Praga

1996

di Marco Zecchinelli
http://members.xoom.it/marquito


Ho fatto 5 giorni a Praga con la mia classe III liceo, ultimo anno delle superiori... primo viaggio all'estero, seconda esperienza con l'aereo. Era metà marzo, dal 15 al 19, avevo litigato pochissimi giorni prima con la mia ragazza, e quindi partivo con una tristezza notevole. Bando alle ciance e cominciamo a raccontare... 15 Marzo 1996 Partiti in mattinata con la CSA (compagnia di bandiera della Rep. Ceca) da Fiumicino con un tempo piovoso, in un pessimo Boeing 737, arriviamo poco dopo il pranzo (pessimo) a Praga, con un atterraggio dei più tranquilli mai fatti (tant'è che non me lo ricordo nemmeno!). Si vede la neve ai bordi della pista, ma ci hanno assicurato che non ne vedremo traccia in giro: è vero, purtroppo... La prima cosa che mi colpisce è la macchina della Polizia locale, una scassatissima Skoda di colore bianco e verde con la scritta Polizei sul fianco, mi dà una profonda impressione di dignitosa povertà, mi immalinconisce ancora di più... Il cielo è plumbeo, siamo quasi all'ora del tramonto. Espletiamo la formalità del passaporto (ne abbiamo uno collettivo e valido a tempo determinato) e ci dirigiamo ad attendere i bagagli; rimango lì una buona mezz'ora, mentre tutti gli altri hanno già fatto... poi mi dirigo all'ufficio informazioni e reclami e scopro che il mio borsone è rimasto a Fiumicino, l'unico di tutta la compagnia (2 scuole!)... ma non seguivo IHV, perciò non credo siano state delle bamboline!!! :-))) La donna che fa da riferimento sul posto (è bilingue, italiano-boemo) mi aiuta con le formalità per richiedere l'invio immediato con il prossimo aereo, l'indomani mattina. Smadonno in 15 lingue, e gli altri sul pulmann a sfottere (quelli della mia comitiva) e a prendersela con me (quelli dell'altra scuola, per il ritardo, di un'ora abbondante)... arriviamo in hotel, zona 4 di Praga (decisamente fuori dal centro della città, se non altro risparmiamo). Il nome dell'hotel ammicca ai più appassionati di videogames: è infatti Dum, che si pronuncia come il (mitico) Doom... l'albergo è di buon livello, accoglienza a parte: soliti pregiudizi sugli italiani all'estero, fortemente incoraggiati dall'altra scuola, data la confusione che creano alunni e docenti; uno di questi ultimi non riesce a trovare qualcuno disponibile come compagno di stanza, perchè essendo di religione buddista si alza la mattina alle 5 per pregare... dopo un'ora di tira e molla si decide di sbatterlo in una singola, purchè lasci proseguire l'assegnazione delle camere! Si sono fatte le 18 passate, si sale tutti in camera per una doccia e per un veloce riposo prima della cena (siamo in regime di mezza pensione)... beh, non proprio tutti, il sottoscritto non ha panni di ricambio, né compagni disposti a cedergli abiti della taglia adeguata... O roba da lillipuziani, con cui girare per Praga, o niente... Opto per il niente, mi faccio una doccia e mi infilo di nuovo i miei panni... sempre più nero con la CSA... Anche perchè, durante l'attesa nella hall, ho scoperto insieme all'accompagnatrice che l'indomani mi dovrò fare insieme a lei un tragitto di un'ora e mezza con i mezzi pubblici per raggiungere l'aeroporto e ritirare il borsone, e un altro viaggio per riportarlo all'hotel: il che vuol dire una giornata persa mentre gli altri se ne vanno alla scoperta dell'affascinante città. Si cena: non ricordo assolutamente nulla dei cibi in albergo, solo delle brodaglie nauseabonde come primo piatto... visto che sono una buona forchetta e un appassionato assaggiatore, vi posso dire che facevano proprio pena! Dopo cena, gli altri si organizzano per uscire, mentre Antonio e Federico rimangono a fare compagnia a me in albergo; incredibilmente ci dice bene, perchè incontriamo un istituto femminile di Carpi in vacanza a Praga nella loro ultima serata di permanenza in albergo... ;-) Marpioni, ci dirigiamo in una loro camera e passiamo la serata a ridere, chiaccherare e a bere fortissima birra praghese: una delizia probabilmente, per un appassionato, per me (fino ad un momento prima astemio) una botta allucinante, ne basta un sorso per farmi ululare dal mal di stomaco tutta la notte... I nostri compagni tornano e ci dicono di essere stati in una discoteca vuota con qualche tedesco in giro: li compatisco, a me è andata meglio (birra a parte!)... Ci dirigiamo a letto piuttosto stanchi. Ma un momento prima di spegnere la luce decido di provare la radio installata nel mobiletto, per capire cosa ascolti la gioventù boema. Ci sono quattro (o cinque, non ricordo) canali preimpostati, il primo non funziona, il secondo nemmeno... sto per lasciar perdere, vado avanti per vedere se la radio è finta o se sono rotti i primi due canali. Sul terzo finalmente sento, bassissima, della musica classica; cambio sul quarto canale ed ecco la sorpresa delle sorprese: De Gregori!!! Sissignori, il cantautore nostrano che sta suonando "Generale", avete idea di che (stupido, magari) sentimento di patriottismo e di casa? Neanche con la pasta Barilla!!! :-))) Me ne vado a letto rincuorato, come se Praga si mostrasse meno ostile, da questo momento...
Continuo l'invio del mio RECE anche se nessuno mi ha ancora invitato a farlo... :-((( 16 Marzo 1996 Già la sveglia è un problema... ancora intontito dal sonno, mi alzo e guardo fuori dalle finestre: un paesaggio lunare, spettrale. Alla luce del primo mattino il socialismo mi si presenta nel suo volto "umano", nel senso di come lo viveva l'uomo comune; anonimi casermoni con funzioni residenziali e alberghiere, intervallati dal nulla più assoluto, in una luce che non si capisce da dove provenga, per quanto è coperto il cielo... Scendo a colazione, sempre più intristito dalla mancanza di attrattive di questi posti e scopro con orrore che manca il verò caffè, esiste solo caffè d'orzo, che schifo!!! Tra il mal di pancia perdurante, la colazione da stare male di brutto, la mancanza di caffeina (è vero, è proprio una droga!), lascio immaginare il mio pessimo umore, in previsione di un lungo viaggio verso l'aeroporto nell'impresa di recuperare il borsone. La signora di riferimento mi consiglia di andare nel pomeriggio, per lasciarmi libero di visitare la città con i miei compagni. Così ci dirigiamo a prendere gli autobus pubblici per raggiungere il centro della città: grande è la sorpresa nel vedere che alle fermate c'è una palina con segnati gli orari di transito dei mezzi, infinito lo stupore nel constatare la puntualità!!! Abituati ai mezzi extra-urbani o urbani d'Italia, non riusciamo a concepire nulla di tanto "svizzero" nella Rep. Ceca... casinisti come possono esserlo solo dei diciottenni in gita scolastica ci infiliamo sul pulmann, lasciando il freddo pungente che ci attanagliava alla fermata; la poca neve intravista dall'aereo è del tutto scomparsa nella notte, ma il cielo è di un colore latteo e puntellato da nuvoloni bassi che intristiscono l'umore, e la differenza di temperatura tra l'inverno mediterraneo abbandonato in Italia e quello continentale di Praga si fa sentire. Scendiamo in corrispondenza di una fermata della metropolitana, dove scopriamo che i nostri biglietti sono validi per un unico viaggio in sotterranea... la metro è la seconda sorpresa della giornata: tre linee contro le due di Roma, pulita, efficiente, confortevole (quanto può esserlo un mezzo destinato ai pendolari) e poco affollata, anche se siamo in un orario che in Italia sarebbe "di punta": sono le 8.30 del mattino. La voce incomprensibile che annuncia la fermata del momento e quella successiva è una delle cose che più sono rimaste impresse nei nostri ricordi, e in quelli di molti liceali in vacanza a Praga, per quel che ne so: a Roma l'hanno messa solo due anni dopo e a tutt'oggi non funziona altrettanto bene, anzi, la maggior parte delle volte, non funziona affatto... Scendiamo in piazza S. Venceslao, al centro, e ci incamminiamo per la via principale, verso la città piccola (Stare Mesto). La passeggiata mi lascia allibito: mi innamoro dell'aria mitteleuropea, della musica classica ad ogni angolo di strada, della melanconica atmosfera da impero tramontato che si respira tra la gente, che convive con le grandi testimonianze del passato come se non esistessero... o come se fossero troppo ingombranti per ostentarne la bellezza, e un po' se ne vergognino... Ci dirigiamo verso il castello, attraverso il Ponte Carlo e le sue statue... la Moldava scorre sotto di noi, scura e rabbiosa, c'è un aria strana in giro, come di ostilità, ma è solo l'impressione del turista in una città che non conosce e che vuole scoprire troppo velocemente. Saliamo verso il castello, dove, sullo spiazzo antistante la residenza del buon vecchio Havel, presidente del paese, assistiamo ad una bella ed imprevista cerimonia di cambio della guardia. Il plotone è guidato da un biondone gigantesco e dallo sguardo severo, la giovane prof. di Matematica che ci accompagna cade preda dei suoi occhi di ghiaccio... Decidiamo di pranzare prima di entrare nella visita del palazzo e della cittadella, così riscendiamo la strada percorsa per arrivare in cima per un centinaio di metri, adocchiamo un ristorante e ci fiondiamo dentro in 5-6... io, un paio di amici e le prof. con il marito di una di loro. Già il menu e l'atmosfera ci sconcertano un poco... Il locale è molto buio, nonostante sia rivolto al sole e sia passato da poco mezzogiorno, il menu è monolingua (e il ceco non è nei programmi ministeriali delle superiori italiane) e con pochissima scelta. Tentiamo di spiegarci e chiediamo dei piatti a base di carne e verdure, che non sono piaciuti a nessuno dei presenti... così ci incamminiamo di nuovo verso il castello, del tutto insoddisfatti di questo misero pasto (per non parlare del solito caffè immondo!). La visita alle bellezze artistiche ci tocca profondamente: la chiesa all'interno della cittadella ha delle vetrate disegnate che sono un vero spettacolo, la luce all'esterno è poca, ma i finestroni e il rosone sono colpiti da alcuni raggi che li rendono magici. Passeggiando all'interno del vecchio palazzo imperiale, nei saloni storici si respira l'aria della guerra dei Trent'Anni, della defenestrazione di Praga, dell'Impero Austro-Ungarico che faceva da baluardo ai turchi. Siamo tutti molto affascinati e addirittura (da brutto cretino turista italiano) convinco alcuni che erano con me ad approfittare dell'assenza di guardiani per scavalcare il cordone rosso e andarci a sedere sull'antico trono in legno. Le foto scattate in quell'occasione non sono venute, e ben ci sta, non si profana la storia per scherzetti da adolescenti... La visita del piccolo museo storico all'interno del castello conclude il nostro pomeriggio culturale, e abbiamo ancora pochi minuti per tornare a passeggiare in Piazza S. Venceslao prima di prendere i mezzi pubblici verso il nostro hotel. Al rientro, una graditissima sorpresa: il mio borsone, disperso il giorno prima, è stato recapitato direttamente in albergo per via dell'interessamento della nostra guida locale! WOW... finalmente una doccia!!! :-))) Si cena con le solite brodaglie che il nostro albergo ci rifila come "mezza pensione" e poi si esce. Destinazione di una ventina di persone su venticinque: discoteca!!! Con i due fidi compagni che mi avevano assistito la sera prima, quando ero rimasto in albergo, decidiamo di farci un tour di Praga by night, e si accoda anche un altro... Ci accodiamo agli altri, arriviamo di nuovo in Piazza S. Venceslao e lì notiamo una insegna: Caffè Segafredo!!!! Non è possibile, ci fiondiamo dentro sperando di poter finalmente gustare il sapore del buon caffè italiano e di scambiare due chiacchere con i proprietari... e invece rimaniamo delusi; il caffè è effettivamente un espresso, ma l'insegna si rivela ingannatrice e i proprietari sono in realtà dei cechi... che non parlano una parola di italiano!!! Insomma, ci prendiamo 'sto caffè e ce ne andiamo in giro, appuntamento concordato di fronte al locale... abbiamo circa 3-4 ore per vedere gli stessi posti della mattina attraverso la magia della notte. Ci incamminiamo verso vicoletti che conducono alla piazza centrale, poi cominciamo a girare un po' a casaccio, fino a che il freddo si fa quasi insopportabile, siamo tutti con i jeans... e all'improvviso sento la necessità di urinare... "oddio, e ora??? un locale, dai, cerchiamo un bar"... fosse facile, nella zona dove ci troviamo si vedono solo negozi chiusi, hotel costosi e case normali... AIUTO, nel frattempo anche gli altri sentono lo stesso impellente bisogno!!! Arriviamo infine sulla Moldava, e lì mi faccio prendere l'idea più matta del viaggio! "Ragazzi, scendiamo per la scaletta e tutti a far pipì nel fiume... sarà mica colpa nostra se non c'è un bagno aperto al pubblico a quest'ora della notte!!!"... Ovviamente, proposta approvata all'unanimità: scendiamo, e il sollievo ci invade, mentre sopra di noi passa qualche macchina e ad un centinaio di metri, sotto un ponte, si vedono delle ombre vicine ad un barcone male illuminato. Risaliamo verso la strada e decidiamo di metterci alla ricerca della via per ritornare. Incredibile, per puro caso dopo meno di un quarto d'ora siamo di fronte al locale... "che ore sono, ragazzi? Quanto ci mettono ad uscire?"... "Oddio!!! Manca quasi un'ora!!! Qui geliamo!"... panico che si diffonde... uno di noi si fa prendere dal colpo di genio: entriamo nel locale ed avvisiamo che siamo qui, che stiamo morendo di freddo e che vorremmo andarcene in taxi prima di loro...". Proposta approvata ancora una volta con percentuali da votazione bulgara, ma stavolta c'è un problema: il portiere ci avverte, niente biglietto niente ingresso! :-( "E ora?"... Passano secondi gelidi che sembrano durare minuti, poi non ricordo chi partorisce un piano: "Mandiamo a chiamarli da parte del portiere!". Ci ridirigiamo all'ingresso e gli spieghiamo a fatica di cosa abbiamo bisogno; passano altri dieci minuti e alla fine si presenta alla porta una prof... la avvisiamo e lei guarda l'orologio, constatando che mancano ormai pochi minuti all'ora stabilita e che faremmo meglio ad aspettare tutti gli altri. Scene da assideramento nel frattempo si manifestano tra noi che siamo fuori ad aspettare, cominciamo a pensare di tagliare un albero e dargli fuoco in piazza... ma sfortunatamente nessuno di noi ha con sè una accetta o un accendino!!! Finalmente arrivano, e ci accingiamo a contrattare il costo della corsa con 6 taxisti... e ha ragione Severgnini, a dire che sono un po' ladri e spericolati, tra i più pazzi del mondo!!! Finalmente torniamo in albergo, e ci gettiamo distrutti sul letto... Piccola notazione a margine della serata: la discoteca faceva schifo, era vuota, e gli altri che non erano con noi non si sono divertiti! Noi ripensiamo, al calduccio nei letti, al rumore della Moldava irrorata e ci addormentiamo sereni...
Terzo giorno a Praga, terzo giorno con un cielo livido che minaccia sfracelli di pioggia. E' una atmosfera lunare, guardare fuori dalla finestra dell'albergo e vedere i casermoni grigi di epoca comunista isolati l'uno dall'altro da un centinaio di metri di brullo pianoro, con ogni tanto dei radi alberi del tutto privi di foglie, illuminati da una non-luce che li rende davvero spettrali. E poi c'è questa maledetta astinenza da caffeina che mi intontisce sempre di più! Bah, chissenefrega, penso che dopotutto non sono a casa mia e il bello è tutto in questa necessità di adattarmi al paese che mi ospita, nella curiosità di scoprire la gente, le abitudini, i gusti alimentari (oddio, la puzza di cipolla soffritta comincia dalla mattina!), la lingua... Scendo con gli altri a fare colazione e quasi mi rimangio quanto appena pensato: pane scuro, marmellatine insapori e inodori (il fatto che siano invece colorate mi induce a lasciarle proprio da parte, chissà che roba ci hanno messo dentro!), caffè d'orzo (maledetta dipendenza!)... E ringrazio Dio che abbiamo scelto la mezza pensione, così almeno una volta al giorno possiamo evitare il brodino schifido che ci rifilano la sera! Finite le pessime considerazioni sulla qualità del cibo dell'hotel (non sono quello messo peggio, comunque: un amico la prima sera davanti alla brodaglia confessò: "Ragazzi, io qui muoio di fame! Non mangio niente a casa mia, figuriamoci 'sta roba qua!!!"), si vola a riprendere il solito pullmann, ma oggi c'è poco casino da fare: le facce silenziose e scure dei cechi, anche dei più giovani. ci inducono a riflettere su cosa sia stato per loro subire 50 anni di dittatura comunista sotto un clima simile (a Cuba perlomeno ci sono il mare e il sole!). Mentre il pullman si ferma ad una palina, assisto ad un episodio di vita quotidiana che mi rende più vicino a queste persone, e che insieme me ne allontana tantissimo: una giovane mamma con una carrozzina deve salire sul bus, un ragazzo sui 25 anni si sbriga ad aiutarla tirando su la carrozzina, lei riesce a salire sul pullman, che riparte; tutta la scena si svolge nel silenzio più totale, senza un cenno di saluti, senza un gesto o una parola di ringraziamento; il bel gesto del ragazzo viene forse considerato normale? Dovuto? O è un modo di aiutarsi in silenzio tipico delle popolazioni che hanno patito tanto e senza poterlo nemmeno dire a nessuno? Non riesco a trarre una conclusione sul significato di quel silenzio, e mi ripropongo di fare più attenzione ai volti e alle espressioni dei cechi che incontrerò nella giornata. Si ritorna in Piazza San Venceslao, per una visita più approfondita della Stare Mesto e dei vicoli dell'antica Praga imperiale, capitale di un impero multirazziale e potentissimo un tempo, finito nella polvere dei secoli che sono passati. C'è nella piazza uno strano mercatino all'aperto, con lavorazione del ferro a cielo aperto, foggiano dei piccoli oggetti di metallo, ci sono delle splendide armature, armi, scudi in acciaio (o forse è solo ferro dipinto, chissà?)... molto caratteristico, non riusciamo a saperne nulla ma crediamo che sia una specie di fiera settimanale, perchè ieri nello stesso punto tutto era chiuso e gli stand erano riparati da una recinzione in legno. Ci lasciamo incuriosire da una quantita di gente assiepata sotto un orologio con il naso all'insù, e percorriamo le poche decine di metri che ci separano dal luogo che sembra aver calamitato l'attenzione di gran parte dei turisti presenti. Qualcuno, domandando in giro, scopre di cosa si tratta: ogni ora esce dall'orologio una processione di figure che battono le ore, in effetti è uno spettacolino molto divertente, anche se da dove siamo piazzati riusciamo a vedere ben poco... Intanto è ormai ora di pranzo; dopo le pessime esperienze di ieri, decidiamo in pochi di sperimentare qualcosa di diverso, la stragrande maggioranza parte in branco verso il più vicino McDonald; mi rifiuto di aderire ad una scelta tanto turistica, e mi lancio verso una promettente viuzza insieme ad un amico. Percorriamo poche centinaia di metri e ci ritroviamo sommersi da locali di ogni tipo; visto che per noi uno vale l'altro, entriamo affamatissimi dentro al primo che ci sembra sufficientemente vuoto e carino. L'insegna è "U bakalare", e crediamo sia uno studente universitario del passato, un baccelliere insomma. Dentro ci accorgiamo che siamo in una specie di rosticceria-tavola calda, e cominciamo ad osservare i piatti esposti; ricordo ben poco di quel che ho mangiato, ma sono certo che facevano dei favolosi spiedini panati, con sullo stecco cipolline, wurstel, forse patate e che erano davvero una delizia! Soddisfattissimi della praticità, della velocità, del servizio e del gusto del cibo, prendiamo immediatamente la decisione: "Si torna sempre qui a mangiare! E senza farne parola a nessuno!"; vorrà dire che ci terremo la curiosità di scoprire meglio le abitudini alimentari dei praghesi, sarà per la prossima volta! Il pomeriggio è ancora una volta speso interamente passeggiando lungo la Moldava (ridendo come matti al ricordo della sera prima!), a cercare di scoprire qualche angolo nascosto che rimanga tutto per noi, che ci dia la sensazione di aver davvero capito Praga e il suo spirito: speranza purtroppo andata delusa. Quel che davvero continua a colpirci è quella che sembra una vera passione per la musica classica e operistica, non riusciamo a fare cento metri senza che ci rifilino qualche volantino pieno di orari e luoghi per ascoltare Mozart, Bach e Chopin... Peccato intendersene così poco, visti i prezzi sarebbe comunque una bella esperienza! Così diamo un'occhiata al programma delle visite previste dalla gita e scopriamo che per la sera, verso le 18, siamo attesi in qualità di gruppo scolastico alla visita pre-spettacolo del Teatro dell'Opera. Ci arriviamo molto sudati, stanchi, infagottati, e ci sbrighiamo a salire su per le scale, arrivando nel loggione. La vista sul palco è splendida, ma io rimango assolutamente senza parole e con le ginocchia molli girando la testa verso le poltroncine, dove è seduta un angelo di bionda praghese autentica, con una semplice uniforme scolastica bianca e nera, due occhi verdi da annegarci dentro, capelli d'oro raccolti a coda di cavallo... le passo davanti senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso, rosso come un pomodoro maturo, completamente in bambola.. per anni me la sono sognata come il vero spirito di Praga, che avevo cercato inutilmente tra le vie e i monumenti. Si torna in albergo per una rapida cena, sempre a base di brodaglia di cui continuiamo a non capire quali siano gli ingredienti. Dopo cena non usciamo, per stasera, fa davvero troppo freddo e poi sembra che stia per piovere, così ci riuniamo in quattro o cinque dalla giovane (e carina) prof. di matematica per chiaccherare e farci una bella partita a carte, fin verso la mezzanotte, dopodichè si torna a dormire, pronti a goderci il prossimo giorno da turisti...
18 marzo 1996 Eccoci qua, sempre più intontiti dalla cronica mancanza di caffè, dalle poche ore di sonno e dalla sconvolgente tristezza del paesaggio fuori dalla finestra... sarò monomaniacale, ma sono i primi pensieri che mi passano per la testa appena mi alzo! Oggi però sono decisamente più contento, perchè è prevista la visita al Cimitero Ebraico nuovo, quello dove è sepolto il caro vecchio Franz (Kafka!)... ancora non so cosa mi aspetta!!! Solita colazione schifiltosa, solito viaggio in autobus+metro fino alla fermata più vicina alla zona in cui dobbiamo andare. Rispetto al solito tragitto fino a Piazza San Venceslao, questa volta la "passeggiata sotterranea" dura molto più a lungo. Finalmente arriviamo, raggiungiamo il cimitero ebraico e la prima cosa che vediamo è un cartello esposto fuori: recita in inglese che la tomba di Kafka è in restauro fino al giorno 18 marzo 1996... cioè oggi!!! Allora facciamo un rapido calcolo: se i pullman hanno degli orari e li rispettano, forse anche qui saranno puntuali e oggi magari assistiamo pure alla re-inaugurazione... Facciamo per entrare, e subito scopriamo di essere dei maleducati profanatori: il guardiano ci blocca immediatamente, ci spiega che per rispetto al luogo tutti i maschi devono indossare un copricapo e lui può fornirci delle piccole pezze rotonde con cui ovviare alla bisogna; le donne sono esentate dalla questione, e non riusciamo a capire perchè. Comunque, prendo dallo zaino il mio colbacco comprato in uno dei giretti attorno al centro il giorno prima per coprirmi la testa senza ricorrere alla piccola pezzuola di stoffa rotonda: perchè dovrei, se un copricapo già ce l'ho? Così, risolto il problema, ci incamminiamo per i vialoni colmi di foglie gialle e arancioni cadute dagli alberi, che sono più spogli di una entreineuse ad Amsterdam. Il cielo è di un colore addirittura peggiore del solito, sembra davvero che ce l'abbia con noi, finora non ho nemmeno capito dove stiano i punti cardinali, tanto la non-luce è uniforme nel suo distribuirsi sulle cose. Tutto, il fatto di stare in un cimitero non da ultimo, contribuisce a peggiorare il mio umore e la mia percezione di questa decadenza attorno ad un glorioso passato. Procediamo tutti insieme fino alla tomba del grande scrittore, dove riceviamo una pessima sorpresa: i restauri non sono puntuali quanto i pullman. La tomba infatti consiste in una semplice lapide con incisa la scritta nel cartello di fuori sotto alle parole "Memory of Franz Kafka", né date né altro... che tristezza! Apprendiamo che tutti i sassolini deposti sulle varie lapidi e tombe sono un po' l'equivalente dei nostri fiori per la cultura ebraica (almeno così ci è stato detto): sono il segno di devozione e rispetto di chi fa visita ai morti, servono a far si che l'anima non sfugga via, più sassolini ci sono e più la pietra tombale viene mantenuta al suo posto (o qualcosa di simile), così ognuno di noi depone il suo bel sassolino sulla lapide, un misero omaggio per un animo tanto grande... Ma la vera sorpresa, quella che mi rischiara il volto e mi ridona un sorriso, quella che mi fa pensare al valore dell'amicizia, all'importanza di questo valore, la ottengo girandomi verso il muro di cinta, di fronte alla tomba di Kafka: la tomba (o qualcosa simile) di Max Brod!!! L'amico, colui che ha pubblicato tutte le opere di Kafka, l'uomo senza di cui nulla o quasi sapremmo della grandezza dell'altro!!! Si tratta di una misera lapide bronzea affissa all'interno del muro di cinta, scritta in ceco e ricolma di piccoli sassolini. Non posso fare a meno di pensare a quante persone avranno visto la stessa lapide senza provare il minimo stupore, senza chiedersi nemmeno perchè c'era quell'unica lapide di bronzo su tutto il perimetro del cimitero... e mi domando perchè Max avrà scelto di essere ricordato in questo modo, che cosa lo avrà spinto? La necessità di sentirsi più vicino all'amico scomparso prematuramente? La voglia di essere unito a Franz nella fama, cosicchè alla fortuna di uno corrisponda la fortuna dell'altro? Un semplice e umano desiderio di non vedere la propria tomba dimenticata col tempo, mentre sta sepolto lontano da colui del quale ha fatto la fortuna e la gloria letteraria? Non lo so, ma mi sembra comunque un gesto molto bello e molto umano, mi fa sentire questi due grandi (per vie diverse) così vicini e piccoli, così normali, così poco eccezionali nelle loro vite da praghesi di inizio secolo... Il resto della visita al cimitero ebraico continua a destare in me una melanconica tristezza, un senso di inadeguatezza alla triste poesia del luogo. Cappelle semi-diroccate di famiglie scomparse da chissà quanto tempo, tombe senza sassolini, lapidi che crescono su altre lapidi... mentre tanti altri della mia classe se ne vanno giulivi e festanti, io sento dentro di me un tonfo nel cuore ad ogni passo, mi sembra che tutta la vita sia più triste, se deve finire in un posto simile. E' certamente un posto molto romantico, ma nel senso di certi quadri ottocenteschi colmi di rovine e desolazione, che suscitano un misto di attrazione e sgomento. Quando usciamo dal cancello principale, ci dirigiamo di nuovo in centro, per rifocillarci (è quasi ora di pranzo ed il tragitto in metro è lunghetto) e visitare il Museo Nazionale nel primo pomeriggio. Ovviamente tappa fissa, dopo la scoperta di ieri, al locale "U bakalare"... :-) Ci troviamo di nuovo benissimo e lo eleggiamo (io e il mio amico) a miglior locale di Praga, tre stelle Michelin... e segnalazione sul Gambero Rosso!!! Il bello è che quando gli altri (quelli del McDonald's!) ci chiedono dove andiamo noi due a pasteggiare, noi rispondiamo evasivi "mah, in un localino da niente qua dietro, ma forse domani andiamo pure noi da Mc Donald's"... che bastardi che siamo, ma sono sicuro che loro non avrebbero apprezzato comunque! ;-) Dopo un breve riposino pomeridiano a passeggio, ci dirigiamo al Museo Nazionale, che si rivela niente di che, qualche statua, qualche dipinto, una canoa fossile di legno, una copia in gesso di un Galata morente... :-( Che delusione!!! Unica nota positiva: è uscito un raggio di sole!!! Finalmente!!! :-))) Si torna in albergo, poi si esce di nuovo: i soliti pioneri della globalizzazione (sono sempre quelli del McDonald's!) propongono una spettacolare visita all'Hard Rock Cafè di Praga: continuo a ritenerli una compagnia indegna per visitare una città che ha ben di meglio da proporci... Così, mentre i soliti "turistici" fanno rotta verso il locale "imperdibile", io e i miei fidati amici ci torniamo ad immergere nelle luci notturne delle vie adiacenti la Moldava, con una vista splendida sul castello illuminato da centinaia di luci! Chissà come farà a dormire, il povero Vaclav Havel!!! :-) E mentre quei pochissimi fortunati con la ragazza in classe sognano insieme alla propria Lady, io non posso non dividere i miei pensieri tra la mia Daniela rimasta a casa, ancora incazzata con me, e l'angelo biondo del Teatro dell'Opera, simbolo di una bellezza troppo alta per essere mia... e sospirando sospirando, si torna al luogo dell'appuntamento, per prendere accordi con i soliti taxisti vampiri e spericolati affinchè ci conducano alle nostre stanze... 19 marzo 1996 Ultimo giorno a Praga, si rifanno tutti i bagagli, consegnamo le chiavi e saliamo sul pullman che in serata ci ricondurrà all'aereoporto. Oggi la giornata non ha programmi, così la spendiamo interamente a fare compere e regalini per chi è a casa, fidanzati/e, mamme e papà, fratelli e sorelle... per gli amici niente, al massimo una cartolina, già bastano gli affetti più stretti a farci buttar via le ultime corone che ci sono rimaste!!! :-) Pranzo al solito ritrovo, che infine segnaliamo al resto della comitiva per chi fosse in futuro intenzionato a tornare in questa meravigliosa città. Pomeriggio passato a divagare, senza ben sapere come attendere l'ora del ritorno, ci salva il fatto che dobbiamo essere al check in quasi due ore e mezzo prima... per via del passaporto collettivo. Ultimi sguardi a Praga e al suo centro, poi si parte: lunga sosta in aereoporto a cazzeggiare allegramente, anche se siamo tutti piuttosto stanchi. Infine si sale, e qui ricevo due sorprese incredibili! In primis: vengo sistemato in prima classe (che su un Boeing 737 della CSA si riduce a ben poca cosa!), senza sovrapprezzi e senza richiesta alcuna, insieme alla prof. carina e giovane e ad altri due amici. In secundis: sull'altro lato del corridoio si siedono due modelle da URLO!!! Due f...igliole pazzesche, roba da sudare per tutto il ritorno... :-) E sono pure sul lato corridoio, così le osservo da vicino, mentre fingo di chiaccherare con gli altri che stanno nella fila avanti... :-))) Ma ecco la solita nota stonata: un panzone brutto, vecchio e antipatico che si fa avanti e reclama il mio posto-corridoio... tento di spiegargli che vorrei chiaccherare con i miei amici e mi risponde in romanesco "nun vojo nemmeno pensacce, daje, cambia de posto!"... E poi appena partiamo si mette a ronfare come un disgraziato, per di più impedendomi di guardare le due modelle per via della sua pancia spropositata... Ma non demordo, e passo le due ore e mezza di volo in estasiata contemplazione delle bellezze sull'altro lato, con la testa appoggiata allo schienale di fronte a me, finchè una delle due se ne accorge e comincia a ridere, facendo segno all'altra, che ugualmente ride. Maledico il panzone che mi impedisce qualunque (vano) approccio... ma quando sbarchiamo a Fiumicino e saliamo sulla navetta, non perdo l'occasione: osservato con disprezzo e ilarità dai miei compagni mi avvicino alle modelle e sparo diretto: "You're really beautiful", loro (evidentemente abituatissime a sentirselo dire!) mi rispondono con un mezzo "thanks" e si girano a chiaccherare tra di loro... non sia detto che non ci scambio almeno due battute per far incazzare quelli che mi guardano ormai invidiosi... "Where do you come from? Russia?", ri-sparo, convinto dalla loro fisionomia di una origine slava... "No, we come from United .... " boh? chi le ha capite? Così, a causa di un improvviso rombo di un'aereo in partenza, decido di concludere la conversazione, senza più sapere cosa dire... :-((( Forse, ma sono più propenso al no che al si, mi hanno detto qualcosa dopo la loro risposta, a proposito della mia gentilezza credo... ma no, di certo è stato un sogno, l'ultimo sogno ad occhi aperti che Praga mi ha lasciato fare, prima di tornare a prendere un buon caffè italiano, di quelli che sveglio ti ci tengono davvero... ;-) (fine)