di Luca
LA SARDEGNA E I MONDIALI 2002
Scusate il ritardo ma ogni promessa è debito.
Questa è la prima parte di quante non ne so, anche perché sto
scrivendo e visti i tempi c'è speranza di finire per Natale.
Pregasi di non sparare sul pianista
Luca
.... e siamo noi che abbiamo intorno a trent'anni
abbiamo girato l'Europa e l'America
e adesso siamo stanchi .........
SABATO 1 GIUGNO: LA TRAVERSATA
Finalmente, dopo mesi di sogni e aspettative, di letture e di racconti, di prenotazioni
e di pagamenti, il gran giorno è arrivato. A dir la verità la
giornata comincia nel solito modo: sveglia, colazione, pappa alla “belva”
canina Rasty e relativa passeggiata; insomma le solite cose. Ma una volta sistemato
nel giardino il cane (luogo dove rimarrà durante la vacanza guardato
dai “nonni”, cioè genitori e suoceri a turno), comincia
l’operazione “carico dei bagagli”. Dopo aver riempito
la Scenic quasi all’inverosimile (considerando il numero di persone)
io e Rosanna (la signora), lasciamo la nostra ridente casa vicino al mare Adriatico
con destinazione Civitavecchia. Visto che ci imbarcheremo alle 16,00 programmiamo
un percorso alternativo che ci porta a passare per Visso (Mc). Il perché
della scelta è presto detto: siamo ai piedi del Parco dei Sibillini e
la strada passa davanti ad un noto salumificio, il cui nome ricorda la cittadina.
Lì compriamo quello che diventerà il contenuto dei nostri panini
per il viaggio e i prossimi giorni (ergo prosciutto, salsiccette e “ciauscolo”).
Dopo la sosta e l’assaggio della merce comprata, imbocchiamo al Val
Nerina che ci porterà a Terni, passando davanti alla Cascata Delle Marmore
che ammiriamo velocemente dalla macchina nel pieno del suo splendore perché
hanno aperto le chiuse. Il viaggio procede senza intoppi fino a MonteRomano
dove facciamo la sosta pranzo e caffè al bar, dove c’è
l’immancabile televisione accesa sui mondiali di calcio. Siamo ad
una trentina di chilometri da Civitavecchia che raggiungiamo poco dopo le 14,00.
Trovare il porto non è assolutamente completato visto che la strada ci
finisce praticamente dentro.
La prima traversata, quella dell’Italia da mare a mare, è conclusa
e, dopo aver trovato l’imbarco della Sardinia Ferries e sistemato
la pratica “etichettamento”, lasciamo la macchina in fila
nella banchina e ci facciamo un pezzo del lungomare di Civitavecchia con soste
per rinfrescarci e telefonare. La passeggiata serve anche per controllare lo
stato del mare che, grazie a Dio, è calmo.
Ritornati in banchina assistiamo e immortaliamo con la telecamera l’arrivo
della nostra nave: la Sardinia Express, una nave veloce che non ha cabine, ma
ha per tutti i passeggeri una comoda poltrona, stile aereo. Parcheggiata l’auto
in garage e ritrovata Rosanna, che è salita a piedi, attendiamo con impazienza
la partenza dal porto, anche perché una volta arrivati a Golfo Aranci
(arrivo previsto per le 19,55) dobbiamo dirigerci verso Santa Teresa di Gallura
e cercare il nostro contatto dell’agenzia per avere l’appartamento;
il tutto preferirei prima di notte.
La seconda traversata, quella del Mar Tirreno, inizia con 45 minuti di ritardo
e ci trova sul ponte a salutare Civitavecchia e il continente. Appena usciti
dal porto capiamo subito perché sul ponte non c’è nulla
per far stare seduti i passeggeri: la velocità delle nave rende quasi
impossibile sostare a lungo sul ponte. Il viaggio procede liscio e tranquillo,
a parte un cambiamento tattico di posto dovuto al sole e a una maledetta tendina
rotta, con capatine sul ponte per cercare di avvistare la Sardegna. Quando finalmente
avviene l’avvistamento sono le 20,00 passate e la prima impressione
è alquanto nebulosa come il panorama che si presenta davanti a noi.
Avvicinandoci sempre più a Golfo Aranci scopriamo, con l’ausilio
di una cartina, che alla nostra destra, guardando verso terra, c’è
Capo Figari mentre a sinistra c’è Capo Timone, la punta dell’isola
di Tavolara. Davanti si estende la Sardegna: la prima impressione è quella
di una terra dura, non incline a farsi sottomettere e maltrattare dall’uomo,
non vediamo colline tondeggianti magari con immensi frutteti, ma colline di
roccia e arbusti verdi, che si estendono subito dietro la zona costiera sfruttata
dall’uomo, quasi a delimitarla e dove non si distinguono, almeno a
prima vista, costruzioni. Le nostre idee e la nostra contemplazione vengono
interrotte dall’altoparlante che ci invita a raggiungere le auto in
garage per accelerare lo sbarco. Terra: sono le 20,45 quando usciamo dalla bocca
della bave e subito lasciamo il porto. La segnaletica stradale non ci aiuta
perché non vediamo cartelli con indicazione per Santa Teresa, ma il nostro
contatto al cellulare, ci da le dritte per arrivare in un’oretta scarsa,
alla meta.
Lungo il tragitto, mentre calano le prime luci della sera e ci arriva via SMS
la notizia della vittoria dei Lakers (squadra di Los Angeles di basket), cominciamo
a guardarci attorno e la nostra prima impressione si arricchisce di varie sfumature:
ora possiamo intravedere la costa con le sue meravigliose insenature e cale
di cui non conosciamo il nome, anche se spesso sono riportate sulla segnaletica
stradale, attraversare la mitica Costa Smeralda (il cui inizio e fine sono scritti
su un masso gigante e levigato) e vedere che la geografia della zona non permette
tragitti su strade dritte e pianeggianti. Vista l’ora, la stanchezza
da viaggio e la strada molto ondulata, non apprezzo fino in fondo la bellezza
del paesaggio, fermando la macchina nelle piazzole ai bordi della strada, ma
ci accontentiamo: se il buongiorno si vede dal mattino (cioè da quanto
si riesce a vedere) ci sarà da riempirsi gli occhi. Eccoci in Via Nazionale
a Santa Teresa di Gallura, dove incontriamo la Sig.ra Tiziana che ci ha atteso
pazientemente, nonostante siano quasi le 21,00 e ci guida al nostro appartamento,
dopo aver sbrigato le solite formalità. E’ veramente bellino
e ha ancora il caratteristico odore di nuovo.
Lo stomaco reclama la sua parte e, dopo averlo accontentato, mi dedico a preparare
la TV per i mondiali, lasciando a Rosanna il compito di disfare i bagagli. E’
tardi quando andiamo a dormire ma prima delle braccia di Morfeo ci attende lo
scambio delle prime impressioni (tutte positive) e dei progetti per il giorno
dopo: siamo stanchi e stressanti da una settimana lavorativa pesante e fra l’altro
senza sveglia per cui decidiamo di non darci orario, domani è un altro
giorno e si vedrà.
(parte 2 di ....... )
DOMENICA 2 GIUGNO: PER PRESA VISIONE
Il sole mattutino ci invita a non poltrire ma la stanchezza la fa ancora da
padrona. Mentre Rosanna se la dorme beata (neanche le cannonate potrebbero svegliarla),
mi faccio forza e mi alzo, presto, un po’ per i Mondiali ma anche
per guardarmi un po’ attorno e capire dove siamo, visto che ieri sera
era notte quando siamo arrivati ed avevamo la “guida indigena”.
Ma ecco una brutta sorpresa: il portone di casa è chiuso a chiave (l’hanno
chiuso i nostri vicini che sono arrivati dopo la mezzanotte) e a noi non hanno
dato la copia e la Sig.ra Tiziana non è rintracciabile: in pratica siamo
chiusi dentro e ci rimaniamo fino a quando verso le 10,30 non sentiamo uscire
i vicini e li preghiamo di non chiudere il cancello, almeno fino a quando non
ci daranno la chiave anche a noi. Usciti fuori vediamo anche l’esterno
dell’appartamento alla luce del sole e confermiamo l’impressione
più che positiva. Poi ci dedichiamo al resto del panorama.
Santa Teresa ci si presenta come una cittadina posta in salita, non vedo il
mare anche se vedo le indicazione per le spiagge, e la troviamo piena di lavori
stradali, penso che si stia preparando per la stagione estiva. Per il resto
da un’idea di tranquillità (che si confermerà nei giorni
seguenti) e di un posto che è sì turistico ma vive tutto l’anno
(anche se non nel suo pieno fulgore). Visto che ormai l’ora non permette
molte alternative mi dedico ad un’ulteriore scorpacciata Mondiale
e a studiare il piano di azione per il pomeriggio e i prossimi giorni. Pomeriggio:
visto che la giornata ha un andamento lento decidiamo per la spiaggia più
vicina, quella che è la spiaggia del loco: Rena Bianca una caletta che
si raggiunge dopo una ripida discesa al cui termine c’è un
piccolo parcheggio dove però riusciamo a trovare posto.. E’
il primo impatto con il mare sardo è non può che essere favoloso;
nonostante siamo praticamente in città la spiaggia (ovviamente non lottizzata
dai bagnini) è ben tenuta, affollata ma non troppo, l’acqua
è bellissima anche se è fredda è il panorama è semplicemente
affascinante: sembra quasi di essere racchiusi in una specie di baia chiusa
dai 2 lati dalle rupi, dietro dalla città e davanti da un’isoletta
e, soprattutto, dalla Corsica. Nonostante le migliori intenzioni non riesco
a fare il bagno e mi limito a girovagare con i piedi a mollo, mentre la signora
si crogiola al sole. Visto che non amo particolarmente stare steso ad arrostirmi,
convinco Rosanna ad arrampicarsi (parola grossa) sulla collinetta che domina
la spiaggia per vedere la Corsica. Arrivati in cima dopo ben 5 min. di scalini
e stradello asfaltato, mi sento un po’ Garibaldi e un po’
Napoleone: non ho avuto un improvviso attacco di mania di grandezza è
che fissando la Corsica mi son venuti subito in mente quei 2 tipi, così
diversi tra loro ma ambedue amanti di quell’isola che per vari motivi
non poterono raggiungere tutte le volte che vollero. Il tutto perché
avevamo già deciso, seguendo anche ai consigli ricevuti sul NG di IHV,
di non andare in Corsica, pur desiderandolo, per evitare di fare “una
toccata e fuga” che ci avrebbe lasciato solo dell’amaro
in bocca, non potendo in una giornata soddisfare la nostra voglia di "vedere”.
Dall’alto proviamo, con molta fatica e muniti di piantine e guida
turistiche, a ricostruire la geografia del luogo: dai sacri testi deduciamo
che l’isoletta è l’Isola Municca e che, guardando
il mare, alla nostra sinistra c’è Punta Cuntessa che nasconde
Capo Testa e dall’altra parte c’è il porto di Santa
Teresa, situato in uno splendido fiordo naturale e dietro Capo Falcone. Continuando
la nostra passeggiata superiamo la Torre di Longonsardo e invece di proseguire
verso il centro andiamo a riprendere la macchina per raggiungere la stessa Piazza
poco dopo. Altra sosta per ammirare il panorama sul porto e scrutare l’orizzonte
e poi, dopo aver telefonato a casa, ci ricordiamo che ci mancano i fiammiferi
per accendere i fornelli della cucina (ecco l’unico vantaggio dei
fumatori). Con una logica ferrea decidiamo che il posto migliore dove trovarli
è il porto e ci dirigiamo là incontrando i primi problemi di traffico:
le strade sono piccole e alcune le stanno sistemando, credo per farle diventare
pedonali, per cui le macchine devono passare per la Piazza principale e poi
ridiscendere verso la via principale.
Fortuna che l’altra piazza è pedonale ed è il luogo
dedito al passeggio. Sistemata la pratica fiammiferi in modo del tutto particolare,
troviamo l’insegna T di tabacchi all’interno di un hotel
e il negozio è molto sui generis, ci soffermiamo sognanti davanti ad
una piantina gigante della Sardegna appesa fuori da un negozio e decidiamo lì
il giro di domani che dovrà tener conto della partita dell’Italia.
La sera prima di addormentarci il bilancio è presto fatto: abbiamo l’acquolina
in bocca al pensiero di quanto di bello ci aspetta nei prossimi giorni.
LUNEDI’ 3 GIUGNO: COSA SI FA PER LA NAZIONALE
Passata la solita sveglia Mondiale ed evase le incombenze alimentari e di approvvigionamento
viveri saliamo in macchina direzione Capo Testa. Lungo la strada, oltre alle
soste panorama ci fermiamo alla Baia di Santa Reparata e, superato un punto
dove ci troviamo in pratica in mezzo al mare tanto lo vediamo vicino a destra
e a sinistra, procediamo verso Capo Testa e ci fermiamo al termine della strada.
Con le idee un po’ confuse su dove ci troviamo, ci attrezziamo con
acqua e zainetto e proseguiamo a piedi seguendo altre persone. Dopo poche decine
di metri, oltre il furgone che vende bibite e panini, ci troviamo davanti un
cancello e la scritta zona militare. Sempre più perplessi vediamo le
persone davanti a noi proseguire oltre, superando quella che una volta era la
porta pedonale del cancello. Proseguendo capiamo che quella è la vecchia
recinzione, ora i militari si sono ritirati lasciando la possibilità
di entrare ai civili. Giriamo un po’ per la zona senza inerpicarci
più di tanto e vediamo prima la traccia delle capre, poi le capre stesse
che non sembrano molto turbate della presenza umana. Superate alcune costruzioni
in rovina, giungiamo a picco sul mare e ammiriamo la costa frastagliata e le
rocce composte anche di granito erose in una maniera incredibile dal vento che
soffia, credo quasi sempre, in questa punta. Rapido dietrofront e aggiramento
della zona militare per proseguire la passeggiata verso un altro lato del promontorio:
il panorama è favoloso ed ha un no so che di selvaggio, sembra di essere
in alta montagna ma, tecnicamente, non credo che si possa neanche parlare di
montagna. Inoltre l’azione del vento da l’idea di un posto
non molto ospitale per gli insediamenti umani, infatti la costruzione nella
zona militare (un faro o qualcosa di simile) sembra molto ben dotata di spessi
vetri). Ritorniamo, a malincuore, verso la macchina e ci accorgiamo che in basso
sul mare c’è una scalinata che porta su una spianata dove c’è
chi prende il sole e più avanti un paio di calette di cui non ci è
chiaro se e come ci si arriva. Rifacciamo la strada a ritroso e ritorniamo a
Santa Teresa in tempo per il pranzo e per poter seguire la partita. Dopo quella
che rimarrà l’unica vittoria ci apprestiamo, dopo aver ricevuto
via SMS la notizia della vittoria in gara 7, quella decisiva dei Lakers, che
quindi accedono alla finale NBA, a rimetterci on the road. Questa volta in direzione
Palau.
Lungo la strada ci fermiamo a Porto Pozzo e facciamo la conoscenza del signor
Pietro il proprietario della motonave Sirena II che effettua escursioni alle
isole minori dell’arcipelago de La Maddalena e prendiamo il programma
e il suo cellulare per prenotare la gita per i prossimi giorni.
Arrivati a Palau ci dirigiamo al porto e ci informiamo su come, quando e quanto
costa andare a La Maddalena. Muniti di altri depliant risaliamo in macchina
e ritorniamo verso la deviazione per Porto Rafael che, fortuna che è
segnalata, altrimenti non si capirebbe neanche che c’è una
strada.
Ci troviamo davanti ad un alcuni chilometri di paesaggio verde dove non si capisce
se ci sono o meno le case, fino a quando non cominciamo a vedere dei parcheggi
coperti da dei pergolati. A questo punto ci sorge il dubbio che siamo in un
luogo “per pochi eletti” e proseguiamo su strade sempre
più strette fino a parcheggiare la macchina e proseguire a piedi lungo
una “passeggiata” quasi da sogno: siamo immersi nel verde,
nel senso che gli alberi formano una volta sulla nostra testa, il passaggio
è illuminato in maniera da creare effetti di luce particolari, le case
o negozi sembrano le costruzioni delle favole dai colori pastello e dalle architetture
delicate.
Procedendo verso il mare passiamo sotto un porticato e sbuchiamo nella piazzetta
sul mare (nel senso letterale della parola). La piazzetta è simil circolare,
con il mare e i moli del porticciolo da un lato mentre sul resto della piazza
si affacciano dei negozi, per lo più chiusi, un bar, le finestre di un
albergo e il Municipio (almeno così è scritto sulla parete). Tutte
le costruzioni sono simili a quelle incontrate lungo la passeggiata e ci aspettiamo
di veder sbucare da un momento all’altro, Biancaneve o qualche altro
personaggio delle fiabe.
Mentre ripercorriamo la passeggiata al contrario ci squilla il cellulare e si
rompe l’incantesimo che si era creato: peccato. Sulla strada del rientro
si confermano le impressioni del primo giorno: fuori dai paesi non è
facile trovare dei distributori, bisognerà tenerne conto.
Felici e contenti ci addormentiamo presto: domani ci aspetta La Maddalena.
[non terminata]