negozi ecc. --

Gert dal Pozzo
Chi non sa che "Ariel fredda lo sporco e accarezza i colori" non capisce che siamo peggiorati tanto che te ne vergogni, che Migliorati sono solo "bambole dei sogni" (Caparezza)