di Francesca
Montecarlo: quattro giorni nei panni di una principessa
Premessa Quando Stefano e Cinzia ci hanno invitato a passare un week-end con
loro nella casa di Montecarlo non avremmo mai potuto immaginare quello che sarebbe
passato davanti ai nostri occhi increduli durante quei quattro giorni. L'occasione
era il Gran Premio di Formula 1. Ma era solo un pretesto per passare un po'
di tempo insieme. Ci aspettavano quattro giorni di full immersion in una realtà
fiabesca, dove ogni valore è capovolto, dove lusso e mondanità
sono cose "normali", dove io e Giorgio forse non c'entravamo niente.
Stefano e Cinzia sono stati degli ospiti impareggiabili, di una generosità
ed una discrezione disarmanti. Non potremo certo dimenticare tutto quello che
hanno voluto condividere con noi. Venerdì 25 Maggio 2001 Siamo partiti
alle 7.00 dall'aeroporto di Fiumicino con un volo Roma-Nizza della Air Littoral.
Gli occhi a mezz'asta, i visi ancora gonfi dal sonno, soprattutto in considerazione
del fatto che la notte prima, tra valige da preparare e ultime cose da sistemare,
avevamo dormito solo tre ore. Ma c'è un umore nell'aria.Una sorta di
eccitazione e curiosità che ci tiene ben svegli nonostante il sonno.
Siamo emozionati. Il volo è brevissimo fortunatamente e non ho quasi
paura (incredibile!). Arriviamo in un batter d 'occhio e, mentre Stefano va
a recuperare la sua auto (con la batteria scarica) al parcheggio dell'aeroporto
insieme a Cristina (la sorella di Cinzia) ed Andrea (il suo ragazzo), Cinzia,
Giorgio ed io ci dirigiamo a ritirare l'auto che abbiamo preso in affitto e
partiamo alla volta di Montecarlo. C'è un po' di traffico, ma è
facile da immaginare vista la quantità di persone che il Gran Premio
attira. Arriviamo alla casa. E' un appartamento proprio sulla piazza del casinò
e c'è una vista meravigliosa di questa Montecarlo tutta transennata e
opportunamente protetta. La corsa passerà proprio lì sotto: vediamo
la curva sulla piazza e poi un pezzo di rettilineo.Niente male, devo dire! L'appartamento
tra l'altro è bellissimo e grandissimo. Il balcone che gira tutt'intorno
alla casa ci regala anche una vista straordinaria sul giardino esotico al centro
di questa piazza così affascinante, ombelico del Carret D'Or, ovvero
la zona centrale di Montecarlo. Ci guardiamo. Siamo già tramortiti e
intontiti da quanto vediamo. Nel Principato c'eravamo già stati insieme.
Anzi, per me è la terza volta, ma la visione che ne abbiamo oggi è
tutt'altra cosa. Godiamo a lungo dello spettacolo che sia apre dinanzi ai nostri
occhi. Non vogliamo perderci proprio niente. Usciamo tutti e sei a fare un po'
(si fa per dire) di spesa e, dopo aver sistemato le 10 buste di generi alimentari
acquistati, nella cucina, andiamo a pranzo al "Côté Jardin",
uno dei ristoranti dell'Hotel de Paris. Stefano e Cinzia prima di partire avevano
già programmato ogni pranzo e cena e prenotato i relativi ristoranti.
Mangiamo, per l'appunto, in giardino. Oggi è previsto un buffet. Buffet?!?
Mazzancolle, salmone, pesci in tutte le salse, e poi ravioli, arrosti, carni
varie, verdure per tutti i gusti. Se questo me lo chiamano buffet.Cosa ci aspetta
per i prossimi giorni? Come se non bastasse, c'è anche un tavolo solo
di formaggi (delizioso colesterolo allo stato puro) ed uno solo di dolci (senza
commenti.). A tavola i camerieri ci servono panini "aux olives" o
"blancs", le innumerevoli posate sono d'argento e i bicchieri di cristallo,
i centri-tavola sono dei curatissimi bonsai di ulivo e piccioni svolazzano qua
e là creando un'atmosfera fuori dal tempo. Ma dove siamo? Dopo il pranzo
facciamo una lunga passeggiata per Montecarlo, ci divertiamo a guardare vetrine
senza prezzi (e a che serve chiedere il prezzo se puoi fare shopping qui?) e
a guardare macchine che sembrano uscite da film del secolo scorso ed altre dalle
officine di scienziati sin troppo fantasiosi, tra gli "Wow", "Uhhhh"
e le smorfie di sorpresa con occhi sbarrati e bocche spalancate di Giorgio e
Andrea. Siamo di nuovo sulla piazza principale. C'è un piccolo assembramento
di gente.Ci avviciniamo: toh! Sono, Michael Schumacher , Rubens Barrichello,
Jean Todt e tante altre persone della scuderia Ferrari, tutti rigorosamente
in rosso, che stanno rilasciando un' intervista. Che strana impressione vederli
così da vicino! Ci allontaniamo mentre la gente si assembra intorno ai
"poveretti" (per altro ben difesi da una rete), e andiamo a riposarci
un po', visto che la giornata e soprattutto la serata, saranno ancora molto
lunghe. Dopo un sonno breve ma rigenerante ed una doccia ristoratrice, ci prepariamo
per la sera. Naturalmente siamo vestiti tutti elegantissimi. A Roma io andrei
vestita così ad un matrimonio, ma qui è la normalità, dunque.Sotto
con i preparativi! Aperitivo all'Hotel de Paris (eccezionali stuzzichini) e
alla fine arriva la nostra ospite, della quale preferisco non fare il nome.
Basti sapere che è una figlia di industriali torinesi ed ha sposato un
principe. Insomma, soldi e titolo nobiliare insieme! Per comodità, e
per scherzare, la chiamiamo la Princesse; è accompagnata dalla sua nuova
fiamma (è divorziata da pochissimo). Ci dirigiamo al ristorante dove
ci ha invitati, "Le Colonial". Molto carino, in stile vagamente coloniale.
Oltre a noi sei, ci sono la Princesse e il suo compagno (tra l'altro un tipo
niente male.), due suoi amici spagnoli ed un suo amico italiano. La serata passa
velocemente, scandita da un buon menu organizzato dal proprietario appositamente
per la Princesse e dalle piacevoli chiacchiere con gli altri commensali. Durante
la cena c'è un via vai di amici e conoscenti della Princesse che si uniscono
brevemente a noi per salutarla e scambiare quattro chiacchiere. Noi, che da
questo mondo siamo davvero estranei, non abbiamo idea di chi siano, ma evidentemente
non sono certo semplici impiegati, a giudicare dai gioielli e dai vestiti che
indossano. La Princesse mi si avvicina. "Come hai trovato il mojito?"
mi dice. Io non ho idea di cosa sia il mojito.Ma cos'altro posso risponderle
se non "Eccezionale!". Scopro nel frattempo che il mojito è
il cocktail a base di rum e menta che ci hanno servito per tutta la serata.
A me ha fatto schifo, a dire il vero, Giorgio lo ha trovato delizioso.Sembra
che il barista che lo ha preparato per noi sia il campione imbattuto di mojito
da tre anni. Di certo non so apprezzarne l'abilità. La Princesse si fa
sotto di nuovo. "Sai chi è quella ragazza che si è fermata
un po' al nostro tavolo? E' la figlia del Presidente dell'Argentina. Una persona
molto simpatica, sai?". Ed io: "Mi sembrava un viso conosciuto."
. Non so più cosa dire. Aiuto! Per fortuna la Princesse viene rapita
dal suo compagno ed io posso tirare un sospiro di sollievo. Dopo la cena pare
si andrà al " Jimmi'z", la discoteca più in voga del
Principato. Ci perdiamo un po' di vista sulla strada per la discoteca, perché
ci siamo divisi. Abbiamo fatto prima un tratto a piedi, durante il quale abbiamo
incontrato niente popò di meno che Naomi Campbell a cena con alcune persone,
tra cui anche Puff Daddy, pieno di brillanti, vestito con un completo color
carta da zucchero. Poi Giorgio, Stefano, Andrea e Cristina sono andati con la
macchina in affitto (una polo fiammante.), mentre io e Cinzia ci siamo dovute
"accontentare" della Aston Martin decappottabile prestata dalla Princesse
ai due amici spagnoli che ci hanno portate con loro (lei e il suo compagno hanno
preferito la Bentley del padre.). Ma evidentemente la guida di queste auto non
è così semplice; fatto sta che si rompe il freno a mano e Alvaro
(questo è il nome di uno dei due ragazzi) che poi scopriamo essere il
cognato dell'enfanta di Spagna - qualche dubbio che fosse anche lui un VIP c'era
venuto quando lo avevamo visto salutare affettuosamente Naomi Campbell - è
costretto a guidare rumorosamente a marcia indietro con il freno a mano inserito
fino all'Hotel de Paris, dove un gentile "impiegato" ci aiuta a sistemare
la situazione, della quale ormai tutta Montecarlo si era interessata.Arriviamo
finalmente al "Jimmi'z", ma la Princesse è già entrata
e non c'è modo di valicare la moltitudine di acchiappavip che stazionano
fuori dall'ingresso del locale. Dopo un po' d' attesa, salutiamo i nostri amici
spagnoli e decidiamo di tornarcene a casa. Tra l'altro sono le 2 e tra un'ora
chiuderanno il circuito per ripulirlo e vieteranno l'accesso alle auto nella
zona, quindi potremmo avere seri problemi a raggiungere la casa. Siamo in sei
in macchina.Un vigile ci ferma. Io e Giorgio scendiamo e, a dispetto dei tacchi
che mi fanno vedere le stelle, concludiamo il tragitto fino a casa con una bella
passeggiata in salita. Il salone dov'è sistemato il nostro divano letto
ha un'enorme vetrata che dà sul casinò. Decidiamo di non chiudere
le serrande. L'atmosfera, con questo sfavillìo di luci in contrasto con
il buio della stanza è davvero romantica. Mille piccole lucciole (che
in realtà provengono da grandi panfili ancorati più o meno a largo)
tempestano il mare. La stanchezza ci avvolge. Ci addormentiamo abbracciati.
Subject: [RECE] Montecarlo: Quattro giorni nei panni di una principessa (2/4)
Sabato 26 Maggio 2001 La giornata inizia solo tre ore dopo che si è conclusa
la precedente.Un po' prestino, no? Non avevamo fatto i conti con le prove.Alle
6 di mattina i rombi dei motori ci svegliano e non ci lasceranno più
per tutta la giornata. Non avrei mai immaginato che fossero così rumorose
queste macchine. E' un rombo assordante, che non ti permette di parlare con
chi ti sta accanto con un volume di voce normale, nonostante la finestra sia
ermeticamente chiusa. Ma è affascinante ed eccitante ed io mi abituo
immediatamente. Stamattina arriveranno Carlo, Andrea e Valentina, che hanno
preso il treno notturno ieri sera. Non c'è modo di andarli a prendere
in macchina alla stazione, visto che l' accesso alle auto in tutta la zona è
interdetto. Li aspettiamo a casa. Alla fine, dopo un po' di indicazioni telefoniche,
riescono a trovarci. Diamo loro modo di riposarsi un po' e di fare una bella
doccia, visto che sono stanchissimi e sudaticci. Dopo di che usciamo a fare
una bella passeggiata ed arriviamo fino al mare. Montecarlo ha di particolare
anche un efficientissimo sistema di ascensori per arrivare da cima a valle e
viceversa. Ce ne serviamo molto volentieri, ma c'è comunque un bel po'
da camminare. Facciamo una passeggiata lungo la spiaggia, ci prendiamo qualcosa
da bere ad un bar e torniamo di nuovo a casa a prepararci per il pranzo. Ci
imbellettiamo un po', e alle 14.30, a prove finite, eccoci di nuovo al "Côté
Jardin" dell'Hotel de Paris pronti per un altro buffet. Stavolta però
ci colgono di sorpresa. Niente buffet, oggi, ma un "Menu Gran Prix".
E va beh, ci tocca accontentarci. Il pranzo è buonissimo anche se comincio
a rendermi conto di quanto l' apparenza conti più della sostanza, da
queste parti.Tutto è molto coreografico, presentato in maniera superba,
ma a volte non si capisce bene cosa si sta mangiando! Per fortuna c'è
un patinatissimo menu, redatto appositamente per il Gran Premio, che qualcuno
decide di portare via per ricordo, dove tutti i piatti serviti sono elencati
con dovizia di particolari. Dopo il pranzo andiamo sulla terrazza del ristorante
ed assistiamo alla Formula 3000, un piccolo assaggio della corsa di domani.
In realtà l'accesso è permesso solo dietro presentazione del biglietto
pagato, ma il maître ci scorta e ci fa passare. La posizione è
invidiabile. La terrazza si affaccia proprio sul rettilineo che sale dal porto,
quindi abbiamo modo di veder sfrecciare le auto per un bel tratto. Alla fine
della corsa, dopo una passeggiata, torniamo a casa per il "riposino"
pomeridiano che le mie membra richiedono insistentemente. Ma il caldo improvviso
mi ha scatenato un mal di testa terribile e non riesco a dormire. Mi riposo
un po', ottenendo l' effetto contrario; ovvero, mi alzo più stanca e
debole di prima. E' la sera dei grandi preparativi, questa. Oggi è prevista
la cena all' "Hermitage", quanto di più sontuoso e pomposo
Montecarlo possa offrire. Siamo pronti. A dire il vero ho una vaga sensazione
di inadeguatezza. Viene dalla consapevolezza che, nonostante possa benissimo
vivere queste situazioni senza difficoltà, esse non mi appartengono (o
sarebbe meglio dire che io non appartengo loro). Ci dirigiamo a piedi all'Hermitage.
Entriamo. Si apre davanti a noi una sala enorme decorata con affreschi e capitelli.
Mai visto niente del genere. Come se non bastasse, c'è anche una terrazza
grandissima dalla quale si può godere di una vista incantevole su tutta
Montecarlo. Che meraviglia! Sembra davvero di essere ad un ballo al palazzo
reale di qualche fantomatico regno. Per fortuna io il mio principe l'ho già
incontrato. Anche stasera è previsto un "Menu Gran Prix". Tutto
è presentato in maniera eccezionale. Solo il servizio, evidentemente
a causa dell'afflusso spaventoso di gente per il Gran Premio, lascia un po'
a desiderare, tanto che Stefano lo fa notare al maître al momento di pagare
il conto.E vorrei ben vedere, vista l'onerosità del posto! Dopo la cena,
ancora un po' sulla terrazza a godere dell'aria fresca che fa svolazzare i nostri
vestiti impalpabili e poi un salto al bagno, solo per vedere dove fanno la pipì
le persone per le quali serate in ristoranti come questo solo all'ordine del
giorno. Il bagno è bellissimo! Vien voglia di rimanere un po' qui. Marmi
antichi, mosaici, una zona per le signore che desiderano rifarsi il trucco.Davvero
sorprendente! Ci avviamo verso il Casinò. Stasera tentiamo anche la fortuna,
va! Non si sa mai! Anche il Casinò è nello stile pomposo dell'Hermitage.
Grandissimi lampadari, soffitti altissimi, saloni sconfinati, marmi, personale
elegantissimo e innumerevoli sale private dove probabilmente stanno giocando
ricchi magnati della finanza e VIP. Mentre stiamo facendo la carta di ingresso,
vediamo al banco vicino al nostro, Melanie C. (Sport Spice, per chi conoscesse
le Spice Girls). E' davvero brutta dal vivo! E' un po' cicciottella, i capelli
trascurati, vestita in modo assolutamente improprio, piena di tatuaggi e con
un orribile dente d'oro!! Fa piacere rendersi conto di come siano queste persone
viste fuori dal loro contesto (anche se Naomi Campbell era esattamente come
appare, a dire il vero.). Giochiamo un po' alle slot machines, ma non abbiamo
molta fortuna, ed ai tavoli preferiamo non avvicinarci, visto che non abbiamo
idea di come si giochi. Dopo un po' ci dividiamo in due gruppi. Noi, stanchissimi,
preferiamo tornare a casa e lo facciamo insieme a Cinzia e Stefano; gli altri
decidono di rimanere e tentare la fortuna. Dopo due ore tornano a casa con la
coda tra le gambe.E' andata male, purtroppo! Beh! Buona notte a tutti. Anche
questa giornata è stata lunga.Stasera la stanza è un po' troppo
abitata. Ci parliamo in silenzio, io e Giorgio, e ci raccontiamo con gli occhi
le sensazioni di questa giornata.
Subject: [RECE] Montecarlo: Quattro giorni nei panni di una principessa (3/4)
Domenica 27 Maggio 2001 Oggi c'è il Gran Premio. Sono tutta emozionata
vista la mia inesperienza in questo campo. Stamattina ce ne andremo al mare
e poi pranzeremo a casa, con pasta fredda, salumi, formaggi, ed ogni ben di
Dio acquistato nei giorni precedenti. Preparata la pasta fredda, ci incamminiamo,
lasciando Stefano a casa per gli ultimi preparativi. Percorriamo la stessa strada
di ieri ed arriviamo al mare, passando per la curva Mirabeau (chiusa da transenne
e paracolpi). Prendiamo posto con i nostri asciugamani sulla spiaggia. Un occhiata
mi basta per rendermi conto che oltre alle famiglie ed ai gruppi di amici, c'è
una buona percentuale di ragazze bellissime, sicuramente modelle, per la gioia
degli occhi dei nostri uomini. Decidiamo di farci un bel bagno. L'acqua è
davvero di un bel turchese intenso che vale il nome di "Costa Azzurra"
dato alla zona. Ma è a dir poco gelata! E' talmente fredda che anche
dopo un po' che si è a mollo, nonostante le nuotate e gli scherzi e le
capacità di adattabilità alla nuova temperatura, sembra fredda
come il primo minuto in cui ci siamo immersi. Facciamo un casino bestiale. Si
girano tutti a guardarci, visto che tra schizzi, risa e urletti isterici siamo
ormai al centro dell'attenzione. Facciamo qualche foto, prendiamo un po' di
sole e ci rilassiamo un po'. Si sta davvero bene. La temperatura, nonostante
siamo ancora a fine Maggio è estiva. Poco prima di pranzo io e Cinzia
ci dirigiamo verso casa, per correre in aiuto di Stefano. Gli altri ci raggiungono
con calma. Prepariamo tutto per il pranzo e dopo poco suonano alla porta i nostri
ospiti: tre amici di Cinzia venuti a Montecarlo proprio per il Gran Premio,
che lo ammireranno con noi dal terrazzo di casa. Hanno portato formaggi e salumi
tipici del paese da cui provengono e pane fatto in casa. Ho paura che dovremo
mangiare per una settimana prima di finire tutto. Il collegamento televisivo
inizia. Diamo il via alle danze. Un via vai tra il salone dove siamo accampati
a seguire le sorti del Gran Premio, ed il terrazzo, dove cerchiamo di "cogliere
l'attimo" e fotografare la Ferrari che passa sfrecciando velocemente. Tra
un piatto e l'altro e il rombo dei motori che scandisce il tempo, il Gran Premio
finisce con la vittoria della "rossa" . Siamo tutti felici e brindiamo
all'evento. E poi subito giù per raggiungere i box prima della miriade
di gente che vi si precipiterà. E' una vera impresa raggiungere la zona
dei box. L'accesso è chiuso fino alle sei. Centinaia di persone hanno
invaso strade e circuito. Finalmente ci fanno entrare. Vediamo la Ferrari, ma
la coprono immediatamente con un telo. Passeggiamo sul circuito che è
coperto da un sottile strato di gomma dei pneumatici che lo hanno percorso così
tante volte. E' una sensazione stranissima. Non sembra di camminare per strada,
ma sul tappeto gommoso di una palestra. Torniamo a casa, esausti. Abbiamo fatto
una passeggiata lunghissima. Io preparo i panini per Carlo, Andrea e Valentina
che stasera ripartiranno per Roma con il treno. Gli altri cominciano a prepararsi
per stasera. Siamo tutti pronti. Accompagnamo i tre alla stazione e ci dirigiamo
al ristorante in territorio francese dove ceneremo questa sera. La località
è Beaulieu-sur-mer. "La Reserve" appartiene alla catena Relais
et Chateaux ed è quanto di più bello ed elegante io abbia mai
visto. Un meraviglioso giardino ci accoglie, lasciamo la macchina al valletto
che la parcheggerà ed entriamo in questo paradiso. La sobrietà
e l'eleganza di questo luogo mi lasciano incantata. Guardo tutto a bocca aperta
e con gli occhi spalancati. Attraversiamo i curatissimi saloni e ci troviamo
nel giardino seduti per l'aperitivo. Mentre assaggiamo squisite tartine e brindiamo
alla nostra amicizia, il maître ci porta i menu, così nel frattempo
possiamo scegliere cosa mangeremo una volta accomodati nella zona ristorante.
Tanto per citarne una, tutti i menu sono senza prezzo, tranne quello di Stefano.
Se questa non è finezza!! I piatti hanno dei nomi lunghissimi e spesso
incomprensibili, anche se fossero scritti in italiano. Quindi ci buttiamo, sicuri
che qualsiasi cosa ordineremo non ci deluderà. Il mâitre parla
un buon italiano e con estremo garbo ci aiuta nella scelta. E' una persona davvero
distinta. Io vado sul pesce e prendo una "polenta di aragosta agli asparagi
selvatici". Non ho idea di cosa sarà, a dire il vero. Degli ottimi
gamberoni avvolti in una fetta sottile di zucchina e fritti insieme per antipasto.
Giorgio invece si orienta sulla carne: Foie gras caldo per antipasto e piccoli
filetti di agnello per secondo. Dopo l'aperitivo, un cameriere (rigorosamente
in frac, code incluse) ci accompagna al nostro tavolo, sulla terrazza che dà
sulla piscina e dalla quale godiamo anche di una meravigliosa vista sul mare.
Prendiamo posto e, in men che non si dica, con mosse veloci e discrete ci vengono
sistemate le posate (io noto immediatamente che mi hanno fornito posate da pesce
e a Giorgio da carne.) e ci portano un anti-antipasto, tanto per iniziare. Panini
caldi di tutti i tipi, serviti con delicatezza e sempre con un sorriso. Camerieri
nient'affatto "lecchini", ma cortesi, educati e discreti, proprio
come da manuale. Arrivano gli antipasti e, incredibilmente, i camerieri sanno
"chi" ha ordinato "cosa". E questa cosa già mi sorprende.
E' tutto squisito ed i piatti sono così belli che è un dispiacere
rovinare con la forchetta l'opera d'arte dello chef. Dopo l'antipasto, arrivano,
coperte da una cupola d'argento, le nostre portate principali. Quando ognuno
di noi ha il piatto davanti, i camerieri all'unisono li scoprono. Io sono sempre
più incredula. La mia "polenta di aragosta" non è altro
che una polenta vera e propria, leggerissima, con degli asparagi selvatici,
sulla quale è adagiata un'intera aragosta completamente sgusciata e ricomposta
nella sua forma originale. Sono sconvolta. Sono tutti sconvolti dal mio piatto.
E' meraviglioso. Ed è il piatto più buono che io abbia mangiato
in vita mia. Lo giuro. E' la volta dei dolci. Tre di noi hanno ordinato all'inizio
del pasto il soufflé al Grand Marnier. Gli altri tre, dolce al cioccolato
caldo e freddo. I mini-soufflés personali sono bellissimi: gonfi e soffici.
Il nostro dolce, invece, è composto da una fetta di torta al cioccolato
quadrata calda e da una "gabbia" creata ad arte con lo zucchero caramellato
che "imprigiona" una pallina di gelato al cioccolato. Sul bordo del
piatto, poi, gocce di cioccolato fuso dalla più piccola alla più
grande a formare un arco perfetto. Non ho parole. E' delizioso! Insieme al caffè
ci portano anche dei micropasticcini e cioccolatini preparati dal loro pasticcere.
Una meraviglia per gli occhi e per il palato. Ci alziamo e attraversiamo di
nuovo quelle sale così armoniose. Ce n'è una solo per i giochi:
un tavolo con una scacchiera pronta all'uso, uno con il backgammon. E poi, un
pianoforte, che mi sembra di sentire, con la sua voce discreta nelle sere d'
inverno. Un'atmosfera incredibile, un luogo dove il tempo sembra fermarsi, una
sensazione che mai dimenticherò. Andiamo a riprendere le macchine e torniamo
a casa. Stasera la stanza è di nuovo tutta per noi. Guardiamo le luci
della piazza. Giorgio mi promette che un giorno ceneremo di nuovo a "La
Reserve". Io conterò i giorni.
Oggetto: [RECE] Montecarlo: quattro giorni nei panni di una principessa (4/4)
Lunedì 28 Maggio 2001 E' la mattina dell'ultimo giorno. Pigramente e
silenziosamente prepariamo le nostre cose, sistemiamo la casa alla meglio e,
dopo aver mangiato qualcosa, ci dirigiamo alla volta del Museo Oceanografico.
Io lo avevo già visto quando ero stata a Monaco tanti anni fa, ma mi
fa piacere visitarlo di nuovo. Ci sono vasche enormi in cui è stato ricreato
l'habitat naturale di pesci mediterranei e tropicali, di acque profonde e non.
Visitiamo tutto con calma, prendendoci il tempo per sederci ad ammirare il loro
muoversi leggero nell'acqua, che sembra un volare silenzioso. Ci si può
facilmente estraniare da tutto qui, e lasciarsi avvolgere dal blu delle vasche
delle quali sembra di essere parte integrante. Mi sembra di essere in immersione
con queste creature meravigliosamente colorate, sfioro il vetro con la mano,
quasi a toccarle. C'è un'atmosfera molto suggestiva. Ci siamo involontariamente
e naturalmente divisi per visitare l'acquario, visto che l'attenzione di ognuno
viene rapita da vasche diverse. Mi fermo a guardare una sorta di bozzolo attaccato
ad un corallo e osservando con attenzione vedo pulsare la vita dentro! C'è
un pesciolino minuscolo che si sta formando in quel bozzolo. Si muove e il suo
cuore batte. E' davvero emozionante! Poi ci rechiamo ai piani superiori e vediamo
la ricostruzione di uno scheletro di un'enorme balena, ci evitiamo volentieri
la conferenza ed il filmato entrambi in francese e ci dirigiamo sulla terrazza
dell'edificio. C' è una bellissima vista sul mare, visto che il museo
è arroccato su uno sperone di roccia a picco. Qualche increspatura dovuta
al vento ed un gabbiano enorme che si fa fotografare molto generosamente. Usciti
dal Museo, ci dirigiamo verso il Palazzo Reale e facciamo un ultimo giro nel
centro di Monaco. La prossima destinazione è Eze, paesino medievale che
Cinzia e Stefano vogliono assolutamente mostrarci. Arriviamo in una ventina
di minuti. Eze è arroccato come nelle migliori tradizioni medievali.
E' uno spettacolo incantevole! Tutto di pietra, casette e botteghe, davanzali
con i gerani e insegne d'altri tempi. Si sale, si scende, si sale di nuovo.
Facciamo qualche foto, entriamo in tutti i negozi e alla fine, un po' stanchi,
ci sediamo a mangiare una crêpe, mentre godiamo di una magnifica vista
sulla valle sottostante. La prossima tappa è la Profumeria Fragonard.
Facciamo un giro esplorativo dello stabilimento con una ragazza che ci racconta
come funziona la fabbrica, quello che produce, ci parla dei maestri profumieri,
delle essenze che usano, ed io che ho letto "Il profumo" di Süskind,
lascio andare la mia fantasia, e mi sembra di vedere Grenouille, il protagonista
del romanzo, alla ricerca del profumo perfetto, che alla fine lo ottiene distillandolo
dai corpi di ragazze bellissime. Dopo esserci letteralmente ubriacati di profumi
ed essenze, compriamo qualche regalo da portare a Roma e torniamo a Montecarlo.
Stefano ha da fare per una mezz'ora in ufficio e noi ne approfittiamo per andarci
a prendere un gelato. Poi via, verso l'aeroporto, lasciamo la macchina dopo
aver avuto serie difficoltà a rifornirci da soli di carburante, e siamo
già al gate ad aspettare l'aereo che ci riporterà a Roma, alla
realtà, alla vita di tutti i giorni. Scriviamo un biglietto di ringraziamento
a Cinzia e Stefano durante il volo e lo nascondiamo abilmente nella borsa di
Cinzia, facciamo un po' di parole crociate e, in men che non si dica, atterriamo
a Fiumicino. Lascio sull'aereo i miei abiti da principessa e scendo la scaletta
con un sorriso.