Portogallo

2000

di Macatel
http://members.xoom.it/macatel


C'e' voluto quasi un anno, ma sono arrivato a termine! Che volete che vi dica, sono pigro!

In tre a zonzo per il Portogallo
29 Luglio
Ho preparato tutto per benino. Al check-in, alla domanda "Qualche preferenza?" rispondo prontamente "Beh, posto non fumatore e magari di fianco al finestrino", non ricordando che comunque su gran parte dei voli ormai non è consentito fumare. Eccomi, quindi alla ricerca del posto 24A, ben lontano da Alessandro e Stefano, miei compagni di viaggio, che hanno "checkinato" per conto loro. Ok, ho individuato il mio posto, proprio in coda all'aereo, ma è già occupato! "Se vuoi, mi alzo!", annuncia stancamente la ragazza seduta sul mio seggiolino. Il suo fidanzato o marito seduto conferma con un cenno. Decido di fare il brillante lasciando inalterate le disposizioni, tanto il volo ci deve portare solo fino a Monaco, dove poi prenderemo un altro aereo che ci condurrà a Lisbona. Poco dopo il decollo hostess e steward si affannano per farci avere qualcosa da mangiare e da bere nel poco tempo che hanno a disposizione. La scelta è tra una striminzita brioche o un ben più sostanzioso panino. Dalla mia poltroncina percepisco le inesorabili risposte alla domanda dell'hostess "Sandwich or brioche?" che sono sempre ovviamente "Sandwich!". Non faccio neanche in tempo a preoccuparmi della possibilità di mangiare una brioche al posto del panino, che l'hostess, arrivata finalmente in coda all'aereo, dichiara candidamente "Sandwich: the last one!". Mentre alzo educatamente la mano rivendicando ciò che mi sembra quasi dovuto, vista la mia precedente concessione, vengo letteralmente travolto dal mio vicino di posto, che con un balzo felino si avventa sul sacchettino bianco tenuto dalla sorridente hostess. Rimango decisamente senza parole; del resto la rapidità del vicino farebbe impallidire un camaleonte intento a predare un insetto con la sua enorme lingua. Mentre in due bocconi faccio fuori la misera brioche che mi è toccata, noto la soddisfazione di chi mi siede accanto mentre ingurgita il suo enorme panino, e non posso fare a meno di augurarmi che almeno gli possa andare di traverso... Ben presto arriviamo a destinazione e ci prepariamo all'atterraggio allacciando le cinture. L'aereo ha appena appoggiato il carrello al suolo e vedo una ragazza seduta davanti a me che fa strani gesti alla hostess. Capisco che chiede il consenso ad alzarsi che gli viene concesso. In tempo quasi zero la poveretta si avventa verso il bagnetto dell'aereo dove rimette i resti di qualcosa che non è stato proprio digerito! Sadicamente mi compiaccio nel vedere che la mia maledizione ha avuto effetto, anche se ho sbagliato persona... Recupero il bagaglio a mano e scorgo un cenno di saluto da parte dei miei vicini di viaggio, ma l'unica risposta che rimane comunque soffocata nella testa è un bel "Mo' andè a caghér!" Arrivati all'aeroporto ci catapultiamo al noleggio macchine per recuperare l'auto che ci condurrà in giro per il Portogallo in senso orario. Io parto armato delle letture del premio Nobel José Saramago che a dire il vero più di una volta hanno agevolato il mio sonno in queste calde notti estive. Stefano con la guida EDT ha già definito buona parte dell'itinerario, mentre Alessandro sembra più impegnato a scrivere SMS con il suo nuovo telefonino. "Ci sono di mezzo delle donne, vero Alle?" gli chiedo; lui risponde con un movimento eloquente e coordinato di bocca e sopracciglia, risaltando l'ingenuità della mia domanda. La prima tappa, giusto così per assaggiare un po' di Oceano, è Cascais, dove ci fermiamo neanche un'oretta, il tempo di una passeggiata in centro e sulla spiaggia. A due chilometri Cabo do Inferno, gola formata dalle onde dell'Oceano, che dovrebbe sorprendere molto di più quando il mare è in tempesta, mentre oggi con questo sole rimane una neanche troppo alta scogliera sul mare. Ci rifiondiamo in macchina percorrendo una simpatica stradina che si addentra di tanto in tanto nel bosco. Altre soste a Praya do Guincho, patria dei surfisti, dove spira sempre un vento molto forte e Cabo da Roca, 145 metri a picco sul mare ed estremo lembo occidentale d'Europa. La prima meta è Sintra che visiteremo domattina, ma che nel frattempo abbiamo raggiunto. E' la prima sera in Portogallo; certamente quegli affarini in similplastica debitamente insaporiti ed in qualche modo resi commestibili che ci hanno servito sull'aereo non ci hanno soddisfatto troppo, culinariamente parlando. Non c'è neanche bisogno di consultarci tra di noi per decidere che stasera una bella mangiata non ce la leva nessuno! "Sì, questo ristorante potrebbe andare!" azzarda Alessandro dopo avere sbirciato il menu esposto all'esterno. Entriamo ed effettivamente l'atmosfera è accogliente. Il cameriere, nonché proprietario del locale, ci invoglia immediatamente con assaggi non richiesti di pesce ed altri antipastini niente male. Seguiamo senza pensarci troppo i suoi consigli. Ad un certo punto il cameriere chiede "E per i vini, ne volete uno buono o vi porto il migliore?". Noi, abboccando come veri polli al nuovo trabocchetto, rispondiamo ingenuamente "Il migliore!". Beh, facciamola breve. Non vi dico quanto abbiamo speso, perché ancora mi rode dentro, ma se penso ai prezzi medi per una buona cena che avevo letto sulla guida mi piange ancora il cuore! Vabbeh, domani è un altro giorno...
30 Luglio
Arriviamo nella fresca piazza centrale di Sintra molto presto, si vede che siamo ancora agli inizi della vacanza! Sono le 9 del mattino, ma purtroppo le visite al Palacio Nacional non iniziano prima delle 10. Comunque non è poi neanche così male sedersi al tavolino del bar per una colazione, osservando la piazza pian piano svegliarsi. Il Palacio Nacional si trova proprio nel centro di Sintra e presenta due sporgenze verticali che ormai costituiscono una traccia distintiva di questa città. In realtà questi non sono altro che i maestosi comignoli delle cucine. Visto dall'esterno sinceramente sconvolge un po', mentre visitandolo internamente offre spunti decisamente più interessanti, tra bei giardini, maestosi azulejos (mattonelle di ceramica disegnate che sono una costante del paesaggio portoghese) e stanze riccamente ornate. Occorre prendere la macchina per raggiungere il Castelo do Mouros. Ormai di questa fortezza rimangono solo le mura esterne, ma la passeggiata che si fa per raggiungerle in mezzo al bosco è tutto sommato piacevole. Nelle giornate particolarmente limpide da qui si possono osservare scorci panoramici rilevanti sull'Oceano Atlantico. Il Palacio de Pena è poco più in là del castello. Vedendolo da lontano sembrerebbe piuttosto interessante, con dei colori decisamente insoliti per una residenza reale. In realtà, come ripetono un po' tutte le guide, questo complesso è una bufala architettonica ed anche io, che dell'architetto non possiedo neanche un mignolo, me ne posso accorgere. Tutto sommato esternamente fa la sua figura e conferisce un tocco decisamente importante alla montagna su cui si appoggia. Però, vedendolo all'interno, risaltano immediatamente i mix di stili e le scelte kitsch volute nel XIX° secolo dall'ingegnere prussiano von Eschwege, imbeccato in questa sua opera dal nobile Ferdinando di Coburgo - Gotha. Lasciando Sintra il Portogallo si presenta con le vesti che gli avevo cucito addosso nelle letture che hanno proceduto questo viaggio. Innanzi tutto il clima si fa più caldo dopo la fresca parentesi di Sintra. Inoltre anche il paesaggio si fa più brullo e le strade più strette. Sulla strada capita di incontrare qualche traballante carretto trainato da cavalli e governato dal vecchio contadino del posto; la Mercedes che lo supera è forse la fotografia di un paese che cerca di togliersi di dosso la povertà che l'ha contraddistinto negli ultimi cento anni. Mafra non offre granché. Oddio, c'è questo monastero immenso, fatto costruire dal re Joao V nei primi anni del settecento come voto per la nascita di un figlio. Una facciata di 220 metri, 4 ettari di superficie e più di quattromila tra porte e finestre. La sosta non è in preventivo, ma una certa animazione nell'ampio piazzale di fronte alla Cattedrale ci invita ad una fermata. Infatti si sta svolgendo un matrimonio ed un po' di curiosità per osservare gli usi locali non manca. A dire il vero non è che ci siano grosse differenze con quanto sono abituato a vedere nei matrimoni di casa mia. Però ci sono sei ancelle che accompagnano la sposa, rigorosamente abbigliate con una veste azzurra, probabilmente a contraddistinguerne il loro candore e la loro purezza (ma sarà vero?). C'è concitazione, e vorremmo approfittarne per ripetere la bravata di qualche anno fa, quando in un Lunedì di Pasqua, prima di abbuffarci di pesce a Campagnola di Brugine, nel Padovano, ci eravamo intrufolati nella foto ricordo di due neo sposi in compagnia dei loro famigliari. Purtroppo qua ci sono gli sposi, ci sono le famiglie, ma il fotografo latita. Decidiamo così di soprassedere e ripartiamo. Prossima tappa è Obidos. Questo è un paese proprio carino, racchiuso all'interno di possenti mura Un arco concede l'ingresso alle strette vie interne, precedute da una sorta di piazzola che fa loro un po' da anticamera, dove una vecchia ma elegante signora ricama a mano sfruttando l'ombra presente. Il bianco delle case è molto spesso inframmezzato dai vivaci colori dei fiori posti sui terrazzi. Penso che un bravo fotografo si potrebbe sbizzarrire trovando angoli degni del proprio clic. Sulla piazza centrale di Santa Maria, davanti alla bella chiesa, troneggia il solito pelourinho, da noi più conosciuto come gogna, che è una costante delle città portoghesi. La giornata prosegue ad Alcobaça, con il suo splendido monastero. Questo conserva all'interno la tomba di Ines, che si porta dietro una storia epica di donne, amori, guerre che oggi facciamo effettivamente fatica a comprendere. Chi arriva ad Alcobaça non può non proseguire per Batalha, che si trova a soli 25 chilometri. Qui vi è un altro possente monastero, esempio dello stile manuelino che caratterizza anche altri luoghi lusitani e che riconduce all'esaltazione delle conquiste portoghesi di metà del millennio che va a concludersi. L'espansione avvenne nel regno di Dom Manuel I d'Aviz e da questo abile governatore lo stile prende il nome, caratterizzandosi nei suoi elementi decorativi che simboleggiano il momento d'oro attraversato dal Portogallo in quel periodo. Un trionfo di guglie, serpentine, conchiglie, richiami alle croci dei Cavalieri di Cristo ed altre grondanti decorazioni che mischiano continuamente caratteri marinareschi con simboli religiosi. Il monastero di Batalha è imponente e molto bello con un'ampia navata, uno stupendo chiostro e le strane cappelle imperfette, innalzate ma lasciate a metà, cioè mai chiuse e ricoperte, che si trovano ancora oggi a cielo aperto. La giornata è stata intensa e l'unico sforzo che ancora ci concediamo è quello di spostarci verso la vicina città di Lieira per trovare un letto in cui dormire e magari anche un buon ristorante dove saziarci adeguatamente. --
31 Luglio
Dopo la notte a Lieira si parte immediatamente per Fatima. L'area su cui si estende il Santuario è enorme ed alcune foto mostrano le folle oceaniche che qui si radunano in alcune occasioni. Praticamente ad ogni ora c'è una messa, ed in ogni momento c'è qualche fedele che transita inginocchiato lungo la lunga striscia di cemento che conduce fino alla chiesa. Pur se debitamente attrezzati, con ginocchiere, cappellini e quant'altro possa servire, sotto questo sole deve essere ancora più difficile seguire il percorso. Io mi limito ad accendere un cero, scegliendone uno tra i tanti che qui si possono trovare, alcuni anche un po' inconsueti, per esempio a forma di mani o di piedi, da bruciare in segno di ringraziamento. In questi primi giorni di Portogallo non siamo costretti a fare molti chilometri prima di trovare nuovi luoghi da visitare. Anche adesso è sufficiente guidare per una trentina di chilometri per raggiungere Tomar, per la visita al convento do Cristo, il castello dei Templari, che si preannuncia veramente interessante. Già il portale è qualcosa di splendido, poi, una volta all'interno ci si presenta sulla destra la charola, un tempietto ottagonale affrescato, luogo di culto per i Templari. Qualcosa che ti lascia senza fiato e ti trasporta indietro nel tempo, immergendoti nelle gesta di cavalieri erranti e senza paura. Questo santuario presenta un numero impressionante di chiostri. Il più famoso è probabilmente quello di Santa Barbara, non perché il più bello, bensì perché da qui si può ammirare la famosa finestra di Tomar, punto più elevato dello stile manuelino. Io ammiro, ma tutti questi ornamenti circolari, arzigogolati e un po' pesanti non riescono a conquistarmi del tutto! Nel pomeriggio visitiamo le rovine romane di Conimbriga. Il sole è alto, i gradi variano dai trenta ai trentacinque, la fronte piange sudore imbevendo il cappellino che mi copre la testa. Non so se sorridere o toccare ferro quando Stefano mi dice che questa è una delle parti più fresche del Portogallo! Il sito comunque è interessante, nonostante le rovine lascino più che altro solo immaginare ciò che fu, a causa dello stato di conservazione; peccato poi che il museo sia chiuso, potrebbe spiegarci meglio la storia di questi insediamenti. Insediamenti che precedono solo di qualche chilometro la città universitaria di Coimbra, che raggiungiamo velocemente. La ricerca di un posto in cui dormire a Coimbra è più difficoltosa del previsto. Non perché non ci siano uffici preposti, ma perché raggiungere il luogo che abbiamo identificato come rifugio per la notte è tremendamente complicato. Portare la macchina lungo le strette e ripide stradine della città vecchia è già una discreta impresa, barcamenarsi tra i sensi unici complica la cosa, parcheggiare può rendere nevrotici. Succede che i miei compagni di viaggio vanno a dare un'occhiata all'alloggio, lasciandomi l'ingrato compito di piazzare la macchina in uno stretto fazzoletto di strada trovato quasi per caso. Una signora, gentilissima per carità, vedendomi in difficoltà nelle manovre si premura di darmi le giuste indicazioni: "A esquerda, a esquerda", suggerisce la signora. Caspita, a me sembra già di essere così vicino al basso muretto che non riesco a vedere, ma se lei dice così mi devo fidare! Purtroppo l'ennesimo "A esquerda" ripetuto dalla signora è accompagnato da un lieve brusio, segno inconfondibile della carrozzeria che gratta contro il muretto. Esco dalla macchina rosso di rabbia che sbollisco immediatamente dopo avere constatato che solamente il paraurti in plastica ha subito una insignificante ammaccatura, ma soprattutto dopo avere visto il volto giulivo della signora che agitando il pollice alzato esulta per la riuscita del parcheggio. E capisco che un sorriso può veramente cambiare, se non il mondo, una giornata o almeno un momento! Coimbra è la città con l'Università più vecchia del Portogallo. Ci aspetteremmo di vedere molti giovani ed un certo fermento, ma giustamente ad Agosto anche gli studenti portoghesi si concedono un po' di riposo, lasciando la loro città in mano ai turisti come noi, che cercano di scoprirla negli stretti vicoli da percorrere a piedi, assaggiandola in uno dei ristorantini che si affacciano su rua das Azeiteiras, per scoprire poi che senza di loro, gli studenti, la città perde parte del fascino che le letture ci avevano brillantemente descritto.
1 Agosto
La partenza da Coimbra si rivela un po' triste, uno stato amplificato anche da una sana discussione avuta ieri sera tra noi tre compagni di viaggio e da questa incredibile coltre di nebbia dietro cui salutiamo la città. Fortunatamente il cielo ben presto si apre e Avieiro ci accoglie con un bel sole. Diciamolo tranquillamente: Avieiro non offre poi tanto, però una passeggiatina la si fa abbastanza volentieri per dare un'occhiata al mercato del pesce, alle case dei pescatori, ma soprattutto alle loro barche, i moliceiros. Queste venivano un tempo usate per il trasporto dei sargassi, adesso sono probabilmente solo un'attrazione turistica con le loro punte estreme arrotondate e lo scafo decorato con motivi che spaziano dal sacro al profano. Con i due compagni di viaggio che mi ritrovo sarebbe una bestemmia arrivare a Porto senza transitare da Vila Nova de Gaia, dove si trovano le principali cantine dove viene prodotto il Porto. Vila Nova de Gaia si trova sulla sponda opposta del fiume Douro rispetto alla città di Porto e le cantine si trovano disseminate lungo le sue strade. Ovviamente ci fiondiamo nella prima cantina che ci capita a tiro, la Osborne. La visita è piacevole e non manca l'assaggio. Decidiamo così di replicare la visita in un'altra cantina. Questa volta l'indice cade sulla Taylor's, dove l'accoglienza ai visitatori è notevole, e la visita decisamente interessante. Volendo poi c'è la possibilità di approfondire l'assaggio sedendosi ai tavoli del ristorante. Noi ci sediamo più modestamente ai tavoli del salotto dei visitatori, scambiando due chiacchiere con un simpatico finlandese. L'amico oltre a raccontarci di avere raggiunto la cantina a piedi partendo dal centro di Porto e di lavorare alla Nokia ci racconta un sacco di altre cose. Al termine di una buona mezz'ora di chiacchiere, giunge l'ora di accomiatarsi. "Oh, secondo me ha bevuto un po' troppo!" butto lì ai miei amici, commentando la sua irrefrenabile loquacità. Ma nello stesso momento in cui mi alzo dalla sedia capisco che ad avere bevuto un po' troppo sono io! Oddio, niente di preoccupante, ma forse è meglio che lasci la guida della macchina ad Alessandro! Via, allora, attraversando il ponte metallico Dom Luis a scoprire questa vivace città! Eccoci allora sulla torre dei Clerigos, la più alta del Portogallo, 76 metri di altezza raggiungibili percorrendo 225 scalini, da cui si gode una bella vista sulla città; la Chiesa dos Congregados, con la facciata ricoperta di azulejos; il Palazzo della Borsa con le sale interne fin troppo elaborate; la Chiesa di San Francesco in cui trionfa la talha dourada, oggetti in legno decorati in oro; la stazione di Sao Bento, che regala anch'essa al suo interno interessanti azulejos; poi la Sé, la cattedrale che domina la città bassa. Le cose da vedere magari non sono eclatanti, ma è bello perdersi nell'atmosfera un po' guascona di questa città, che può essere assaporata anche attraversando il dedalo di stretti vicoli che dalla città alta raggiungono il quartiere di Ribeira. Una volta arrivati, guardando in alto e pensando alla strada da fare in salita per raggiungere di nuovo il centro città, non si può non decidere di prendere fiato e farsi una fresca birra sedendosi ad uno dei tavolini dei bar all'aperto di Praça da Ribeira, guardando le acque del Douro scorrere gagliardamente. La visita di Porto ci impegna per un pomeriggio completo e per la mattina seguente. Prima di lasciare la città decidiamo però di immergerci nella sua realtà forse più viva, il centro commerciale di Santa Caterina, scoprendo che anche qui i ragazzini si divertono a mandarsi fiotti di SMS, intere famiglie riempiono i carrelli con abbondanti spese ed impiegati modello profumati e incravattati siedono al bar per la pausa pranzo leggendosi tranquillamente un giornale. L'Italia non è poi così lontana...
2 Agosto
Un giro a scoprire il lato più autentico della malinconica Lisbona? Naa… Un bicchiere di Porto nell'omonima città? No, no ci siamo! Le incredibili scogliere dell'Algarve? Suvvia, non scherziamo!! Amarante!! Sì, Amarante è il nostro must per il Portogallo, il luogo che assolutamente non possiamo permetterci di perdere! Amarante si trova a una cinquantina di chilometri a Est di Porto, circa tremila abitanti che popolano questo gradevole villaggio. Ad Amarante c'è un bel ponte sul Rio Tamega; c'è anche un simpatico mercatino che si tiene tutti i Mercoledì; c'è poi la bella chiesa nel centro del paese; … poi c'è lui! Sì, proprio lui, San Gonçalo, di cui si dice che sia propizio nella ricerca dell'anima gemella! La sua statua si trova nell'omonima chiesa, al centro di una minuscola cappella, tutta liscia e consunta a causa delle tante mani che la accarezzano in cerca di una sua intercessione. Non vorrei sembrare esageratamente profano, ma Gonçalo mi sta sinceramente simpatico. Eccomi allora qui, assecondato da Stefano e Alessandro, tre inguaribili ed impenitenti vitelloni, anche noi a toccare la statua del santo, in bilico tra goliardia e speranza. Una vecchia signora entra nella cappella e la devozione con cui inizia a recitare le sue preghiere ci fa comunque riflettere, forse è meglio lasciarla da sola... E comunque alla fine anche io faccio la mia richiesta a San Gonçalo. [I più curiosi si chiederanno a questo punto se Gonçalo ha interceduto anche per me... Bello Internet, quando ti permette di rispondere con soli tre caratteri: ;-)] Terminati i riti propiziatori di Amarante ci dirigiamo verso Guimaraes, cittadina con un bel centro e poco più, valida giusto per fare due passi a sgranchirsi le gambe. Qualche chilometro dopo siamo invece a Citania de Briteiros, dove si visitano le antiche rovine pre-romane, probabilmente di origine celtica. Se non fosse per qualche spiegazione sul foglio che ci viene consegnato all'entrata, sarebbe probabilmente un'inutile passeggiata su alcuni frammenti di storia portoghese, tanto sono scarse le spiegazioni, unitamente alla mancanza di una guida che possa illuminarci. Poi si arriva a Braga. La visita della città è rimandata a domani, per adesso il commento è positivo: città frizzantina come il vinho verde che ho bevuto questa sera e che mi ha aiutato a digerire il "churrasco de boi a la brasileira", una cornucopia di fettine di carne preparate alla brace immerse in un trionfo di patate fritte.
3 Agosto
Questa mattina non ci possiamo lasciare scappare l'occasione di fare un salto a Barcelos per dare un'occhiata al locale mercato, che si tiene appunto di Giovedì. La presenza di tante macchine e la difficoltà a trovare un parcheggio sembrano garantire l'interesse per questo spaccato di vita portoghese. Effettivamente il mercato è molto colorato e probabilmente riflette parte della vera anima del popolo lusitano. Al mercato di Barcelos vendono il bacalhau da cucinare in uno dei mille modi suggeriti dalle ricette portoghesi; al mercato di Barcelos ti propongono olive, cereali, sementi mai viste e frutti colorati; al mercato di Barcelos ti chiedono la disponibilità per completare la squadra per il tiro alla fune. Al mercato di Barcelos ho scattato una foto, anche se sarebbe meglio dire una non-foto. Non-foto, perché il soggetto principale in realtà è seminascosto. Un bambino che suona la fisarmonica, troppo grande per lui, che fa grandi sforzi per ricavare un suono decente dal suo strumento, affidando al cagnolino che gli sta seduto davanti l'onere di recuperare qualche spicciolo che qualche buon'anima gli depositerà nel minuscolo cestino di vimini che stringe tra i denti. Eccomi qua allora, ad acquistare emozioni a basso prezzo e poco dopo a chiedermi se questa non-foto magari non sarebbe stato meglio scattarla con la macchina fotografica che so usare meglio, la mia memoria... Di ritorno a Braga visitiamo la bella cattedrale, facciamo un giretto a piedi per il centro storico ed infine andiamo a visitare il monastero di Bom Jesus. Questo si trova alla sommità di una collinetta che domina la città; i pellegrini la raggiungono solitamente salendo a piedi i tanti scalini che la collegano. Noi tre, irrinunciabili peccatori, prendiamo invece la più comoda funicolare, riservando al ritorno la discesa a piedi, tanto si sa "in discesa tutti i santi aiutano"! Nel pomeriggio ci spostiamo a Ponte de Lima. Dopo avere percorso qualche chilometro, iniziamo a sentire una inequivocabile puzza di bruciato. Ci fermiamo allarmati e scopriamo di avere lasciato parzialmente inserito il freno a mano! Sperando di non dovere pagare troppe conseguenze per questa dimenticanza, arrivati a Ponte de Lima decidiamo comunque di affidare la macchina ad un meccanico. Questo è un tipo piuttosto folcloristico, con un baffo prominente; il suo giovane figlio lo aiuta in quest'officina dal sapore di tempi andati. E' dura cercare di fargli capire ciò che è successo alla macchina: nessuno di noi tre mastica il portoghese e lui non spiaccica una parola di inglese o italiano. Quando non può la lingua, possono invece i gesti, in quel linguaggio universale in cui noi italiani siamo maestri. Ed allora via! Ad arricciare il naso per indicare la puzza di bruciato, a dimenare braccia per indicare il movimento del freno a mano e a dondolare la testa verticalmente ed orizzontalmente per rispondere ai gesti altrui. Dopo qualche minuto di ispezione il simpatico meccanico esclama "No problema"! Non sappiamo se esultare per lo scampato contrattempo o preoccuparci di non essere stati sufficientemente chiari ed in grado di spiegarci. Intanto noi comunque andiamo avanti! Ovviamente dopo aver pagato il costo dell'intervento; ma il meccanico sembra non sentirci, non vuole assolutamente niente! Allora lasciamo una cospicua mancia al figlio che ringrazia con un bellissimo sorriso... Il fiume che attraversa Lima ha acque che sembrano piuttosto pulite. La spiaggia fluviale non è male e il ponte romano sullo sfondo con la chiesa donano a questo borgo un'atmosfera di serenità che in un attimo anche noi condividiamo, stendendo gli asciugamani sulla spiaggetta e crogiolandosi al tiepido sole di questo pomeriggio d'agosto. Solo l'orologio che segna le 19.30 ci distoglie da questo angolo di paradiso, che lasciamo volentieri ai gabbiani venuti qui probabilmente in cerca di qualcosa da infilare in mezzo al becco...
4 Agosto
Ponte de Lima ormai l'abbiamo lasciato. Siamo già in macchina per dedicare la mattinata all'attraversamento del Parque National da Peneda-Geres, zona dell'alto Minho, con sconfinamento in terra spagnola. I paesaggi variano abbastanza e nel giro di pochi chilometri mi sembra di attraversare diverse regioni italiane. In un attimo dalla Valle d'Aosta mi ritrovo in Toscana; una capatina in Abruzzo per terminare poi in Trentino. E' questa una terra scarsamente popolata, soprattutto dai giovani, che tendono ad abbandonarla a favore delle più attive Lisbona e Porto. E' inoltre la parte più isolata del paese, quasi dimenticata a causa delle poche vie d'accesso, problema al quale il governo centrale negli ultimi anni ha cercato di porre rimedio, magari sfruttando adeguatamente i contributi forniti dalla Comunità Europea. Magari anche il turismo potrebbe risollevare le sorti di questo fazzoletto di Portogallo, perché alcuni angoli meritano veramente e regalano panorami mozzafiato. Inoltre resistono ancora antiche tradizioni; per esempio gli espigueiros, piccoli casottini di granito in cui il grano viene messo a dimora, che assomigliano più a vecchie urne funerarie, anche perché spesso sormontati da una croce. Tutti questi piccoli granai sono sollevati dal terreno, probabilmente per evitare l'accesso ai topi; alcuni sono stati restaurati, in altri si riconosce inevitabilmente lo scorrere del tempo... Il tour del parco si conclude nella città di Montalegre, dopo che uno stupendo bovino con due altisonanti corna per un po' ci ha sbarrato la strada. Anche a Chaves facciamo una breve sosta a dare un'occhiata alla Torre de Menegem, ma soprattutto per sgranchire un po' le gambe. Una sosta enologica invece ci attende a Boticas, che di per sé invece non avrebbe molto da offrire. Sì, perché nel dettagliato programma proposto da Stefano c'è scritto chiaramente: Boticas: degustazione vinhos dos mortos! Il vino dei morti quindi, così chiamato perché viene fatto invecchiare in vecchi tumuli sotto terra. Bello pimpante, Stefano, da me accompagnato, entra nel primo bar e ordina due bicchierini di questa suggestiva bevanda. I due ragazzi al bar si guardano un po' stupiti, e dopo aver confabulato un po' tra loro vuotano nel bicchiere del vino bianco. Strano, penso io, mi sarei immaginato piuttosto un rosso, tracannandomi nel frattempo il bicchiere . Stefano assaggia, la sua esperienza in materia di vini si fa sentire: "Questo non es il vinhos dos mortos!", esclama ai due giovanotti, che molto candidamente replicano "No, ma es vinhos!". Stefano è deluso, ma non si dà per vinto. Cerca un altro bar, ne trova uno un po' demodè, forse ci siamo! Stavolta chiede però prima al vecchio gestore se lui serve il famoso vino. Questi annuisce, si assenta un attimo e torna poco dopo con in mano una bottiglia senza etichette al cui interno si trova un vino scuro. Finalmente degustiamo, anche se l'assaggio ci lascia un po' delusi. In serata arriviamo a Bragança. Siamo nella regione del Tràs-os Montes, "Oltre i monti".
5 Agosto
Questa mattina visitiamo la cittadella di Bragança, la parte fortificata della città che ne conserva i suoi tratti storici. Le sue mura medievali conservano al loro interno il possente castello, la piazza ombreggiata con l'immancabile pelourinho e la bella domus municipalis, una costruzione pentagonale dove il re teneva le sue riunioni. Al suo interno una grande cisterna serviva per approvvigionare di acqua la città durante gli interminabili conflitti con i cugini spagnoli. La nostra enomania ci porta poi a Solar de Mateus, dove si trova la villa immortalata nelle etichette del celebre vino. In realtà il vino viene prodotto altrove, ma anche una visita alla villa la si fa volentieri, nonostante il costo del biglietto non sia troppo allineato agli standard portoghesi. La passeggiata all'interno del parco della villa è piuttosto rilassante; siamo inoltre accompagnati dagli accordi di musiche classiche che scaturiscono da una sala in cui alcuni suonatori stanno provando un concerto che probabilmente si terrà in serata. Effettivamente l'ambientazione non poteva essere scelta meglio, in questo vecchio maniero che dona tranquillità e ti fa immergere nella natura. Il parco circostante è molto curato e presenta nella parte più lontana un'ambientazione inquietante: una serie di alberi che intrecciando le loro sommità formano un fresco bunker; fortunatamente le stradine laterali portano invece verso verdi campi, facendone valvola di sfogo. Le strade che ci accompagnano a Lamego ci riportano verso il Sud, dopo avere toccato le estremità settentrionali del Portogallo. Sono queste le strade che si affacciano sul Douro, il fiume lungo le cui rive si estendono le vigne per la produzione del Porto. Infatti la peculiarità di queste terre, separate dal mare e protette dai venti dell'oceano, ed il suo clima secco favoriscono la crescita delle uve che, opportunamente preparate, diventeranno poi li famoso vino, che andrà ad invecchaire nelle fresche cantine di Vila Nova de Gaia. Queste sono terre di una bellezza selvaggia, con ripidi gradoni su cui si estendono le ordinate vigne. Fa tristezza vedere il verde di questi alberi interrotto talvolta dalla terra bruciata dagli incendi che d'estate minacciano questo suolo. A Lamego non c'è tantissimo da vedere. Però sulla sommità di una collinetta c'è un santuario che decidiamo di visitare. Per arrivare in cima occorre salire a zigzag delle ripide scale, che affrontiamo con piglio deciso, quasi a volere espiare i nostri peccati, insomma una sorta di purificazione della nostra anima peccatrice. Fatti i primi dieci gradini, viste scendere un gruppetto di splendide ragazze, la nostra coscienza è già macchiata, i nostri pensieri sono già diventati impuri... Arrivati in alto constatiamo come questo santuario sia un po' una fabbrica di matrimoni. L'accesso al pubblico è infatti in questo momento vietato perché se ne sta celebrando uno, il riso sparso sul sagrato non lascia dubbi sul fatto che almeno un altro sia già stato celebrato e l'aitante giovane impomatato e imbrillantato che sta attendendo la sposa è un chiaro segno di un'ulteriore cerimonia nuziale. Una foto giusto per dire che siamo stati qui, poi di nuovo in macchina. Arriviamo a Viseu abbastanza presto, c'è tempo per dare un'occhiata a questa cittadina che però è in completo stato di rifacimento. Molte strade sono squartate e anche la cattedrale è in restauro; i lavori in corso contribuiscono purtroppo a dipingere un quadro d'insieme un po' deludente di questo posto. Comunque possiamo passare sopra a questi problemi, soprattutto dopo esserci seduti a tavola ed avere gustato i deliziosi piatti locali...
6 Agosto
Oggi attraversiamo la Serra De Estrela, la catena montuosa più alta del Portogallo. Sarei molto contento se il giro equivalesse in bellezza all'attraversamento della Serra de Peneda - Geres dell'altro giorno. In realtà i paesaggi sono alquanto differenti. Molto verdi là, quanto brulli e spogli qua, nonostante ogni tanto si affacci sul percorso qualche cascata e qualche laghetto, talvolta artificiale. L'arrivo a Torre corrisponde al punto più alto del Portogallo, 1911 metri sul livello del mare, su cui pochi giorni orsono sono transitati i ciclisti impegnati nel Giro del Portogallo, come testimoniano le scritte bianche sull'asfalto. La discesa ci porta a Covilha per ammirare la facciata di azulejos della chiesa di Sao Francisco e per alimentarci al bar con una squisita pasta. Nel pomeriggio la visita prosegue a Belmonte, città natale di Cabral, involontario scopritore del Brasile. Questo posto ci offre la visita al castello con bei panorami sui territori circostanti, da cui in almeno due punti si leva purtroppo un fumo grigiastro, segno inequivocabile di qualche incendio che giustifica la presenza di molti bombeiros, le caserme dei vigili del fuoco. Una piccola deviazione dal percorso principale ci conduce poi attraverso una deliziosa stradina a Sortelha, un paesino veramente carino, che offre al viaggiatore non più delle mura e di un castello. L'atmosfera però è veramente genuina, come la mezza forma di formaggio di capra che compro insieme ad una ciambella di pane fatto a mano da cui si sprigiona l'intenso sapore di oliva. Deliziosi! Penultima tappa della giornata è Monsanto. Anche questo paesino presenta case molto caratteristiche e per raggiungere il castello si può notare l'abilità degli abitanti che tra le rocce hanno ricavato pollai, granai e piccoli depositi. La cosa che invece stona decisamente è l'antenna ripetitrice per la telefonia piazzata proprio nel mezzo dell'area occupata dal castello. Sapevo che i telefonini sarebbero entrati nella storia, ma immergerveli dentro in maniera così brutale è molto triste! A fine giornata arriviamo a Castelo Branco che sembra non offrire niente di particolare, a parte un comodo rifugio per la notte e il caldo che inizia a farsi preoccupante, dopo gli ultimi giorni passati con una temperatura assai gradevole.
7 Agosto
Anche oggi ci aspetta una giornata piuttosto intensa. La prima meta che ci attende sul percorso è Castelo De Vide, che ci accoglie più che degnamente con le sue bianchissime abitazioni, tanto fitte nel loro avvicendarsi quanto eleganti nel loro splendido candore. La vista della città dal castello fornisce armonia e senso di pace, ma non possiamo fermarci più di tanto, altre visite ci attendono! Percorrendo in discesa le strette stradine si arriva alla judiaria, il quartiere ebreo, con la sua vecchia sinagoga; proseguendo oltre si arriva ad una piazzetta al centro della quale si erge la fonte da Vila, una fontana con una strana urna da cui fuoriescono quattro getti di acqua fresca, sotto l'ombra di un porticato sorretto da sei colonne. Ovunque portali coloratissimi rompono la splendida monotonia del bianco delle case, rafforzando la positiva impressione che mi sto facendo di questa città. Per raggiungere Marvao occorrono solo dieci minuti. La salita al castello è impegnativa, ma poi una volta arrivati si può vedere tutto il mondo intorno. Infatti c'è qualcuno che vigila sul mondo intorno, una ragazza armata di cannocchiale, radio e quaderno per appunti che fa da vedetta sulla torretta più alta del castello, probabilmente per tenere sotto controllo la situazione incendi. Elvas la riconosci da lontano. La prima costruzione che si nota è l'enorme Acqueduto de Amoreira che raggiunge un'altezza di trenta metri; se lo si vuole fotografare bisogna uscire dalla città. Nell'eventuale foto compariranno senz'altro gli ulivi, costante compagnia nel nostro attraversamento dell'Alentejo. Elvas è circondata da un'elegante cinta muraria che racchiude al suo interno la bella cattedrale, la vivace Praça da republica e l'immancabile castello. Un'altra cinquantina di chilometri ed arriviamo ad Estremoz. L'idea sarebbe quella di pernottarvi, però è Lunedì e gran parte delle attrazioni turistiche, qui come nel resto del Portogallo, sono chiuse. Una sbirciatina alla parte alta della città, quella medievale, al castello che si affaccia sull'immensa Praça de Camoes, e alla famosa pousada che si trova ai suoi piedi, una delle più belle, recita la guida. La forzata rinuncia alle visite ci fa risparmiare un paio d'ore sulla tabella di marcia. Decidiamo così di anticipare l'arrivo ad Evora, dove invece dovremmo incontrare un po' più di movimento. Effettivamente già il trovare un parcheggio risulta impresa piuttosto ardua; infine decidiamo di piazzare la macchina davanti ad un portone (in sospetto divieto di sosta) sperando di non vedercela portare via da qualche carro attrezzi, mentre nel frattempo cerchiamo un posto per dormire. Le lingue che si parlano lungo i viali, i prezzi dei negozi, i menu esposti all'esterno dei ristoranti ci confermano che Evora rientra nei classici itinerari turistici del Portogallo. D'altronde ad un primo sguardo, seppur superficiale, questa accogliente città sembra meritare tutto questo interesse. Dopo avere riservato l'ultima camera disponibile al centrale Residencial Rivera, facciamo un giretto di perlustrazione nella piazza centrale, Praça do Giraldo, molto elegante e piena di vita, contornata da palazzi rinascimentali e portici, che ci invita immediatamente a goderci una bella birra fresca seduti ad un tavolino, facendo due chiacchiere ed osservando la gente al passeggio. Trovare un ristorante per la cena risulta un compito più difficile del previsto. I ristoranti sono quasi tutti al completo, ma alla fine anche noi riusciamo a trovare un posto abbastanza accogliente che ci propone i classici sapori della cucina locale, tra i quali spicca per originalità la carne de porco alentejana, dove pezzi di filetto di maiale vengono mischiati ad aglio, spezie, strutto e vongole.
8 Agosto
La giornata è dedicata alla visita vera e propria della città. Il nostro residencial costituisce un ottimo punto di partenza. Visitiamo così la grande Cattedrale con l'immancabile chiostro interno. Stranamente ci scappa anche una visita al museo d'arte sacra che vi si trova all'interno ed una passeggiata sulla torre che domina l'intera città. Proseguendo si incontra il Tempio Romano di Diana, risalente al secondo secolo e la chiesa dos Loios, a cui è annessa una delle pousadas più belle dell'intero Portogallo, se non la più bella. Poi la parte universitaria, Largo de Porta de Mouro, la Chiesa de Graça che rendono sempre più interessante questa bella città. In particolare, alla sommità della facciata di quest'ultima chiesa siedono due giganti che sembrano volere sorvegliarla incutendo un certo timore verso chi guarda. Simpatico allora che questi due colossi siano chiamati qui affettuosamente meninos, bambini. Si prosegue in questo tour circolare. La prossima tappa prevede la visita alla Chiesa di São Francisco cui è annessa la Capela dos Ossos. Per accedere alla cappella e per potere fotografare liberamente occorre pagare un supplemento di 50 escudos. Ma cosa c'è di così particolarmente interessante? Beh, interessante non so, particolare sicuramente. La cappella è infatti decorata, se così si può dire, con le ossa di più di 5000 persone, ben fiere cinque secoli fa di offrire i loro resti per un così macabro addobbo. Nella stranezza e suggestione di questa cappella non si può non notare un deciso ordine ed un'accurata simmetria nella disposizione delle ossa. Mi diverto allora ad immaginare chi ha provveduto a sistemare tutti i pezzi, alle prese con la selezione del cranio più appropriato per completare l'arco piuttosto che la scelta della tibia adatta a riempire un buco rimasto. L'uscita e la vista del sole fanno dimenticare in fretta l'angoscia procurata da questa visita. Tra l'altro sarebbe anche ora di addentare qualcosa, ma soprattutto di bere una birra rinfrescante all'ombra degli alberi del giardino pubblico. Ci stanno anche un paio d'ore di classico relax, che non può mancare in una scarpinata che si rispetti, così come ci sta anche un giro al mercato, in mezzo a facce di venditori stanchi, indecisi se chiudere la bancarella o continuare l'agonia sotto questo torrido sole nella speranza di racimolare qualche altro escudo. Nel pomeriggio facciamo una passeggiata verso l'antico acquedotto che delimita la città di Evora. Decidiamo di tornare alla Cattedrale per fare qualche fotografia che questa mattina non avevamo fatto a causa del sole. Stefano ci lascia per andare a riposare in albergo, così io e Alessandro iniziamo il reportage. Nella scelta dell'inquadratura migliore l'occhio cade ben presto su un trio di ragazze, evidentemente italiane, anche loro in procinto di scattare fotografie. "Ma riesci a inquadrare tutta la cattedrale?", Alessandro rompe il ghiaccio. "No, devo accontentarmi di fotografare Jolanda" risponde sorridendo la ragazza. "Che è sempre un bel soggetto!", aggiungo io. Le tre ragazze entrano poi per una visita; ovviamente io e Alessandro le seguiamo. Jolanda, Wendy e Alessandra sono in Portogallo da due giorni, provenienti dall'Algarve e dirette verso Lisbona. Vengono dalla provincia di Venezia e sembrano piuttosto simpatiche. Per quanto lo si possa fare all'interno di una chiesa, si parla del loro programma di viaggio e noi consigliamo loro dove andare. Sfortunatamente sono piuttosto di fretta, in quanto vogliono finire di visitare Evora, e oramai è già tardi. Le salutiamo senza avere la sfacciataggine di invitarle a cena, dopo soli cinque minuti che le conosciamo. Dopo altri cinque minuti io e Alessandro non la smettiamo invece di darci dei coglioni... Questa volta è Alessandro che mi lascia per tornare in albergo, mentre Stefano invece mi raggiunge per bere una birra. Ci si diverte a vedere la gente che passa, stando seduti al banco del bar. Bambini, adulti, ragazzi, ragazze, stranieri, italiani, veneziane... "Sì, sono loro!" annuncio a Stefano, a cui avevo descritto il nostro incontro precedente con le ragazze. Le invitiamo a sedersi a bere qualcosa e dopo due chiacchiere accettano ben volentieri il nostro pronto invito per la cena di stasera. Il ristorante scelto si trova lungo una laterale di Praça do Giraldo, quasi di fianco al nostro Residencial. La cameriera, che non è nata ieri e parla pure italiano, prende in mano le redini della situazione e ci invita ad assaggiare la Cataplana, un piatto di pesce servito in una voluminosa padella, accompagnandolo con un buon vino alentejano. La scelta si rivela decisamente azzeccata. L'atmosfera è allegra; le ragazze sono proprio simpatiche e ci regalano una serata piacevole, terminata con un'altra birra e un'ulteriore passeggiata lungo le vie di Evora. Ci scambiamo i numeri di cellulare, ripromettendoci di sentirci una volta tornati in Italia. --
9 Agosto
Una veloce ma abbondante colazione, ed è già ora di metterci in macchina. Destinazione Monsaraz. Anche Monsaraz si trova a un tiro di schioppo dal confine spagnolo e come altri borghi posti lungo il confine possiede il suo bel castello, un tempo utilizzato per difendersi dal nemico castigliano. In realtà Monsaraz non è solo il castello, anzi. E' un agglomerato ordinato di case dai cui terrazzi spuntano eleganti viluppi di fiori colorati, a far da netto contrasto con la arida terra che li circonda; è una panchina all'ombra dove simpatici vecchietti con il bastone ti accolgono sorridenti; è lo scantinato dove una signora governa con sicurezza una vecchia macchina in legno per filare la lana che sembra uscita da una foto dei primi del '900. Sì, Monsaraz è anche tutto questo; il suo bello forse è proprio un certo senso di tranquillità che riesce ad infonderti mentre passeggi per le sue semplici strade proibite alle auto. Il caldo si fa via via più insistente, e quasi diventa un sollievo mettersi in macchina, lì almeno c'è l'aria condizionata! Si attraversano immensi spazi ed i colori variano dal giallo al marrone, qualche sprazzo di stanco verde degli ulivi insieme al bianco candore delle case ad interromperne il monopolio. Più di cento chilometri ed arriviamo a Mertola. Se possibile qui il caldo è ancora più caldo, quasi soffocante! L'uscita dalla macchina costituisce un piccolo calvario, ma ormai siamo qui e l'intenzione è quella di fare un giretto per il paese. Mertola si erge sopra le acque del rio Guadiana e quello che offre è il solito castello ed una chiesa purtroppo chiusa che una volta era una moschea. Una bella immagine ce la regala invece una bianca torre, non molto alta, che si affaccia sul fiume, con l'orologio fermo da chissà quanto tempo e su cui una cicogna ha costruito il suo immenso nido. Esaurita in una mezz'ora la visita al paese ci concediamo dieci minuti di ristoro prima di ripartire. Un po' di frutta ed una bibita ghiacciata comprati in una specie di mercatino al coperto sono quello che ci vuole. Anche un caffè, a bica, serve per condurci verso la costa sud lusitana. Adesso è veramente tempo di mare. L'asfalto brucia sotto di noi, ma le ruote della nostra Opel corrono veloci verso la costa. La temperatura però risente dell'influenza dell'Oceano, quindi man mano che ci avviciniamo ad Albufeira i gradi indicati dal termometro della macchina diminuiscono considerevolmente, fino ad assestarsi ad un confortante +28°C. Albufeira si presenta subito caotica. Noi non abbiamo la minima idea di dove si trovi il nostro residencial, l'unico che abbiamo prenotato da casa durante tutta la nostra permanenza, quindi ci fermiamo in centro a chiedere informazioni al vigile. Impossibile parcheggiare la macchina, quindi scendo io e mi avvicino all'uomo in divisa. Le risposte alle mie domande sono abbastanza precise, ma il ghigno che mi fa non lascia ben sperare sulla possibilità che la meta sia poco distante. Infatti servono altri dieci minuti di macchina per raggiungere il Residencial Santa Eulalia, dove ci fermeremo tre notti. Un po' di disappunto, speravamo infatti di potere lasciare la macchina e scorrazzare a piedi, ma alla fine va bene anche così. Un primo bagno, quasi a voler lavare via il sudore e la stanchezza accumulata fin qui, precede la prima serata in questa pazza città. Ovviamente ristorante con pesce a volontà, poi via nelle strette strade a farsi trasportare dall'onda umana che qui si forma nelle notti d'estate. Il rito è sempre lo stesso: entrare nei bar disco pub, vedere come gira, fare due salti in pista e magari cercare complicità sul volto di qualche ragazza. Come spesso succede gli italiani si fanno sentire, ma si respira un'aria del tutto internazionale con gente che arriva un po' da tutta Europa.
10 / 11 Agosto
Si fa presto a raccontare i due giorni di Albufeira. Un trionfo di mare, sole, tette, folla, birra, vinho, cocktail, gente, bimbi, gelati, mariscos, calca, andovai, uotsiorneim, ahi ahi ahi corazon espinal, ressa... In effetti non mi dispiace poi neanche troppo dirottare queste giornate nell'ozio più totale, dove il problema principale è quello di non scottarsi la pelle, la discussione più importante riguarda il prossimo campionato di calcio, l'attività fisica più intensa è quella di andare a prendere un bottiglione d'acqua ghiacciata al bar. Così, dopo avere assistito ad una lite tra alcuni locali ed un inglese sfociata in uno scazzottamento, dopo avere tentato di approcciare con scarsi risultati un gruppetto di amiche teutoniche, sfoderando reminiscenze ormai lontane di un corso di tedesco a cui partecipai alle scuole superiori, dopo esserci arrostiti per bene al sole, terminiamo anche questi giorni di Algarve. Domani saremo a Lisbona.
12 Agosto
"Forza ragazzi, oggi è una giornata intensa!" avverte Stefano, svegliando me e Alessandro da un profondo sonno che avremmo volentieri proseguito. In effetti oggi lasciamo l'Algarve per arrivare finalmente a Lisbona. Abbiamo in programma due soste. La prima è a Sagres, dove ci attende la visita alla Fortaleza, in cui Enrico il Navigatore, "padre spirituale" dei grandi navigatori portoghesi stabilì la sua sede. Ben poco rimane di questa scuola di navigazione, giusto l'enorme rosa dei venti impressa sul terreno. E allora meglio ritagliarsi una mezz'ora di meditazione, percorrendo la lunga stradina che circonda la fortezza affacciandosi sull'Oceano. Lascio gli amici e inizio a passeggiare. Percorrendo questo sentiero sul mare ripercorro anche le immagini di questa bella vacanza che sta per concludersi, le foto che la mia memoria ha scattato e i suoni che le mie orecchie hanno registrato, per esempio lo sciabordio di queste onde che si scagliano sugli scogli, suoni forti, pesanti che ti percuotono come schiaffi sulla faccia, che però non fanno male. Fa male invece il "Per favore, ci fai una foto?" del padre di famiglia che interrompe questo mio momento di trance meditativa... La seconda sosta è a Cabo de São Vicente, l'estremo angolo sud - occidentale del paese. Altre foto, altri tentativi di approccio con il gruppo di tedesche che avevamo già visto ad Albufeira, altro sole…Ed allora mettiamoci in macchina, ci aspettano oltre trecento chilometri di strada prima di arrivare a Lisbona... Ci affianchiamo alla costa atlantica e le facciamo compagnia per qualche chilometro, prima di sterzare un po' verso l'interno. Ad un certo punto suona il telefonino di Stefano. "Ciao ragazzi, come va?". Se non l'avesse segnalato il display del telefonino, sarebbe stato l'inconfondibile accento a fare riconoscere Jolanda. Le tre amiche venete conosciute a Evora stanno tornando verso l'Algarve dopo avere visitato Lisbona, Coimbra e Porto, mentre noi stiamo facendo il percorso opposto. Ed allora dovremmo proprio incrociare il nostro cammino! Dopo avere chiesto la loro esatta posizione, Stefano si arma di biro, foglio e carta stradale e dopo un attimo con fare risoluto afferma "Ok, appuntamento ad Alcacer do Sal tra due ore!". Alcacer do Sal si trova a circa settanta chilometri a sud di Lisbona. Questo paesello è situato sulle sponde del fiume Sado e sembra che non abbia proprio molto da offrire, a parte forse un castello che non visiteremo, ma riesce a fornire un senso di tranquillità a cui, dopo i giorni di Albufeira, non ero più abituato. Stranamente dobbiamo aspettare solo cinque minuti prima di intravedere la sagoma della Citroen delle ragazze che alla nostra vista strombazzano il clacson, probabilmente scuotendo dal torpore una buona fetta di popolazione locale. Le ragazze sono cariche e decisamente in forma. Diciamolo bene, anche noi non ci difendiamo mica male, se non altro per l'abbronzatura che possiamo sfoderare. L'incontro è veramente piacevole, ma il tempo è più di altre volte tiranno. Una foto, un ultimo bacio, nella speranza che non resti tale, la promessa di rivederci in Italia. E dopo un'ora è gia Lisbona. Un'ora dopo è già Lisbona; facile da scrivere, meno facile da organizzare, dal momento che le lancette dell'orologio segnalano che mancano solo cinque minuti alle 20.00, orario di chiusura del Tourist Office che si trova in Praça Do Restauradores. Arriviamo proprio nell'attimo in cui il custode sta chiudendo il portone. Gli chiedo se può lasciarci entrare, ma l'eloquente movimento della testa anticipa una risposta negativa. Stefano non si dà però per vinto e alzando la voce mostra l'orologio fissato sulle 19.57, insieme alla sua faccia infuriata. Eccola la chiave che ci apre le porte dell'ufficio, dove peraltro siamo accolti con estrema gentilezza dall'impiegata. Questa però ci informa che ormai i residencial in città sono quasi tutti pieni e quello che ci può offrire a quest'ora è una stanza allo Sheraton. Dopo avere colto l'espressione di smarrimento sulle nostre facce ci avverte che comunque prenotando a quest'ora, abbiamo diritto alla stanza a sole 27000 escudos a notte, circa novantamila lire a testa, che per un cinque stelle non è poi male. Ma sì, dai, per una notte ci può anche stare. Dopo pochi minuti godiamo dei servizi offerti in albergo: bagni spaziali, tv satellitare, frigobar, radiodiffusione. Verrebbe quasi voglia di sdraiarsi per ore e ore, ma anche l'appetito reclama. C'è giusto il tempo allora per una doccia veloce che precede la ricerca del ristorante. Decidiamo di seguire le indicazioni della guida che suggerisce di cercare un ristorantino nella zona del Bairro Alto. Non siamo comunque gli unici ad avere seguito l'indicazione e in questo quartiere formato da strette stradine ci ritroviamo quindi in tanti. Non so se è senso della posizione, istinto o fortuna, ma al primo locale in cui proviamo ad entrare troviamo subito posto. Una buona mangiata è ciò che serve per chiudere in bellezza questa giornata intensa. Tornando a casa, mentre si commentano le comodità dell'albergo, ci chiediamo se questo è un prezzo che potrebbero fare anche per le altre due notti in cui staremo qui. Improvvisamente la lampadina si accende sulla testa di ciascuno di noi; un'idea folgorante e folle allo stesso tempo che ci trova complici: sistemarci allo Sheraton anche per le notti successive, in una sorta di imborghesimento che a questo punto della vacanza, ormai giunta alla fine ci può anche stare. Chiediamo informazioni alla reception e all'assicurazione che anche per le notti successive ci verrà confermato lo stesso prezzo decidiamo di fermare la camera.
13 Agosto
Lo Sheraton garantisce un soggiorno decisamente piacevole; garantisce anche un trattamento coi fiocchi; non garantisce però il bel tempo. Così ci alziamo e dopo giorni e giorni di sole ci accoglie una giornata piuttosto grigia. Ricca colazione e poi via in macchina verso la parte occidentale di Lisbona, a visitare la torre di Belem. E' Domenica mattina e l'accesso è libero. Ovviamente in tanti hanno pensato di approfittare di questa occasione, così ci ritroviamo insieme a tanta gente. Dovendo riconsegnare la macchina entro mezzogiorno, dobbiamo affrettarci e purtroppo rimangono solo pochi minuti per la visita del Monastero dos Jeronimos. Con il senno di poi avremmo fatto bene a dedicare più tempo a questo edificio che si rivela piuttosto interessante. Riconsegniamo la macchina. Abbiamo così la scusa per affrontare tranquillamente una passeggiata per le stradine di Lisbona, non prima di avere fatto una puntatina al museo Gulbenkian. Purtroppo il museo è chiuso per restauri, così decidiamo di anticipare la nostra scarpinata. Come al solito Stefano ha predisposto un itinerario interessante; io mi affido alla sua guida cercando di assaporare l'atmosfera che rende così affascinante Lisbona, almeno così in tanti mi hanno raccontato. Ma oggi è una domenica di Agosto e probabilmente tanti tra i residenti hanno deciso di andare a fare un giro fuori porta. Siamo in pochi in queste stradine, scaldate da un sole che improvvisamente ha deciso di farsi sentire; sento che Lisbona potrebbe offrirmi perle ma non riesco a trovarle, o semplicemente non riesco ad afferrarle. E allora continuo a camminare in questi stretti vicoli, dal Rossio al Bairro Alto, proseguendo verso il Rato, raggiungendo il Tago a Cais do Sodré, prima di ritrovare un po' di movimento a Praça do Comercio e nella Baixa. Una birra a rinfrescare anche i miei pensieri in questa calda domenica. Seduti al famosissimo Caffè La Brasileira, Fernando Pessoa a tenerci compagnia, forse ad ispirarci un po' di poesia. Un barbone seduto poco lontano ulula la sua canzone, accompagnandosi con una pianola a batterie ormai desolatamente scariche; è una canzone francese di cui percepisco solo una parte del ritornello, "Je crois l'amour". "Je crois l'amour", una risposta che può dire tutto e niente, e mi chiedo se anche questa è poesia, prima che il passaggio di una ragazza con dei lunghissimi capelli neri mi riporti alla realtà. E forse anche questo è poesia... La camminata ci ha tolto un po' di parole, ma non l'appetito. Replichiamo la ricerca di un ristorante nella zona del Bairro Alto; anche stasera è piuttosto difficile trovare un ristorante con dei posti liberi. Dopo una ricerca di un buon quarto d'ora ed altrettanta attesa in fila riusciamo ad entrare al ristorante "A Baiuca". Il posto è molto semplice, come buona parte dei ristorantini che ci sono in questa zona. Il menù propone pochi piatti di pesce e di carne. Stasera optiamo decisamente per il pesce, e nessuno ci può dissuadere dall'ordinare un abbondante Arroz de mariscos. Benedetto il momento in cui abbiamo deciso di scegliere questo piatto! Una portata sontuosa, servita senza troppi formalismi da una simpatica signora che, dopo avere liberato la tavola, entrando in cucina non può fare a meno di mostrare ai cuochi il piatto letteralmente ripulito, esclamando visibilmente orgogliosa "Los Italianos!". Ma forse non sa che per noi questo è solo un abbondante antipasto; allora ordiniamo anche un'altra portata di pesce alla griglia e quasi non si sorprende più. Facciamo anche in tempo ad assistere al classico equivoco a cui vanno incontro gli Italiani un po' sprovveduti. Succede che di fianco a noi due ragazze ordinano il peixe espada, e quando si vedono arrivare un piatto con un pesce scuro richiamano l'attenzione della signora cercando di farle capire che loro avevano ordinato il pesce spada. Dopo un approssimativo tentativo di fare valere le loro ragioni, interveniamo spiegando alle ragazze che quello che da noi è conosciuto come pesce spada, in Portogallo si chiama espadarte, mentre il peixe espada non è altro che un pescetto con la vaga rassomiglianza di una spada. E' abbastanza forte il loro disappunto, ma noi dantescamente non ci curiamo di loro e proseguiamo con la nostra abbuffata.
14 Agosto
Questa mattina siamo in giro di buon'ora. E' Lunedì e molti posti che si potrebbero visitare sono chiusi. Ci dirigiamo con il metrò verso il quartiere dell'Alfama e raggiungiamo il Castelo Sao Jorge che domina la città. Sembra che tutta la gente in visita a Lisbona oggi si sia data appuntamento qui, magari per approfittare della bellissima vista panoramica che il castello concede. Poco dopo ci immergiamo di nuovo nel dedalo di strette stradine che mi ricordano tanto alcuni angoli di Genova (la mia guida suggerisce Napoli) e raggiungiamo la prima fermata utile per prendere il tram n. 28. I tram rappresentano un carattere distintivo di Lisbona e percorrono stradine anche molto strette. Ci hanno detto che anche salendo su questi coloratissimi mezzi si riesce ad annusare la vera anima di Lisbona e noi proviamo a farlo. Il giro ci porta fino al capolinea e percorriamo molti chilometri su questa vettura affollata per buona parte del tragitto. A volte c'è qualcuno che si aggrappa dall'esterno e percorre una parte del viaggio senza pagare, e chissà che non sia questa l'origine dell'espressione "Fare i portoghesi". Ormai sentiamo che il tour in giro per il Portogallo è arrivato agli sgoccioli: domani è già Italia! Nel pomeriggio allora qualcosa di abbastanza tranquillo, un giro all'Oceanario, nella zona dedicata all'Expo tenutosi qui a Lisbona nel 1998. L'area dedicata a questo evento è piuttosto vasta ed è ovviamente diversa dalla Lisbona che abbiamo visto in questi due giorni. E' probabilmente il frutto del tentativo di questa gente di proiettarsi decisamente verso il futuro, riconvertendo le infrastrutture portuali da tempo abbandonate. Una lunga coda ci accoglie all'entrata di questa struttura che ricorda vagamente una nave. Non abbiamo troppa voglia di metterci in fila, ma giunti fino qua e lontani da qualsiasi altra attrattiva decidiamo comunque di entrare. In realtà la lunga colonna umana si dipana abbastanza in fretta ed in poco meno di un quarto d'ora siamo davanti alla cassa. Davanti a me sento parlottare in francese. Capisco che il turista d'Oltralpe discute per ottenere uno sconto a cui non ha diritto, insistendo fino a quando la cassiera non minaccia di chiamare la sicurezza, almeno così mi pare di capire, dopodiché il francese desiste. Cercando di risollevarle il morale, esprimo alla ragazza la mia solidarietà dicendo "Eh, questi Francesi!", picchiettando allo stesso tempo l'indice della mano destra sulla mia fronte accaldata. Finalmente lei sorride e staccando il mio biglietto esclama "Voila' ton billet!". Oh, non ti ho beccato proprio la cassiera francese! Beh, a questo punto non posso fare altro che allargare le braccia e scuotere la testa con un sorriso. La visita all'Oceanario è molto bella. Sarà che non ho mai visto strutture simili, sarà che mi affascina tutto ciò che ha a che fare con il mondo del mare ma le due ore passate in questo immenso complesso passano molto piacevolmente. Sono qui dentro ricostruite varie ambientazioni marine, dall'Oceano Atlantico al Pacifico, e dall'Oceano Indiano a quello Antartico, presentando miriadi di specie marine che si esibiscono proprio di fronte a te. In mezzo un grande acquario dove nuotano pesci di grandi dimensioni, facendoti vivere in un'atmosfera magica. Non c'è che dire, una visita veramente gradevole. Poco lontano dall'uscita notiamo un bel prato verde, abbastanza raro trovarlo in queste aride lande, quello che serve per riposarci un po'. Il riposo si prolunga per più di un'ora, dopodiché decidiamo di fare ritorno in centro a Lisbona per raggiungere l'albergo e trovare il ristorante per la nostra ultima cena portoghese.
15 Agosto
Anche per questa vacanza, inesorabile è arrivato l'ultimo giorno. Come tutti gli ultimi giorni di un bel viaggio si presenta triste e malinconico, come la strada che percorriamo per arrivare all'aeroporto di Lisbona, che invece è affollato da gente vociante. Le ultime banconote spese per qualche regalo, gli ultimi spiccioli offerti alla Croce Rossa sono le consuetudini che ci accompagnano sull'aereo. Ed in men che non si possa dire, o scrivere, siamo di nuovo a Bologna; il padre di Stefano è già lì che ci aspetta. Poche parole, pochissime, sulla via del ritorno, soffocanti in questo umido giorno di Ferragosto. Solo Alessandro mostra una certa vivacità, scrivendo l'ennesimo SMS, e non c'è bisogno di chiedergli se ci sono di mezzo delle donne... FINE
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PS I: ringrazio tutti coloro che hanno letto e apprezzato la [RECE], troppo gentili! :-))
PS II: il racconto completo lo potete trovare
sul sito di Gabriele Poli "Magie delle Ande" all'indirizzo http://www.magiedelleande.it
Lo potete trovare pure sul mio sito, in questo caso corredato da parecchie foto.
PS III: per Marco Zecchinelli: vai adesso tocca a te!! :-))
Ciao, Marco -- http://members.xoom.it/macatel