Polonia

2000

di Marco Zecchinelli
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Premessa Avrei voluto trascrivere fedelmente il mio diario di viaggio, senza apportare correzioni o precisazioni successive, dato che non volevo mescolare la sensazione provata in quel momento con riflessioni successive che c'entrano poco e che non si sono ancora sedimentate col tempo. Credo che si noti moltissimo una pluralità di stili, di sensazioni, di momenti tristi e momenti allegri, una diversità nelle descrizioni dei posti, delle persone, delle sensazioni. Ho registrato al massimo a distanza di poche ore tutto quanto, generalmente nel momento stesso in cui avveniva, per non perdere troppi dettagli. Purtroppo in quei momenti tralasciavo di spiegare troppe cose per me evidenti, quindi ho dovuto integrare molto, specialmente nelle prime giornate… peccato, ma è già molto aver registrato le sensazioni, perché ce ne sono state così tante che non le avrei ricordate bene descrivendole… NB: che non è Natale! :- ) Dato che il viaggio è stato caratterizzato anche da accadimenti personali che hanno notevolmente influenzato i miei stati d'animo (accadimenti che con IHV non hanno niente a che vedere e che quindi tralascio di trascrivere), so che in parte il RECE potrebbe risultare oscuro… vedremo, qualunque domanda abbiate, postate pure… Giovedì 14 settembre Sono in treno, con un buon anticipo sull'orario del pullman, ma non mi sento tranquillo… L'angoscia è la sensazione prevalente questa mattina… avrò messo tutto in valigia? Avrò problemi col bagaglio a mano che contiene il necessario per passare 28 lunghe ore di viaggio, in pullman attraverso il Centro Europa? Arriverò in tempo? Ci saranno problemi? Mille domande strettamente pratiche mi distolgono dal piacere di sentirmi di nuovo in viaggio verso paesi sconosciuti, e soprattutto impediscono riflessioni più profonde sul viaggio in sé… Sarà un viaggio di luoghi, come è stato quasi sempre per me in Italia? O sarà un viaggio di persone, come è stato il Brasile? O forse l'Est europeo, di nuovo dopo Praga, sarà ancora una volta il viaggio degli stati d'animo? O forse ancora: ogni viaggio, se non è un semplice sfiorare le superfici, ha qualcosa da dirci, da insegnarci, da mostrarci… e allora eccomi di nuovo pronto a guardarmi intorno con lo stupore del fanciullino di Pascoli, per capire ed essere un poco migliore al ritorno. Ecco che come sempre, parlando di viaggi, esperienze e ritorni, ridivento nella mia mente il paradigmatico Ulisse, quello omerico e quello dantesco, sempre così al fondo della vita di ognuno che sia in cammino. Tornare? Solo per ripartire, per usare la metis ("intelligenza, ingegno" in greco omerico), per "seguire virtute e conoscenza". E di nuovo penso ai viaggiatori di sempre, all'inventore della canoa, agli indoeuropei erranti, ai nomadi di ogni tempo e di ogni latitudine, a Marco Polo e ai clerici vagantes, a Colombo e a Magellano… E chissà perché escludo dalla mente la nuova frontiera dello spazio, davvero inesplorata… forse sento che al di là di Asimov non ci spingeremo mai… Il pullman è puntuale, il bagaglio non ha problemi… ma viaggio da solo su un pullman in cui praticamente nessuno parla italiano e pochissimi qualcosa in inglese… A Firenze scendo per una pausa e quando risalgo il mio posto vicino al finestrino è occupato da un nuovo passeggero polacco. Rinuncio a discutere, non importa… Non ho voglia di scrivere, non ho voglia di studiare, non ho voglia di fare granché… mi limito a pensare a Paula che mi aspetta a Warszawa e a contare le ore che mancano alla fine della "traversata"… E' giunta sera, la televisione a bordo dimostra che è proprio vero che "ci sono più cose tra cielo e terra…". Ne avevo sentito parlare, del doppiaggio polacco, ma ascoltarlo è ben diverso… L'audio originale rimane basso mentre un unico doppiatore traduce simultaneamente i dialoghi… come faranno a capirci qualcosa? Ho cominciato a memorizzare qualche espressione in polacco, ma questa volta non credo che sarà così semplice come con il portoghese, ci sono difficoltà di pronuncia e di scrittura/lettura, vedremo se tra 10 giorni sarò migliorato… Il viaggio si sta rivelando un po' scomodo: i sedili sono molto parzialmente reclinabili, e il pullman è pieno di persone, che tra l'altro parlano quasi esclusivamente polacco: da questa mattina avrò spiccicato si e no una decina di parole in tutto… Decisamente l'aereo sarebbe stato una soluzione migliore e più comoda, ma così sto tentando di ambientarmi al modo polacco di vivere, sono "a contatto" con le persone e spero di riuscire almeno ad augurare buonanotte al mio vicino di posto… E' proprio vero: l'uomo è animale sociale: sono bastate poche parole con il mio vicino di posto in "italacco" (un misto di italiano e polacco) per rendermi meno pesanti questi momenti all'imbrunire, prima di consumare una frugale cena composta da croissant al cioccolato, wafer al cioccolato, arancia e succo di frutta… Avevo già spezzato la fame con un buon trancio di pizza e una banana all'autogrill, perciò ritarderò un po' il "pasto". Siamo ormai dalle parti di Venezia dopo poco più di otto ore di viaggio. Sono curioso di scoprire quante volte mi timbreranno il passaporto per aver attraversato dei Paesi di notte senza scendere dal pullman… chissà, tra qualche ora lo scoprirò. Il confine con l'Austria lo passiamo dopo più di undici ore di viaggio, e solo un campanile silenzioso e solitario ci dà il benvenuto dal lato sinistro della strada. Dato che dormivo non ho visto da dove siamo passati, ma dopo pochi minuti la sosta ad una stazione di servizio mi permette di vedere che abbiamo passato il confine da Tarvisio ed ora credo che punteremo su Klagenfurt e poi su Graz. Strani e olezzanti di urine sono i sanitari, e credo di aver pagato troppo una bottiglia di acqua Evian per un cambio sfavorevole: ho preso 36 scellini austriaci di resto da 10.000 lire italiane: secondo i calcoli 1 scellino dovrebbe valere circa 215 lire. Venerdì 15 settembre Mi sveglio (anche senza essermi mai davvero riposato e addormentato) quando mancano 12 ore alla fine del viaggio. Il bus è proprio sul Danubio mentre apro gli occhi: placido, enorme e maestoso scorre sotto il ponte, carico della storia europea degli ultimi mille anni. Pochi minuti ed il cartello "Wien", piccolo e quasi inosservato sul ciglio di una strada periferica mi conferma che la città deserta che stiamo attraversando è la capitale di questo ex-impero ricco di gloria, tanto importante per la storia e la cultura europea. Uscendo dalla città prendiamo a viaggiare su una strada isolata tra i campi. Sulla sinistra al buio credo di scorgere un lago, proprio all'imbocco di un piccolo paese spuntato dal buio dell'orizzonte. L'unico rumore è il motore del pullman. Raggiungiamo Poysdorf, che sembra una cittadina molto pittoresca, e la oltrepassiamo verso Brno in territorio ceco, proseguendo su questa silenziosa strada numero 7. Siamo alla dogana. Un giovane e rasato militare della Gendarmerie ritira i passaporti: sembra proprio che avrò ben quattro bolli tra Austria, Repubblica Ceca e Polonia, per un tempo di percorrenza del paese ceco davvero minimo: nemmeno mezza giornata sommando andata e ritorno. La fermata si prolunga un po' e molti, me compreso, scendono per sgranchirsi le gambe o fumare. La temperatura è decisamente più rigida dell'altra frontiera: ad occhio e croce dovremmo essere tra i 10° e i 15°C. Dopo un paio di starnuti risalgo sul pullman per evitare un raffreddore. Sembra che ci sia un problema con il passaporto di una ragazza, che a quanto pare è rimasta in Italia 6 mesi contro i 3 consentiti dalla legge. Finalmente riconsegnano i passaporti e scopro che in effetti non è stato timbrato. Abbiamo passato più di mezz'ora alla dogana e ancora non si riparte. Poi si va avanti per poche centinaia di metri: frontiera ceca e stavolta il passaporto me lo timbrano; vabbè, vorra dire che con un solo viaggio prenderò un sacco di bolli… All'alba apro gli occhi quel tanto che basta per vedere i campi illuminati dalla luce radente del sole, ancora pieni di nebbia. Quando mi sveglio del tutto siamo in una città molto bella, di cui non riesco a capire il nome, forse Frydek Mistek, credo. I ragazzi stanno andando a scuola, il cielo è di un colore indefinibile, sembra un bianco molto sporco o un azzurro pallidissimo. Uscendo dalla città sulla destra c'è una specie di centrale elettrica da cui si diramano pali dell'alta tensione. Sembrano delle gigantesche croci con qualche brigante sopra, nella luce di questo inizio mattina. Siamo di nuovo alla frontiera e la cosa più impressionante è la fila dei camion fermi per i controlli alla dogana. E' davvero difficile per me capire come dovesse essere prima dell'UE il commercio europeo, bloccato da decine di frontiere. Ormai siamo all'interno del Paese polacco, al suo Sud. Sugli alberi, tra le foglie più alte, spuntano i segni del primo autunno, mentre un gruppo di cigni riposa tranquillo in un lago che attraversiamo tramite un ponte. La zona è prettamente agricola, a parte una lontana fabbrica sulla sinistra, probabilmente di prodotti chimici: tutto sembrerebbe indicare che ci troviamo in una provincia, ma ecco che all'orizzonte spuntano lunghe file di case popolari. Nemmeno il tempo di vederle meglio e già viaggiamo tra file di betulle ed altri alberi alti e sottili. Il caffè a bordo è caldissimo e assolutamente imbevibile, fortuna che ho con me la moka e una confezione di Lavazza: un buon caffè credo sia l'unico lusso che chiedo nei miei viaggi, l'unica "nota domestica" di cui non riesco a fare a meno. Ed ecco che sulla destra vedo della sagome sinistre e familiari: i grandi fumi prodotti dai camini di una centrale nucleare attiva; ne conto sei e mi dico "non c'è pericolo"… ma il ricordo di Chernobyl da bambino è ancora vivo. La strada da Katowice a Czestochowa è trafficata, ai suoi lati folti boschi di betulle alte più di una quindicina di metri e poche radure: in una di queste, a pochi metri dalla strada, tranquillamente pascola un daino (o almeno mi è sembrato tale). Infine, dopo due lunghissime ore di fila, raggiungiamo Czestochowa. In lontananza vedo una grande cattedrale di colore rosso, ma non riesco a capire se si tratti del santuario. Dopo qualche ora eccoci anche alla penultima fermata, Lodz, tra due ore dovremmo essere a Warszawa, finalmente… ho scoperto che effettivamente il traffico prima di Czestochowa era dovuto al blocco delle strade per il rialzo dei prezzi del carburante. Anche qui dunque il problema sembra farsi sentire, pure se al cambio sono tra le 500 e le 700 lire sotto il nostro prezzo. Finora ho visto moltissimi lavori di manutenzione ed ammodernamento della rete viaria. So che dovrebbero esserci le presidenziali quest'anno e mi chiedo se questo c'entri qualcosa… Non appena usciti da Lodz incontriamo il solito triste spettacolo dato dal mestiere più antico del mondo e dai suoi clienti. La Polonia rurale vista dal pullman è un poco monotona nei paesaggi per via dell'assenza totale di rilievi, ma invidiabili sono le abitazioni: dovunque villette, villini o semplici case tirate su in proprio, ciascuna con il proprio giardino curatissimo, ampi spazi intorno, un ritmo di vita molto più lento di quello delle città. Arrivato nell'appartamento della sorella di Paula ci riposiamo per qualche tempo sul divano, mentre aspettiamo sua madre per andare al supermercato. Mentre fa buio il cielo si è ormai ripulito dalle nubi e su Warszawa calano le ombre della notte. Il colore del cielo è blu, turchese, azzurro profondo… una meraviglia, tutto è nitidissimo fino all'orizzonte. Le strade del quartiere Ursynow sono tranquillissime e l'atmosfera confortevole e rilassante nell'appartamento aiuta il relax. Usciamo e andiamo a fare la spesa, poi ceniamo a casa dei suoi e torniamo a dormire nell'altro appartamento. Sono decisamente stanco, ma almeno domattina posso dormire… Sabato 16 settembre Mi risveglio a metà mattina, ben rinfrancato nel corpo e nello spirito. Ascolto un po' Paula che gira per casa, in silenzio, poi decido di alzarmi e di preparare un buon caffè. Dalla finestra in cucina si gode una bella vista d'angolo sul quartiere, a due passi dalla fermata "Natolin" della metro. Nel salotto dove dormo, tirando le tende, mi godo la vista di decine di piccioni che si alzano in volo tra gli alberi sul marciapiede di fronte. A destra, un cantiere è al lavoro per la costruzione di un palazzo condominiale dalla forma che mi piace. Le strade sono silenziose ed il caffè è pronto, perciò chiamo Paula e ci sediamo a berlo. Usciamo per andare alla lezione di danza di Paula e la prima cosa che noto, insieme al fatto che la temperatura è buona e perfettamente sopportabile, è il piccolo parco tra i condomini, ben tenuto e molto poco artificiale. Mentre avanzo per le case del quartiere mi accorgo che in effetti ci troviamo in una zona quantomeno privilegiata, se non ricca: edifici molto nuovi, colori pastello sulle pareti e negozietti di tutti i generi. Sul marciapiede panchine, aiuole e giardinetti, anche di fronte alle case, contribuiscono ad ingentilire tantissimo l'aspetto generale, che nel complesso risulta davvero bello. La sala da ballo è ricavata in una stanza che deve essere un asilo, nel resto della settimana. Le ragazze sono semplici, alcune carine altre no. La lezione è tenuta dal padre di Paula, che le assomiglia molto nel volto, e che mi sembra molto simpatico e anche professionale nel suo lavoro. Forse è una mia impressione e sbagliata, ma credo che l'esercizio fisico e il perfezionamento di una qualche abilità dei ragazzi sia un retaggio comunista ancora diffuso (e per fortuna dei giovani, che mi sembrano decisamente in buoni rapporti col proprio corpo). Da fuori giungono i rumori di una partita di calcio tra ragazzi, dalla finestra inquadro una porzione del vicino campo di gioco. Tornando a casa domando a Paula di confermare o smentire le mie impressioni, qualcuna era esatta e qualcuna no. Non è esatto credere che i giovani facciano molta attività fisica, mentre è proprio per mancanza di soldi che i film non vengono doppiati in maniera "normale". Una leggera pioggia scende sulla notte di Warszawa mentre torniamo a casa, dopo la cena presso la madre di Paula e il suo compagno; a casa loro abbiamo visto dei fuochi d'artificio dal balcone, ma non sappiamo per quale motivo ci fossero dei festeggiamenti
Domenica 17 settembre Stamattina il cielo è del tutto coperto da nuvole grigie e la temperatura è molto più bassa. Per terra l'asfalto è ancora bagnato dalla pioggia caduta nella notte. Con Paula, la madre e il compagno di lei ci dirigiamo in macchina alla proprietà in campagna di quest'ultimo (ha un nome impronunciabile e difficile anche da scrivere!). Uscendo da Warszawa incontriamo la cittadina di Jaworowa, e subito dopo siamo su una strada a scorrimento veloce che attraversa la campagna. Decine di uccelli (sembrano piccioni, ma non ci giurerei) si alzano in volo sui campi. Piove. Mentre avanziamo a velocità sostenuta, al lato della strada si alternano boschi e amplissime pianure; di tanto in tanto noto i segni della devozione polacca, sotto forma di grandi croci in metallo o legno, addobbate con nastri multicolori e recintate con un semplice steccato. Qua e là piccole e grandi case di campagna. Dopo un'ora e mezzo arriviamo a Miasztów, dove è la casa rurale. Sta continuando a piovere ed entriamo nel salone; fuori ci sono circa 8°C e dobbiamo accendere il camino, una delle poche comodità di cui è già fornita la casa, ancora in costruzione all'interno e carente di mobili. Mi dirigo con il compagno della madre di Paula verso il grande magazzino in legno a rimediare un po' di combustibile per il camino; dopo il lavoro sorseggio un buon the caldo che Paula viene a portarmi. Credo di essere il primo italiano a spaccare ciocchi di betulla con l'ascia in questa località. Il suono della pioggia all'esterno del capannone è riposante, non c'è altro rumore che quello delle nostre voci. Sul piccolo barbecue nel patio della casa cuoce della buona carne, ed il profumo è anche migliore. Il pranzo è ottimo, carne alla griglia, polpettone freddo, insalata, pane e pane al sesamo con burro: mancherebbero solo un buon caffè ed un lettuccio per riposare. Nel giardino sul fronte della casa, c'è un piccolo laghetto pieno di ninfee, con un pontiletto in legno in costruzione. La madre di Paula mi dice che ci sono molte rane e qualche pesce, ma date le condizioni del tempo non si riesce a vedere o sentire nessun rumore dallo stagno. Ad un centinaio di metri da noi, sulla sinistra, l'unica altra casa della zona, stabilmente abitata e dal cui tetto spunta un ricevitore a parabola. Purtroppo a causa del brutto tempo lasciamo la zona quasi due ore prima del previsto e senza aver visto il grande lago a 3 km circa dalla casa. Mentre torniamo a Warszawa ha smesso di piovere. Andiamo con Paula a telefonare e tra i vialetti del quartiere di casa sua si alza in volo un gruppetto di uccellini marroni dal petto bianco, per andare a posarsi su un albero, a pochi centimetri dalle nostre teste. Tornando passeggiamo fino alla sommità di una piccola collina ricoperta da giardini, spazzata dal vento freddo. Nel parco sottostante alcuni cani giocano liberi e felici sotto lo sguardo dei propri padroni. La vista da quassù è molto bella, siamo praticamente al centro del quartiere: Paula mi confessa che spesso quando piange o vuole pensare a qualcosa viene fin qui; non fatico a crederlo, è così romantico e solitario che sembra un luogo fatto apposta. Serata in centro a mangiare e bere qualcosa con Asia, la sorella di Paula, visto che lei, la madre e il compagno vanno a vedere uno spettacolo musicale dei Gaelforce Dance. Mentre aspetto Asia alla fermata Centrum della metro, mi guardo intorno e cerco di capire qualcosa di quel che vedo, per la prima volta solo a Warszawa. Di fronte all'uscita del sottopassaggio due vecchiette vendono fiori freschi. L'ingresso della metro è in un piazzale ad un livello più basso del piano stradale, quindi non riesco ad osservare immediatamente tutta la piazza antistante il grande Palazzo della Cultura dove si svolge il concerto cui assisterà Paula. La zona è ricca di grattacieli e hotel, e mentre attendo che giunga l'ora dell'appuntamento osservo il campionario di varia umanità che passa più o meno in fretta davanti a me, per correre a rifugiarsi dalla temperatura rigida e dal vento. Dopo una rapida passeggiata tra la Stare Miasto e la Nowe Miasto con Asia, passeggiata che tra l'altro è il mio primo contatto "da turista" con Warszawa e che mi lascia molto contento, andiamo a prendere qualcosa da mangiare e da bere; portiamo il tutto a casa della sua ragazza e passiamo una piacevolissima serata parlando di numerose cose, tra un paio di bottiglie di economico vino bulgaro e ottime tartine farcite preparate da Asia. Lunedì 18 settembre La sveglia non la punto nemmeno, è Paula che mi chiama alle 6.20 per lavarmi, vestirmi e fare un'abbondante colazione. Usciamo di casa per le 7.00, lei va a scuola e io mi dirigo in centro. Il tempo è brutto, fa anche qualche goccia di pioggia. Passeggio per una mezz'ora intorno al Palazzo della Cultura e della Scienza, tra giardinetti curati e negozi ancora chiusi. Il Museo della Tecnica il lunedì è chiuso, purtroppo, quindi non posso visitarlo. Cercando un modo per arrivare in cima al Palazzo, alla vista panoramica sulla città, riesco anche a farmi rimproverare da un addetto alla sicurezza. Finalmente una persona che parla inglese e che ha capito cosa voglio fare mi spiega che devo aspettare le 9.00 e poi comprare un biglietto alla cassa. Finalmente la cassa apre, compro il biglietto e salgo con ascensori velocissimi fino al trentesimo piano. L'aria gelida di fuori e il vento mi trattengono un po' nei corridoi; alle pareti sono appese riproduzioni di alcune vecchie pagine di giornale e manifesti-comunicato: un paio sono del settembre 1939 e non fatico a capire di cosa parlino; altre invece sono più ambigue, quando si tratta di capire la loro importanza, che giustifica la presenza in un posto che celebra Warszawa e la sua rinascita: foto di ambasciatori in visita, un gruppo di aristocratici signori ad un ballo per la cultura del 1929, una vignetta, alcune pubblicità d'epoca; l'unica altra che capisco un po' è una del giugno 1989, riguardo al massacro di Tienanmen e a manifestazioni in piazza di Solidarnosc. Poi mi affaccio, uscendo sul corridoio esterno: l'aria è davvero freddissima, ma mi prendo il tempo che mi serve per osservare tutti e quattro i lati, e grazie allo skyline riesco anche a capire un po' di quello che vedo; tuttavia, sia a causa del cielo coperto, sia per l'inevitabile smog, la visuale è molto ridotta. Sulle pareti esterne altri pannelli, con informazioni storico culturali sui monumenti della città. Sull'ultimo pannello che vedo, lato Nord dell'Edificio, c'è la storia del Ghetto, l'infamia nazista che concentrò tutti gli ebrei di Warszawa in una zona, per poi rastrellarli e trasportarli ai campi di concentramento nel 1943. Rientrando osservo un filmato composto da immagini statiche sull'aspetto della città ieri e oggi. Immagini quasi solo in bianco e nero, con accompagnamento di musica classica: sembra uno di quei vecchi "Intervallo" che passavano di tanto in tanto alla RAI, quindici e più anni fa. Uscendo passo una mezz'ora nel mercato sotto il Palazzo: vendono quasi esclusivamente abiti, pochissime sono le bancarelle di prodotti alimentari, c'è qualche venditore di cassette e CD musicali e poco altro. La città, almeno in centro, ha le strade sporche, sui muri sono numerosi i graffiti e i volantini di ogni tipo (solo molti giorni dopo ho capito che mi ero trovato in una zona assolutamente non turistica e molto più popolare). Mi immergo tra le persone che affollano il mercatino, purtroppo è molto difficile comunicare perché pochissimi conoscono l'inglese ed il mio polacco è buono quanto il loro italiano: cioè zero. Mi infilo in una scalinata che porta sottoterra e mi ritrovo in una stazione dei treni, Warszawa Srodzmiescie, dove riprendo un po' di calore e leggo gli opuscoli sulla città che ho preso al punto di informazioni turistiche dentro il Palazzo. Sempre a proposito del Palazzo: ieri parlando con Asia ho saputo che "il dono delle nazioni dell'Unione Sovietica ai popoli", inaugurato nel 1955, sembra avere seri problemi a resistere nel tempo, come pure numerosi altri edifici costruiti nel periodo comunista; si tratta dell'uso di materiali scadenti per abbassare il costo e per fare prima, rispettando così le direttive del Partito riguardo i tempi di consegna. Sempre Asia mi ha confermato che i lavori stradali che ho visto ovunque sono in parte dovuti al fatto che è estate e che quindi si può lavorare senza neve, in parte al fatto che cambierà la numerazione delle strade in Polonia… ma soprattutto che la prossima settimana ci sono le elezioni amministrative per il centro di Warszawa e il mese prossimo le presidenziali a livello nazionale! E' proprio vero che tutto il mondo è paese… Uscendo dalla ferrovia sotterranea mi incammino l'aleja Jerozolismkie per andare verso il Lazienki. Passo sopra un ponte e scendo lungo le scale per mettermi un poco seduto a scrivere e perché, in primis non credo di fare in tempo a trovare il Lazienki, in secundis non ho idea di dove io sia in questo momento! Dovrei già esserci ma non ne vedo traccia: a meno che non si tratti degli alberi alle mie spalle, che ne costituirebbero l'ultima propaggine a nord… di certo c'è solo che il tempo minaccioso e la necessità di tornare da Paula in orario mi costringono a tornare subito indietro. Tornato alla metro Centrum passeggio tra i negozi del piccolo centro commerciale all'interno. E' tutta la mattina che vedo qualcuno con una specie di panino grigliato e finalmente trovo tre di questi venditori; appartengono a due diverse catene, "Oscar", più affollato e appena più caro (1 zl in più) e "A-petit", che scelgo per me sperando che con una minore confusione di gente il mio scarso polacco si faccia strada: niente da fare! Ricorro all'inglese e prendo un ottimo panino al tacchino con lattuga, pomodori e maionese ad un buon prezzo (3.80 zl); soprattutto mi riempio lo stomaco con qualcosa di caldo e veloce da mangiare: praticamente un McDonald's, ma non ho mai visto niente di simile prima d'ora! Poi usufruisco della toilette, pulita, profumata e ben tenuta; l'ingresso costa solo 1 zl e dà la possibilità di non ricorrere a McDonalds nemmeno per le necessità fisiche. Torno a casa con Paula e le spiego che non sono riuscito a trovare il Lazienki: guardo la mappa e sbotto a ridere, ci credo che non lo trovavo!!! Avevo sbagliato a seguire la strada sulla cartina, perciò quello che avevo trovato era sì un parco, ma certo non era il Lazienki… si trattava infatti del Parco Centrale della Cultura, subito dopo il Museo Nazionale d'Arte! Dopo un pomeriggio passato a dormire e studiare usciamo insieme ad Asia per andare in un pub vicino alla fermata Politechnika della metro; si chiama "U Szwekjko" e al suo interno, subito dopo che ci siamo seduti, tre ragazzi del locale cominciano a suonare proprio vicino a noi una musica brasiliana (strano!) con una fisarmonica, un violino e un contrabbasso (sempre più strano!); passano poi ad altre musiche sempre rimanendo al centro del locale, che tralasciando l'illuminazione carente e dei prezzi appena troppo alti per un pub è carino. La serata passa piacevolmente, ordino una scaloppina alla bavarese grigliata con erbe miste ed una insalata, entrambi i piatti molto buoni; pago 110 zl per tutto quanto, compresa la mancia per le mie portate, un bicchiere di vino, tre coca-cola ed un drink: ci si può stare, come prezzo è quasi onesto. I "suonatori" hanno smesso per pochi minuti ed avendoli proprio dietro al nostro tavolo eravamo leggermente ostacolati nelle conversazioni, ma tutto sommato sono stati una buona compagnia. La poca pioggia che stava venendo giù quando siamo entrati nel locale ha smesso del tutto e la temperatura è decisamente più sopportabile di ieri sera, perciò ce ne andiamo a casa a dormire piuttosto contenti.
Mi scuso se stavolta sono stato prolisso ma non avevo voglia di spezzare le due giornate... anche perchè la prima da sola non basta a farne una puntata e la seconda è cmq troppo grossa... Di nuovo chiedo scusa per lo spreco di banda, sperando che almeno vi piaccia... Martedì 19 settembre Sono entrato per caso in una chiesa che ha davanti a sé la statua di Giovanni Paolo II, con una rosa rossa vera appoggiata alla veste di bronzo. Da quelle poche parole polacche di origine latina che riesco a capire sembra che qui si sia svolto un congresso eucaristico. All'interno c'è un vestibolo piuttosto buio, dove si trovano bacheche con numerose scritte in Polacco e con foto che illustrano cartelloni scritti a mano. Supero la porta che conduce alla chiesa vera e propria e vengo accolto da un ambiente luminoso: la poca luce esterna (anche oggi il cielo è molto coperto) entra dalle grandi finestre a mezzaluna sulle navate laterali e in parte dal lucernario della cupola, venendo poi riflessa dalle pareti chiare (color avorio gli elementi architettonici come archi, colonne, modanature e capitelli corinzi; color panna sul resto delle pareti). Un pulpito a metà strada tra il barocco e il liberty, completamente in bronzo, inclusa la scala per accedervi, troneggia sulla parte sinistra della navata centrale. Nel braccio destro del transetto, sulla parete di fondo, c'è un ritratto di Padre Massimiliano Kolbe, morto ad Auschwitz per salvare la vita di un altro uomo, e per questo motivo fatto santo. Girandomi verso la parete destra vedo due dipinti, sicuramente antichi e probabilmente del Settecento, in pessime condizioni, tanto che non se ne distingue il soggetto se non per via generale, dal nero che si è depositato sopra nel tempo. Purtroppo oggi ho poco tempo per vedere tutto come vorrei fare: Paula, la cui giornata condiziona invariabilmente la mia, esce presto da scuola ed è entrata solo alle 9.00, ho già perso un'intera ora passeggiando tra i vestiti della Galeria Centrum e nelle vie adiacenti, questa mattina; perciò esco dalla chiesa, in cui stanno pregando alcune donne nel silenzio più totale. Uscendo noto altri dipinti appesi alle pareti delle navate laterali, qualcuno antico e qualcuno no: sotto due quadri di San Taddeo e di un Sant'Antonio numerosi sono gli ex-voto, in forma di piastrina metallica avvitata alle due panche sotto i dipinti. Prima di uscire definitivamente do una occhiata anche all'altare maggiore, che è tanto semplice da sembrare spoglio: particolare strano in una chiesa certamente cattolica e sicuramente ricostruita di recente è che l'attenzione dei fedeli sia catturata dal pulpito bronzeo al centro della chiesa e non dall'altare maggiore sul fondo della navata centrale. Finalmente, dopo esserci passato vicino un paio di volte senza vederla, trovo la Sinagoga che cercavo: un cartello bilingue mi informa che si tratta della Sinagoga Ortodossa, l'unica di Warszawa ad aver passato indenne il periodo bellico. Non è molto grande, e nascosta tra gli alberi e altri edifici (tra cui un asilo) è difficile da individuare… purtroppo è chiusa e sono costretto a rinunciare a visitare l'interno. Gironzolo a piedi, passando di fronte al Municipio di Warszawa nella Plac Bankowy, non è rimasto niente di quello che c'era prima della guerra. Lungo Aleja Solidarnosc i grandi casermoni del socialismo reale tutti grigi sono uno spettacolo ben triste. Arrivo fino al monumento agli Eroi del Ghetto, seguendo il percorso più diretto possibile: non mi sono reso conto di esserci arrivato fino a che non l'ho visto! Credevo di immergermi nell'atmosfera di quello che è stato il luogo della prima follia nazista, il Ghetto, e per questo avevo deciso di non servirmi dell'ottima rete di mezzi pubblici, attraversando invece le vie a piedi… Cammino fino alla Uschlagenplatz, il luogo da dove partirono 300.000 ebrei verso i campi di sterminio, commemorato da un moderno monumento: nel perimetro di quello che fu il Ghetto non rimane una pietra che sia anteriore al 1945; tutto è stato distrutto, raso al suolo, cancellato, e se si escludono i tre monumenti eretti in ricordo alla storia del luogo sembrerebbe di essere in un qualunque quartiere postbellico di una città europea, invece che in uno degli angoli più tragici del Novecento. Purtroppo non ho tempo per visitare i musei e mi dirigo verso un altro monumento, quello per i caduti all'Est contro l'invasione russa del 17 novembre 1939; visto che domenica scorsa c'è stata la ricorrenza il monumento è pieno di fiori, lumini e bandierine polacche. Si tratta di un vagone merci ferroviario che porta su di sé croci e lapidi, alzate verso il cielo come tante braccia a chiedere pietà, una foresta nerissima di morte, mette i brividi guardarla e pensare a quanto abbia sofferto questo popolo. Prendo l'autobus per tornare a Centrum e mi rendo conto che non riuscirò a vedere e capire Warszawa quanto vorrei fare in questi pochi giorni: troppe chiese, musei e parchi passano sotto i miei occhi perché io possa dedicare loro il tempo che meritano. Già il bel parco a Muranów dove è il monumento agli eroi del ghetto meriterebbe più di una visita in una domenica soleggiata, e forse anche in pieno inverno, quando è interamente coperto dalla neve. Comincio ad ambientarmi: mi sento a mio agio, domando informazioni in polacco, capisco più o meno cosa mi rispondono (meglio se parlano con gesti), insomma comincio ad amare questa città. Prendo anche il mio primo pullman da solo e finalmente comincio a vedere qualche bella ragazza, dato che finora erano del tutto scomparse dalla circolazione. Riprendo un panino, da Oscar questa volta, e capisco perché è più affollato: è più buono degli altri! Il panino è con i funghi e quasi me la cavo parlando in polacco: chiaramente è questione di pura sopravvivenza, ma funziona! Evito anche la figuraccia di ieri alla toilette, dove pensavo bastasse un mucchietto di monete ed invece volevano esattamente 1 zl; adesso invece comincio anche a distinguere le varie monete con facilità e questo per me vuol dire una sola cosa: la città mi piace e sto cominciando ad ambientarmi nella sua vita. Pomeriggio passato a studiare e fare shopping, in serata lunghi discorsi con Paula su amore, amicizia, scelte e delusioni, problemi adolescenziali. Mercoledì 20 settembre Oggi decido di visitare il Park Lazienskowi e il percorso reale fino a Wilanów. Scendo alla metro Politechnika e subito davanti a me c'è uno splendido anticipo di quello che sarà il Lazienki, pure se nella luce livida di una giornata come tutte le altre finora. Devo solo sperare che non piova, non ho ombrello e le chiavi di casa le ha solo Paula. Scatto una foto alla colonna con due statue equestri sopra: si tratta credo del monumento alla cavalleria polacca e alle sue famose cariche in battaglia. Questo è un popolo che ha passato tutte le dominazioni e a tutte ha resistito ed è sopravvissuto: quanta differenza tra il pratico "Franza o Spagna purché se magna" d'Italia e le eroiche cariche a cavallo contro i carri armati tedeschi e russi, tra il servilismo nostrano alle corti dei potenti e la resistenza di Warszawa del 1943 (ghetto) e del 1944 (rivolta cittadina), che costò la distruzione quasi totale della città, tra la nostra storia politica e la loro Solidarnosc… Forse in un futuro qualche poeta canterà l'eroismo polacco, ma qui credo che non nascerà mai: sono abituati da secoli a resistere più o meno silenziosamente, non credo che amino la retorica tipica dei nazionalismi. Nonostante la giornata sia piuttosto brutta e sia un giorno lavorativo sono numerose le persone che portano a spasso il loro cane in questo piccolo ma grazioso giardino pubblico sistemato in parte all'italiana, con panchine e siepi disposte concentricamente rispetto ad una fontana centrale, ed in parte all'inglese, con silenziosi e un po' sbreccati sentieri tra gli alberi: deliziosa la vista di tante nuove piante che cresceranno, oltre alle centinaia che già ci sono ora, di ogni forma e colore in questo autunno più freddo del solito, che non regala loro una luce adatta a renderle ancora più belle. Spero che sia colpa dell'assoluta mancanza di sole se continuo a perdermi ogni 100 metri… Uscito dalla metro avevo imboccato esattamente la direzione opposta al Lazienki, e solo avendo chiesto conferma (una volta uscito da quel piccolo giardino, il Park Pilsudskiego) mi sono reso conto che proseguendo sarei finito proprio dalla parte opposta della città… Dopo una buona mezz'ora di cammino finalmente lo trovo! Mi impressiona molto la pianta del complesso, e mi chiedo quanto ci metterò a visitarlo, anche se Paula mi ha assicurato che due o tre ore bastano per vedere tutto. Sono entrato da Sud, e mi dirigo verso lo stagno segnato sulla cartina, tenendo a mente che più o meno la distanza da percorrere è la metà della larghezza del parco: dopo meno di duecento metri ci sono già arrivato ed in pratica è un piccolo e tranquillo canale largo una decina di metri! Quindi ha ragione Paula, due o tre ore saranno pienamente sufficienti. Mi colpisce il numero di ragazzi che incontro: dovrebbero essere a scuola, e invece sono in giro, già con una lattina di birra: l'alcolismo è un problema diffuso qui, mi ha spiegato Asia che sono vietate le pubblicità di prodotti alcolici (in compenso sono numerose e ovunque quelle di sigarette), e il limite massimo di velocità è stato portato a 50 km/h in tutta la Polonia (anche se non ho visto nessuno andare così piano) dal primo settembre scorso; la polizia è severissima nel controllare il tasso di alcool nei guidatori e nessuno si azzarda ad uscire in macchina dopo aver bevuto un paio di bicchieri. Passeggio lungo il perimetro esterno del parco tra file di alberi silenziosissimi lungo vialetti deserti. Raggiungo un altro ingresso e noto un minigolf e dei giochi per bambini: ci sono anche dei piccoli bunker di sabbia scavati per terra e recinti da bordi in cemento di forma pentagonale, a volte raggruppati tra di loro. Si trovano in uno spiazzo dove è anche una lapide in granito che commemora qualcosa successo qui tra il 1927 e il 1939. Deve certamente essere un posto molto bello da frequentare nelle giornate di sole, ma il silenzio e le pochissime persone che passano in questo momento lo rendono triste e anonimo. Numerosi uccellini si alzano in volo mentre passeggio, fino ad incontrare una bionda cavallerizza che si esercita nel maneggio, compiendo alcune semplici figure nello spazio recintato vicino alle stalle. Le voci di tanti bambini che giocano nel parco giochi vicino donano una nota di allegria alla scena. Di fronte al maneggio c'è l'interessante museo della caccia e dell'equitazione: entro e osservo i numerosi trofei e memorabilia delle Olimpiadi passate, al piano inferiore, dove è anche una stanza ricca di fucili e di trofei di caccia dall'arredamento molto particolare e in tema. Al piano terra una stanza piena di trofei e di oggetti da caccia, con una piccola targa sotto il trofeo che indica dove si trova l'habitat dell'animale. La ragazza che si occupa della stanza mi chiede se voglio ascoltare delle voci di animali, mentre osservo, dico di sì e il nastro si rivela caotico ma carino; sono principalmente versi di uccelli, probabilmente registrati in un bosco. Al piano superiore, salendo le scale, si trovano subito sul pianerottolo due divani con le gambe e i braccioli fatti in corno e un mobile con fucili e rappresentazioni di scene di caccia dipinte. A sinistra e a destra invece due bellissime sale colme di splendidi animali impagliati, uccelli a destra e animali del bosco a sinistra. Alle pareti citazioni letterarie sull'argomento, di autori polacchi perlopiù, e sullo sfondo due rappresentazioni dell'ambiente naturale, con gli animali impagliati a popolarle. E' molto istruttivo ed infatti ci sono numerosi bambini curiosissimi di vedere tutto, in gita con le scuole. Esco e camminando arrivo sul set di un film che stanno girando, è pieno di persone in uniforme da soldati dell'esercito e ci sono delle attrici vestite da anni '20 o '30. Mi trovo davanti al "Palazzo sull'acqua" che è uno spettacolo meraviglioso e ci sono tantissimi ragazzi ora, che passeggiano in gruppi. Arrivo fino al "Palazzo sull'acqua" facendo un ampio giro attorno, e visto che ormai è ora di pranzo mi rifugio nel bellissimo edificio neoclassico dell'Anfiteatro sotto la cui cavea è ospitato un locale illuminato, nella sua parte più nascosta e romantica, solo da candele e lanterne, un bijou. Il mobilio è composto da antiche botti in legno e tavoli, sedie in legno… un amore! I prezzi non sono precisamente dei più economici, ma si pagano il luogo e l'atmosfera; in più, al cambio sono comunque accettabilissimi. Fuori ora è pieno di scolaresche e di bambini, la temperatura si è alzata di qualche grado e il cielo si è schiarito, ci sono uccelli bianchi che galleggiano sull'acqua, piccioni e pavoni che becchettano tranquilli nelle verdeggianti aiuole del parco. Ho deciso di prendermi il tempo necessario a vedere bene quello che incontro, senza tentare di vedere tutto per poi non capire niente. Il pranzo è una delizia, sono da solo nel locale e non devo litigare con nessuno per ottenere attenzione dalla giovane e carina cameriera (in livrea!); ordino una "salatka z Kurczakiem" che vale appieno i suoi 22 zl: pollo marinato e grigliato adagiato su un letto di insalata fresca e servito con sottili fettine di arancia, chicchi di uva e fragole! Una squisitezza, anche se la porzione non era abbondantissima, l'ho proprio divorato, insieme alle fettine di pancarrè grigliato, servite come accompagnamento. Tra l'altro il locale ha personale (esclusivamente) femminile che conosce l'inglese e d'aspetto davvero molto carino. Il parco è assolutamente splendido: uno scoiattolo saltella per terra e sale su una panchina a pochi metri da me, le anatre nei canali si immergono per fare il bagno, alberi di ogni tipo costellano i numerosi vialetti, sia asfaltati che non; forse è così che i Greci immaginavano i Campi Elisi, dove riposavano dopo la morte le anime giuste; certo è che si tratta forse del luogo più romantico che abbia mai visto, capace di battere Villa Borghese a Roma per cura, quantità di fauna e flora, bellezza e atmosfera. Come luogo mi ricorda qualcosa, ma forse è solo la sensazione di deja-vu che tutti abbiamo quando incontriamo nella realtà qualcosa che credevamo esistesse solo nei nostri sogni… qui il mio sogno è stato lo stesso degli architetti che hanno creato il parco, rendendo reale quel che prima esisteva solo nella fantasia. Continuo a camminare, sempre più estasiato: il Belvedere, che è stato la residenza di Walesa durante la sua presidenza, nei primi anni dopo la caduta del comunismo, è in una posizione che merita appieno il nome datogli: si gode davvero una vista magnifica sul laghetto sottostante, ma purtroppo l'interno non è accessibile. Torno indietro ed entro nel museo dell'Orangeria. Il bellissimo teatro privato della corte reale lascia senza fiato: leggo delle informazioni in inglese e scopro che quello che sembra marmo, su tutte le pareti, è in realtà solo stucco dipinto. Sul soffitto un luminoso dipinto raffigura Apollo come sole, trainato da una quadriga di cavalli bianchi. Agli angoli del grande tondo centrale sono stati dipinti dei medaglioni con le teste di Racine, Moliere, Sofocle e Shakespeare, di certo gli autori più in voga alla fine del Settecento, quando il teatro fu costruito. Proseguo osservando le numerose copie in marmo di tante statue e ritratti dell'arte classica. In particolare mi colpiscono due statue separate che rappresentano il gruppo dei Tirannicidi, Armodio e Aristogitone: sulla targa c'è scritto che gli originali sono al Museo Nazionale di Napoli, ma a me sembrano molto diversi dal gruppo che ho studiato per l'esame di Archeologia all'Università… in particolare è la statua di Armodio, il più anziano, che mi sembra troppo simile a quella di Aristogitone nei lineamenti del volto… Statue e ritratti antichi, in copia, si alternano ad altre copie rinascimentali, come una Pietà ed un Mosè di Michelangelo, statue del Gattamelata o di S. Giorgio (Donatello), a ritratti del Settecento e degli inizi dell'Ottocento chiaramente classicheggianti. Alle pareti addirittura copie delle metope di alcuni templi greci tra i più famosi e copie dei marmi del Partendone, raffiguranti la cavalcata delle feste Panatenaiche. Esco, incontro il monumento a Henrik Sienkewicz, autore di "Quo Vadis", quello a Chopin è immediatamente dopo e mi delude molto, niente più di una statua in una fontana circondata da panchine e aiuole, dove si tengono fino alla fine di settembre dei concerti domenicali. Poi vado alla fermata del pullman, dove sono protagonista di una scena quasi comica: chiedo (malamente) in polacco ad una vecchietta se ci sono da lì autobus per il centro, quella mi comincia a parlare in polacco stretto spiegandomi non so che, ma capisco che non lo sa e sembra che non ce ne siano. Arriva una ragazza che parla inglese, la vecchina le ripete la domanda, anche lei cerca di aiutarmi ma non ricorda se c'è un pullman che passi qui per il centro… si siede un ragazzo e entrambe le donne chiedono a lui: la sua faccia sembra un grosso punto interrogativo, fino a che si intromette una nuova signora che finalmente conosce qualcosa dei trasporti a Warszawa! Il bello è che avrei potuto risolvere da solo i miei problemi, perché appena salgono su un pullman vedo la palina con i percorsi, che all'inizio avevo cercato ma che mi era sfuggita… Dopo essere tornato a casa mi metto a studiare seriamente per l'esame, poi con Paula prendiamo la metro, perché Asia e la ragazza ci aspettano in centro: ho deciso di offrire loro una cena e Paula, a mia insaputa, ha prenotato in un ristorante di cucina italiana, il "Chianti". Non sono entusiasta della scelta e glielo faccio presente, dato che lei stessa mi ha raccontato che i polacchi fanno cuocere la pasta per 25 minuti… perciò le chiedo se almeno i proprietari siano italiani; mi risponde di no, sono polacchi ed oltre al Chianti hanno un ristorante di cucina di cucina spagnola ed uno di cucina messicana: di bene in meglio, penso, chissà che porcheria… Entrando nel locale la prima sensazione è uditiva: tipica musica italiana da esportazione, sul genere "pizza, spaghetti, mafia e mandolino"… poi vedo che è musica dal vivo, con due persone intente a suonare in quel momento, proprio come ieri nel pub. Parliamo con Asia, la ragazza ci raggiungerà tra poco; ci sediamo ed una cameriera porta il menu, un'occhiata ai prezzi mi fa impallidire: non sono ancora abituato a dividere i prezzi in zl per due, ottenendo così il valore approssimativo in lire… Poi mi rilasso e cerco di evitare la scelta di piatti scontati leggendo attentamente il menu: a parte le ovvie lasagne, spaghetti alla carbonara, etc., risaltano piatti decisamente più fantasiosi, difficili da trovare anche in ristoranti di ottimo livello in Italia, tra cui un'eccezionale ricotta con aceto balsamico e spolverata di pepe, delle tagliatelle rosse (probabilmente colorate con succo di pomodoro) alla crema di tartufo e con prosciutto cotto sminuzzato, tortino di patate; ordino tutte e tre le portate e sono una vera delizia, per non parlare del raviolo gentilmente offerto dallo chef, il cui ripieno di ricotta e spinaci merita davvero una menzione d'onore… un po' meno la pasta che contiene il ripieno, decisamente povera di uova, ma è l'unico particolare che stona in una cena altrimenti perfetta. Anche i piatti scelti dalle ragazze sono di livello eccellente, il servizio è di prima classe e l'ambiente molto piacevole, il vino della casa, rosso per accompagnare le carni, si rivela una scelta azzeccata ed economica: le bottiglie di vino italiano infatti hanno costi assolutamente proibitivi per le mie tasche, partendo dalle 25.000 lire fino ad arrivare alle 150.000 lire… I 280 zl pagati alla fine (più il servizio, un altro 10%) sono un prezzo assolutamente basso, se comparati alla bella serata passata ed alla scoperta che non sempre la cucina italiana è buona solo in Italia, anche grazie ad un cuoco "importato" (Gianfranco Russo). Dopo cena andiamo a passare un'oretta in un locale gay, la musica è buona, ma sono vestito con giacca e cravatta e manca l'aria condizionata, così non posso nemmeno ballare senza rischiare di sudare e poi prendermi un colpo uscendo nell'aria fredda della notte. Tornando a casa con uno dei bus notturni insieme a Paula, rifletto su quanto mi ha detto la ragazza di Asia, cui ho comunicato le mie impressioni sulla romanticità di Warszawa: sostiene che dovrei assolutamente vedere Kraków e Gdansk (Cracovia e Danzica) prima di sparare un simile giudizio. Comunque decido che la Polonia vale un nuovo viaggio in futuro, ma solo con tempo buono e accompagnato da una dolce metà. Uscendo dal pullman e camminando verso casa ho ancora il tempo di sperare in una bella giornata per l'indomani: nel cielo pulito brillano alcune luminosissime stelle, e domani ho tutto il pomeriggio per vedere con Paula Wilanów, un parco simile al Lazienki.
Torno a scusarmi per la lunghezza delle puntate, ma volevo mantenere il più possibile unite le giornate, per evitare 10 post e concludere al più presto... Smetto di dilungarmi e vi lascio alla penultima puntata, a parer mio la più lunga e la più interessante per i luoghi trattati. Giovedì 21 settembre C'è un sole fantastico oggi su Warszawa e la temperatura è eccellente, sono uscito sul balcone in pigiama appena sveglio… visto che Paula oggi non ha lezioni ma solo una visita al Museo Nazionale verso mezzogiorno, mi crogiolo nel letto fino alle 9.00, poi mi alzo e mi metto a studiare. Peccato dover rinunciare ad uscire di mattina proprio l'unico giorno di sole, ma spero che domani e sabato il bel tempo continui. Quando usciamo dalla metro Centrum c'è nel sottopassaggio un gruppetto di anziani suonatori che chiede qualche moneta in cambio della propria musica: alcuni di loro sono vestiti con curiosi abiti tradizionali, e oltre agli strumenti hanno anche microfono, amplificatore e casse… sono proprio pittoreschi e meriterebbero una bella foto, ma siamo in ritardo e non ho nemmeno il tempo di scattare. Entro al Museo Nazionale d'Arte, da solo perché Paula segue i suoi professori e compagni di classe, e la prima cosa che vedo è un tondo di Botticelli, così poco protetto da essere facilmente sfregiabile o danneggiabile, nonostante la guardiana a fianco; niente di che comunque, se paragonato alla scarsissima sicurezza di cui godono due Picasso nella stessa sala, appena coperti da una cornice e da un vetro; ci sarebbe troppo da raccontare su tutte le opere d'arte contenute, ma rimango affascinato (come sempre) dalla pittura ottocentesca: grandi artisti polacchi, a me del tutto sconosciuti, hanno dipinto scene mitologiche e quotidiane, importanti avvenimenti storici e scorci paesaggistici, ritratti e autoritratti, con una bellezza ed una poesia difficili da esprimere a parole: c'è di tutto, allegria e tragedia, poesia e prosa, fantasia e realtà, nei quadri e nelle sculture conservate all'interno del Museo. Un quadro in particolare, intitolato "L'Angelus", mi è rimasto impresso: due contadine, probabilmente madre e figlia, al lavoro nei campi, che interrompono la loro giornata di fatiche per recitare la preghiera, al suono di una campana che non è nel quadro ma che si sente suonare dietro le nostre spalle con l'immaginazione, se solo ci si ferma un istante ad osservare il dipinto: un momento intenso, di riposo fisico e spirituale, raccontato con semplicità e colori caldi, con profondo rispetto per la fede e le fatiche della povera gente. Al secondo piano una splendida collezione di manifatture in ogni materiale, dall'oro all'argento, dal vetro al legno, alla porcellana, tutte create tra il XVI secolo e gli inizi del Novecento. Nelle sale dedicate alla pittura europea invece sono contenuti paesaggi, ritratti, scene storiche, nature morte e molto altro ancora, principalmente ad opera di pittori tedeschi e fiamminghi. Riscendo al piano terra e mi tuffo velocemente tra le opere di arte sacra: statue di santi in legno, pietà, crocifissi, pale d'altare, trittici e polittici, una collezione numerosa di arredi sacri d'ogni tempo; tutta la galleria in questa sezione è stata realizzata grazie al Cardinal Wisczinski, che è raffigurato in un piccolo bronzetto all'ingresso, seduto e pensoso. Arriviamo con Paula al parco di Wilanów, dopo aver mangiato per pranzo uno dei soliti panini: una piccola ma graziosa chiesa dalle pareti color giallo paglierino mi invita ad entrare, mentre siamo ancora all'esterno del parco vero e proprio: all'interno una funzione religiosa è in pieno svolgimento e ci accoglie il canto delle donne che stanno partecipando al coro. Usciamo per non disturbare la messa e percorriamo il perimetro recintato intorno alla chiesa. Lungo le pareti del muro di cinta piccole nicchie, in ognuna delle quali è un gruppetto di piccole statue dipinte, rappresentanti le tappe della Via Crucis. Fuori dal recinto, a pochi metri dalla cancellata d'ingresso al parco, un piccolo giardino contiene un monumento funebre in stile neogotico, con un sarcofago sul cui coperchio è la statua di una donna distesa, velata, che non capisco chi sia. Wilanów è anche più bello e romantico del Lazienki, se possibile. Il giardino in stile misto, inglese e cinese, a sud del parco ha un'atmosfera raccolta; i viali lungo gli stretti canali sono coperti da un sottile strato di foglie gialle e arancio cadute dagli alberi, che cominciano a spogliarsi del loro vestito verde, preparandosi all'inverno. Il piccolo giardino barocco, dietro al Palazzo Wilanowski in restauro, è colmo di piante e boccioli in piena fioritura: i loro colori vanno dal turchese al rosso profondo e intenso; nei laghi ogni tanto si vede un piccolo uccello che becchetta lungo le rive. Statue neoclassiche lungo i percorsi segnati tra gli alberi e le aiuole contribuiscono a rendere tutto ancora più romantico; approfitto di un piccolo ponte in mattoni rossi lungo uno dei canali per sedermi a chiacchierare con Paula, a riposare un po' (oggi anche se non ho camminato molto sono assai stanco), a scrivere e a gustare la semplicità della vita, la bellezza delle cose che mi stanno intorno e a renderne grazie alla mia buona sorte. Rifletto con Paula che anche se l'atmosfera di Praga (unica altra capitale dell'Est europeo che io abbia visitato) è più "vera" di quella di Warszawa, per via della distruzione e ricostruzione totale di quest'ultima (che ha tolto gran parte del fascino originale anche ai luoghi meglio restaurati, come si nota dalle foto anteguerra), qui la natura la fa da padrona in ogni luogo della città, tanto che entrando in un piccolo parco ci si può dimenticare di essere al centro di una città. Serata a cena dalla madre di Paula e poi a letto, visto che domani ci si alza presto… Piccola nota a margine della giornata: all'interno della Galeria Centrum (i grandi magazzini proprio di fronte al Palazzo della Cultura), dove siamo passati subito dopo pranzo, una targhetta su ogni scala mobile centrale (ne esistono anche ai lati dell'enorme edificio) avverte che sono gli esemplari più antichi ancora funzionanti a Warszawa. Ne dubito fortemente, ma forse è vero, come saperlo? Venerdì 22 settembre Oggi ho tantissimo tempo da dedicare alla visita della Stare Miasto e delle zone intorno, perché mi vedrò con Paula solo alle 18.00 e siamo usciti prestissimo di casa. E' una splendida giornata autunnale e non c'è una nuvola in cielo, ma devo aspettare che apra l'agenzia di viaggi per prenotare il ritorno a casa; quindi, visto che è ancora troppo presto, da Centrum prendo un tram e raggiungo uno dei parchi che si trovano sull'altro lato della Vistola. Il fiume è bellissimo sotto il sole, e colpito dai suoi raggi li riflette con bagliori dorati. Scendo alla fermata di fronte al Park Praski, che dovrebbe costituire un veloce ripiego per passare un po' di tempo immerso nel verde, magari con una capatina al giardino zoologico… e invece, proprio dirimpetto al parco, dalla parte del marciapiede su cui sono sceso, mi trovo davanti una enorme chiesa neogotica in mattoni rossi, che probabilmente (se è aperta), mi porterà via almeno un'ora per vederla. Una volta dentro, infatti, rimango abbacinato dall'effetto della luce sulle vetrate, coloratissime e ricche di disegni geometrici, santi, arcivescovi, allegorie cristiane… scatto diverse foto, cosa che normalmente in una chiesa evito di fare. Faccio una foto anche ad una vecchina, inginocchiata nel transetto di sinistra: è raccolta in preghiera davanti ad un grande dipinto di Cristo benedicente, la testa leggermente inclinata di lato, come per guardare meglio Nostro Signore con cui sta certo intimamente parlando. Ai due lati del dipinto, appesi su panni di stoffa rossa, numerose collane, medaglie ed altri gioielli o decorazioni, forse sono ex-voto. A destra e sinistra del grande quadro (racchiuso in una cornice di legno da cui pendono le stoffe) due quadri più piccoli; in uno è l'immagine di una suora con la testa circonfusa da un'aureola ed il petto illuminato da un raggio di luce divina, nell'altro una Madonna con bambino che ricorda vagamente le opere del Trecento italiano, ma che molto più probabilmente è di ispirazione ortodossa; sembra infatti quasi una icona, per la composizione e per l'uso abbondante del color oro attorno alle figure. Mentre sono all'interno numerose persone entrano silenziosamente per pregare e altrettanto silenziosamente si allontanano: se si esclude il rumore di una tagliaerba dall'esterno, potremmo pensare di essere nella chiesa di non so quale abbazia lontana dal mondo. Non riesco a capire bene a chi sia dedicata la chiesa, per le scritte esclusivamente in polacco (che tra le altre, comprendono anche il testo inciso nel bronzo di uno storico telegramma inviato dal Maresciallo Pilsudski alle nazioni europee nel 1918) e per la presenza contemporanea di numerosi santi raffigurati sulle vetrate. Per quel che ne capisco c'entra sicuramente una S. Floriana, e forse anche S. Michele Arcangelo, ma quale sia il motivo dell'abbinamento tra i due lo ignoro completamente. Purtroppo non riesco a fotografare bene la facciata esterna, uscendo, perché non ho un grandangolare e nemmeno ad occhio nudo si riesce ad abbracciare l'intera vista con una sola occhiata, tanto sono alti i due pinnacoli: peccato, perché non è meno bella e suggestiva dell'interno. Rinuncio a visitare il parco e il giardino zoologico (ormai l'agenzia è aperta) e torno in centro su un tram nuovissimo: le ottime condizioni della tappezzeria, multicolore e comodissima, mi spingono a considerare quanto poco durerebbe intero un tram così a Roma… Numerose belle ragazze affollano oggi Warszawa, e sono sempre più convinto che le belle donne siano come i fiori, che spuntano in quantità sotto il sole e in primavera… Risolto in agenzia il problema del biglietto di ritorno mi incammino verso la Piazza delle Tre Croci, ed entro nella chiesa a forma di Pantheon proprio al centro della piazza. Pur essendo al centro di una trafficata zona circondata da vie molto importanti, all'interno i rumori quasi non arrivano, nonostante tutte le porte siano spalancate: le persone entrano, pregano ed escono proprio come nelle altre chiese che ho già visitato. Una ragazza arriva di corsa, si toglie di dosso la borsetta, si inginocchia e prega; passato qualche minuto in silenzioso raccoglimento, si rialza, prende la borsa, cerca il portafogli, lascia una offerta, si inginocchia segnandosi ed esce di corsa come era entrata: se nella sua certo movimentata giornata ha trovato il tempo di entrare in chiesa a pregare, io credo che davvero la consideri una necessità quasi fisica da soddisfare. Un signore che era già seduto quando sono entrato prega a lungo rivolto verso l'altare centrale. Poi si alza, si dirige ad uno dei piccoli altari laterali e si inginocchia di nuovo, prega un poco, lascia un'offerta si alza e se ne va. Un fiorista arreda in silenzio l'altare con gialle rose dal bocciolo ancora chiuso e con altri fiori di uguale colore, dal gambo lungo e sottile. Una scolaresca di bambini sugli otto anni entra insieme alla maestra e tutti insieme si inginocchiano sui banconi di fronte all'altare, a forma di semicerchio. Recitano alcune preghiere ad alta voce, in questa lingua straniera riempiendo l'aria di sentita religiosità: un brivido mi coglie lungo la schiena ascoltandoli. Sulle pareti del tamburo, sopra le nicchie laterali, sono incastonate nel muro due file di canne da organo, in due lunette a semicerchio. Un nuovo fedele si siede davanti a me, pregando a fior di labbra; i suoi tic nel muovere la testa mi ricordano il mendicante incontrato poco fa uscendo dall'altra chiesa: rannicchiato su se stesso faceva segni della croce in continuazione, e anche nel volto mi riportava alla mente il personaggio di Salvatore nel romanzo "Il nome della rosa". Quando mi alzo per andarmene i bambini e la maestra sono ancora dentro, chi pregando e chi no, ma tutti in silenzio. Noto uscendo l'ennesimo chiosco ambulante di cucina vietnamita, chissà se è perché hanno ospitato profughi da laggiù o cosa… comunque sembra che abbia successo, però dato che non riesco a capire cosa contengano i vari panini e piatti non mi fido ad assaggiare alla cieca. Dopo aver mangiato un panino vicino alla piazza, in un fast food alla McDonald's ma con tutt'altra qualità, quantità e prezzo del cibo (si chiama Subway ed è l'unico locale della catena che ho visto finora), passeggio lungo la Nowy Swiat, affollata di persone che frequentano gli eleganti caffè e i costosi negozi . All'improvviso si sente una persona che parla a voce alta, la prima che sento (oltre me) da quando sono in giro a Warszawa: è un italiano al telefonino, un idiota (con accento romano) ben vestito e ben calzato, insieme ad un suo degno compare.. sarà poi un luogo comune, quello che ci vuole chiassosi? Certo è che lui ed un signore che manifesta da solo contro l'ingresso polacco nella UE, passeggiando con un cartello tenuto bene in alto, costituiscono uno spettacolo nella loro involontaria comicità di persone che non sanno adattarsi. Proseguo e arrivo alla statua di Copernico, dietro cui è il palazzo dell'Accademia delle Scienze; al loro fianco l'Università, con numerosi studenti che entrano ed escono dai portoni. Le campane della Chiesa della Santa Croce chiamano a raccolta i fedeli per la celebrazione di mezzogiorno. E' una chiesa ricchissima nell'arredo ma completamente bianca sulle pareti, candide e disadorne. Qui è sepolto il cuore di Chopin e decido di ascoltare la messa in polacco per poter poi vedere il luogo con calma; mi siedo sul fondo, praticamente all'ingresso, dietro una colonna che mi permetta di scrivere senza essere notato da chi prende parte alla cerimonia e che allo stesso tempo sottrae alla mia vista gran parte della chiesa. La cerimonia raggiunge in pochissimo tempo il momento della comunione e molte ragazze, appena ricevuto il sacramento, abbandonano la chiesa, certo per tornare alle proprie lezioni e ai propri studi. Mentre quattro ragazzi vestiti con strani abiti di chiesa entrano e percorrono le navate laterali, si alza dai fedeli un canto solenne e commovente, vagamente simile a quelli natalizi, tanto soavemente triste che direi ascoltato con partecipazione anche dalle tante lapidi in memoria di personalità della storia polacca: non riesco a capire se il coro polifonico sia registrato, ma infine canta un Alleluia che riempie di brividi. Mi alzo in piedi per osservare cosa facciano i quattro giovani vestiti di nero e con una stola viola sulle spalle al centro della navata, vicino all'officiante: mi sembra che sollevino qualcosa, si direbbe un'urna, poi capisco tutto insieme: è una bara, ho assistito ad un funerale molto affollato per la contemporanea presenza della messa di mezzogiorno. Quasi tutte le persone nella chiesa seguono il feretro, mi segno quando passa davanti a me e avanzo lungo le navate. La musica dell'organo continua: è uno splendido strumento, enorme e con la forma della scena di un teatro classico, a due piani, con una quantità impressionante di canne nascoste tra le colonne dei tempietti laterali. Nel transetto di sinistra mi avvicino ad una parete, per guardare meglio quello che mi sembra un muro di mattoni sconnessi: sono invece decine e decine di targhe ex-voto, e i quadri con le raffigurazioni di santi, vicini al grande altare laterale dorato con un dipinto di Cristo a braccia aperte, sono ricolmi di catene e gioielli, ed altri pendono appesi alle pareti da quadri di stoffa rossa come nella Cattedrale di questa mattina. Poi continuo a guardare, ad osservare, a rimanere commosso dalla devozione di questo popolo. La chiesa è bella, ma è la gente che continua ad entrare per pregarci che la rende speciale e soprattutto viva, al contrario di tante chiese-museo cui sono abituato in Italia. L'unica cosa che riesco ancora a descrivere senza rimanere sopraffatto dalla bellezza è il transetto di destra in cui la scritta "17-IX" è poggiata su una bandiera polacca che due aquile di cartone reggono in alto. Devo ancora capire di che data si tratti e perché sia tanto importante (giorni dopo mi è stato spiegato che è il giorno dell'invasione russa, di cui per cinquant'anni i polacchi dovettero tacere sotto i sovietici, tanto che sui libri di storia c'era scritto che fu un'operazione per salvare la Polonia dell'Est dai nazisti). Prima di uscire trovo la piccola lapide dietro cui un'urnetta custodisce il cuore di Chopin, di una semplicità disarmante. Entro ed esco velocemente dal complesso di edifici dell'Università, cercando una toilette tra gli ordinati vialetti senza trovarla. Uscendo, una grande statua del Cardinale Wisczinski, primate della Polonia, si trova di fronte ad una piccola chiesa a lato dell'Università. Passeggiando lungo la Krakowskie Przedzmiescie arrivo al Bristol Hotel, che una targa informa essere sopravvissuto indenne alla seconda guerra mondiale. A poca distanza c'è il Palazzo Presidenziale, la cui vista è rovinata dai soliti lavori in corso di pavimentazione. Subito dopo il palazzo svolto a sinistra, attraverso la Piazza Maresciallo Pilsudski sul retro del Teatro Nazionale (pure questa sventrata dai lavori stradali) e raggiungo la tomba del Milite Ignoto, proprio all'ingresso del Saski Park. Due soldati immobili fanno la guardia e assisto ai loro passaggi dall'esterno all'interno del monumento ogni quarto d'ora. Nel largo piazzale antistante il vento non impedisce delle piacevoli passeggiate ai turisti e ai cittadini, mentre alcuni ragazzini si esercitano con lo skateboard. Passeggio all'interno del piccolo ma grazioso parco, che è pieno di persone e di bambini che giocano, nonostante la temperatura non sia alta come questa mattina; grandi nubi bianche hanno infatti coperto il cielo verso mezzogiorno e continua a tirare un vento piuttosto freddo. Finalmente trovo una toilette e torno a guardare le cose con minore urgenza… passeggio ancora un poco tra i viali del parco, poi ne esco e passo per la Piazza del Teatro, di fronte al maestoso ingresso di quest'ultimo. Arrivo infine a Plac Zamkowy, di fronte al castello reale e proprio all'inizio della città vecchia. Tantissime scolaresche sono in visita a Warszawa, visti i gruppi di giovani polacchi che affollano i luoghi più turistici. Probabilmente qui nella piazza a breve ci sarà un comizio elettorale, perché ci sono transenne, macchine della polizia, una tenda medica e stanno provando i microfoni. Entro a visitare il Castello Reale, e purtroppo durante tutta la visita non c'è la possibilità di sedersi un solo minuto ad ammirare quadri e stanze. La ricostruzione dell'intero complesso è meravigliosa e vale davvero la pena spendere un paio d'ore per vederlo tutto. Non riesco a credere che chi diede l'ordine di radere al suolo Warszawa e le sue bellezze non ne fosse intimamente distrutto. Si tratta di una delle peggiori crudeltà che siano possibili, quella di togliere ad un popolo tanto fiero di sé la propria memoria storica e la possibilità di ricordare. I Polacchi hanno dovuto lottare duramente per venti anni contro i sovietici, per ottenere il permesso di ricostruire il Castello, e se lo sono pagato privatamente, raccogliendo fondi tra i privati ovunque, in patria e all'estero. Credo che questa voglia di rialzare dalle fondamenta tutta la città e il suo Castello in particolare siano un magnifico esempio di attaccamento e amore alle proprie radici e alla propria terra. Nei sotterranei, per fortuna originali, è conservato un piccolo museo archeologico della storia quotidiana di Warszawa, con oggetti d'uso che abbracciano il periodo dalle origini nel XIII secolo alla metà del XX. Poco lontano dall'uscita c'è una mostra fotografica su Warszawa, in una specie di galleria artistica; entro e non riesco a credere ai miei occhi quando vedo tantissime immagini d'anteguerra: l'atmosfera che mi era sembrata perfettamente ricreata con la ricostruzione mi appare ora una pallida imitazione di uno splendore perduto per sempre… ma lo shock ce l'ho quando vedo come era ridotta la Stare Miasto nel giugno del 1945: il nulla, solo qualche scheletro di edificio che si ergeva come uno scoglio solitario in un mare di macerie sparse ovunque. E poi, andando avanti con le foto, si vede come già nel 1953 gran parte della città fosse stata ricostruita, con una velocità ed una precisione che hanno dell'incredibile. I volti dei cittadini, uomini e donne, immortalati dal fotografo mentre rimuovevano le macerie e costruivano di nuovo la città distrutta, sono commoventi: pieni di speranza per il futuro, al lavoro ad ogni età per riprendersi quel che la guerra aveva tolto loro. Unico monito e ricordo della spaventosa tragedia subita da Warszawa rimase per anni la torre centrale del Palazzo Reale, unica parte dell'edificio non rasa del tutto al suolo. Dove prima era il Castello, per quasi vent'anni ci furono solo dei giardini che riproducevano la pianta esterna del complesso tramite le aiuole recintate, sotto la sinistra mole dell'unico muro rimasto. Esco dalla mostra e visito (meglio dire che entro, do una occhiata ed esco) un'altra Chiesa, ci sono come al solito due persone che pregano. Prendo il primo kebab della mia vita e lo trovo eccellente, poi prendo anche una specie di calzone fritto con carne (mi pare che si chiamino giros), che però non mi piace quanto il kebab, semplicemente divino. Entro nella Arcicattedrale di San Giovanni e la trovo deludente, masse di turisti in rumorosa visita e neppure un fedele, pareti spoglie ed ambiente buio; sulla navata destra monumenti e lapidi in memoria di personaggi celebri, ma niente di più. Torno nella piazza davanti al Castello e scopro che il comizio è in realtà la consegna dei nuovi mezzi Iveco da parte del primo ministro ai Vigili del Fuoco di Warszawa. Il primo ministro e un altro membro del governo, dopo la consegna formale delle auto, vengono issati fino alla statua di San Sigismondo, per salutare la folla e dare una semplice dimostrazione operativa. Mi incammino di nuovo verso Centrum, per tornare da Paula, quando vedo una piccola lapide molto semplice, con il nome Katyn scritto sopra: di nuovo ritorna la data 17-IX-39 e i sovietici, so che a Katyn compirono un massacro di alti ufficiali dell'esercito polacco presi prigionieri, ma dubito che sia avvenuto nello stesso giorno dell'invasione. Tornando con il pensiero alla Cattedrale mi stupisce che sia stato così profondamente deluso da uno dei luoghi più antichi di Warszawa e da quello sicuramente più ricco di storia, avendo assistito ai momenti più importanti della vita della nazione polacca… vatti a fidare dei luoghi storici! Torno a casa con Paula e qui devo raccontare la scena che mi si presenta accendendo la televisione. Dunque, previsioni meteo, che notoriamente sono seriose solo in Italia; qui se ne occupa un tizio che avevo già notato qualche sera fa per la faccia un po' grulla e per il fatto che si era perso in un ragionamento suo ad alta voce invece di leggere le temperature previste… Beh, stavolta si supera: mentre parla squilla il suo cellulare nella giacca! Non solo… risponde e si mette a parlare!!! Dopo aver finito, ritorna alle previsioni del tempo… poi srotola un poster e dice due parole su un gestore di telefonini (evidentemente lo sponsor dello "sketch"), per concludere prendendo in mano una enorme foglia di non so che albero, su cui spende le ultime parole prima di augurare una buona serata… cosmico, ragazzi, cosmico! Sabato 29 settembre Oggi che non posso girare molto perché ho bisogno di riposare e studiare, è ovviamente la più bella giornata che ci sia stata da quando sono a Warszawa. Dopo pranzo porto Paula al Palazzo della Cultura per vedere il panorama dal trentesimo piano, dato che non c'era mai stata. La città è meravigliosa e il sole brilla alto illuminando zone diversissime tra loro: la Stare Miasto dai tetti color ruggine, i nuovissimi (e spesso ancora in costruzione) grattacieli in vetro e acciaio del centro, i numerosi parchi e giardini che costellano la città… Il vento freddo che spira sempre a quest'altezza (siamo oltre i 130 metri d'altezza) rende la passeggiata un po' inospitale, ma in questo giorno semifestivo sono molte di più le persone che affollano il posto, rispetto a quella decina che era con me lunedì mattina, appena aveva aperto la biglietteria. La sera con la madre di Paula ed il compagno ci rechiamo in un ristorante di cucina polacca, visto che ho deciso di ricambiare l'ottima ospitalità ricevuta con una cena offerta da me. Il locale è proprio all'ingresso del parco di Wilanów, si chiama Kuznia ed è anche sufficientemente di classe. Ho il problema che dovrò pagare in carta di credito e temo un poco le commissioni per il cambio, visto che non ho trovato un bancomat funzionante per prelevare contante con la mia VISA Travel Money. La cena è eccellente, prendo solo portate tipiche facendomi consigliare dai miei ospiti o scegliendo quelle indicate sul menu come "Old Polish style": decisamente un posto da consigliare per chiunque venga a Warszawa e sia interessato alla cucina del luogo, in un locale caratteristico. I prezzi, comparati alla qualità ma soprattutto al servizio, non sono altissimi; unica pecca è la presenza di pochi vini nel menu, e per di più si tratta solo di vini francesi: quando poi chiedo un Bordeaux per accompagnare lo "Schab po staropolsku z pyzamy" (maiale all'antica polacca e "pyzamy", palline di patate), mi rispondono che hanno solo Caubernet Sauvignon… vabbè, non tutto è perfetto su questa terra! Il prezzo per una ottima cena ricca di birre e con dessert per tutti è stato di soli 312 zloty più servizio, ovvero circa 150.000 lire, che sarebbe più o meno il prezzo di una cena per due in un ristorante italiano di media fascia. Torniamo a casa e questa sera Asia dormirà qui, visto che domani andrò con lei e con un suo amico ad Oswiecim (Auschwitz) e Kraków… è incredibile, perché all'inizio del viaggio non ci speravo proprio, mentre Asia ha acconsentito a prendere la macchina e scarrozzarmi per circa quattro o cinquecento chilometri, svegliandosi prestissimo anche di domenica. La cosa che mi dispiace un po' è che, pur sapendo che sarei passato da Katowice domani sera, non ho pensato a prenotare il viaggio di ritorno partendo da lì, dormendo una notte in albergo e riposando lunedì mattina… senza contare che avrei visto (per poco) una città in più e mi sarei risparmiato quasi otto ore di viaggio… che idiota!
Giunge a conclusione anche questa RECE, grazie mille a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggersela (sono 21 pagine di Word, mica uno scherzo...). E' già in lavorazione l'inserimento sul mio sito, mentre ho abbandonato da un po' la RECE Brasile per un duplice motivo, di studio e di pigrizia... prometto di riprenderla non appena decido qualcosa sull'esame! Domenica 24 settembre Partiamo alle 6.15 per passare a prendere Risiek, l'amico di Asia che è appena tornato da New York e ci accompagna molto volentieri. Warszawa è completamente addormentata e i lunghi viali dritti (solo in un paese tanto piatto e senza percorsi tortuosi la parola "kurwa" può essere insieme insulto e parolaccia) sono quasi privi di traffico. La musica di Anni Di Franco esce tranquilla dallo stereo, rilassandoci l'animo ancora un po' scosso dall'alzataccia e dal freddo. L'alba che spuntava dall'orizzonte quando siamo scesi dal letto preannunciava un giorno radioso, ed infatti il cielo si va tingendo di bellissimi colori, tra il rosa e l'azzurro, mentre aspettiamo sotto lo studentato che Risiek scenda. Dopo quasi tre ore e mezzo di guida, con una lunga sosta per fare colazione, arriviamo ad Auschwitz e la visita ci porta fino a dopo l'ora di pranzo, anche perché vediamo anche il documentario girato dai russi al tempo della liberazione. Quanto ho visto e provato è assolutamente indicibile, e nonostante gli occhi abbiano visto non riesco nemmeno a credere che sia successo davvero… è più facile crederlo da casa, vederlo da lontano, pensarlo come storia, che viverlo tra i suoi vialetti ordinati, che sentirne l'odore, che capire la drammatica entità dello sterminio. L'unica cosa che mi sento di annotare è la riflessione di Risiek, che mi spiega come i Polacchi stiano tentando di appropriarsi culturalmente di Auschwitz, sottraendolo agli ebrei, che resistono tenacemente e vi vedono invece esclusivamente il loro martirio. Sembra incredibile, ma dietro quello che dovrebbe essere un monito universalmente valido per tutti i popoli del mondo c'è una guerra culturale impossibile da immaginare. Ultima tappa del mio viaggio in Polonia è la splendida Kraków: l'atmosfera della città è bellissima, e visto che una domenica pomeriggio dalla temperatura mite e dai colori splendidi ci sono in giro tante persone: numerosi spettacoli di strada nella piazza centrale allietano turisti e cittadini, mentre la nostra piccola compagnia si gode lieta queste poche ore rimaste da passare insieme… Non abbiamo molto tempo per visitare la città e cerchiamo un locale particolare per pranzacenare (sono circa le 17.00, tardi per un pranzo e presto per una cena) e peregrinando qua e là, chiedendo a destra e sinistra, alla fine, mezz'ora dopo, troviamo il posto che cercavamo: si chiama "Chlopskie Jadlo", un bel ristorante molto ma molto tipico con arredamento in legno. Quando escono dei piatti di carne dalla cucina il cuoco si affaccia ad una piccola finestrella e suona una specie di campana che richiami a tavola le persone… molto divertente! Come benvenuto ci portano due tazze piene fino all'orlo di salse, una a base di formaggio e l'altra a base di lardo, con pane e sale: Risiek e Asia mi spiegano infatti che anticamente quando si andava a trovare qualcuno, si veniva accolti proprio con pane e sale, simboli di benessere alimentare e non da tutti posseduti, quindi segno di vera ospitalità… Tutto è molto tipico dei luoghi e decisamente buonissimo: prendiamo il kompot (una bevanda fatta con estratto di papavero), delizioso… come pure la "Poledwica w masle czosnkowym" (a base di vitello, patate e burro fuso) che ho ordinato. Risiek invece ha preso dei buonissimi pierogi (ravioli ripieni al formaggio), Asia mangia delle "Zrazy" (vitello fatto ad involtino con ripieno di bacon e zucchine) e un "Placki ziemniaczane" (tortino di patate): tutto eccezionale e con un ottimo servizio. Per concludere prendiamo un caffè "sovietico"… nel senso che i polacchi per cinquanta e più anni hanno potuto ottenere solo questo tipo, ordinando un caffè: si tratta in pratica di una tazza in cui, sul caffè macinato in polvere sul fondo, viene versata acqua bollente… ci si versa lo zucchero, si gira e si lascia riposare, al massimo si aggiunge del latte… poi si beve, stando attenti a non arrivare fino al fondo! Torniamo a Warszawa che è piena notte, mi butto sul letto alle 0.15 e dormo come un sasso fino alla mattina dopo. Lunedì 25 settembre Dopo sole cinque ore di sonno sono di nuovo in piedi, conscio che la prossima alba che vedrò non sarà più qui, ma verso il confine tra Italia e Austria. La mattina scorre veloce chiacchierando con Riesiek di quanto è successo la sera prima e di numerose altre cose. Saliamo nello studentato dove dorme, per posare la mia valigia e girare un po' più comodi: la camera, che si trova in un lunghissimo corridoio su cui si affacciano tutte le altre camere, è senza bagni e cucina, che sono in comune con gli altri; però, pur ospitando due persone oltre lui, si rivela spaziosa e decisamente comoda e vivibile, ben diverse da quelle dell'Università La Sapienza dove ho "vissuto" per due anni… Poi mi accompagna alla stazione Zachodni da cui parte il mio pullman: nessun problema, stavolta, si parte e siamo pochissimi. Comincio a studiare ma il sonno mi vince e dormo per un'intera ora. Quando mi sveglio stiamo attraversando Rawa Mazowiecka, che ieri avevamo aggirato con la macchina di Asia, perché eravamo diretti più a Sud. E' una tranquilla e gradevole cittadina di provincia, magari non vale la pena di spenderci una intera giornata, ma vederne l'aspetto dal pullman è piacevole. A Lodz prendo due panini ed una bottiglia d'acqua, mentre qualche altro passeggero sale sul pullman. Dopo dieci minuti di sosta si riparte e due fidanzati si salutano, per chissà quanto tempo non si rivedranno… lui viene in Italia, chissà cosa lo spinge ad abbandonare i suoi affetti. Non voglio pensare a troppe cose sul mio viaggio, avrei decine di cose su cui riflettere, ma devo studiare davvero tanto, forse scriverò ancora qualcosa stasera o domani… Ci fermiamo dopo un po' e scendiamo a pranzare in un locale lungo la strada; l'insegna è costituita da un vecchio MIG o almeno da una sua fedele replica. Sul pullman ci sono ancora pochissimi passeggeri, e non credo che ne saliranno ancora molte, perciò certamente dormirò più comodo che all'andata. Scopro che tra i passeggeri ci sono due romani, alcune ragazze carine (ma non ho tempo né voglia di attaccar bottone) e una suora polacca che parla un perfetto italiano e mi chiede uno strano favore: comprerà una stecca di sigarette e gliela terrò io, perché lei già ne ha una e non può portarne altre oltre frontiera. Arriviamo poco dopo a Czestochowa e nessuno si aggiunge ai passeggeri. Nell'atmosfera un poco velata del tramonto il campanile che si intravede lontano sembra una pura sagoma nella foschia leggera. Si va avanti, e scorrono i campi e le strade e le città e i laghi, le foreste e i piccoli altari di questa splendida Polonia in un bellissimo giorno d'autunno, quasi a darmi il loro saluto mentre me ne allontano. Quante cose ho imparato? Molte, tante quante non avrei creduto all'inizio di questa lunga cavalcata su un pullman attraverso l'Europa… Ma troppe cose sono ancora da capire, da esplorare, dietro e davanti a me. Torno a casa, ma semplicemente vorrei potermi sentire a casa anche qui. Ecco di nuovo le grandi ciminiere della centrale nucleare, Dio quanto sono volati questi giorni. Alle 17.00 raggiungiamo l'ultima tappa polacca, Katowice. Tra non molto raggiungeremo la frontiera con la Repubblica Ceca, altro paese che meriterebbe di essere visto con molto più tempo delle poche ore durante le quali lo attraverserò, sarà per il futuro spero. Forse il primo giorno ero stanco, certo guardavo le cose con occhio diverso, ma non mi ero proprio accorto che anche Katowice fosse tanto bella… Di sicuro so che anche la Polonia mi rimarrà nel cuore. Il sole tramonta lentamente all'orizzonte, mentre ci dirigiamo alla frontiera. Continuiamo a percorrere una stretta strada secondaria, non riesco a capire dove siamo e mi sembra che stiamo girando in cerchio. Passiamo un canale all'altezza del piccolo villaggio di Baków, che ospita una miniera a cielo aperto. Le piccole abitazioni dei minatori, raccolte in una piccola zona, in piccoli container intorno ad una piazza, sono illuminate dall'interno. Oltrepassiamo dei binari, lungo i quali riposano lunghissime file di vagoni merci, e giungiamo di fronte ad un ingresso monumentale per non so che zona: una scritta in latino sopra il cancello avverte che un tal Carlo, principe di questi luoghi, lo costruì nel 1866. Si va avanti tra campi e piccoli villaggi di provincia; per strada poche macchine e nessun passante, le luci nelle case mi fanno sentire ancora più solo e più stanco. Alle 19.10 finalmente raggiungiamo la frontiera, in un punto assolutamente diverso da quello da cui sono entrato. Una bionda e bella ragazza poliziotto sui 35 anni controlla veloce i passaporti e sembra quasi che si possa ripartire in 5 minuti, invece ce ne vogliono 25… e nemmeno hanno timbrato a molti passeggeri. Il confine tra i due paesi qui è costituito dalla barriera naturale di un fiume. Se interpreto bene i cartelli stradali dovremmo essere ad Ostrava, ma sulla strada che ci allontana non c'è una sola luce che non provenga dalle poche auto che passano. Non riesco a capire perché il pullman abbia percorso tanta strada dopo Katowice, finendo molto più lontano di dove dovremmo già essere... i cartelli infatti indicano che ancora non siamo a Frydek Mystek, che l'altra volta è stata l'ultima città ceca, circa mezz'ora prima del confine. Mi forzo a riposare e a dormire, ma non è che riesca a fare bene almeno una delle due cose. Arriviamo, non molto tempo dopo il mio risveglio, alla frontiera con l'Austria e non riconosco il posto, non mi sembra lo stesso dell'andata. Poi invece guardo meglio e capisco che è proprio la stessa barriera doganale che abbiamo già attraversato. Decisamente il viaggio di ritorno si sta rivelando migliore di quello all'andata, anche per quanto riguarda le guardie di frontiera: anche qui una giovane e carina ragazza in divisa sale a ritirare i passaporti per un controllo. Poi chiamano noi tre italiani per controllare il nostro bagaglio: alle 23 passate ci costringono a scendere ed aprire le valigie con una temperatura piuttosto bassa… Gli altri due hanno della roba per una loro amica bielorussa nascosta dentro un'altra borsa per non pagare un bagaglio supplementare, questo crea un po' di casini insospettendo i doganieri, poi tutto va per il meglio. La "tragedia" invece la sfioriamo quando il baffuto doganiere della Gendarmerie dice all'autista "Alle Polska… baggages!"… mi prende un colpo perché ci vorrebbe una vita, invece lo spiritosone sorride e ci fa capire che era solo uno scherzo, possiamo ripartire. Pausa di dieci minuti e quasi ci rimango secco quando scopro che alla frontiera ceco-polacca non mi hanno timbrato l'uscita dal paese come hanno invece fatto con gli altri due italiani a bordo: il viaggio domani pomeriggio avrà un supplemento fino all'Ambasciata Ceca in Italia… ma perché capitano tutte a me? E dire che hanno anche controllato elettronicamente il mio nome, quindi "non potevano non sapere" che ero italiano al pari degli altri! Tra l'altro questi due italiani sono anche più pazzi di me: si sono fatti in pullman fino a Warszawa e poi in treno fino a Minsk, e viceversa; mi immagino che casino con quel bagaglio non loro infilato in una borsa più grande… e poi sai il tempo e le richieste assurde che avranno dovuto affrontare per il visto… tutto ciò solo perché volevano provare a fare il viaggio così, invece che in aereo (infatti fanno tutto il percorso circa una volta l'anno)… come al solito in questi casi non so se classificarli tra i pazzi o tra gli eroi… Spiego agli autisti che ho un problema con il passaporto e con i visti, secondo loro non mi serve andare all'ambasciata. Non mi fido del tutto, appena arrivo in Italia chiamo mio fratello e lo faccio informare telefonicamente in Ambasciata. Martedì 26 settembre E' l'ultima notte e l'ultimo giorno di viaggio, mancano quasi 15 ore all'arrivo e l'Austria dorme silenziosa mentre la attraversiamo leggeri nella notte. Studio e mi disinteresso per un po' del paesaggio fuori dal finestrino, maledizione, dopodomani ho un esame e so già che sarò costretto a rimandarlo al prossimo appello… sperando solo che non sia troppo in là! La notte passa lenta, e altrettanto lentamente scorrono via i chilometri in terra d'Austria. Dormo e mi risveglio continuamente. Ad un tratto vedo in lontananza un campanile illuminato, sembra lo stesso che incontrammo all'andata subito dopo la frontiera; pochi chilometri dopo però un cartello mi avverte che dobbiamo ancora arrivare a Klagenfurt. Si va sempre più a Sud lungo Autostrade e strade statali, tra dense foschie e luminosi scorci notturni. Sembra che questo viaggio non voglia mai finire, ma so che l'alba imprimerà nuova velocità al pullman e al lento trascorrere del tempo: finalmente su un cartello appare la scritta "Udine", anche se ancora non siamo alla frontiera di Villach. Ci fermiamo ad una stazione di servizio e decido di controllare quali operatori siano disponibili sul cellulare: confermato, ci siamo ormai, la TIM è disponibile e pienamente funzionante. Sono indeciso se chiedere delucidazioni alla polizia di frontiera riguardo al passaporto, ma d'altronde non vedo proprio che potrei fare da qui, di certo non torno indietro stanotte a farlo timbrare… E ecco dopo qualche minuto un cartello con la scritta "Italia" tra 12 stelle, subito dopo una lunghissima fila di camion, poi comincia la segnaletica italiana e nessuna volante di polizia, alle 5.20 del mattino, ferma la nostra corsa verso Venezia. Mi sveglio alle 6.30 e l'alba è appena spuntata ad oriente, stingendo l'azzurro del cielo con un caldo arancione. Nemmeno cinque minuti e mi addormento di nuovo: quando finalmente riapro gli occhi e insieme riacquisto i sensi ancora non siamo a Venezia, anche se dovremmo averla raggiunta già da mezz'ora. Questo fatto conferma che ieri sera tra Katowice e la frontiera abbiamo perso molto tempo. Il trafficato ed attivo Nord-Est è già in pieno movimento verso il lavoro: macchine e camion in gran quantità occupano le due piccole corsie per ciascuna carreggiata. Le fermate a Padova e Bologna scorrono via, alle 10.00 siamo in partenza per Firenze: ho passato le ultime due ore e mezzo solo a studiare. Mia madre ha telefonato in Ambasciata per confermare che non ho bisogno di timbrare il passaporto, posso andare direttamente a casa. Arriviamo a Firenze con la solita mezz'ora di ritardo, che probabilmente mi impedirà di prendere la coincidenza del treno Roma-Nettuno. Si riparte a mezzogiorno dall'ultima tappa della nostra corsa in pullman. E' tempo di tirare le somme e di ripensare il viaggio: non sono Omero né Chatwin, non credo che le mie storie valgano molto, ma sarò sempre pronto a raccontarle a chi sia loro interessato. E' stato un gran viaggio, un viaggio migliore di quello che pensavo potesse essere: avevo paura di non trovare motivazioni al mio viaggio, e invece ho scoperto nuovi amici, nuovi sentimenti ed emozioni, nuovi e fiabeschi luoghi in cui voglio tornare. Ho capito qualche cosa della gente, ho imparato ad esprimermi in un poco di polacco appreso in meno di dieci giorni, mi sono lasciato andare e ho trovato nuove cose… Troppo non ho potuto descrivere, per mancanza di parole adeguate (non sono e credo che non sarò mai uno scrittore), di spazio, di tempo; ora spero che, quando il tempo sarà passato su tanti fatti, le cose veramente importanti rimangano con me. Oppure questo magnifico viaggio in Polonia sarà stato solo una vana e superficiale perdita di tempo. Voglio ringraziare infine alcune persone: Paula, per avermi spinto a cercare nuovi motivi al mio viaggio; Asia, per essere stata come è stata; la madre di Paula ed il suo compagno, per l'eccellente ospitalità e per i piatti di cucina polacca; Risiek, per avermi fatto capire cose che da solo non avrei mai capito o accettato; Veronica, per averla potuta sentire così spesso vicina a me, pur essendo tanto lontana; Denise, per non avermi fatto mancare troppo IHV; la mia famiglia e i miei amici, perché ho potuto come sempre contare su di loro da qualunque distanza. FINE -- Marco Zecchinelli