Kythira

di Alberto Angelici

Conosci Kythira?
E¹ l' isola greca che avrebbe dato i natali a Venere (una delle tante...). Si trova a 14 miglia marine dal Peloponneso, non e' molto turistica e noi l' abbiamo scoperta per caso, facendovi tappa con una nave della Costa Crociere. Ci arriviamo da sud, in un chiaro mattino di fine maggio. Le ampie baie gemelle di Kapsali, sembrano seni colmi ed invitanti. Sul fondo delle due insenature, una spruzzatina di basse costruzioni multicolori precedute da verande fiorite. Poche le imbarcazioni, in gran parte barche da pesca, poco piu' che scialuppe. Dipinte di azzurro e giallo, verde e rosso stanno alla boa in rada, simili a quelle dei fumetti di Topolino. Accanto a un basso muretto, chiazzato di capperi, c¹e¹ un vecchio pescatore. Siede a terra e con gesti misurati ripara una rete che scorre davanti a lui come lo strascico di una sposa. Al nostro passaggio alza lo sguardo ombreggiato al nero di una coppola stinta. Ci fissa con occhi azzurri e calmi e i pochi denti sono appena sufficienti per illuminare il viso rugoso e scuro di un sorriso dal quale esce un rauco kalimera, cioe¹ buongiorno.
Sulla sinistra la costa e¹ alta e rocciosa, segnata da sottili lingue di sabbia bianchissima. Lungo il pendio poche case sparse e una microscopica, chiesa che luccica candida sullo sfondo scuro della pietra retrostante.
In alto, una miriade di casette costellano un¹ ampia sella. E¹ Hora, l¹antica capitale dell¹ isola. Le costruzioni, piccole e bianchissime e con porte e finestre azzurre, sono dominate dai resti del castello veneziano e ai potenti bastioni sembrano chiedere ancora oggi protezione e aiuto.
Tutto attorno e¹ la tipica vegetazione mediterranea, fatta di rosmarini e salvia, bassi pini, lecci, eucalipti, grandi gerani spontanei e capperi in fiore. Sono immobile sulla riva, mi guardo intorno e intanto la pelle irradia sensazioni intense e strane. Sento quell¹ isola differente da ogni altra visitata prima. Mi sento a un tempo nervoso e pervaso da una strana pace. Assurdo. Mi guardo intorno, mentre polmoni e occhi si colmano di profumi e colori, come un assetato davanti a un fonte.
La nostra e¹ la tipica visita turistica: la guida in testa e tutti gli altri al seguito. Appuntamento al punto di imbarco, cosi¹ Anna ed io andiamo per i fatti nostri, gli occhi e il naso a frugare nei vicoli stretti come crepe del terreno. Poche ore e tanti colori che mi si stampano dolorosamente nella mente. Nel cuore il fermo proposito di tornare. Presto.
Due mesi dopo siamo di nuovo li'.
Con una piccola fiat giriamo l' isola in lungo e in largo, scoprendo posti bellissimi. Prendiamo casa in un piccolo complesso di appartamenti: cubetti bianchi immersi nel verde, sul panorama delle baie e ognuno con una bella terrazza ombreggiata da grandi ulivi. Sui muri s¹ arrampicano le bouganville, rami come tentacoli accesi di rosso e viola e arancio.
Non e' grande, Kythira. Di forma di ovale, e¹percorribile tutta da nord a sud in due ore e da est a ovest in meno di una. Stradine sterrate che serpeggiano ovunque, su e giu¹ per colline sulle quali il disordine della vegetazione spontanea si alterna a macchioni di eucaliptus e a campi di ulivi ordinati in geometriche scacchiere grigio-verdi che approfittano di ogni piega del terreno per proteggersi dal vento.
Il terzo giorno, vagando verso il mare, troviamo una spiaggia stupenda, sulla costa est. E¹quella di Palaiopoli lunga forse tre km e delimitata alle due estremita' da grandi rocce verticali. Poche persone, due bambini e un buffo cagnetto tutto pelo sale e pepe che corre come un razzo, avanti e indietro. Il piu¹ vestito e¹ lui, che porta il collare.
Andiamo in esplorazione e a pochi metri da una delle rocce verticali, scopriamo una piccola insenatura, protetta da un grosso scoglio a pochi metri dalla riva. Non lontano una famiglia campeggia silenziosa, le due tende all¹ ombra di un ulivo contorto e immenso e antico come un¹ immagine dantesca. Acqua bassa e trasparente, in tutte le sfumature del verde e dell' azzurro, sciaborda languida con un lieve mormorio e le irridescenze preziose di certi vetri di Murano.
Alla base della parete rocciosa il mare ha scavato un incavo, quasi una grotta e li¹,nella fresca ombra, sistemiamo le nostre cose: acqua fresca, pesche, fichi, pane e dei bellissimi pomodori dolci e grandi come un pugno. Restiamo nudi e, come i primi abitatori di un mondo nuovo, entriamo in acqua tenendoci per mano. In alto un paio di gabbiani dondolano come aquiloni e il loro verso stride come il gesso sulla lavagna.
Acqua fresca e lieve bacia la pelle in ogni piega. Il paradiso? Non so, ma certo li' ci si sente davvero in pace col mondo. Facciamo l' amore. Nell' acqua bassa, con i granellini di sabbia che mi segnano la schiena ad ogni movimento, poi sulla sabbia calda, , mangiando fichi e pane al limitar della grotta. Abbandonato sulla riva trovo un buffo aeroplanino ricavato da un frammento di legno portato dal mare. Un ferretto regge l¹ elica che un temperino ha ottenuto da un tratto di canna. Lo tengo in alto nella brezza leggera e l¹ elica frulla veloce con un suono che ricorda una vecchia cinepresa in azione. Mare e sole, ricordi struggenti e dolci come quei fichi, sapidi come quei pomodori, come il sale sulla pelle di Anna. La chiamo "la mia saliera", lei finge di arrabbiarsi se le strofino pezzi succosi e rossi sulla pelle rovente dove il sale ha gia' lasciato un velo bianco...
Il giorno della partenza, prima di lasciare quella spiaggia, nascondo sotto la sabbia un pezzo di legno antico con i nostri nomi incisi sopra. E' ancora li¹, ne sono sicuro, pegno per una nuova futura vacanza in paradiso.