di L. Ricci
http://www.cisonostato.it/page.php?id=58
NORVEGIA
L'intero viaggio si è svolto dal 30 Giugno al 20 Luglio.
Il progetto iniziale messo a punto da me, Danilo, Gabriella e il loro figlio
tredicenne Alessandro, consisteva in un "Gran Tour Scandinavia", ma
ben presto ci siamo resi conto che sarebbe stato preferibile, ai fini di un
maggior approfondimento, privilegiare la Norvegia rinviando a un auspicabile
futuro viaggio la visita di Danimarca, Svezia e Finlandia e relative capitali.
Fatta questa scelta, la decisione successiva è stata quella relativa
al mezzo di trasporto: scartata l'auto propria per un fatto di usura del veicolo
e per i quattro / cinque giorni necessari a coprire i 4400 chilometri del tragitto
Genova - Oslo e ritorno, si è optato per il viaggio aereo Genova - Milano
- Copenhagen - Oslo e l'affitto di un automezzo in loco: l'ipotesi di un camper,
che avrebbe consentito di risolvere in partenza le incombenze dell'alloggio
e dell'alimentazione, è stata accantonata quasi subito nel timore (rivelatosi
fondato) di incontrare difficoltà, causa l'ingombro di quel tipo di vettura,
nel muoversi su strade che, per quanto in buon stato di manutenzione, sono spesso
tortuose e strette, dovendo adattarsi, talvolta in maniera quasi miracolosa,
alla natura del territorio.
C'è poi un altro aspetto, questo di natura direi esistenziale, che a
posteriori ha rivelato vincente la scelta di una normale automobile: la quasi
totale autosufficienza consentita dal camper avrebbe limitato parecchio i contatti
con gli abitanti e le realtà del Paese rischiando di ridurci a poco più
che spettatori; se è vero infatti che spesso la ricerca di un ristorante
o di un alloggio ci ha portato via del tempo, è altrettanto vero che
le sempre differenti situazioni nelle quali ci siamo imbattuti ci hanno arricchito
di esperienze e conoscenze che, più delle seicento diapositive e delle
quattro ore di video, costituiscono il vero succo del viaggio.
Aiutandosi con le guide, la documentazione cartografica e appunti sparsi buttati
giù durante il viaggio, ho cercato di stendere una relazione il più
possibile aderente alla realtà.
Il chilometraggio di ogni singola tappa non deve essere inteso come "percorrenza
pura" ovvero come via più breve tra le due località estreme:
in esso sono infatti comprese le deviazioni verso punti di interesse non ubicati
sulla via principale, gli spostamenti nell'ambito degli agglomerati urbani e
occasionali errori di direzione, peraltro rari e tosto corretti grazie alla
precisione della segnaletica e alla completezza delle indicazioni stradali.
L'incidenza dei conseguenti prolungamenti può essere valutata nella misura
del 10% circa dei complessivi 6990 chilometri del viaggio.
Per quanto riguarda i consumi, dirò che ho smesso di annotarli dopo circa
una settimana; credo che non si scosti molto dal vero una valutazione di circa
12-13 chilometri per litro di carburante (prezzo più o meno allineato
a quello italiano), per un totale tra i 550 e i 600 litri.
ANDATA: OSLO - NORDKAPP
Primo Giorno: OSLO - VEGGLI Km. 217 (217)
Atterriamo a OSLO in perfetto orario (ore 14.05) dopo un cambio di velivolo
a Milano e uno scalo tecnico a Copenhagen.
L'aeroporto di Fornebu è una struttura a misura d'uomo e piuttosto ordinata.
Ritirati i bagagli ed espletate le poche formalità, individuiamo immediatamente
la sede della Europcar, l'organizzazione che ci fornirà l'automobile,
che è ubicata nella posizione più ovvia, cioè adiacente
all'aeroporto, in una palazzina che raggruppa tutte le agenzie di affitto auto.
Vi si giunge attraverso un passaggio coperto che ingloba anche il posteggio
degli autobus e dei taxi e che consente di raggiungere il mezzo di trasporto
prescelto portando con sé il carrello dei bagagli senza uscire allo scoperto.
Ottimo esempio di integrazione di servizi.
L'autovettura riservataci è una Toyota Corolla rossa nuova fiammante
con soli 1670 chilometri di vita, che si rivelerà una piacevole sorpresa
sia per le prestazioni che per il conforto e per lo spaziosissimo bagagliaio.
Indicazioni stradali estremamente chiare (sarà così per tutto
il viaggio salvo rare eccezioni) ci consentono di partire senza incertezze alle
ore 15.20.
Un aiuto consistente ci sarà dato dalle mappe stradali Cappelen, che
mi sento di raccomandare incondizionatamente anche perché vengono aggiornate
assai spesso: basti pensare che su di esse sono riportate in tratteggio strade
e gallerie in via di costruzione con indicato l'anno di prevista apertura al
traffico.
La prima tappa ci porta a KONGSBERG, dove un bivio per la strada n. 11 permette
di raggiungere HEDDAL; qui si può ammirare la più grande delle
25 stavkirke (chiese in legno) rimaste in Norvegia, edificate per lo più
tra il XIII e il XV secolo.
Visitiamo il bell'edificio, dopodiché, tornati al bivio, imbocchiamo
la strada n. 40 in direzione di GEILO.
Intorno alle 19.30 consumiamo il nostro primo pasto norvegese in un "kro"
(risposta testuale alla domanda "What's kro?": "It's a place
where you can eat") in riva a un lago in località non precisata.
Mangiamo un piatto coordinato a base di carne e una varietà di contorni
tra cui non manca la marmellata e abbiamo il nostro primo contatto con il "W.C.
norvegese di campagna a gravità", inteso come un capanno in legno
con tavola munita di foro sopra una fossa di profondità variabile.
Giunti in località VEGGLI, troviamo alloggio nella locale Vertshus per
200 Nk a testa. La sistemazione è confortevole, ma la presenza di una
semplice tenda gialla alle finestre (si tenga conto che già a questa
latitudine durante la notte non viene mai del tutto buio) ci fa capire che i
nostri sonni dovranno abituarsi alla svelta a fare a meno dell'oscurità.
Secondo giorno VEGGLI - TYSSEDAL Km. 364 (501)
La giornata, splendida come ieri, comincia con la prima delle pantagrueliche
colazioni norvegesi.
Osserviamo con soddisfazione che avremo sempre la possibilità di "castigare"
al buffet del breakfast gli albergatori che si rivelassero troppo esosi (non
dimentichiamo che ci troviamo in un Paese sostanzialmente caro).
Lasciata VEGGLI, effettuiamo soste per visitare le stavkirke di RODBERG e UVDAL,
la seconda raccomandabile per le belle decorazioni interne.
Giunti al bivio per GEILO, lasciamo la strada n. 40 per immetterci sulla n.
7 in direzione ovest. Per circa ottanta chilometri il percorso è particolarissimo,
altezza media tra i 900 e i 1100 metri, in una regione di vasti spazi, tra una
vegetazione poco più che primordiale, che sembra volere già prepararci
alla grandiosa desolazione finale del viaggio che ci porterà a Capo Nord.
Da non perdere una sosta sulle rive di due laghi quasi completamente ghiacciati.
Sulla nostra sinistra (sud) si estende, su una quota tra i 1000 e i 1700 metri,
l'immenso altopiano di HARDANGERVIDDA, il più esteso parco nazionale
norvegese, percorso solo da una rete di sentieri escursionistici.
Al km. 176 raggiungiamo l'imponente cascata di VORINGSFOSSEN, che ci regala
anche uno splendido arcobaleno.
Superiamo EIDFJORD e, giunti a KINSARVIK, anziché traghettare e forzare
i tempi per raggiungere BERGEN, preferiamo percorrere tutta la riva orientale
dello stretto SORFJORD. Giunti a ODDA, al termine del fiordo, puntiamo verso
la cascata di LANGFOSS, caratterizzata da un salto molto largo che passa sotto
un viadotto prima di finire in un lago; circa mezzo chilometro prima della cascata
c'è un casello stradale (è una delle rare barriere a pagamento
che incontreremo), dove ci viene consentito di evitare il pedaggio posteggiando
l'auto in uno slargo e recandoci alla cascata a piedi.
Più caratteristica risulta però essere la cascata di LATEFOSSEN,
alla quale sostiamo sulla via del ritorno verso il SORFJORD. Probabilmente a
causa delle piogge, che ci dicono essere state abbondanti nel corso del mese
di giugno, i due salti d'acqua gemelli sono impetuosissimi: se ne ottiene un
lavaggio gratuito dell'auto, che deve letteralmente attraversare la cascata,
e una doccia obbligata se non si è più che rapidi a fare le irrinunciabili
riprese fotografiche.
Ritornati a ODDA, ceniamo in un pub con ottimi smorbrod di salmone e gamberetti.
Cominciamo a renderci conto che, al di fuori delle grandi città, è
difficile reperire quelle strutture che noi definiamo "ristoranti",
o per lo meno una ragionevole scelta di essi su diversi livelli di prezzo. Bisognerà
orientarsi su kafeterie o fast-foods lungo le strade e visitare spesso i supermercati
per portarsi sempre in macchina una sufficiente provvista di viveri e bevande:
ciò se non vorremo "sfondare" il nostro budget in tempi brevi.
Fortunatamente nel corso del viaggio scopriremo che, nonostante fossimo stati
avvertiti che gli esercizi chiudono molto presto (tra le 17 e le 18), quasi
tutti i supermercati restano invece aperti fino alle 20; inoltre le stazioni
di servizio, che spesso protraggono l'orario fino alle 23 / 24, incorporano
spesso un mercatino nel quale sono sempre reperibili generi quali bevande, pane,
latte, biscotti, affettati, formaggi, scatolame.
La frequenza poi delle piazzole di sosta lungo le strade, spesso in posizione
amena e attrezzate con tavoli e panche di legno, trasforma in piacevole intermezzo
ogni spuntino.
Troviamo infine una simpatica sistemazione per la notte a TYSSEDAL in una casetta
di legno in mezzo al verde in riva al fiordo e con vista sull'abitato di ODDA,
le cui abitazioni multicolori si adagiano sulla sponda opposta.
Terzo giorno TYSSEDAL - BERGEN Km. 193 (774)
Lasciata TYSSEDAL, guadagniamo ODDA, all'ingresso della quale ci salutano due
simpatici Trolls in legno alti come me.
Quella dei Trolls, i famosi folletti delle saghe nordiche riprodotti nelle dimensioni
e nei materiali più svariati, sarà una presenza costante per la
durata dell'intero viaggio.
Percorriamo ora tutta la costa occidentale del SORFJORD lungo la strada n. 550
fino a UTNE, dove ci imbarchiamo sul primo dei ventidue traghetti che saranno
un altro dei caratteri dominanti della nostra vacanza.
Le formalità d'imbarco su questi mezzi, d'importanza capitale per le
comunicazioni in questo Paese dalla morfologia così particolare, sono
minime: basta posteggiare la macchina sul pontile (corsie suddivise spesso in
riquadri numerati) e attendere l'esattore che risale la coda di automezzi per
incassare il "toll".
La frequenza delle corse è soddisfacente, specialmente nei tratti più
trafficati, e il conforto offerto dalle imbarcazioni elevato: basti pensare
che anche su traghetti che percorrono un tragitto di 15 / 20 minuti c'è
sempre sotto coperta un grande salone con tavolini, poltrone, divani, servizio
self-service sempre in funzione e un angolo giochi per i bambini con costruzioni,
altalene e attrazioni varie. Come in tutti gli angoli della Norvegia, anche
i più remoti, non mancano le macchinette mangiasoldi, dalle quali consiglio
vivamente di tenersi alla larga.
Sbarcati a KVANNDAL, percorriamo per una quarantina di chilometri la costa nordoccidentale
dello splendido HARDANGERFJORD; lasciatolo all'altezza di NORHEIMSUND, sempre
seguendo la strada n. 7 percorriamo un tratto di circa trenta chilometri tra
foreste, gole, curve e tunnels. Superata TYSSE e gli insediamenti industriali
di INDRE ARNA, entriamo in BERGEN a metà pomeriggio; il "toll"
di ingresso in città si versa centrando abilmente con una moneta da 10
Nk un cestello situato a una certa distanza dal fianco dell'automobile, azionando
così il sollevamento dell'apposita sbarra. La cosa suscita la nostra
ilarità.
Chi si aspetta qui una descrizione della seconda città della Norvegia,
potrà utilmente rivolgersi all'abbondante letteratura manualistica sull'argomento.
Questo aspetto non rientra negli scopi di questa modesta relazione, che più
che altro vuole essere un misto di notizie pratiche, curiosità, aneddoti,
suggerimenti di itinerari alternativi e a volte espressione di sensazioni soggettive
che possono invogliare altri a ripetere, integralmente o parzialmente, il nostro
viaggio.
Giunti così nel capoluogo del HORDALAND, ci rechiamo subito all'Ufficio
Turistico dove ci preme prenotare al più presto i biglietti per la crociera
sul SOGNEFJORD alla quale intendiamo partecipare domani: 450 Nk a cranio ma,
come dirò, ne vale la pena.
Fissato con l'occasione anche un albergo (tendente al caro, ma non c'è
scelta, è sabato e la città è affollatissima), bighelloniamo
per il suggestivo centro storico, non senza essere saliti con la funicolare
a FLOYFJELLET, punto panoramico su Bergen e dintorni.
La serata si conclude con una pizza da "Peppe's", catena di pizzerie
di ispirazione inequivocabile presenti in numerose località della Norvegia.
Sorprendentemente apprezzabile per dimensioni e qualità, alquanto singolare
il modo di servirla: la pizza viene adagiata su un basso vassoio di vimini già
tagliata in otto fette uguali, il che rende inutili le posate.
Uno splendido tramonto che non finisce mai ci fa già pregustare la giornata
di domani.
Quarto giorno CROCIERA SUL SOGNEFJORD, poi BERGEN - SKILBREI Km. 170 (944)
Sveglia alle sette per arrivare in tempo all'imbarco previsto per le otto, ed
ecco il colpo di scena: Bergen è completamente avvolta nella nebbia!
Giunti al pontile, abbiamo comunque uno dei colpi di fortuna che saranno una
costante del viaggio: essendo domenica il parcheggio, di solito problematico
in questa città, è libero, per cui possiamo lasciare l'auto a
pochi metri dall'attracco.
L'aliscafo salpa in orario in un paesaggio da bolgia dantesca, ma dopo circa
un'ora, superato un tratto di isole, isolotti, scogli e promontori e guadagnato
il mare aperto, la nebbia si alza lasciando il posto a una giornata di rara
limpidezza.
La crociera sul SOGNEFJORD è un susseguirsi per cinque ore di paesaggi
che la penna è incapace a descrivere: posso solo raccomandare a chi si
aggiri da queste parti di non rinunciare a questa esperienza.
La parte acquatica del programma si esaurisce a FLÅM alle ore 13: da qui
una spettacolare ferrovia porta in un'ora a MYRDAL con vedute entusiasmanti
su vallate, boschi, gole, cascate e montagne innevate. Infine un treno di linea
riconduce via VOSS a BERGEN in circa due ore e mezzo (ore 18.15).
Alle 19 risaliamo in auto puntando verso nord; da qui ad ÅLESUND seguiremo
integralmente la strada n. 1 che su questo tratto di 380 km. prevede cinque
traghetti. Il primo, una decina di chilometri dopo BERGEN, unisce STEINESTO
con KNARVIK; dopo altri novanta, il traghetto OPPEDAL - LAVIK taglia il SOGNEFJORD,
già attraversato poche ore fa con l'aliscafo.
Cominciamo a renderci conto che ogni traversata in traghetto, anche la più
breve, è in realtà una piccola crociera, dato il continuo variare
degli scenari, delle condizioni di luce e dei colori del mare.
Troviamo infine alloggio allo "Skilbrei Ungdomssenter", pochi chilometri
prima di FØRDE. Trattasi di un pensionato della catena "NORSKE MISJONHOTELLER",
una rete di strutture di ispirazione religiosa (sempre presenti nelle camere
la Bibbia e altre pubblicazioni protestanti) sparse nel territorio norvegese,
non sempre nella fascia medio-economica come questa (ce ne accorgeremo a Tromso!).
Noi prenderemo l'abitudine di chiamarle, impropriamente e scherzosamente, "dai
mormoni".
Quinto giorno SKILBREI - TINGVOLL Km. 394 (1338)
La giornata incomincia con la solita principesca colazione (tra l'altro siamo
i soli ospiti del pensionato).
Mi sembra giunto il momento di parlare del caffè; quello norvegese è
una bevanda marroncina molto trasparente contenuta in caraffe sempre posate
su un fornello caldo e con un sapore che è comunque quello del caffè.
Chi non voglia rinunciare all'espresso "Italian way" può tenere
una caffettiera sempre carica nel bagagliaio dell'auto e, se avrà un
po' di spirito di iniziativa, si accorgerà di potersi preparare l'amata
bevanda più spesso di quanto non creda. Ciò dovunque sia possibile
accedere a un fornello: campeggi, ostelli, camere con uso cucina, campers in
coda ai traghetti (capiterà anche questo, come vedremo).
La giovane inserviente di SKILBREI, dopo averci consentito l'uso della cucina,
osservava la nostra caffettiera sul fornello con stupore e incredulità
e credo che non dimenticherà mai il momento in cui ha visto veramente
uscire caffè da quel misterioso ordigno giunto dall'Italia.
Ci mettiamo in viaggio nelle quinta consecutiva giornata di sole: mèta
ÅLESUND o oltre lungo la strada n. 1.
Il percorso è tutto un susseguirsi di piccoli fiordi che costeggiamo
ora sulla destra ora sulla sinistra tra boschi, laghi, cascate e vallate ai
piedi dei ghiacciai. Il percorso stradale è integrato da tre traghetti,
da ANDA a LOTE, da FOLKESTAD a VOLDA e da FESTØY a SOLEVAGEN, quest'ultimo
ormai in vista delle isole che compongono la città di ÅLESUND,
che raggiungiamo al km. 217.
ÅLESUND è un porto peschereccio molto luminoso e animato; la città
è quasi del tutto ricostruita dopo un incendio che la distrusse nel 1904:
edifici rifatti in gradevole stile nordico con frequenti ammiccamenti allo Jugenstil
mitteleuropeo.
Dedicate alcune ore alla visita della città, riprendiamo la strada n.
1 che percorriamo fino a VESTNES (km. 290), da dove traghettiamo per MOLDE.
Cominciano a delinearsi i tempi della nostra giornata tipo: colazione abbondante
che consente autonomia fino a metà pomeriggio, sosta per spuntino non
appena lo stomaco reclama, ripresa del viaggio fino alla tarda serata, ricerca
di sistemazione per la notte, cena random.
Il fatto che una notte vera e propria non arrivi mai finisce per indurre nel
viaggiatore ritmi molto istintivi, lontani dagli orari cosiddetti canonici:
in altre parole si dimentica l'orologio, si mangia quando si ha fame e si dorme
quando si ha sonno.
L'unico inconveniente finisce per essere di natura economica poiché,
preoccupandosi di cercare un letto ad ora piuttosto tarda, si rischia di non
trovare più posto nelle strutture più convenienti quali ostelli,
campeggi e casette in legno, finendo quindi spesso nel doversi orientare su
sistemazioni più dispendiose. Con il passare dei giorni ovvieremo però
in parte a questo problema assestando per quanto possibile i nostri orari.
In questa tiepida serata di Luglio, dopo alcuni vani tentativi, imbocchiamo
una deviazione della strada n. 1 fino a TINGVOLL (km. 394), minuscolo e lindo
villaggio di pescatori sull'omonimo fiordo, dove finalmente, intorno alle 23,30,
troviamo alloggio: si tratta di una kafeteria che dispone di un paio di camere
le cui porte si aprono sulla sala biliardo, il che aggiunge un'inattesa possibilità
di svago alla soddisfazione di avere anche stasera evitato di dormire in macchina.
Sesto giorno TINGVOLL - NAMSOS Km. 374 (1712)
Partiamo da TINGVOLL con il programma di raggiungere TRONDHEIM e proseguire
oltre individuando itinerari alternativi alla E6, la strada europea di grande
scorrimento che porta a Capo Nord attraversando l'interno della Norvegia, che
noi intendiamo utilizzare solo per il ritorno.
Ritornati all'incrocio con la strada n. 1 (che ha termine di lì a pochi
chilometri a KRISTIANSUND), trasbordiamo con il traghetto da STRAUMSNES a KANESTRAUM
e percorrendo la strada n. 65 raggiungiamo (km. 179) TRONDHEIM alle ore 13.
Per la sua descrizione rinvio, come già fatto per BERGEN, alle pubblicazioni
specializzate. Aggiungerò solo che questa bella città, che vanta
con il duomo di Nidaros l'unico edificio gotico in senso europeo dell'intera
Norvegia, merita qualcosa di più delle tre ore e mezza che, per recuperare
un leggero ritardo sulla tabella di marcia, è il massimo che abbiamo
potuto dedicarle.
Salutata quindi TRONDHEIM con qualche rimpianto, tagliamo l'omonimo fiordo con
il traghetto FLAKK - STADSBYGD e, utilizzando le strade nn. 717, 715 e 720,
raggiungiamo al bivio di SPROVA quella strada RV 17 (originaria da STEINKJER,
22 km. prima del bivio) che sarà uno dei fiori all'occhiello del nostro
viaggio.
Ancora 52 chilomeri ed eccoci a NAMSOS, porto peschereccio in pieno sviluppo
turistico, al quale è legato uno dei ricordi più piacevoli della
nostra vacanza. Dopo le abituali peripezie alla ricerca di alloggio, siamo sul
punto di tornare sulla strada principale per tentare altrove quando, per una
di quelle "casualità" che spesso si ripeteranno durante la
nostra permanenza in Norvegia, scorgiamo a una curva il segnale blu con il simbolo
del letto che indica le strutture ricettive: nonostante già due volte
avessimo attraversato quell'incrocio, ci era sempre sfuggito. E' così
che abbiamo la ventura di essere ospiti (mai il termine fu più appropriato)
dell'albergo più confortevole di questi venti giorni; per sole 910 Nk
(non ho ancora detto che la corona norvegese equivale al momento a circa 240
lire, per cui i conti sono presto fatti) possiamo disporre di un'intera suite
con parati, tessuti e arredi di grande raffinatezza, mobili di antiquariato,
tappeti pregiati, nientemeno che idromassaggio!
Da notare che ciascuna camera e sala comune è arredata in stile diverso
dalle altre; per non parlare della squisita ospitalità e del buon gusto
dispensati a piene mani dalla padrona di casa, della quale purtroppo non conosco
il nome. Ma per segnalare al lettore questa preziosa oasi sarà sufficiente
l'indirizzo: Börstad Gjestgiverj, 7800 Namsos, Norway. Con la raccomandazione
di non rinunciarvi se si trovi a passare in un raggio di cento chilometri.
Settimo giorno NAMSOS - TJØTTA Km. 321 (2033)
Inutile dirlo, la prima colazione, l'ambientazione della medesima e il servizio
della " Börstad Gjestgiverj" non deludono le attese.
Dopo le iniziali perplessità sull'assortimento dei trionfali buffets
norvegesi, ci stiamo giorno dopo giorno adeguando con crescente piacere a colazioni
più articolate: abbiamo ormai superato le riserve sull'abbinare al classico
pane, burro e marmellata i vassoi di gamberetti, salmone, aringhe affumicate,
pesce crudo in varie salse, affettati di alce e di renna.
Lasciata un po' a malincuore NAMSOS dopo una breve visita, ci apprestiamo al
percorso integrale della strada RV 17, arteria costiera intervallata da sei
traghetti che ci offrirà emozioni indimenticabili, anche grazie ai favori
delle condizioni meteorologiche, che continuano a riservarci giornate di pieno
sole.
Questo itinerario è trascurato da parecchie guide di viaggio e c'è
da augurarsi che la pubblicità che stanno cominciando a farne gli enti
turistici locali faccia sì che presto la RV 17 ottenga l'evidenza che
merita. Viene veramente istintivo compiangere i "forzati di Capo Nord"
che percorrono in processione all'andata e al ritorno la E6 e tornano a casa
senza avere visto la vera Norvegia (e senza saperlo).
Per un centinaio di chilometri la strada attraversa una zona interna ricca di
laghi e si riaffaccia sul mare poco dopo FOLDEREID, per non abbandonarlo più
praticamente fino a BODØ, come dire circa cinquecento chilometri di fiordi,
isole, promontori e insenature dalle forme più svariate.
Dopo il traghetto da HOLM a VENNESUND, raggiungiamo BRØNNØYSUND
(km. 216) per la deviazione d'obbligo al TORGHATTEN, la famosa montagna forata.
Un sentiero che parte dai piedi dell'altura porta in venti minuti al "foro",
imponente spaccatura legata a leggende nordiche che consente vedute spettacolari
sul mare di entrambi i versanti.
Attraversato poi il VELFJORDEN grazie al traghetto HORN - ANNDALSVÅG,
percorriamo i 17 chilometri che ci portano all'ultimo traghetto della giornata,
quello che collega FORVIK a TJØTTA con una traversata di circa un'ora.
Nonostante l'aria incominci a essere frizzantina (si salpa alle 20,35 e non
siamo molto lontani dal Circolo Polare Artico), non riesco a scendere dal ponte
superiore durante tutta la navigazione nel timore di perdere qualcosa dello
spettacolo che scorre davanti agli occhi: la luminosità rossiccia del
tramonto (non so nemmeno se chiamarlo così) conferisce una colorazione
irreale, direi quasi vellutata, al tratto di mare che stiamo solcando, già
stupendo di per sé, con isole e isolotti ora spogli ora verdissimi che
il pilota aggira con abili manovre; all'orizzonte si delinea, man mano sempre
più vicina, l'imponente catena montuosa delle SVY SØSTRE (Sette
Sorelle).
Una simpatica presenza a bordo dei sei traghetti che intercalano il percorso
della RV 17 è quella delle hostesses, che offrono un servizio gratuito
di assistenza ai viaggiatori, con informazioni, distribuzione di materiale illustrativo
e prenotazione di alberghi via radiotelefono.
Cogliamo al volo l'occasione di sollevarci, almeno per una volta, dalla consueta
lotteria delle peregrinazioni serali, e ci facciamo fissare due camere a TJØTTA.
Il prezzo è di 300 Nk a testa, non economicissimo ma allineato al mercato
norvegese e proporzionato alla gradevolezza della sistemazione: la "Tjøtta
Gjestegård" risulta infatti essere una grossa villa sottoposta a
vincolo architettonico da poco ristrutturata immersa nel verde, dalla quale
il rumore più evidente che si avverte è il canto degli uccelli.
L'edificio è il totale trionfo del legno, dipinto di bianco all'esterno
e naturale nelle camere; i letti, molto confortevoli e corredati di morbidissimo
piumino (stanotte non darà fastidio) e copriletto in merletto, sono originalissimi
nella loro forma di grosse culle.
Concludiamo la serata approfittando della splendida luce per raggiungere in
auto un ottimo belvedere sulle Sette Sorelle, che sembrano avere indossato il
loro abito migliore per offrire ai nostri obiettivi uno spettacolo indimenticabile.
Ottavo giorno TJØTTA - SALTSTRAUMEN Km. 344 (2377)
Partiamo da TJØTTA mentre continua a imperversare il bel tempo. Anche
oggi l'itinerario prevede l'alternanza fra tratti stradali e traghetti e non
voglio rischiare di essere monotono sottolineando ancora le meraviglie che questi
tratti di mare riservano al viaggiatore amante del bello.
Lasciate alle nostre spalle le ultime visioni delle Sette Sorelle, raggiungiamo
(km. 71) LEVANG, da dove il primo dei tre traghetti della giornata ci porta
a NESNA. Da qui per 91 chilometri un percorso tra fiordi e isole ci conduce
al successivo, tra KILBOGHAMN e JETVIK.
Questa traversata, della durata di un'ora, offre di nuovo il piacere di una
mini-crociera. Più o meno a metà navigazione l'altoparlante di
bordo annuncia il passaggio all'altezza del Circolo Polare Artico, 66° 33'
di latitudine nord (lo taglieremo ancora, stavolta via terra, nel viaggio di
ritorno): significa che da qui a Capo Nord avremo la compagnia del "Sole
di Mezzanotte".
Il terzo traghetto, 28 chilometri dopo JETVIK, unisce AGSKARDET a FORØY;
da questa località un tratto di strada di una decina di chilometri ci
porterà in vista del ghiacciaio SVARTISEN, un ammasso di ghiaccio circa
400 Kmq (come un quarto dell'intera provincia di Genova) che si allunga tentacolarmente
in tutte le direzioni fino a sfiorare su un versante il mare e a formare dall'altro
laghi di scioglimento dalle caratteristiche alpine.
A bordo, nonostante il tragitto non superi i quindici minuti, abbiamo modo di
fare un conoscenza singolare: trattasi di tale Magne Myrvold, fotografo professionista
autore tra l'altro di un volume sullo Svartisen che avevo già scorto
nelle librerie. Il pretesto per attaccare discorso è un'insolita fotocamera
stereoscopica che l'individuo porta al collo.
Oltre a vendermi una copia del libro (in italiano!) a prezzo ridotto, si offre
di scortarci, una volta sbarcati a FORØY, per un tratto di strada che
anche lui deve percorrere, indicandoci i punti che consentono le migliori inquadrature
del ghiacciaio. Praticamente ci siamo imbattuti nel maggior esperto vivente
della zona che stiamo andando a visitare!
Dopo una breve conversazione di argomento turistico-fotografico (Magne afferma
di avere anche soggiornato per alcuni periodi in Italia allo scopo di raccogliere
materiale per libri fotografici), congediamo il nuovo amico e raggiungiamo in
breve (km. 205) l'attracco del battellino che porta al belvedere sullo Svartisen.
L'imbarcazione, con la consueta tempestività che la nostra presenza sembra
ormai provocare ovunque, sta scaricando una comitiva, e il Caronte del Nordland
accetta di ripartire immediatamente offrendoci di fatto un servizio personalizzato
a prezzo modesto con pagamento al termine del viaggio di ritorno.
Dal molo di arrivo un sentiero porta in circa mezz'ora di passeggiata a una
baita-kafeteria dalla quale ci si può fare un'idea della complessità
del ghiacciaio, che un laghetto formato dal suo progressivo scioglimento divide
dal nostro punto di osservazione.
Conclusa in maniera soddisfacente anche questa escursione, ci concediamo finalmente
la merenda rinviata da qualche ora che ormai è diventata cena. Seduti
a un tavolo immerso nel verde con vista sullo Svartisen e con il sottofondo
di rumori assortiti della natura, un po' di affettato e una scatola di sardine
sembrano un pranzo da re.
Siamo ormai nel tratto conclusivo della RV 17 e riprendiamo il viaggio per goderne
gli ultimi 140 chilometri in un susseguirsi di punti panoramici su scenari che
questo incredibile sole rende ancora più suggestivi.
Giungiamo intorno alle 22 a SALTSTRAUMEN, dove, esaurita la capienza del campeggio,
prendiamo alloggio nell'omonimo (e unico) hotel.
Concludiamo la giornata portandoci sull'ardito ponte stradale dal quale si può
dominare tutto lo stretto sul quale si affaccia il villaggio e che è
il teatro di quel fenomeno unico che è il MAELSTRØM (vedi Poe,
Verne, Melville, Conrad), la corrente che due volte al giorno entra ed esce
impetuosamente nel fiordo creando vortici pericolosi per la navigazione che
fanno però la gioia dei pescatori e di un numero inverosimile di uccelli
marini che fanno razzia della fauna ittica che viene sospinta sul pelo dell'acqua.
Nono giorno SALTSTRAUMEN - TROMSØ Km. 575 (2972)
E' il nono giorno della nostra permanenza in Norvegia e nel corso della notte
il tempo è cambiato: il sole è sparito, fa più freddo e
pioviggina.
Prima di lasciare SALTSTRAUMEN ci rechiamo nuovamente allo stretto, sulla scogliera
dove i pescatori vedono abboccare con facilità una grande quantità
di pesci, in prevalenza aringhe. Buona parte della scogliera è transennata
con cavi d'acciaio, il che dà la misura della pericolosità di
questo braccio di mare.
Vista la piega che ha preso il tempo, decidiamo di modificare il programma di
viaggio: anziché puntare su SKUTVIK, molo di partenza per le LOFOTEN,
e sbarcare sull'arcipelago nel tardo pomeriggio, preferiamo rinviare al ritorno
la visita di quelle isole, che ben meritano condizioni meteorologiche migliori
di quelle odierne.
Partiamo così alle 10,30 e dopo 57 chilometri sulla RV 17 e sulla strada
n. 80 ci immettiamo sulla E6 all'altezza di FAUSKE. Da qui a Capo Nord si stende
il tratto stradale che, eccettuata la deviazione per TROMSØ e la digressione
per le VESTERALEN e le LOFOTEN, saremo praticamente obbligati a percorrere sia
all'andata che al ritorno.
Il paesaggio che attraversiamo, pur se sempre affascinante, comincia a diventare
più monotono; il perdurare del tempo uggioso, la comparsa delle prime
renne sui bordi delle strade, il diradarsi della vegetazione e la presenza sempre
più frequente della neve anche a quote basse ci introducono gradualmente
alla parte più grandiosa e severa del viaggio, quella regione dai confini
non ben definiti che passa sotto il nome di "Grande Nord".
Dopo 164 chilometri giungiamo a BOGNES, dove parte il traghetto per SKARBERGET,
che è l'unico "inevitabile" dell'itinerario Oslo - Nordkapp,
qualunque sia il tragitto scelto; non esistono infatti alternative anche perché
siamo nel tratto dove il territorio norvegese ha la minore larghezza nel senso
ovest-est.
All'attracco di BOGNES facciamo conoscenza con un insegnante di Ancona alla
guida di un furgone con la moglie e una bimba. Disponendo solo di due settimane,
sono partiti dalla loro città sei giorni fa, nel corso dei quali hanno
quindi coperto qualcosa come 5000 chilometri. Non so cosa potranno avere visto,
con una tabella di marcia così forzata: si pensi che questo, che per
noi è il sedicesimo traghetto, è per lui il primo!
L'amico si rivela peraltro persona cordialissima e, su mia richiesta, si affretta
a metterci a disposizione il fornello a gas consentendoci così di gustare,
a oltre 68° di latitudine nord, un italianissimo espresso.
Sbarcati a SKARBERGET e ripresa la E6 in direzione di NARVIK, giungiamo in vista
della città al km. 334 ma concordiamo di evitarne la visita dato il suo
aspetto di enorme insediamento industriale. Per associazione di idee la ricorderemo
per i canti lapponi che durante il suo attraversamento ci vengono propinati
dalla radio di bordo sulle frequenze di Radio Sami, FM 95,9, e che suscitano
ripetuti scoppi di risa in tutto il gruppo con conseguente rischio per la stabilità
dell'autovettura.
Lasciamo il NORDLAND per entrare nel TROMS; giunti in località NORDKJOSBOTN
(km. 501) abbandoniamo la E6 per immetterci nella E8 che ci porta a TROMSØ.
Qui incontriamo più difficoltà del solito per trovare alloggio,
un po' per l'assenza di soluzioni medio-economiche ma soprattutto perché
la città è affollata per le manifestazioni in occasione del suo
200° anniversario.
Finalmente ci sistemiamo alla "Fjellheim Bibelskole", della catena
"Norske Misjonhoteller" già conosciuta a SKILBREI, al non esiguo
prezzo di 350 Nk a testa: vorrà dire che domattina metteremo più
impegno del solito nel depredare il buffet della colazione.
Concludiamo la serata facendo un giro fino ben oltre mezzanotte sui moli e nella
zona pedonale di questa simpatica cittadina, purtroppo infestata da una enormità
di chiassosissimi gabbiani, presenza del resto inevitabile in un grande porto
di pesca, che, oltre ad attentare con decisione ai nostri panini, non si fanno
scrupolo di defecare anche sulla testa del monumento ad Amundsen.Decimo giorno
TROMSØ - ALTA Km. 339 (3311)
Il tempo è ancora incerto, in un'alternanza di spruzzi di pioggia e squarci
di sereno. Siamo a meno di seicento chilometri da Capo Nord, dove abbiamo in
programma di trascorrere la mezzanotte di domani, il che significa che possiamo
permetterci di gironzolare per TROMSØ per tutta la mattinata.
Tiriamo quindi mezzogiorno tra negozi e mercati (soprattutto sulle banchine
dove i pescatori sfilettano con grande maestria monumentali salmoni vendendone
le porzioni direttamente dai pescherecci) e lasciamo infine la città
alle 12.20 non senza avere visitato la "cattedrale artica", chiesa
di recente costruzione che vanta la vetrata più grande d'Europa.
Individuiamo una strada alternativa alla E6, la n. 91, che ci consente di risparmiare
un centinaio di chilometri; i due traghetti che la integrano, tra BREIVIKEIDET
e SVENSBY e tra LYNGSEIDET e OLDERDALEN, per complessivi settanta minuti, sono
certamente tra i meno frequentati dai flussi turistici.
Sbarcati a OLDERDALEN riprendiamo (km. 71) la E6 in direzione ALTA; siamo ormai
alle porte del FINNMARK, regione etnico-storica suddivisa tra Norvegia, Svezia
e Finlandia, e comincia a essere frequente la presenza lappone, anche se per
ora gli accampamenti ai bordi delle strade sono più che altro delle strutture
acchiappaturisti.
Al km. 213, in un paesaggio sempre più spoglio in vista di monti innevati,
valichiamo il passo di KVAENANGSFJELL (m. 402) dove, vicino ai soliti chioschi
di souvenirs e in mezzo a ometti di pietre che troveremo più numerosi
a Capo Nord e al Circolo Polare Artico, spicca un rudimentale cartello indicatore
a tre braccia che riporta tre località rispettivamente di Svezia, Finlandia
e Norvegia: KIRUNA km. 500, IVALO km. 500, NORDKAPP km. 370.
Nel frattempo anche le strade cominciano a presentare qualche problema: nonostante
tutte ormai siano asfaltate fino all'ultimo metro prima del piazzale di Capo
Nord, capita con frequenza di imbattersi in cantieri dove si lavora alla manutenzione
della sede stradale: tale opera è di importanza vitale in un Paese dove
gli inverni sono lunghi e rigidissimi. La cosa ci procura qualche disagio, ma
è pur vero che i lavori devono essere per forza concentrati nella stagione
estiva, quando la luce ininterrotta permette di lavorare per l'intero arco delle
ventiquattr'ore.
Raggiungiamo ALTA nel tardo pomeriggio e prendiamo alloggio a buon prezzo (150
Nk a testa) in un'abitazione; il padrone di casa è un vecchietto vestito
in grigioverde con il quale ci intendiamo solo a gesti e tracciando segni sul
terreno con un bastoncino. Come noteremo anche domani, da queste parti le persone
anziane tendono a conoscere più frequentemente qualche parola di tedesco
che non di inglese.
Il tempo sta migliorando e la cosa ci fa prendere sonno fiduciosi in vista della
giornata campale di domani che sarà caratterizzata dal raggiungimento
di Capo Nord.
Undicesimo giorno ALTA - NORDKAPP Km. 246 (3557)
La mattinata è fredda ma le condizioni meteorologiche sembrano tendere
al bello.
ALTA è una quasi inesistente cittadina costituita da due file di case
schierate lungo un'unica strada. La sola attrattiva, ma non da poco, consiste
nelle incisioni rupestri di HJEMMELUFT / JIEPMALUOKTA, databili a circa seimila
anni fa, la cui scoperta risale appena al 1973. Il complesso dei luoghi di ritrovamento,
ubicati lungo un percorso esemplarmente strutturato su caratteristiche passerelle
di legno, e l'annesso museo sono di estremo interesse e ben meritato è
il premio mondiale di museo dell'anno assegnato al sito nel 1991.
Apro una parentesi: le incisioni di ALTA sono uno dei quattro luoghi della Norvegia
registrati come "Patrimonio dell'Umanità" (World Heritage List)
dall'UNESCO; gli altri tre sono il BRYGGEN, nucleo storico di BERGEN, il complesso
minerario di RØROS e il villaggio NUSFJORD nelle LOFOTEN. Ebbene, possiamo
esprimere la nostra soddisfazione di averli visitati tutti e quattro; ci si
permetta un pizzico di immodestia per come questo viaggio è stato organizzato
e realizzato.
Partiamo da ALTA sul mezzogiorno per la tappa che ci porterà a quella
che qualcuno ha definito "l'ambita e inutile mèta" di Capo
Nord.
Viaggiamo a un ritmo molto blando indugiando spesso su soste e deviazioni data
la nostra intenzione di trovarci sul posto poco prima di mezzanotte; la cadenza
di tutto riposo di questa giornata si sposa alla perfezione con il fatto che
stanotte non dormiremo.
Lasciato a SKAIDI il bivio per HAMMERFEST, raggiungiamo (km. 110) RUSSENES,
dove si abbandona la E6, che porta a KIRKENES e al confine russo dopo circa
400 km., e imbocchiamo la E69, la "strada di Capo Nord".
E' una giornata caratterizzata da una serie di primati, quali il traghetto più
settentrionale del mondo, tra KAFJORD e HONNINGSVÅG, il villaggio di pescatori
più settentrionale della Terra, SKARSVÅG, e ci divertiamo ad aggiungerne
di particolari e personali, come la piazzola con WC più a nord o il pasto
più settentrionale della nostra vita e altre simili amenità di
cui lasciamo la scoperta a ciascun viaggiatore.
Il traghetto citato porta a HONNINGSVÅG, centro principale dell'isola
di MAGERØYA: infatti, non tutti lo sanno, Capo Nord è su un'isola.
Questa cittadina merita una visita, così come vale senz'altro una deviazione
SKARSVÅG, dove ceniamo con dell'ottimo salmone, questa volta bollito e
imbandito con contorno di verdure cotte e panna acida.
Abbiamo anche il tempo per una sosta in un villaggio sami "quasi autentico"
(anche se la visita è a pagamento e a fianco c'è il chiosco dei
souvenirs). L'anziano lappone che ci guida (anch'egli si fa capire a gesti e
con qualche parola di tedesco) ci mostra le capanne, le tende, le imbarcazioni,
i costumi, i finimenti delle renne e afferma che il loro stanziamento qui è
limitato ai mesi estivi, in quanto per il resto dell'anno l'accampamento è
trasferito a KARASJOK, circa 200 km. più a sud presso il confine finlandese.
Dopo qualche giorno ci divertirà riconoscere questo personaggio ritratto
in una cartolina di costumi lapponi esposta in un negozio di SVOLVAER, capoluogo
delle Lofoten.
Alle ore 22,05, al compimento del km. 3557, giungiamo sulla spianata di Capo
Nord: siamo esattamente, come indica il cippo sotto il quale tutti vogliono
farsi fotografare, a 71° 10' 21" di latitudine nord.
La prima impressione è che tutto il mondo si sia dato appuntamento qui
a quest'ora: gente che balla, che si stringe la mano, che si fotografa, che
canta in tutte le lingue, che sventola bandiere nazionali, di squadre di calcio
e di associazioni.
La realtà è che sono finiti i tempi in cui era veramente un'avventura
arrivare qui lungo strade in massima parte sterrate, magari in moto o in Cinquecento.
Adesso l'aspetto commerciale è davvero prevalente ed è difficile
sottrarsi al rito dell'acquisto della spilla ricordo, del certificato con il
timbro-data e della spedizione di cartoline ad amici e nemici, il tutto nella
calca e nel caldo soffocante del "Nordkapp Center".
Il fatto è che il sito non ha particolari caratteristiche che lo differenzino
da tanti luoghi simili visti durante il viaggio; non manca comunque di suggestione
la contemplazione del sole di mezzanotte (la sorte ce ne ha riservato uno splendido
dopo una latitanza che, ci dicono, durava dalla fine di maggio) e l'emozione
che non possiamo negare di avere provato è legata non tanto al luogo
in sé quando all'interezza del viaggio di cui esso è la mèta.
Esaurisco il capitolo "Capo Nord" con alcune "istruzioni per
l'uso" del medesimo.
Primo: accantonate l'auto su un lato della strada qualche centinaio di metri
prima del piazzale e raggiungetelo a piedi defilandovi dalla sede stradale:
aggirerete così la barriera d'ingresso degli automezzi risparmiando il
balzello di 100 Nk a testa; eviterete anche il rischio di innamorarvi dell'addetta
alla biglietteria come è capitato al sottoscritto.
Secondo: se volete attendere il momento in cui il sole è più basso
sull'orizzonte prima di cominciare lentamente a risalire, sappiate che ciò
accade verso le due dopo mezzanotte; se invece vi è sufficiente trovarvi
in loco allo scoccare delle 24 tenete conto che:
Terzo: il primo traghetto per il ritorno a KAFJORD parte da HONNINGSVÅG
alle due, mentre per quello successivo occorre aspettare le sette del mattino:
quindi, a meno che non si voglia passare la "notte" sulla spianata,
conviene muovere dal Capo pochi minuti dopo la mezzanotte per avere la certezza
di non trovare esaurito il primo traghetto (anche se il battello è molto
capiente nella stagione estiva un po' di rischio c'è).
Quarto: avendo più tempo e volendo svincolarsi dai traghetti notturni,
si può prendere in considerazione un pernottamento sull'isola di MAGERØYA:
nella stessa HONNINGSVÅG ci sono alcuni alberghi e pochi chilometri oltre
la città sorgono un paio di motels composti di basse palazzine che non
fanno nemmeno troppo a pugni con l'ambiente.
Tratto da "Nordkapp-Oslo" il ritorno, di L. Ricci
Dodicesimo giorno NORDKAPP - SETERMOEN (Camping FOSSENG) Km. 684 (4241)
Lasciata la spianata di Capo Nord alle 0,15, raggiungiamo con tutta tranquillità
la banchina di HONNINGSVÅG dove c'è il tempo per un breve sonnellino
in attesa che il traghetto apra i portelloni. Sbarcati a KAFJORD intorno alle
3,30, ci apprestiamo a percorrere a ritroso la strada coperta negli ultimi due
giorni approfittando del fatto che si è messo a piovigginare per compiere
una tappa di trasferimento il più lunga possibile svincolati dalle consuete
esigenze turistiche. Ci aspetta tra l'altro, lungo la E69, una curiosità
che non ho citato all'andata, vale a dire una galleria di circa 2800 metri il
cui attraversamento è una piccola avventura: infatti abbondanti infiltrazioni
d'acqua producono un perenne effetto pioggia che va a sommarsi con la scarsa
illuminazione e la strettezza e tortuosità della sede stradale. Del resto
la maggior parte delle numerose gallerie che abbiamo percorso lungo le strade
della Norvegia sono rifinite in calcestruzzo solo per pochi metri ai due imbocchi
e lasciate grezze per la parte restante: ciò è evidentemente consentito
dalla natura della roccia che, ad eccezione di questo tratto, deve essere assai
impermeabile e compatta. Fra le cinque e le sette ci permettiamo una sosta su
una piazzola per immagazzinare un paio d'ore di sonno, dopo di che, sciacquataci
la faccia con residui di bottiglie di acqua minerale, proseguiamo lungo la E6
sempre con tempo piovigginoso.
Giunti a OLDERDALEN, copriamo il tratto di 115 km. da questa località
e NORDKJOSBOTN che all'andata avevamo evitato per deviare su TROMSØ e,
raggiunta dopo altri 97 SETERMOEN, troviamo sistemazione al prezzo totale di
500 Nk in una funzionalissima casetta in legno nel Camping Fosseng. La struttura
standard di questi alloggi consta di un piccolo ingresso sul quale si aprono
i servizi privati e due camerette a due letti, ciascuna con tavolo, sedie e
attrezzatura completa da cucina.
Per la serie "Informazioni utili per un consapevole utilizzo della Norvegia"
cominciamo a notare, e così sarà per tutto il viaggio, che, praticamente
assenti installazioni alimentate a gas, tutti gli impianti di riscaldamento
e di cottura sono elettrici. Evidentemente i nostri amici norvegesi sanno utilizzare
al meglio le enormi risorse idriche del loro territorio per alimentare quelle
centrali idroelettriche da noi troppo frettolosamente mandate in pensione.
Tredicesimo giorno SETERMOEN (Camping FOSSENG) - MELBU Km. 370 (4611) Una notte
di sonno e una ricca colazione ci ritemprano delle fatiche della notte di Capo
Nord, per cui lasciamo il camping alle dieci nel pieno della forma per intraprendere
il circuito VESTERALEN / LOFOTEN. Ha smesso di piovere ma la giornata resterà
uggiosa. Percorriamo la E6 fino a BJERKVIK, incrocio (km. 56) con la E10, altra
importante arteria che proviene dalla Svezia e attraversa i due arcipelaghi
avendo come capolinea Å, la località più a sud della più
meridionale delle Isole LOFOTEN.
Altri 64 km. ed eccoci allo stretto di TJELDSUNDET, attraversato dall'arditissmo
Tjeldsund Bru (abbiamo ben presto capito che Bru vuol dire ponte): questo è
l'unico accesso alle isole che prescinda dai traghetti. La costa al di là
del ponte è quella orientale dell'isola di HINNØYA, la più
estesa delle VESTERALEN.
Un altro tratto di 100 km., di cui la prima metà offre diversi punti
panoramici sul tratto di mare che separa quest'isola da quella di TJELDØYA,
porta a STRAND, dove un altro ponte consente di scavalcare lo stretto di SORTLANDSUNDET
e approdare così a SORTLAND, centro principale della frastagliatissima
isola di LANGØYA. Un terzo ponte dopo 25 km. porta a STOKMARKNES, ormai
sull'isola di HADSELØYA (comincio a sospettare che il suffisso -oya significhi
isola) della quale compiamo il periplo per complessivi 42 km.; è un giro
panoramicamente attraente, anche se non riusciamo a individuare la strada per
raggiungere STORHEIA, un belvedere situato a quota 600 raccomandato dalle guide.
Alle nostre ripetute richieste (ufficio turistico compreso) non ricaviamo che
risposte evasive e imbarazzate pervase di un'aura di mistero del tipo "accesso
vietato" o "strada inagibile"; ipotizziamo che possa trattarsi
di un sito con installazioni strategiche/militari.
Troviamo alloggio all'ostello di MELBU, capoluogo dell'arcipelago, dopodiché
di diamo alla ricerca di un ristorante; scartato il self-service di un centro
commerciale che ci ispira poco, la scelta si riduce a un solo locale, sulla
cui "tipicità" se non altro non sussistono dubbi, dal momento
che il menù esposto è rigorosamente in lingua norvegese e la clientela
del posto. Preso posto nella sala da pranzo di questa costruzione in legno,
ci avvicina un personaggio che, con il pretesto di darci spiegazioni in inglese
sui piatti, si aggrega al nostro tavolo, deve non tarda, pur tra vuoti di memoria
e ripetizioni, a farci la storia della sua vita: è il corpulento capitano
in pensione Nils Olsen, vedovo da poco tempo, una carriera sui mari di tutto
il mondo, una villa poco fuori dal paese, giornate passate pescando e andando
in barca.
Di lì a poco la cameriera ci serve quattro portate che non sembrano proprio
le bistecche di balena in crema di champignon che abbiamo ordinato: è
successo che il nostro anfitrione, saputo che siamo italiani, ci ha offerto
gli spaghetti! Vale la pena descriverli: ciascuna porzione è contenuta
in una grossa coppa tipo macedonia in cui sono contenuti strati alternati di
pasta (ben cotta), una specie di ragù e formaggio fresco fuso, il tutto
non amalgamato; nonostante la stravaganza dell'allestimento bisogna ammettere
che il risultato è migliore di quanto si potesse temere.
Per quanto riguarda la bistecca di balena, dirò che si presenta come
una carne simile nell'aspetto al fegato, piuttosto coriacea, direi meno grassa
di quanto si supponga, che a livello di sapore si avvantaggia parecchio dalla
salsina nella quale è stata cotta: un'esperienza che ho fatto volentieri
ma senza strascichi di nostalgia. Il minimo che possiamo fare per sdebitarci
con il nuovo amico è offrirgli un paio di birre, ma sono convinto che
il migliore ringraziamento al vecchio lupo di mare sia stato il consentirgli
di alleviare per una sera la sua solitudine con la nostra compagnia.
Quattordicesimo giorno MELBU - CIRCUITO LOFOTEN - KABELVÅG Km. 342 (4953)
L'ostello di MELBU è proprio adiacente al molo d'imbarco, il che ci consente
di salpare per le LOFOTEN di buon mattino; il traghetto ci sbarca dopo una traversata
di 30 minuti a FISKEBØL, il primo porto dell'arcipelago per chi giunge
da nord. Percorrendo i 33 km. che portano al capoluogo SVOLVAER cominciamo,
benché penalizzati dalla giornata piovigginosa, a farci un'idea della
particolare morfologia di queste isole che sono tra le più antiche terre
emerse del globo: vere e proprie piramidi di rocce nere in un intrico di fiordi
dove lo sguardo spazia su ripidi pendii erbosi, cascate e ghiacciai.
Ad addolcire questa natura primordiale sfilano i numerosi villaggi di pescatori
dalle variopinte casette di legno, le famose "rorbu" che nella stagione
estiva, sempre che si prenoti tempestivamente, offrono anche alloggio ai turisti.
Innumerevoli sono i graticci carichi di merluzzi stesi a essiccare che, anche
se in minore concentrazione, avevano incominciato ad accompagnare il nostro
viaggio già da qualche giorno; esclusivo delle LOFOTEN è invece
l'essiccamento delle teste, avviate poi alle industrie che, sminuzzandole, producono
la colla di pesce.
Superata SVOLVAER incontriamo dopo pochi chilometri KABELVÅG, il più
antico insediamento dell'arcipelago, risalente al 1120.
Lasciata l'isola di AUSTVAGØY, attraversiamo in sequenza, mentre il cielo
sempre più plumbeo ci immerge quasi in un'imitazione della notte, quelle
di GIMSØY, VESTVAGØY, FLEKSTADØY e MOSKENESØY fino
al termine della strada E10, esattamente in località Å, ultimo
villaggio della costa battezzato con l'ultima lettera dell'alfabeto norvegese.
Qui visitiamo uno dei musei più curiosi che si possano immaginare, quello
dello stoccafisso: l'edificio, oltre che museo, è anche magazzino, per
cui non devono stupire le cataste di sacchi di iuta destinati a contenere il
prodotto; ci diverte lo scoprire che la maggior parte recano la stampigliatura
"GENOVA" (testuale)!
La guida del museo è un'altra figura che ricorderemo con simpatia: sui
quarant'anni, barba da profeta, parla un buon italiano che afferma di avere
imparato durante una permanenza di tre mesi proprio a Genova: tra le altre cose
ci informa che circa l'85% dello stoccafisso prodotto in Norvegia è destinato
all'esportazione, in parte cospicua verso l'Italia.
Gli stretti che dividono l'una dall'altra le varie isole sono superati grazie
a svariati ponti, ora rettilinei ora ad arco o a esse; fa eccezione il tratto
fra VESTVAGØY e FLEKSTADØY, unite da un'incredibile tunnel sottomarino
a pedaggio lungo quasi due chilometri.
Evitando, come già per BERGEN e TRONDHEIM, di improvvisarmi guida turistica,
mi limiterò a consigliare le deviazioni (strade nn. 815, 816, 817 e 818)
che portano a villaggi che sono autentici gioielli, quali REINE, STAMSUND, BALLSTAD
e in particolare NUSFJORD (vedi World Heritage List dell'Unesco).
Un po' delusi per le avverse condizioni atmosferiche che non ci hanno consentito
di godere appieno le bellezze dell'arcipelago, concludiamo la giornata sistemandoci
degnamente all'ostello di KABELVÅG; la scelta si rivela ottima in quanto
la struttura si articola in differenti edifici immersi tra gli alberi: alloggi
(le classiche camere a quattro letti che però, salvo casi affollamento,
vengono affittate come doppie), auditorium/teatro/sala TV, ristorante, palestra
con sala giochi, piscina coperta, due campi da calcio!
La piscina, se non altro, mi consente di concretizzare il vecchio proposito
di fare il bagno alle LOFOTEN, intento che oggi avevo dovuto limitare a un rapido
pediluvio; l'acqua marina infatti, nonostante il benefico influsso della tanto
decantata Corrente del Golfo, non supera gli 8°!
Quindicesimo giorno KABELVÅG - 2° CIRCUITO LOFOTEN - FAUSKE Km. 476
(5429)
Rassegnati a lasciare le LOFOTEN senza averle potute gustare con il favore di
una giornata di sole, partiamo da KABELVÅG alle 9.50 con l'intenzione
di raggiungere la vicina SVOLVAER e imbarcarci per la terraferma. Senonché,
vista l'evoluzione promettente delle condizioni meteorologiche, decidiamo di
rinviare la partenza alla serata e di ripetere, almeno parzialmente, il giro
effettuato ieri.
La scelta si rivela vincente in quanto ben presto le nuvole lasciano il posto
a una giornata di rara limpidezza, il che ci permette di rivedere i paesaggi
già attraversati ieri sotto un'altra luce. E devo dire che fa parte delle
soddisfazioni di questo viaggio anche l'avere potuto apprezzare aspetti atmosferici
del tutto opposti di queste isole così affascinanti.
Conclusa felicemente l'esperienza LOFOTEN (anche se non posso che raccomandare
al visitatore non frettoloso un soggiorno di una settimana nell'arcipelago integrandolo
con escursioni a piedi), ci imbarchiamo nel tardo pomeriggio a SVOLVAER (km.
260) sul traghetto per SKUTVIK, una traversata di circa due ore, anche questa
da annoverare tra le cose da non perdere, costituendo l'ideale completamento
della visita: le vedute sulle isole che si allontanano come quinte di uno scenario
teatrale e sulla terraferma che gradualmente si avvicina fanno sì che
il viaggiatore abbia solo l'imbarazzo di scegliere dove dirigere lo sguardo.
Sbarcati a SKUTVIK ci preoccupiamo subito di prenotare due camere all'ostello
di FAUSKE; il numero telefonico è recentemente cambiato e riusciamo a
venirne a conoscenza grazie alla cortesia del gestore della Kafeteria, che me
ne mette al corrente, e di una simpatica compagna di viaggio che si premura
di contattare la compagnia telefonica per ottenere il nuovo recapito.
Fissato il pernottamento e lasciata SKUTVIK dopo un piacevole spuntino su una
piazzola con vista, imbocchiamo la strada n. 81 fino a immetterci sulla E6 in
località ULVSVÅG (km. 296), per coprire il tratto fino a FAUSKE
già percorso in senso inverso all'andata.
Raggiungiamo l'ostello giusto in tempo per scaricare i bagagli e spingerci per
una decina di chilometri in direzione est lungo la strada n. 830, dove, in riva
a uno stretto braccio di mare sullo sfondo di montagne innevate, possiamo fotografare
uno splendido sole di mezzanotte.
Sedicesimo giorno FAUSKE - MOSJØEN Km. 318 (5747)
Partenza da FAUSKE alle 10, un po' più tardi del solito ma questi soli
di mezzanotte finiscono per toglierci qualche ora di sonno.
Imbocchiamo la E6 in direzione sud mentre il tempo si è rimesso al bello.
La prima mèta della giornata è il passaggio del CIRCOLO POLARE
ARTICO, che raggiungiamo dopo 110 km.
All'altezza del meridiano 66° 33' di latitudine nord (che doppiammo via
mare all'andata) in un pianoro brullo intorno a quota 700 in vista di pendii
cosparsi di chiazze di neve, sorge il POLARSIRKELSENTERET, una specie di grossa
pagoda simile a quella di Capo Nord, altra tappa obbligata per il collezionista
di cartoline, diplomi, magliette, annulli postali e spille ricordo. E' comunque
soddisfacente il pranzo che consumiamo nell'annesso ristorante, con la felice
esperienza dello spezzatino di alce.
Nelle vicinanze abbiamo anche occasione di scorgere per la prima e unica volta
una pattuglia della polizia furbescamente appostata in fondo a un rettilineo
e attrezzata con strumenti di rilevamento: le infrazioni ai limiti di velocità,
a giudicare dal numero delle auto che vengono fermate, devono essere più
di quanto ci si possa aspettare dai flemmatici norvegesi.
Si prosegue fino a RØSSVOLL, donde si stacca una strada di montagna di
18 km. che porta a SVARTISDALEN, intorno a quota 1400; di qui parte l'ennesimo
battellino che porta fino sul fianco di una larga cascata formata dalle acque
del soprastante laghetto di SVARTISVATN, ai piedi del settore orientale del
già ammirato ghiacciaio SVARTISEN. Un sentiero porta in poco più
di un'ora a quota 1599, a pochi metri dalla sterminata massa di ghiaccio, la
cui colorazione azzurrina che contrasta con il rossiccio delle rocce stratificate
circostanti sul sottofondo degli scricchiolii di assestamento e dei tonfi dei
blocchi di ghiaccio che precipitano nel laghetto costituisce un vero spettacolo
della natura.
Una delle maggiori emozioni dell'intero viaggio la proviamo quando, dopo alcune
avvisaglie che avevano messo all'erta fotografi e videoamatori da ore appostati
strategicamente, un immane torrione alto svariate decine di metri si stacca
dal fianco del ghiacciaio e si schianta con un boato nelle acque sottostanti
provocando un'ondata verso le rocce che mette in precipitosa fuga gli incauti
che si erano spinti troppo vicino al livello del lago.
Superato un breve momento di apprensione, non possiamo fare a meno di scambiarci
occhiate compiaciute: ancora una volta quella specie di energia positiva che
sembra essersi appiccicata a noi appena messo piede sul suolo norvegese ci ha
fatto arrivare al posto giusto nel momento giusto!
Ultimata l'escusione e rientrati sulla E6, superiamo di lì a poco MO
I RANA percorrendo poi un tratto di circa 40 km. che costeggia il RANAFJØRDEN:
queste acque, che si stendono sulla destra del nostro senso di marcia, sono
in pratica per noi quelle dell'ultimo fiordo, dal momento che, dopo un itinerario
che nei prossimi tre giorni ci porterà verso l'interno fino a una quarantina
di chilometri dal confine svedese, rivedremo il mare soltanto al nostro arrivo
a OSLO.
Gli ultimi 50 km. della giornata sono senza storia, anche perché nel
frattempo si è rimesso a piovigginare: arriviamo in serata a MOSJØEN,
cittadina che menziono solo in quanto abbiamo trascorso una notte della nostra
vita in un motel senza infamia e senza lode della sua strada principale.
Diciassettesimo giorno MOSJØEN - RØROS Km. 614 (6461)
Classica tappa di trasferimento, lunga e piuttosto monotona. Il tempo rimane
piovigginoso per tutta la giornata, cosa che suggerisce una considerazione,
sempre sul tema del trattamento di favore che la fortuna sembra averci voluto
riservare. Le giornate di pioggia che abbiamo avuto nel corso del viaggio hanno
infatti coinciso entrambe con tappe di limitato interesse: quella del ritorno
da Capo Nord che prevedeva la ripetizione del tragitto dell'andata e questa
da MOSJØEN a RØROS attraverso paesaggi di certo mai banali con
fiumi, laghi, monti, cascate e natura incontaminata, ma per noi ormai ripetitivi
o per lo meno non in grado di suscitare emozioni pari a quelle provate nelle
due settimane trascorse.
Sulla giornata di oggi sarà quindi sufficiente ricordare che, lasciata
MOSJØEN verso le 9.40, abbiamo percorso integralmente la famosa E6 in
direzione sud toccando GRONG (km. 196), STEINKJER (km. 281, bivio con la mai
troppo decantata RV17), TRONDHEIM (km. 406), fino a deviare in località
STØREN (km. 458) sulla strada n. 30 in direzione RØROS (km. 562).
Giungiamo a RØROS nel tardo pomeriggio mentre si fa largo nel cielo qualche
schiarita; nella città è in corso l'annuale festival del folclore,
il che ci fa subodorare difficoltà nel trovare alloggio. Decidiamo comunque
di recarci subito alla miniera di OLAVSGRUVA, ubicata a qualche chilometro dal
centro.
Vi giungiamo appena in tempo per aggregarci all'ultima visita della giornata
prevista per le ore 18. Un giovane assai efficiente accompagna i gruppi lungo
i vari livelli delle miniere di rame, sfruttate dai tempi di Re Olav il Santo
fino a pochi decenni fa. Tra le altre cose l'amico spiega che, mentre sottoterra
la temperatura è costante tutto l'anno a +5', RØROS risulta essere
la città più fredda di tutta la Norvegia, con temperature invernali
spesso intorno ai -30°, con punte che non raramente toccano i -50°!
Ma la cosa più inconsueta e piacevole risulta essere, subito prima della
risalita, un breve concerto nel corso del quale una cantante e due strumentisti
eseguono alcuni canti tradizionali dei minatori, esibizione a cui l'acustica
dell'ambiente aggiunge una suggestione indescrivibile.
Tornati alla superficie, veniamo a sapere che il concerto ha luogo ogni giorno
solo in coincidenza con la visita delle ore 18. "Casualmente" ci è
toccata anche questa!
Tornati a RØROS, i timori di non trovare alloggio si rivelano fondatissimi:
in città e nei dintorni, che rastrelliamo minuziosamente in tutte le
direzioni, troviamo il tutto esaurito. Solo quando la speranza si sta riducendo
al lumicino troviamo una "sistemazione".
Le virgolette non sono inopportune: dobbiamo fare appello a tutto il nostro
spirito di adattamento e consolarci con il fatto che la cosa ci costa la ridicola
cifra di 100 Nk totali. Si tratta di un cascinale nelle campagne a circa 20
km. dalla città attiguo alla casetta dei padroni di casa e adattato ad
abitazione: l'interno, che definirei essenziale, consta di una saletta/cucina
e di due camerette con due letti ciascuna, mentre i servizi consistono in un
capanno all'esterno attrezzato con il già descritto "WC di campagna
a gravità" e in un rubinetto con tubo in gomma sul prato antistante
da cui sgorga acqua a temperatura ambiente.
Nonostante la precarietà della sistemazione, nel corso della cena che
allestiamo con le provviste di cui per fortuna il nostro bagagliaio non è
mai carente, sono numerosi gli spunti umoristici e anche questa serata merita
di occupare un posto di rilievo nella nostra collezione di ricordi norvegesi.
Diciottesimo giorno RØROS - LILLEHAMMER Km. 296 (6757)
Il prolungamento della visita alle LOFOTEN a causa della pioggia, il tempo perso
in qualche occasione (in particolare a NAMSOS, TROMSØ e RØROS)
per trovare alloggio e il desiderio di dedicare con tutta calma gli ultimi due
giorni a un soggiorno defatigante a OSLO ci hanno indotto a modificare in parte
il programma di viaggio: rinunceremo cioè, se pur a malincuore, alla
regione centrale delle grandi montagne per puntare in direzione sud verso OSLO
via LILLEHAMMER.
Trascorriamo comunque la mattinata nella visita di RØROS, sito protetto
dall'Unesco, dove spicca il quartiere delle vecchie case dei minatori circondate
dagli imponenti cumuli di scorie di minerale e l'annesso museo (vivamente raccomandato)
con i modellini funzionanti di tutte le fasi dell'attività estrattiva
e di raffinazione.
Lasciata la cittadina verso le 14 mentre si è fatto largo uno splendido
sole che non ci lascerà più, percorriamo la strada n. 30 fino
a immetterci nei pressi di TYNSET (km. 57) sulla n. 3 che seguiamo fino ad ATNOSEN
(km. 131). Due successivi tratti lungo le strade n. 219 e 27 ci portano a RINGEBU
(km. 208) dove effettuiamo la prima sosta della giornata.
Centro di interesse di questa località, che sorge sullo strettissimo
e lungo Lago LOSNA, è una bella stavkirke del sec. XIII, caratteristica
per gli intagli esterni in legno con il motivo del dragone. Indimenticabili
anche gli sciami di zanzare che infestano il prato e il cimitero antistanti.
Lasciata RINGEBU, ritroviamo la E6 per il tratto che ci porta fino a LILLEHAMMER
(km. 296).
La cittadina, che è ubicata in posizione invidiabile all'estremità
settentrionale del vasto Lago MJØSA a una quota di 180 metri, è
stata sede nel 1994 dei giochi olimpici invernali. Anche l'ostello, presso il
quale troviamo ottima ospitalità, fa parte delle strutture costruite
nell'occasione per accogliere gli atleti in gara e ci offre un conforto pari
a quello di un albergo.
Diciannovesimo giorno LILLEHAMMER - OSLO Km. 172 (6929)
LILLEHAMMER, la cui visita non rientrava nel programma originario, ci ha invece
riservato diversi spunti piacevoli, a cominciare dall'avvenenza e cortesia delle
impiegate dell'ufficio turistico.
Interessante la salita fino alla sommità del trampolino olimpico del
salto con gli sci, punto panoramico privilegiato su tutta la città, sul
Lago MJØSA e sulle sue sponde ricoperte di vegetazione rigogliosa. Dopo
uno spuntino all'ombra di un bel boschetto di conifere, c'è anche il
tempo per quattro calci al pallone (che acquistammo a FAUSKE durante il viaggio
di andata) su uno stupendo terreno di gioco in erba attiguo alla piazzola d'arrivo
del trampolino.
La zona più raccomandabile è comunque il parco di MAIHAUGEN, con
il Sandvigske Samlinger, il museo all'aperto più importante della Norvegia:
comprende oltre un centinaio di edifici antichi, in massima parte in legno,
qui trasportati dalle varie regioni e ricostruiti fedelmente anche negli interni,
per un totale di circa trentamila oggetti. In estate gruppi di figuranti vestiti
con gli abiti tradizionali svolgono le attività agricole, di allevamento,
manifatturiere, artigianali e culinarie con i sistemi e le attrezzature della
fine dell'Ottocento.
Lasciamo LILLEHAMMER utilizzando la strada n. 213 che costeggia le sponde orientali
del Lago MJØSA. Giunti a MOELV (km. 30) guadagniamo la sponda opposta
del lago, che in questo punto è largo non più di un chilometro,
grazie a un ponte che immette sulla strada n. 4 che seguiremo integralmente
fino a OSLO.
Giungiamo nella capitale nel tardo pomeriggio: abbiamo inizialmente qualche
difficoltà a decifrare la topografia della città, i cui sobborghi
si estendono su un territorio assai vasto e sono attraversati da tre arterie
concentriche di grande scorrimento denominate Ring 1, 2 e 3.
Capito il trucco, ci diamo alla consueta ricerca di alloggio: ci rivolgiamo
senza successo ai due ostelli e a vari campeggi, che risultano tutti esauriti.
Finalmente, grazie a una delle solite combinazioni favorevoli, prendiamo alloggio
in un hotel della catena Best Western immerso in un parco inizialmente non preso
in considerazione in quanto ritenuto caro: invece, esaurite le camere nel corpo
centrale, ci viene messo a disposizione con tanto di scuse l'intero piano superiore
di una palazzina indipendente per un totale di 1000 Nk per notte. Per chi possa
interessare, trattasi dell'Hotel Smestad nell'omonimo quartiere.
Cercherò, come al solito, di non improvvisarmi guida turistica. Devo
però dire che OSLO, che è considerata la meno attraente delle
capitali nordiche (non conosco Stoccolma, Copenhagen e Helsinki), mi è
piaciuta parecchio: bei parchi, molto verde, strade animatissime, una zona portuale
vivacissima con i moli ai quali sono attraccati velieri in legno da sogno e
battelli trasformati in ristorante o ritrovo, brulicanti di gente che cerca
evidentemente di sfruttare al massimo questi mesi di luce prolungata vivendo
il più possibile all'aria aperta.
Proprio su uno di questi ristoranti galleggianti concludiamo la serata mangiando
dell'ottimo pesce e godendoci un sole che, anche se non è proprio quello
di mezzanotte, sembra non volerne sapere di tramontare.
Ventesimo giorno IN GIRO PER OSLO Km. 40 (6969)
L'approfondimento della conoscenza della città conferma la favorevole
impressione avuta ieri.
Conserverò piacevoli ricordi dalla visita al Museo delle navi vichinghe
e da quello di Munch, ma ciò che suscita maggiormente la mia emozione
è il Frognerparken, giustamente considerato il parco più celebre
della Norvegia. Vi sono esposti 150 gruppi scultorei, parte in bronzo e parte
in granito, dello scultore Gustav Vigeland, che ha voluto raffigurare le fasi
della vita umana.
Non è la scultura l'arte che personalmente prediligo, ma la suggestione
di questi gruppi, in particolare quelli in granito, è notevole. Consiglio
a chi abbia tempo a disposizione di prolungare la visita per potere apprezzare
i mutamenti nell'espressione delle figure con il variare dei giochi di luci
e ombre nell'arco della giornata.
Nel tardo pomeriggio partecipiamo a una crociera di due ore lungo il fiordo
di OSLO, le coste del quale sono disseminate di villette dalle forme e dai colori
più svariati, mèta dei fine settimana dei norvegesi. Anche questa
escursione offre vedute apprezzabili e, anche se non può reggere il confronto
con le traversate del "Grande Nord", mi sento senz'altro di raccomandarla.
Ventunesimo giorno OSLO - FORNEBU AIRPORT (ITALIA) Km. 21 (6990)
Dedichiamo la nostra ultima mattinata norvegese agli ultimi acquisti e a una
passeggiata conclusiva per le vie del centro della capitale, in particolare
la zona pedonale della Karl Johansgate.
Alle 12,30 riconsegniamo l'autovettura all'agenzia e ci imbarchiamo sul volo
per l'Italia.
Concluderò con un confronto che, pur non ritenendomi esterofilo per partito
preso, devo fare. Poco prima della partenza mi reco ai servizi dell'aeroporto
di Fornebu, dove fa bella mostra di sé una lavagnetta riportante le firme
degli inservienti con gli orari delle frequenti pulizie effettuate (non a caso
più che in un bagno sembra di entrare in un salotto). Sbarcato a Milano
Linate, vado alla toilette e mi trovo in un cesso.
Welcome back to Italy!