Scandinavia

Febbraio 2000

di Stefano Todesco

Scandinavia d'inverno in treno

Ciao a tutti! Mi scuso per la lunga assenza, dovuta al fatto che gennaio per gli insegnanti e' terribile. Inoltre lavoravo a un grande progetto che ora e' finito: scrivere il racconto del mio inter-rail invernale in Scandinavia. Come immaginavo e' venuta una cosa immensa (40 pagine di word), ma e' stato molto bello farlo. Lo postero' in molte puntate per evitare messaggi troppo lunghi, ma se qualcuno lo volesse ricevere subito tutto intero si faccia sentire, specificando se vuole in attach il file di word o se lo preferisce in versione plain text. Approfitto per ringraziare nb per il suo link sull'Armenia che mi ha fatto scoprire con grande gioia che per avere il visto non serve l'invito come in altre repubbliche del CSI. Buona lettura ! (sperando che riusciate ad arrivare fino in fondo)
Stefano

Viaggio in Scandinavia 6/2-5/3 2000
L'avvicinamento
6 febbraio
Non ero mai stato nel grande nord prima, essendo i miei interessi concentrati nell'Europa dell'est, inoltre ho sempre pensato che al nord sarebbe stato meglio andarci in futuro, quando avrei avuto più soldi. In realtà ho sempre desiderato andare da quelle parti, e la molla che mi ha fatto decidere di partire è stata l'offerta di due miei amici di ospitarmi a Östersund, nella Svezia centro- settentrionale. Sono molto contento di partire d'inverno, sia per non incontrare troppi turisti, sia perché sono sempre stato attratto dai paesi freddi e pieni di neve. Dopo qualche giorno di preparativi molto intensi (ho saputo che sarei potuto partire con pochi giorni di anticipo), mi trovo alle 6.25 sul treno Bologna-Verona, prima tappa di un viaggio che mi porterà fino alle zone più remote dell'Europa Occidentale. Sono munito di un biglietto inter-rail, un orario Cook e la Rough Guide della Scandinavia, il mio zaino è più pieno del solito perché contiene una notevole quantità di indumenti invernali, indosso un enorme maglione comprato a Bran (Romania) che non entrerebbe mai nello zaino e la giacca a vento che uso per sciare. Come al solito sono invece sprovvisto di compagni di viaggio. Siamo partiti: la giornata è ovviamente nebbiosa e non si vede niente di niente, il che mi fa sperare che quando sarò in montagna il tempo sarà sereno. Mentre, come tutte le mattine durante i viaggi, sono intento a dire le Lodi, il controllore passa per il controllo e, visto il mio biglietto Bologna-Brennero, mi ricorda gentilmente che il treno è limitato a Verona: lui non sa che per raggiungere la mia prima meta, Copenhagen, dovrò cambiare ben più di un treno… Finita la preghiera mattutina, visto che la nebbia non accenna a dissolversi, decido di dormire fino a Verona per recuperare il sonno perso nei giorni precedenti. Arrivato a Verona devo salire sull'eurocity per Innsbruck, e, notando che il supplemento che avevo preso a Bologna assomiglia piuttosto a una prenotazione, ho la malaugurata idea di chiedere a un ferroviere se va bene, e qui comincia il bello. Mi viene detto che devo pagare un ulteriore supplemento (perché quella che avevo era solo la prenotazione) ma solo per la tratta italiana. Non trovando la risposta convincente (il supplemento si paga tanto in Italia quanto in Austria) chiedo a un secondo e a un terzo ferroviere, che mi rispondono rispettivamente che devo pagare il supplemento per l'intera tratta e che lo devo pagare solo per la tratta austriaca. A questo punto decido di aspettare l'arrivo del capotreno e di chiedere a lui, che mi dice che non devo pagare nessun supplemento! Alla fine è quello che speravo e così posso finalmente salire in treno, che è quasi completamente vuoto. Mentre mi godo la comodità di uno scompartimento tutto per me nelle carrozze intercity italiane (secondo me fra le migliori in Europa), ci dirigiamo alla volta delle montagne, o almeno così immagino, visto che c'è ancora una nebbia che si taglia col coltello. Le mie speranze di trovare il sole cominciano a vacillare quando, dopo una lunga galleria che evidentemente passa sotto un crinale, mi trovo davanti il favoloso paesaggio della valle dell'Adige e un cielo azzurrissimo. Mentre faccio la spola tra un lato e l'altro del treno per non perdere la successione di montagne, paesini e castelli superiamo Trento e varchiamo il confine con l'Alto Adige e col mondo di lingua tedesca a Salorno (Salurn). A Bolzano abbandoniamo l'Adige e ci infiliamo nella stretta valle dell'Isarco, cominciando a salire in modo più deciso. Dopo un paio di soste fuori programma dalle parti di Vipiteno (Sterzing), che ci fanno accumulare un po' di ritardo, transitiamo per Colle Isarco (Gossensass) e solo qui, a 1000 metri di altezza, comincia a esserci neve per terra. Passato il Brennero e lasciata l'Italia (con mia sorpresa mi sono stati controllati i documenti) ci immettiamo nella valle stretta e tortuosa che scende a Innsbruck, che è forse il tratto più ardito della linea. Anche se la mia meta è Monaco, a Innsbruck scendo perché raggiungerò la Baviera con la ferrovia che passa per Garmisch. Il trenino su cui salgo è esteticamente molto bello, ma i sedili sono più duri di quelli dei regionali italiani. La prima parte della linea è mozzafiato: ci si arrampica in diagonale lungo il fianco della montagna con una vista impressionante sulla valle dell'Inn, poi ci si infila decisamente fra le montagne, dove ricompare la neve che era scomparsa poco dopo il Brennero. La frontiera con la Germania è indicata solo dal vecchio edificio della dogana sulla strada che corre parallela alla ferrovia. Dopo Garmisch, la più importante stazione invernale della Germania che però, secondo me, non regge il confronto con i paesaggi italiani e austriaci, le montagne lasciano rapidamente il posto alla pianura e il paesaggio perde interesse. Arriviamo a Monaco intorno alle 15 e per prima cosa vado a chiedere se devo pagare il supplemento dell'intercity per Stoccarda che prenderò dopo. Con mia sorpresa mi viene detto "keine Zuschlag" (nessun supplemento), ma stavolta mi guardo bene dal chiedere conferma al qualcun altro… Dopo aver cambiato un travellers cheque mi avvio per una passeggiata in città e qui ho la prima delle molte sorprese "climatiche": ci sono 15 gradi! E' un caldo veramente inusuale in questa stagione. Alle 18 prendo il treno per Stoccarda e da qui il treno notturno per Amburgo; queste due tratte le faccio al buio perché il paesaggio non è particolarmente interessante.

7 febbraio
Dopo una confortevole notte in un treno che sembra un hotel (e non avevo nemmeno preso la cuccetta!) posso dire che comincio a essere a nord. Il treno che prendo per arrivare a Fredericia, in Danimarca, non è da meno: più che in uno scompartimento mi sembra di essere seduto alla scrivania di un ufficio, dalle cui finestre vedo scorrere la pianura battuta dai venti dell'Europa centro-settentrionale. Noto che le case, qui come in Danimarca, sono di mattoni rossi, e tutto sommato decido che mi piacciono di più quelle della Germania del sud. La Danimarca Arrivato a Fredericia ho un'ora per prendere l'intercity per Copenhagen: giusto quello che serve per andare in banca a comprare un po' di corone danesi. Gli intercity danesi sono strani elettrotreni col muso perfettamente verticale, come se fossero stati tagliati di netto: certamente non sono il massimo come aerodinamica. Quello su cui devo salire ha solo due carrozze e quindi è molto affollato: non sarei riuscito a sedermi vicino al finestrino se una signora (la cui gentilezza mi ha ricordato l'Europa dell'est) non mi avesse proposto di scambiarci i posti avendomi riconosciuto come turista. Sono impaziente di vedere il panorama delle isole della cosiddetta "Grande cintura", che collegano lo Jutland alla Svezia, ma, a parte le spettacolari traversate dei bracci di mare su ponti lunghi a volte chilometri, non mi sembrano nulla di che, probabilmente perché essendo inverno manca la vegetazione. Da notare che, con mio disappunto, non c'è traccia di neve. Arrivo a Copenhagen intorno alle 15 e, per prima cosa, mi occupo della sistemazione: all'ufficio informazioni di fronte alla stazione mi forniscono gratuitamente di un'ottima pianta della città e mi indicano l'autobus da prendere per arrivare all'ostello. La fermata è di fronte all'ufficio, i biglietti si comprano a bordo e l'autista parla inglese: è davvero un modo di viaggiare a cui non sono abituato, ma questo causa anche degli inconvenienti, come ad esempio il fatto che non mi accorgo subito che il biglietto costa una follia mentre il giornaliero costa solo come quattro biglietti e quindi è relativamente conveniente. L'ostello è molto fuori ma è collegato abbastanza bene col centro, non avendo la carta degli ostelli (non ero sicuro che mi convenisse farla e a fine viaggio ho potuto costatare che non mi sarebbe convenuto) pago circa 32000 lire a notte, che lì per lì mi sembra parecchio, ma non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato più a nord… Fortunatamente sapevo che da quelle parti è vietato il sacco a pelo e mi sono portato un lenzuolo a sacco che mi ha risparmiato l'ulteriore spesa del noleggio delle lenzuola. Pensavo di andare a fare un giro in città la sera (visto che di solito vado in posti dove uscire la sera da soli non sempre è il massimo), ma il freddo, il buio e il vento mi spingono a rimandare la visita al giorno successivo e a limitarmi, per stasera, a fare conoscenza coi miei compagni di camera, quasi tutti americani o giapponesi.

8 febbraio
Seguendo i consigli della guida, decido di fare la colazione a buffet proposta dall'ostello, una cosa tipicamente scandinava. Il problema è che, per quanto a me piacciano molto le colazioni abbondanti, non riesco a rimpinzarmi troppo perché c'è troppa roba salata che non sono abituato a mangiare a quell'ora. Siccome tutto ciò ha un costo non indifferente, conviene solo se si riesce a mangiare veramente molto, quindi decido che i giorni successivi mi organizzerò in altro modo per spendere meno. Intorno alle 9.30 mi avvio alla fermata dell'autobus e qui scopro con disappunto che l'autobus diretto per il centro non aspetta i dormiglioni perché passa solo fino alle 9; per andare in centro mi tocca così prendere un autobus e poi un treno metropolitano spendendo esattamente il doppio. Sono ansioso di vedere l'architettura di questa città così famosa, e dopo una rapida visita al municipio mi avvio lungo la via centrale ammirando le case alte e colorate, per me assolutamente inusuali: mi sembrano una specie di incrocio fra le case a traliccio della Germania e quelle color pastello delle città dell'est. Questa città, una delle più belle dell'Europa settentrionale, è anche chiamata la "Venezia del nord" perché è attraversata da alcuni canali ed è costruita in parte sulle isole. Non si può però dire che ci siano delle somiglianze con la nostra città lagunare: i canali sono pochissimi, inoltre alcuni di essi sono larghi molte decine di metri. Noto anche che, nonostante sia inverno, quasi tutti i negozi tengono la porta d'ingresso spalancata: evidentemente da queste parti non risparmiano sul riscaldamento. Per quanto non sia una cosa molto "tipica", ci tengo a visitare il museo dei guinness, dove si trovano foto e racconti delle imprese più strampalate. Intorno a mezzogiorno vedo una parata di militari in alta uniforme che, lo scoprirò dopo, vanno a fare il cambio della guardia: essendo molto interessato a questo genere di cose li seguo assieme a un gruppetto di turisti fra cui gli immancabili giapponesi. Durante il cambio vero e proprio mi rallegro di essere venuto fuori stagione perché ho l'impressione che d'estate sia quasi impossibile fotografare decentemente. Subito dopo si pone il problema di procurarmi il mio primo pasto scandinavo (fino ad ora ho mangiato quasi solo le provviste portate da casa) ma i prezzi mi atterriscono un po'. Alla fine, spinto dalla necessità di risparmiare, faccio quello che avevo deciso che non avrei mai fatto all'estero, cioè entro in un negozio di alimentari italiani che fa anche panini: sono grandi e i prezzi pubblicizzati sono i più abbordabili che ho trovato. Sono fortunato: la commessa parla italiano e mostra una certa perizia nel districarsi fra i vari tipi di salami. La merce esposta ha tutta l'aria di essere autentica e buona, anche se i biscotti del Mulino Bianco vengono venduti qui come rare prelibatezze. Alla fine esco con una grande rosetta al salame. Non ho però intenzione di risparmiare sui dolci: ho visto più di un negozio con esposte prelibatezze di cioccolata quasi all'altezza di quelle di Vienna e nel pomeriggio ci faccio una visita. Proseguendo la visita alla città mi dico che devo assolutamente andare a vedere la Sirenetta: so già che non è niente di che, ma, come tutti i turisti, voglio vederla e fotografarla. Non è poi così facile da trovare: chiedo informazioni a un signore che mi risponde: "Ah, the statue… (come dire: quella strana cosa che piace tanto ai turisti) it's not a very special statue in fact" ma purtroppo non mi sa indirizzare perché non è del posto. Alla fine la trovo e ci sono anche i soliti giapponesi. Quando mi accingo a fotografarla capisco perché le foto sono sempre prese dall'alto verso il basso e senza sfondo: l'unico che c'è è una serie di fabbriche e impianti portuali. Prima di tornare in ostello faccio la spesa al Netto, una catena di supermercati "economici", per avere qualcosa da mangiare per cena.

9 febbraio
Forte dell'esperienza del giorno prima mi alzo per tempo e, dopo una colazione coi dolcetti economici presi al supermarket ieri, prendo l'autobus diretto per il centro. La giornata di oggi è dedicata soprattutto alla visita dei palazzi, che mi interessano molto. Visiterei volentieri anche le chiese, se non fossero tutte così maledettamente uguali e, soprattutto, se non fossero sempre chiuse. Purtroppo in inverno gli orari di apertura sono molto ridotti, così dall'interno riesco a visitare solo il Rosenborg Slot, splendido palazzo in stile rinascimentale olandese. Intorno all'ora di pranzo vado nella zona dove partono i traghetti per le varie destinazioni baltiche e scandinave per fare incetta di dépliant con orari e prezzi, e da quelle parti trovo anche un chiosco dove prendo un grande panino con un hamburger a un prezzo quasi civile. Nel pomeriggio mi dedico alla zona più centrale, quella degli uffici e del palazzo reale, che mi sembra però meno bella di quella del passeggio vista ieri. Da ultimo mi reco nel quartiere Christinashavn, costruito nel sedicesimo secolo da re Christian IV per dare una casa agli operai dei cantieri navali. È stato progettato in stile olandese, con le case che si specchiano nei canali, e in effetti in certi punti ricorda molto Amsterdam. Non lontano da questa zona si trova Christiania, un piccolo quartiere "occupato" da senzatetto e da giovani "alternativi". Anche se mi interessa visitarlo e la guida lo consiglia, la presenza di certe facce mi spinge a dare una sbirciata da fuori senza entrare.

10 febbraio
La mattina mi alzo alle 6.30 perché la visita a Copenhagen è finita ed è tempo di dirigersi verso la Svezia. Non essendo a quel tempo ancora aperto il ponte che collega Copenhagen a Malmö vado in treno fino a Helsingør, il punto in cui l'Øresund, lo stretto tra la Svezia e la Danimarca, è più stretto. Il treno è un locale, ma la differenza con gli intercity è poca! A Helsingør faccio per prima cosa il biglietto della nave che mi porterà a Helsingborg (scoprirò poi al ritorno che è gratis per chi ha l'inter- rail, ma si guardano bene dal segnalarlo), poi faccio un giro in centro, che merita decisamente una visita. Oltre alle belle stradine è da notare la quantità incredibile di negozi che vendono alcolici: in Svezia sono tassati in maniera spaventosa, quindi moltissima gente viene a comprarli qui (infatti è pieno di persone che spingono carrelli carichi di casse di birra). Ci sarebbe da visitare anche il castello di Amleto, ma purtroppo il tempo non me lo permette: voglio arrivare a Stoccolma entro le 15 per cercare comodamente da dormire (speranza vana…). Il controllo doganale danese è limitato a un signore in divisa che guarda silenziosamente la marea di gente che gli sfila davanti entrando in nave, mentre dal lato svedese non ci sarà nemmeno questo. La nave è spropositatamente grande rispetto alla durata della traversata (un quarto d'ora), e, oltre al duty-free, ha anche il ristorante; questo è dovuto al fatto che i locali passano le serate ad andare avanti e indietro in nave, dove possono ubriacarsi con una spesa minore che a terra. Io, dal canto mio, mi metto a prua sul ponte più alto e osservo la Svezia che si avvicina. La Svezia Helsingborg, vista dalla nave mentre si entra in porto, appare decisamente attraente, ma purtroppo non ho il tempo di visitarla. Si sbarca in un enorme e modernissimo centro di interscambio che ingloba porto, stazione ferroviaria e stazione degli autobus, qui cambio un travellers cheque in corone svedesi e faccio il supplemento per l'X2000, il treno ad alta velocità svedese che dovrò prendere a Hässleholm, perché lì avrò solo pochi minuti di coincidenza. Il locale che mi porta a Hässleholm è ancora più bello di quello danese! Se non sapessi che è tutta seconda classe penserei di essere salito in prima. Poco più di un'ora dopo salgo sull'X2000 non senza una certa emozione perché, nonostante sia appassionato di treni, non ero mai salito su un treno ad alta velocità: in Italia mi sono sempre rifiutato di prendere l'Eurostar perché si vede bene che le ferrovie fanno di tutto per costringere la gente a prenderlo e i supplementi sono altissimi, cosa che mi fa molta rabbia. In Svezia invece è costato circa 12000 lire per un viaggio di 550 chilometri! C'è da dire che a questo si dovrebbe aggiungere il biglietto normale che per un viaggio del genere là costa circa 125000 lire, ma per fortuna nel mio caso è incluso nell'inter-rail. L'interno dell'X2000 è bello e pulito e il treno viaggia in maniera così regolare che all'inizio quasi non ci si accorge di essere in movimento. Mi accorgo che nelle curve si inclina parecchio: all'inizio credo che in Svezia sopraelevino le curve più del normale, ma poi vengo a sapere che le curve sono come al solito ed è il treno ad inclinarsi, trattandosi del famoso Pendolino che è stato prodotto in Italia e che abbiamo venduto alla Svezia e alla Finlandia. Solo che da loro funziona bene… Finalmente il paesaggio diventa quello tipico del nord: cominciano le foreste e, dopo un po', iniziano a vedersi anche i molti laghi della Svezia. La neve però continua a mancare, anche se, percorse alcune centinaia di chilometri, si comincia a scorgerne delle piccolissime chiazze. All'arrivo a Stoccolma chiedo informazioni sugli ostelli e mi viene proposto di prenotarne uno al prezzo di circa 40000 lire. Non sono disposto a spendere tanto, quindi, sperando che all'ufficio turistico fossero male informati, mi reco in metropolitana a uno degli ostelli dove scopro che i prezzi sono davvero esorbitanti. Avevo in programma di trascorrere la notte a Stoccolma e di andare a Östersund la mattina dopo per fare il viaggio con la luce ma, visti i prezzi, decido di partire la sera stessa in modo da arrivare l'indomani mattina. I treni ordinari svedesi sono decisamente vecchi ma comodi e spaziosi, a volte c'è tanto spazio tra un sedile e l'altro che si fa addirittura fatica ad appoggiare le gambe sul poggiapiedi! Per fortuna non è affollato e riesco a sistemarmi su due sedili per dormire meglio. Durante la notte faccio conoscenza col principale inconveniente che avrò nel resto dei viaggi notturni: quando si parte il treno è piacevolmente caldo, ma durante la notte viene un freddo tale che nei migliore dei casi costringe a mettere la giacca a vento ma che a volte è insopportabili anche col la giacca a vento e due maglioni.

11 febbraio
La mattina intorno alle 6.30 arrivo a Östersund, 550 chilometri a nord-est di Stoccolma, alla stessa latitudine di Trondheim ma nell'interno e a poche decine di chilometri dalle montagne. Qui (per la prima volta!) vedo finalmente un paesaggio coperto di neve. Mentre sto per scendere dal treno penso "Prepariamoci all'impatto, perché a quest'ora ci sarà almeno –20 o –30" e invece ho una delle grandi delusioni del viaggio: ci sono appena pochi gradi sotto lo zero e la neve, anche se ricopre tutto, non è poi abbondantissima! Pensare che pochi giorni prima della partenza ero a Cortina dove c'era –15… Ancora perplesso, telefono alla Jana e a Ola perché mi vengano a prendere. La Jana (lei) e Ola (lui) sono una coppia di miei amici che ho conosciuto molti anni fa (anzi, in realtà avevo conosciuto solo la Jana). Lei è Slovacca e ha sposato lui che è Svedese, si sono conosciuti a Grenoble dove entrambi studiavano e ora sono sposati e hanno un figlio, Max. Sono stati molto gentili a invitarmi a casa loro e nei giorni successivi mi ricopriranno di gentilezze. Poco dopo Ola arriva in macchina e, mentre mi porta a casa, mi spiega che il caldo di questi giorni è assolutamente inusuale. Questo strana situazione climatica si protrarrà per tutta la mia permanenza in Scandinavia: sul momento la cosa mi fa molto arrabbiare, ma quando mi troverò a girare da solo e a passare le sere in stazione sarà una fortuna. Arrivati a casa faccio colazione con loro e poi, mentre in cielo spunta un'alba dai colori mai visti dalle nostre parti, vado a letto per un paio d'ore per recuperare il sonno perduto. Più tardi la Jana porta Max in cantiere stradale vicino a casa loro perché lui si diverte a vedere le scavatrici e anch'io decido di andare con loro. Usciamo di casa, faccio pochi metri e… mi ritrovo per terra. Le strade sono coperte di neve indurita e quindi scivolosissima e mi rendo conto che a camminarci rischio non dico l'osso del collo ma per lo meno la rottura di una gamba. Per fortuna hanno anche per me delle specie di rampini da mettere sotto le scarpe con cui le cose vanno molto meglio, l'unica scomodità è che bisogna toglierseli tutte le volte che si entra da qualche parte. Li trovo fantastici e decido di comprarli per quando c'è ghiaccio a Cortina (per motivi di lavoro ho abitato lì per un po' di tempo), solo che scopro che costano 90000 lire e quindi lascio perdere. Nel frattempo la Jana mi spiega che stasera alle 17.30 siamo invitati a cena a casa dei genitori di Ola perché è il compleanno di suo padre. Sì, avete capito bene, alle 17.30, e da quelle parti non è nemmeno tanto presto per cenare! Di solito la Jana e Ola cenano alle 18 perché lui torna a quell'ora dal lavoro, ma questa è un'ora decisamente tarda. Lei, con la squisita ospitalità della gente dell'est, mi propone per i giorni successivi il compromesso di cenare alle 19, ma io rispondo che voglio completamente immergermi nella vita locale, quindi ben vengano i loro orari, tanto io sono così goloso che posso mangiare a quasi tutte le ore. "Solo – le dico – non offenderti se intorno alle 20-21 mangerò di nuovo qualcosa, perché mi verrà fame" "Ma certo – risponde lei – è naturale, viene fame anche a noi, infatti a quell'ora qui si è soliti prendere il tè e mangiare i pasticcini!" Beh, a parte il fatto che scambiano la cena e la merenda le cose sono quasi come da noi:) Dopo cena avevano pensato di portarmi a fare sci di fondo, altra cosa che sono abituato a fare ad altri orari, ma lì hanno le piste illuminate e accetto volentieri. Dopo essere tornati a casa per il pranzo, vado con la Jana e Max a fare un giro per la città (Ola è al lavoro) che purtroppo, come quasi tutte le città della Scandinavia centro-settentrionale, non è un gran che, ma il pregio di essere affacciata su un grande lago. La cena di compleanno è assolutamente fantastica e consiste in un'ottima trota affumicata con contorni vari, per di più i genitori di Ola sono splendidi. Certo dopo aver mangiato mi sembra davvero pazzesca l'idea di andare a sciare, ma così non è per i miei ospiti e, intorno alle 21, ci troviamo sulle piste mentre i nonni accudiscono Max. Sono almeno 10 –15 anni che non faccio fondo, ma sono felicissimo di farlo in Scandinavia. Tutto sommato mi pare di cavarmela abbastanza bene, tranne che la prima volta che faccio una discesa la faccio… col sedere: più tardi imparerò a non tenere il peso troppo indietro in modo da riuscire almeno ad andare dritto senza cadere, ma non imparerò mai a fare le curve e meno che meno a frenare:). Fortunatamente in quella pista dopo ogni discesa c'è una salita. Dopo la sciata beviamo il tè secondo le migliori abitudini scandinave e ci godiamo il meritato riposo.

12 febbraio
La mattina andiamo a visitare la grande attrazione di Östersund, il museo folcloristico con annesso uno splendido skansen, un museo all'aperto di architettura popolare. D'estate ci sono anche dei locali, adulti e bambini, che indossano i vestiti di una volta e mostrano delle autentiche scene di vita d'epoca; d'inverno le costruzioni sono chiuse e sono visibili solo dall'esterno, ma comunque meritano assolutamente una visita. Pranziamo al bar del museo dove io prendo un panino alla renna affumicata che sono molto curioso di assaggiare e che trovo squisito. Di pomeriggio andiamo a fare la spesa e io ne approfitto per fare scorta di un tipo particolare di tè ai frutti di bosco dolcissimo che si trova solo là. La sera siamo invitati a cena a casa di un'amica tailandese della Jana che ci offre una scelta di piatti tailandesi "per bambini", che sono gli unici che un occidentale può mangiare senza che gli vada a fuoco la gola. Io poi ho il problema che non mi piace il peperoncino e quindi una parte del pomeriggio l'ho passata cercando di spiegare alla Jana che cosa fosse quello strano ortaggio che non potevo mangiare. Infatti non ho ancora parlato della confusione delle lingue: sia la Jana che Ola con me parlavano in inglese, fra di loro però, essendosi conosciuti in Francia, sono ancora abituati a parlare in francese, inoltre Ola parlava a Max in svedese e la Jana in slovacco. Bene, fra tutte queste lingue nessuno sapeva dire "peperoncino" in una lingua comprensibile agli altri e sul mio vocabolario non c'era. Alla fine in qualche modo ci siamo spiegati, così la sera c'erano anche cose non piccanti; devo dire comunque che, se quello era il cibo per bambini, i bambini tailandesi hanno davvero uno stomaco di ferro.

13 febbraio
Oggi e domani i miei ospitalissimi amici mi porteranno a passare un paio di giorni nella loro casetta di campagna. Il padre di Ola infatti, nonostante faccia un lavoro di ufficio, ha un'hobby molto particolare: costruisce case! Tra le varie che ha costruito ce n'è una a Mattmar, a circa 45 chilometri da Östersund e sempre in riva allo stesso lago. La notte ha nevicato e la mattina lo spettacolo è assolutamente incredibile: tutto è ricoperto di bianco in una maniera per noi assolutamente inusuale, non solo sono coperti di neve anche i rami degli alberi spogli (cosa che qui dura al massimo per poche ore), ma anche la parte inferiore dei rami è bianca perché è coperta da uno spesso strato di aghetti di ghiaccio. Anche le strade sono bianchissime, perché, al contrario di quanto accade da noi, non viene sparso tanto sale da far sciogliere la neve creando un gran pantano, anzi, se ce n'è solo qualche centimetro viene lasciata così com'è. In poche parole è tutto di un candore incredibile e in quel momento ho capito bene che cosa intende Ola quando dice che la neve da noi, anche quando ce n'è tanta, è diversa dalla loro perché è "sporca". Dopo la colazione ci avviamo verso Mattmar seguendo la grande strada Östersund-Trondheim e io sono molto stupito di come Ola possa guidare a oltre 100 chilometri all'ora su una strada quasi completamente innevata senza catene. Per di più non sembra avere nessun problema a frenare e a prendere le curve. Lui all'inizio non capisce bene il mio stupore perché da quelle parti questa è la cosa più naturale del mondo, ma poi mi spiega che loro hanno delle gomme da neve particolari che da noi non si potrebbero utilizzare perché… si resterebbe letteralmente incollati all'asfalto, e in effetti in tutto il viaggio non ho mai visto una macchina con le catene. Io gli spiego che in Italia, in condizioni analoghe, difficilmente si riuscirebbero a superare i 40, e adesso è lui a essere stupito:). Anche lungo la strada il paesaggio è qualcosa di assolutamente incredibile: si è sempre tra il bosco e il lago e tutto è completamente bianco e illuminato dal sole basso. In realtà tutta la Svezia è coperta di boschi, e per gli Svedesi una strada in mezzo al bosco è qualcosa di terribilmente noioso:). Ad un certo punto Ola svolta per una stradina che io, col mio occhio poco allenato di "meridionale", faccio molta fatica a distinguere dai campi circostanti tanto è coperta di neve, e poco dopo siamo alla loro casetta. È impossibile descrivere la bellezza del posto: siamo letteralmente immersi nel bosco pieno di neve, e il lago, anch'esso completamente innevato, è a pochi metri dalla porta di ingresso. Sembra veramente la casetta delle favole e in effetti mi spiegano che oggi costruire una casa così vicino al lago non sarebbe permesso. Mentre la Jana e Ola vanno ad accendere il riscaldamento io faccio un giretto nei dintorni, per quanto la neve lo permette. Poco dopo lasciamo la casa in attesa che si scaldi e ci dirigiamo verso Åre, una stazione di sport invernali dove io ho manifestato il desiderio di andare per vedere da vicino le montagne. In realtà le vere montagne da quelle parti sono veramente poche: per la maggior parte il territorio è collinoso e non si superano i 600 metri, ma d'inverno, quando è tutto coperto di neve, si ha l'impressione di trovarsi un bel po' più in alto; suppongo invece che in estate la zona di Åre sia molto meno bella. Il paese ha molti alberghi e negozi come si addice a una stazione sciistica ma nel complesso è decisamente brutto, anche se alle costruzioni moderne fa contrasto una bella chiesetta tutta di pietra, una delle poche costruzioni antiche della Scandinavia centro-settentrionale. Nella vetrina di un negozio vedo un alce imbalsamato: dovrò accontentarmi di questo perché in tutto il viaggio non riuscirò mai a vederne uno vero; del resto, viste le enormi dimensioni di questo animale, forse è meglio così. In effetti gli alci sono un grosso pericolo per le macchine, perché se se ne investe uno si rischia di morire schiacciati sotto il suo peso: per questo motivo le macchine solitamente hanno due o quattro fari anteriori in più (messi come quelli delle macchine da rally) che servono per vedere in tempo gli alci che sbucano dal bosco. Nel pomeriggio vogliamo fare un po' di fondo ma decidiamo di andare a Trillevallen perché a Åre in quel momento c'è troppo vento. Naturalmente questa volta Max è con noi, e viene sistemato su una slitta ben imbottita che Ola si trascina tenendola fissata alla vita. A me sembra una cosa quantomeno singolare, ma il bimbo sembra trovarcisi benissimo e poco dopo si addormenta. La pista che seguiamo si inerpica su per una collina e questo la rende molto faticosa per Ola che deve trainare un certo peso, quindi arrivati a un certo punto facciamo dietrofront, anche perché il sole sta calando e io avrò un po' di problemi con la discesa visto che, come ho già detto, con gli sci da fondo non so frenare. Un paio di punti particolarmente ripidi li faccio a scaletta, per il resto addotto la tecnica della raspa, cioè freno immergendo i bastoncini nella neve fresca a lato della pista: è una soluzione a cui un vero fondista ricorre solo su piste veramente ripide, ma comunque funziona. La sera la cena è a base di alce, che sono molto curioso di assaggiare. Ha un sapore simile alla nostra cacciagione, in particolare al capriolo, ed è cucinato veramente molto bene, per cui lo apprezzo moltissimo.

14 febbraio
Oggi Ola dovrebbe andare al lavoro, ma, in occasione della mia visita, ha preso un giorno di ferie, quindi la mattina possiamo girare ancora. Decidiamo di andare alle cascate di Mörsil, che non sono molto grandi ma in questa stagione sono bellissime perché sono completamente ghiacciate. Dopo il solito viaggio su strade che assomigliano più che altro a piste da sci e una scarpinata a piedi in mezzo alla neve fresca, arriviamo alle cascate, ed effettivamente lo spettacolo valeva la fatica: le formazioni di ghiaccio sono belle e molto grandi. Per di più abbiamo la fortuna di incontrare un gruppo di guide che ci assicurano che è possibile camminare sulle cascate senza che il ghiaccio si rompa, così le possiamo esplorare da vicino. Nel frattempo però è caduta dell'altra neve, e quando torniamo alla macchina ce n'è tanta che, nonostante le gomme da neve svedesi, questa non vuole saperne di muoversi. Per fortuna Ola ha con sé una paletta pieghevole con cui spaliamo la neve vicino alle ruote e così possiamo ripartire. Per pranzo siamo di nuovo a Östersund e nel pomeriggio io faccio un po' di bucato perché domani sera lascerò i miei amici e partirò per l'esplorazione solitaria della Scandinavia. Per cena propongo di fare qualcosa di italiano e invitiamo anche i genitori di Ola: preparo la pasta con le carote (non sarà il più famoso dei piatti italiani, ma a me piace molto e poi da quelle parti trovare del sugo di pomodoro decente è praticamente impossibile) e la condisco col parmigiano che ho portato per l'occasione. Dopo cena preparo il caffè con la moka che ho regalato ai miei amici, ma, a parte Ola che ama il caffè forte, gli altri fanno molta fatica a berlo perché sono abituati alle loro brodaglie; figuratevi come ci restano quando gli spiego che a me il caffè della moka non piace tanto perché non è forte come quello del bar… Dopo la solita merenda, fatta all'ora in cui in Italia ceniamo, andiamo a letto.

15 febbraio
Dal momento che stasera dovrò partire e che nei prossimi giorni dovrò affrontare fatiche non indifferenti, oggi ci concediamo una giornata di tutto riposo. La mattina guardo la Jana che prepara dei dolci svedesi molto buoni che poi mi darà da portare in viaggio: non sono difficili da fare e mi riprometto di chiederle prima o poi la ricetta. Dopo pranzo usciamo a fare un giro e a gustare le specialità della pasticceria locale, ma torniamo a casa abbastanza presto perché io possa preparare i bagagli. La sera ceniamo e poi Ola mi accompagna in stazione dove prendo il treno notturno per Stoccolma. Mi dispiace molto lasciare i miei amici e prometto di ripassare da loro prima di tornare in Italia. Il treno fortunatamente è semivuoto, ma, tanto per cambiare, di notte farà freddo.

16 febbraio
Arrivato a Stoccolma, in vista di un mio ritorno a Östersund nei prossimi anni, mi informo su quanto costa il viaggio in treno dalla capitale, che si raggiunge facilmente dall'Italia grazie a convenientissime tariffe aeree. Risposta: 125000 lire sola andata, senza supplementi e senza cuccetta! A questo punto mi convinco che tanto vale fare un inter-rail +26 (700000 lire) e farsela in treno, in modo da avere anche la possibilità di girare là. Certo qualcuno potrebbe obbiettare che in treno sono 40 ore di viaggio, ma a ma viaggiare in treno piace talmente tanto che questo è un punto a favore anziché contro. Alle 6.30 prendo il treno per Oslo, il cui binario di partenza viene annunciato con appena 15 minuti di anticipo. All'inizio è abbastanza pieno, ma avvicinandosi al confine si svuota molto. Il confine, per l'appunto: non solo non c'è traccia di controllo doganale, ma non c'è nemmeno nulla che lo indichi! Per poterne individuare la posizione approssimativa devo basarmi sull'ottima carta che ho comprato prima di partire (quella dello studio FMB Bologna, che riproduce tutta la Scandinavia a scala 1:800.000; in proposito vorrei avvertire che su molte carte è scritta la suddetta scala, ma in realtà viene riprodotto solo in sud, mentre il nord è rappresentato a scala 1:2000.000 o anche peggio). Il paesaggio, che immagino non sarebbe niente di che d'estate, visto che il territorio è quasi pianeggiante, ora è bellissimo, perché gli alberi sono completamente bianchi a causa dello strato di aghetti di ghiaccio di cui ho già parlato. La Norvegia Arrivo a Oslo intorno alle 12.30 e il tempo è sereno, cosa piuttosto rara da quelle parti. Sopra Oslo c'è una collina alta circa 600 metri dalla quale si gode un bellissimo panorama della città e del fiordo e, approfittando del bel tempo, decido di cominciare la mia visita da lì. È possibile raggiungere la cima in metropolitana (che ovviamente durante la salita corre in superficie), così compro da una macchinetta automatica (di cui sono riuscito a decifrare le istruzioni per l'uso scritte solo in norvegese) un biglietto giornaliero per i trasporti pubblici, che qui conviene se si fanno addirittura solo due viaggi! Il panorama dalla cima effettivamente è molto bello, lì c'è qualche pista da discesa e molte da fondo e, non avendo gli sci, faccio un giro a piedi lungo una di queste per godermi la bellezza del bosco innevato. Tornato in città faccio un giro per il centro, quasi tutto moderno e decisamente poco interessante, ad esclusione del duomo e della reggia. In particolare mi colpisce la bruttezza del municipio, che tuttavia gli abitanti amano. La vera attrattiva di Oslo sono i musei, solo che d'inverno hanno orari di apertura assurdi, tipo dalle 11 alle 15 e quindi adesso sono chiusi. Posso però visitare la galleria nazionale, che chiude alle 18 e che contiene alcune opere di Munch, e dopo riesco anche a trovare la chiesa cattolica e ad andare a messa. Visto che non posso certo permettermi di mangiare fuori faccio un po' di spesa in un supermercato: pane e formaggio spalmabile, che, insieme agli hot-dog dei chioschi, saranno i principali componenti della mia dieta nei prossimi giorni. Compro anche una scheda telefonica e provo a telefonare in Italia, ma mi accorgo con sconcerto che finisce in un minuto; spero che la scheda fosse difettosa, ma in ogni caso decido che in futuro telefonerò con la carta di credito. Ci sarebbero ancora diversi musei da vedere, ma, visti i prezzi degli ostelli, ho pianificato il viaggio in modo da dormire in treno tutte le notti, quindi lascio la città per poi tornarci fra qualche giorno. Questo modo di viaggiare è veramente faticosissimo, non tanto per il fatto di passare molte notti seduto in treno (16 su 28 giorni che sono stato via, di cui 10 di fila), ma perché si sente molto la mancanza di avere un posto fisso e riscaldato a cui appoggiarsi per riposarsi e leggere. I treni notturni infatti partono tutti verso le 23 mentre in città difficilmente ho voglia di girare dopo le 17, visto che è buio e sono stanco (infatti normalmente comincio la visita piuttosto presto, verso le 8). Fra l'altro, in Scandinavia in genere non ci sono sale d'aspetto, ma solo delle panchine nell'atrio della stazione che, per quanto sia riscaldato, diventa un po' freddo la sera, inoltre capita di trovarsi in compagnia di ubriachi, che, per quanto siano assolutamente innocui, non sono una presenza piacevole. Per di più stasera ho mal di testa, quindi prendo la novalgina che mi sono portato dietro e mi riprometto di dormire in ostello domani notte (è troppo tardi per cercarne uno adesso). Fortunatamente il treno che prendo per andare a Stavanger, nell'estremo sud della Norvegia, è quasi completamente vuoto e riesco a dormire bene. Questa tratta la faccio di notte anche perché non presenta particolare interesse paesaggistico.

17 febbraio
Stavanger è una città industriale che vive del petrolio norvegese, quindi non presenta particolare interesse per il turista: il motivo per cui mi trovo qui è che voglio raggiungere in autobus Bergen seguendo la strada costiera, che in questo tratto (come quasi sempre, del resto) è molto bella. È il mio secondo giorno in Norvegia e anche oggi c'è il sole: avendo sentito racconti terribili di settimane intere di brutto tempo mi ritengo decisamente fortunato. L'autobus è quasi vuoto così posso sedermi in prima fila per vedere al meglio il paesaggio, purtroppo il biglietto costa più di 100000 lire ma l'avevo messo in conto e le vale abbondantemente. Viaggiare sulla costa della Norvegia non è precisamente come percorrere la statale adriatica! Come è noto, infatti, la costa è incredibilmente frastagliata per via dei fiordi e c'è una quantità incredibile di isole (quelle della Dalmazia sembrano poche al confronto) al punto che non solo non si vede mai il mare aperto, ma di solito non si riesce nemmeno a capire se ci si trova sulla terraferma o su un'isola. La strada, infatti, non potendo seguire tutte le insenature della costa (altrimenti avrebbe una lunghezza spropositata) passa continuamente dalla costa alle isole e viceversa attraverso arditi ponti e lunghe gallerie. Naturalmente ogni tanto il braccio di mare da attraversare è troppo largo e si deve prendere il traghetto: nella tratta che faccio io capita tre volte. I traghetti offrono la possibilità di vedere la costa dal mare e sono un piacevole intermezzo tra i vari tratti su strada (hanno tutti il bar e il self-service), ma per chi viaggia in macchina sono costosissimi e vanno ad aumentare notevolmente il costo di un viaggio da quelle parti. Per chi viaggia in pullman invece sono compresi nel prezzo del biglietto, quindi l'utilizzo di questo mezzo si rivela molto conveniente, anche grazie alle tessere di libera circolazione di varia durata, che possono essere molto utili a chi vuole esplorare per davvero la Norvegia pur senza avere l'auto propria. Il paesaggio è veramente molto bello: qui non ci sono le montagne a picco sul mare che si trovano più a nord, ma un piacevole paesaggio collinare che fra l'altro ha dei bellissimi colori, considerato che siamo in inverno e oltretutto non c'è neve. Sul secondo traghetto mi concedo per pranzo un panino al salmone affumicato, che qui costa relativamente poco. Arriviamo a Bergen nel primo pomeriggio e, a seguito dei propositi fatti la sera prima, telefono all'ostello per chiedere se c'è posto. Il posto c'è, ma quando mi dicono che costa 50000 lire a notte mi sento improvvisamente pieno di forze e decido di provare a continuare a dormire in treno. La città è considerata una delle più belle della Norvegia e in effetti non delude, anche se non si possono fare paragoni con Stoccolma o Copenhagen. In particolare mi piacciono i tetti, appuntiti e tutti uno vicino all'altro, inoltre anche la periferia in certe zone è piacevole. La sera ceno con un doppio hot-dog e torno in stazione dove comincia la parte più antipatica della giornata: l'attesa fino alle 22, ora a cui si può cominciare a salire sul treno. In un modo o nell'altro il tempo finalmente passa e appena il treno arriva salgo e mi sistemo. Poco dopo viene bloccato l'accesso ai binari e gli altri passeggeri devono aspettare dentro la stazione perché, sul treno accanto al mio, deve salire nientemeno che il re di Norvegia! Io e una coppia di turisti (forse saliti presto per il mio stesso motivo) saremo gli unici a vederlo: allo scopo ci sistemiamo nella carrozza che fronteggia il grande vagone con le insegne reali. Finalmente alle 22.46 il re arriva fin davanti al suo vagone su una macchina dai vetri oscurati, scende, stringe la mano al capotreno e sale in carrozza, il tutto in maniera estremamente regale. Felice di questo piccolo fuori programma mi addormento, e ormai dormire seduto non mi pesa più.

18 febbraio
Visto che ieri ho camminato molto oggi decido di fare qualcosa di assolutamente non faticoso, cioè di andare a visitare Røros, un bellissimo paesino con delle vecchie case di legno e delle miniere, incluso nella lista dell'UNESCO, situato circa 400 chilometri a nord-est di Oslo. Se ci si accontenta di stare là solo due ore è possibile fare questa visita in un giorno da Oslo, e nel mio caso è rilassante proprio perché si tratta di passare la maggior parte della giornata in treno. Purtroppo però non avevo fatto i conti con una caratteristica dei treni scandinavi che non avevo ancora conosciuto: i terribili ritardi, che spesso mi hanno fatto rimpiangere la "puntualità" delle ferrovie italiane. Da Oslo prendo il treno per Hamar, dove devo cambiare, e fin qui tutto bene. A Hamar un gentile ragazzo mi traduce i messaggi dell'altoparlante e mi spiega che forse il treno per Røros verrà sostituito da un pullman per problemi non meglio specificati. Ci viene comunque detto di salire e, dopo circa 20 minuti, il treno parte ma, prima di immettersi sulla linea, va a… fare gasolio (era un treno diesel)! Vista la mia passione per i treni mi fa piacere di assistere a questa operazione, che normalmente non viene effettuata con i passeggeri a bordo! Alla fine partiamo davvero, ma abbiamo già 40 minuti di ritardo. Il treno è un locale, ma, come quelli già presi in Danimarca e in Svezia, è molto bello e questa è una fortuna, perché dovrò starci parecchio… infatti lungo il tragitto facciamo diverse altre soste fuori programma (anche a causa del fatto che la linea è a binario unico) e alla fine arriviamo con la bellezza di un'ora e quaranta di ritardo! Le due ore che avrei dovuto avere a disposizione per la visita di Røros si sono ridotte a 20 minuti, nei quali riesco comunque a fare un rapido giro per il paese pieno di neve (non ovviamente a visitare le miniere) e a mettere qualcosa sotto i denti. Certo sarebbe stato più piacevole avere più tempo, ma alla fine sono soddisfatto di quello che ho potuto fare. Anche il treno del ritorno accumula del ritardo, ma per fortuna questa volta sono solo 20 minuti e quindi non perdo la coincidenza a Hamar. A Oslo arriviamo in orario verso le 21, e quasi non mi sembra vero. Questa sera mi sono anche risparmiato la lunga attesa in stazione, infatti ho giusto il tempo di cenare con calma prima di risalire in treno e ripartire alla volta di Bergen.

19 febbraio
La prima parte della giornata di oggi è dedicata al famoso giro detto "la Norvegia in un guscio di noce", che permette di avere, coi mezzi pubblici, una rapida impressione delle due principali attrazioni della Norvegia del Sud, cioè le montagne e i fiordi. È pensato particolarmente per chi ha poco tempo, che non è il mio caso, ma in pratica in inverno è quasi l'unico giro fattibile in un giorno per chi non ha un mezzo proprio. Per giri più lunghi, infatti, sarebbe necessario pernottare in qualche paesino sui fiordi, con costi che non voglio nemmeno immaginare. Si comincia prendendo un treno per Voss (verso Oslo), un paese di montagna che si raggiunge attraversando splendidi paesaggi. Il treno è pienissimo perché è sabato e tutti vanno a sciare, ma per fortuna riesco a trovare un posto a sedere. La linea ha una quantità incredibile di gallerie, ma riesco ugualmente ad ammirare lo splendido scenario montano. Arriviamo con 20 minuti di ritardo, ma per fortuna l'autobus per Gudvangen ci ha aspettato. Gudvangen è un piccolo paesino sul Nærøyfjord, il fiordo più stretto del mondo, e anche stavolta il viaggio, dalla montagna al mare, è splendido, in un paesaggio montano completamente coperto di neve. A Gudvangen mi attende il battello che, percorrendo il Nærøyfjord e l'Aurlandsfjord (entrambi diramazioni del famoso Sognefjord) mi porterà a Flåm. Il tempo è ancora sereno e io mi sento sempre più fortunato visto che mi potrò godere appieno le bellezze dei fiordi. Il problema è un altro: il battello ha una confortevole saletta riscaldata sottocoperta con un piccolo bar, ma se si vuol vedere il paesaggio al meglio occorre stare sul ponte; la temperatura è di pochi gradi sottozero, ma lo stare fermi e il vento provocato dal movimento della nave rendono questa una cosa ai limiti dell'impossibile. Nonostante abbia addosso tre maglioni pesanti e la giacca a vento muoio di freddo, tanto più che questi fiordi sono così stretti che d'inverno non ci batte mai il sole. Unici miei compagni sul ponte sono due turisti giapponesi, mentre un gruppetto di signore americane preferisce vedere il paesaggio dalle finestre del bar, dove comunque anch'io mi devo recare ogni tanto quando non ce la faccio più a resistere al freddo. In ogni caso, il paesaggio ricompensa ampiamente gli sforzi fatti, anche perché l'acqua è assolutamente immobile e riflette le montagne innevate e illuminate dal sole come quasi come uno specchio perfetto. Fortunatamente arriviamo a Flåm con addirittura 15 minuti di anticipo, che dopo tanti ritardi è un sollievo. La prima cosa che faccio è naturalmente entrare nel primo bar aperto che vedo e mettere sotto i denti qualcosa di caldo! Fortunatamente i prezzi non sono eccessivi e mi posso concedere un wurstel con contorno. Oltre a essere la prima cosa che faccio questa resta anche l'unica, perché, visto il freddo preso in precedenza, non ho nessuna voglia di andare a esplorare il pur grazioso paesino. Da qui il giro prosegue con la salita in treno fino a Myrdal, una stazione di diramazione sulla linea Oslo-Bergen completamente sperduta in mezzo al nulla a 900 metri di altezza. Quello che rende questa ferrovia una delle più interessanti al mondo è che il dislivello di 900 metri viene coperto in soli 20 chilometri senza ricorrere a cremagliere o a cavi di traino. Una grande ferrovia transalpina normalmente ha una pendenza massima non molto superiore al 30 per mille, mentre questa ha una pendenza media del 50 per mille e la massima è oltre 80! Si tratta di una pendenza dell'8%: normalmente nemmeno le autostrade sono così ripide. Il treno naturalmente è un po' particolare: il locomotore (elettrico) è molto potente e il convoglio è dotato di cinque dispositivi di frenamento indipendenti, ognuno dei quali è sufficiente da solo ad arrestarlo. Dei cartelli all'interno delle carrozze vietano di azionare il freno di emergenza in caso di incendio, perché in molti tratti la ferrovia corre su coste talmente ripide che sarebbe impossibile evacuare i passeggeri. Purtroppo tante particolarità si pagano: nonostante abbia l'inter-rail devo pagare un supplemento di circa 20000 lire. La salita comunque è spettacolare, con vedute sulla valle che si fanno sempre più ampie e gallerie elicoidali per superare il forte dislivello. Naturalmente un treno del genere è fatto per chi non ha fretta: il tragitto dura circa un'ora. A Myrdal il giro si chiude prendendo il treno che, sempre attraverso spettacolari paesaggi di montagna, riporta a Bergen. Purtroppo questa è l'ora in cui gli sciatori tornano a casa, quindi il treno è di nuovo pienissimo e trovo posto solo nella carrozza fumatori. Il perché mi è chiaro poco dopo: è assolutamente terribile, molto peggio che da noi, perché là la gente non ci sta seduta stabilmente ma ci va solo per fumare, quindi fumano tutti quasi contemporaneamente e per questo motivo molti preferiscono stare in piedi piuttosto che sedersi lì. Dopo che mi sono affumicato bene arrivo nell'ormai nota stazione di Bergen e mi metto in attesa che arrivino le 22. Questa notte torno a Oslo perché domattina vorrei tornare qui facendo il viaggio di giorno, visto che il paesaggio è spettacolare. Il problema è che domani è domenica, quindi entrambi i treni diurni Oslo-Bergen sono prenotati al completo a causa dei soliti sciatori. Dal momento che viaggio per puro piacere non mi pare il caso di fare il viaggio in piedi, quindi cambio programma: domani farò di giorno la tratta Oslo-Trondheim. Dopo una cena a base di panino con salmone affumicato e gamberetti prendo il treno per Oslo.

20 febbraio
Arrivato a Oslo compro uno yogurt per la colazione (di solito non ne mangio, ma ho voglia di qualcosa di nuovo) e, memore dell'inconveniente di ieri sera, faccio la prenotazione per tornare a Oslo stasera col treno notturno da Trondehim, dopo di che salgo sul treno (diurno stavolta) per Trondheim. Faccio il viaggio anche di giorno perché il panorama su questa linea è splendido e si sale fino a 1024 metri di altezza. È davvero un peccato che quasi tutti i turisti che visitano la Norvegia in treno viaggino esclusivamente di notte, attratti dal risparmio di tempo e di soldi: questo c'è indubbiamente, ma le linee Oslo-Bergen, Oslo- Trondheim (compresa la diramazione per Åndalsnes che io non sono riuscito a percorrere) e Trondheim-Bodø devono, ripeto, devono, essere percorse anche di giorno, se non si vuol perdere una parte consistente di quello che questo splendido paese può offrire. Scusate lo sfogo polemico:) Il treno è piuttosto pieno, immagino perché nel primo tratto si attraversa una delle poche zone densamente popolate della Norvegia. Le ferrovie norvegesi curano molto l'aspetto turistico: non solo l'orario dei treni è disponibile gratuitamente in tutte le stazioni, ma per le linee più panoramiche, come questa, esiste un dépliant che illustra brevemente il paesaggio e le città attraversate. Qui trovo scritto che, prima della salita al valico, la ferrovia percorre per circa 200 chilometri quella che viene pomposamente definita "la valle delle valli". Peccato che, per che è abituato alle splendide vallate alpine e per di più ha percorso pochi giorni prima la ferrovia del Brennero, si riveli una delusione: è una normalissima valle fra le colline e per di più anche se c'è neve per terra non ce n'è sui rami; immagino comunque che qui il paesaggio sia molto meglio d'estate, perché dalla quantità di alberi deduco che debba essere molto verde e rigoglioso. Finita la valle inizia la salita al valico, veramente splendida. Fa davvero una strada impressione vedere da un intercity quei paesaggi che noi siamo soliti vedere solo dalle funivie o, tutt'al più, dai trenini a cremagliera che ci sono in Svizzera. La ferrovia corre in alcuni punti lungo ripidi costoni, ma, soprattutto nella parte più alta, quella attorno al valico, percorre anche ampie valli in cui il treno può raggiungere una velocità considerevole (almeno 120 km/h, così a occhio) sollevando una nuvola di neve che in certi momenti offusca il paesaggio: è davvero un'esperienza particolare per chi non è abituato a quei climi. Dopo il valico il tempo, che fino a quel momento era stato sereno, diventa coperto e comincia una nevicata a tratti piuttosto fitta che però torna a mio vantaggio, infatti ho la possibilità di vedere le montagne in un'atmosfera nuova e tempestosa. All'arrivo a Trondheim, intorno alle 15, abbiamo accumulato 20 minuti di ritardo, ma ormai non mi stupisco più. Appena sceso controllo per precauzione che la prenotazione fatta stamattina per il treno di stasera sia in ordine e mi accorgo che purtroppo non lo è: non so se a sbagliare sono stato io o l'impiegato, ma mi hanno riservato il posto per domani anziché per oggi. Fortunatamente lì si possono cambiare le prenotazioni senza nessuna penale, solo che il treno notturno per Oslo è già pieno. Questa cosa mi secca veramente molto, ma non c'è nulla da fare. Dal momento che la notte voglio comunque passarla in treno faccio la prenotazione per Bodø e mi avvio per la visita della città. Trondheim è, oltre a Bergen, l'altra città della Norvegia che ha qualcosa (anzi, molto) da offrire dal punto di vista architettonico, ed è anche l'unica bella città di tutta la Scandinavia centro- settentrionale. La sua principale attrattiva è la splendida cattedrale gotica di sant'Olaf (e chi altri da queste parti?), ma anche il centro è molto bello, con le tipiche case di legno. La nevicata che ho visto dal treno (per fortuna ora ha smesso) ha ricoperto la città con uno strato di circa 10 centimetri di neve fresca, e se questo crea qualche problema a camminare la rende però ancora più bella. Per prima cosa vado a vedere la cattedrale perché ho paura che chiuda presto e in effetti questa paura si rivela giustificata: la chiesa è già chiusa, l'orario di apertura è 12-14.30 e per di più si paga il biglietto, come in un museo. Questo è un problema comune a tutte le chiese protestanti: siccome loro non credono nella presenza di Cristo nell'Eucarestia, per loro pregare in chiesa non è molto diverso da pregare a casa, quindi preferiscono tenere le chiese chiuse piuttosto che pagare un sagrestano che controlli che non venga rubato niente. Di solito le loro chiese sono aperte solo durante il servizio divino, questa è aperta anche in altri orari per la sua importanza turistica e per questo motivo si paga. Devo quindi rinunciare a vedere l'interno, ma l'esterno è meraviglioso: lo stile è quello tipico del gotico transalpino, la facciata però è più bassa e larga. Davanti c'è un giardino, e la neve appena caduta che ricopre gli alberi e le guglie della chiesa rende tutto ancora più bello. Oggi però è domenica, quindi devo occuparmi di cercare una messa. Non trovo nulla che indichi un servizio liturgico di qualsiasi tipo in questa chiesa, inoltre, trovandomi in una della più grandi città della Norvegia, mi aspetto di trovare una messa cattolica anche di pomeriggio. Purtroppo mi sbaglio: ce ne sono solo di mattina. A questo punto ripiego su un servizio protestante, ma nemmeno questo è facile da trovare: la religione infatti è poco seguita in Scandinavia. A forza di girare trovo davanti a una chiesa (chiusa) dei ragazzi che gentilmente mi indicano una chiesa dove ci sarà un servizio alle 19. Mi ci reco subito per vedere dov'è e, entrato, la trovo attrezzata con consolle e amplificatori degni di una discoteca piazzati proprio in mezzo alla navata. I ragazzi all'interno mi confermano comunque che ci sarà il servizio come mi è stato detto. Visto che è presto vado a visitare il resto della città: il centro è molto bello, quello che mi è piaciuto in particolare è un canale in cui si specchiano delle antiche case di legno. Nelle mie peregrinazioni mi capita di ripassare davanti alla cattedrale e mi sembra di vedere una luce sulla porta. Siccome non l'avevo notata prima mi avvicino e scopro che la chiesa è aperta! Il pastore all'inizio mi guarda con sospetto credendomi un turista (era espressamente scritto che in quel momento la chiesa era aperta solo per i fedeli), ma quando gli chiedo se ci sarà un servizio mi spiega gentilmente che alle 18 ce ne sarà uno per gli studenti. A questo punto prendo due piccioni con una fava, perché potrò anche visitare l'interno senza pagare. Il servizio naturalmente è in norvegese e, non conoscendo la liturgia protestante, non capisco assolutamente nulla, ma il tutto è molto suggestivo lo stesso, soprattutto quando viene lasciato del tempo da dedicare alla preghiera personale che io ho fatto passeggiando lungo le splendide navate in penombra, che favoriscono molto la concentrazione. Dopo questa parentesi mistica ceno con un hot dog e mi concedo delle strane gelatine ricoperte di zucchero, l'unica cosa dolce economica che ho trovato in tutto il viaggio, dopo di che prendo il treno per Bodø.

21 febbraio
La tratta Trondheim-Bodø è più lunga delle precedenti tappe norvegesi: sono oltre 700 chilometri anziché 550, quindi si arriva intorno alle 10 invece che alle 7. Qui si comincia a essere veramente a nord e verso la fine del viaggio passa il Circolo Polare Artico; siccome non me lo voglio perdere mi sveglio la mattina appena fa luce e mi incollo al finestrino tenendo contemporaneamente sott'occhio la carta per capire dov'è il fatidico attraversamento. Alla fine, basandomi sulla posizione della ferrovia rispetto alla valle in cui siamo oltre che sulle stazioni attraversate (che sono troppo distanti fra loro per permettere una valutazione accurata) mi rendo conto che ci siamo. Il luogo è estremamente suggestivo: un'ampia valle completamente piena di neve circondata da montagne basse e arrotondate senza la minima traccia di insediamenti umani e senza alberi, il tempo coperto con nevicate a tratti rendono inoltre l'ambiente ancora più "polare". L'unica traccia della presenza dell'uomo, a parte la strada e la ferrovia, è una costruzione piramidale lungo la strada che vende appunto ricordini del Circolo: certo qualcuno può trovarlo di cattivo gusto, ma devo dire che, coperto di neve, non disturba poi tanto, inoltre permette a chi è in treno di identificare il punto esatto dell'attraversamento visto che il cippo segnaletico, che mi hanno detto si trova lungo la ferrovia, d'inverno è sommerso dalla neve. Durante il tragitto il treno ha accumulato quasi un'ora di ritardo, ma, dal momento che sono previste lunghe soste nelle stazioni intermedie, arriviamo destinazione con un ritardo di "soli" 20 minuti. Dal momento che questa mattina stessa devo riprendere il treno per Trondheim ho poco più di un'ora per visitare la città, che è peraltro più che sufficiente visto che a Bodø… non c'è nulla da vedere, come in quasi tutte le città della Scandinavia centro-settentrionale. Vado però all'ufficio turistico, veramente ben attrezzato, dove faccio incetta di dépliant e libretti vari, tra cui in particolare l'orario degli autobus e delle navi delle isole Lofoten, che è sempre molto utile anche se, a causa soprattutto del fatto che quasi tutti gli ostelli sono chiusi, non riuscirò visitarle in questo viaggio. Trovo inoltre una guida alle sistemazioni nell'estremo nord che mi sarà essenziale tra alcuni giorni. Dopo aver fatto anche un po' di spesa è ora di tornare in stazione, questa breve passeggiata mi ha dato però un'idea più che sufficiente sulle città del nord e sul fatto che in generale non meritino affatto una visita. Ora rifaccio di giorno il viaggio che ho appena fatto in gran parte di notte, e riesco anche ad avere uno scompartimento tutto per me (cosa molto rara perché le carrozze dei treni scandinavi sono, con pochissime eccezioni, a corridoio centrale). Dal momento che la prima parte del viaggio l'ho appena vista ne approfitto per dormire un po' sdraiato sui sedili: è da molti giorni che non dormo in posizione orizzontale e all'inizio mi dà una strana e piacevole sensazione. Al mio risveglio ricomincio ad ammirare il panorama, che non è più costituito dalle alte montagne e dalle valli collinose e piene di vegetazione del sud ma da montagne più basse e tondeggianti e da valli assolutamente spoglie, il tutto coperto da un manto di neve che valuto di almeno un metro e mezzo di spessore. Non è che sia molto da quelle parti, ma bisogna ricordare che questo è un inverno eccezionalmente "caldo". Il treno corre spesso in mezzo alla nuvola di neve che solleva, e i passaggi tra un vagone e l'altro sono pieni di neve. Anche il cielo, che i giorni scorsi era sereno, ora è coperto e a tratti nevica, in generale l'atmosfera è più desolata e inospitale, e la bellezza di questi posti sta proprio qui. Arriviamo a Trondheim intorno alle 21.30 (per una volta in orario) e ho giusto il tempo di cenare prima di prendere il treno per Oslo; per fare qualcosa di veramente insolito da queste parti decido di prendere anche un gelato.

22 febbraio
La giornata di oggi è dedicata alla linea Oslo-Bergen che, come ho già detto, deve essere assolutamente percorsa anche di giorno, e alla prosecuzione della visita di quest'ultima città. Essendo oggi un giorno feriale, l'intercity per Bergen è mezzo vuoto e tale resterà fino all'arrivo. Sono di nuovo nel sud: il tempo è molto migliorato e nelle prime centinaia di chilometri (la linea è lunga circa 550 km) c'è pochissima neve. Proprio come nella linea per Trondheim, la parte iniziale, che precede l'ascesa al valico, si svolge a bassissima quota fra le colline e anche in questo caso il paesaggio non è particolarmente interessante, almeno ora che gli alberi sono spogli e c'è poca neve. Quando però comincia la salita le cose cambiano radicalmente: si corre ora in costa ora attraverso piccole valli, circondati da una corona di vette che, se non sono particolarmente aguzze, sono però rese splendide e maestose dall'enorme quantità di neve che le ricopre. Il valico di questa linea è alto addirittura 1222 metri e, come quello di Trondheim, si trova in un'ampia valle dal fondo quasi pianeggiante in cui il treno sfreccia sollevando una nuvola di neve che in alcuni momenti giunge a coprire completamente il paesaggio. Una caratteristica del tratto più alto di questa linea, senz'altro utile per migliorare la velocità ma molto antipatica dal punto di vista turistico, è che il binario corre sotto una serie di gallerie artificiali che fanno in modo che non ci nevichi sopra e in alcuni tratti lo proteggono dalle valanghe, ma impediscono di vedere lo splendido paesaggio circostante. Dopo il valico si raggiunge la stazione di Myrdal da dove si dirama la linea per Flåm percorsa alcuni giorni fa, e che è anche un punto di partenza per le escursioni con gli sci: spesso le piste di fondo corrono addirittura parallele alla ferrovia. Il tratto da qui a Bergen l'ho già percorso, ma questa volta mi posso godere meglio il paesaggio, visto che il treno è molto più vuoto. Come ho già detto in quest'ultimo tratto c'è una quantità enorme di gallerie (naturali stavolta, visto che questa zona è molto montuosa e si deve scendere dai 1222 metri del valico fino al livello del mare), ma quando si riesce a vedere fuori è veramente molto bello, visto anche che poco prima di Bergen si costeggia un lago. Fortunatamente qui al sud i treni sono più puntuali e quindi arriviamo in orario, verso le 15. Lasciati come al solito i bagagli in stazione, mi dirigo per prima cosa verso la funicolare che sale su una collina immediatamente sopra la città; dalla cima si ha una bellissima vista sul centro e sul porto, oltre che sui quartieri periferici e sui bracci di mare e le isole che fronteggiano la costa (come già detto, il mare aperto in Norvegia non si vede quasi mai). Da qui decido di scendere a piedi sperando di potermi godere il panorama dei tetti del centro, che sono molto belli per la forma aguzza e la disposizione in fitti agglomerati, ma la mia speranza viene delusa perché la strada scende lungo il fianco della collina che sovrasta la zona industriale e quindi il paesaggio non è un gran che. Tornato in centro ne proseguo l'esplorazione iniziata l'altra volta: non ci sono monumenti particolari da vedere, ma l'insieme è molto bello; la parte centrale della città è divisa grosso modo in due parti: quella attorno al vecchio porto, con le antiche case di legno risalenti a quando Bergen era parte della lega anseatica, e quella su una piccola collina, sempre vicino al mare, un po' posteriore. Dopo questa lunga passeggiata rientro in stazione intorno alle 18.30 e, nell'attesa di poter salire sul treno che mi porterà a Oslo, programmo l'itinerario dei prossimi giorni. In realtà il programma di viaggio lo faccio sempre prima della partenza e questa programmazione mi impegna solitamente per diversi mesi, ma questa volta, come ho scritto all'inizio, la partenza è stata più improvvisa del solito, quindi, anche se un programma l'avevo stabilito, non avevo potuto farlo nel migliore dei modi e quindi decido di modificarlo. Le previsioni iniziali erano di risalire fino a Bodø e da qui in pullman a Narvik per vedere un altro pezzo di costa, da Narvik scendere in treno in Svezia e passare in Finlandia per spingermi poi almeno per un giorno verso l'estremo nord. Il problema è che in quest'ultima zona non ci sono ferrovie quindi bisogna per forza trovare una sistemazione per la notte, e proprio la mancanza di informazioni su dove dormire (le sistemazioni elencate sulla guida erano valide più che altro per l'estate), mi aveva impedito di fare programmi precisi. Ora però ho la guida alle sistemazioni che ho preso a Bodø qualche giorno fa e che riporta in maniera aggiornata i prezzi, il periodo di apertura e il telefono di tutti gli ostelli e gli alberghi dell'estremo nord. Forte di queste informazioni e grazie agli orari degli autobus riportati sull'orario Cook mi rendo conto che, se rinuncio a passare per Narvik, posso arrivare in un posto che non avrei mai sperato di poter raggiungere in questo viaggio: Kirkenes, il paese più orientale della Norvegia, a soli 7 chilometri dal confine con la Russia. Il motivo per cui all'inizio non speravo di poter arrivare tanto in là è appunto che in inverno quasi tutti gli ostelli sono chiusi e quindi non volevo arrivare la sera da qualche parte senza sapere già dove dormire, altrimenti avrei rischiato di spendere cifre folli (150000 lire a notte o anche più) per stare in albergo. Dal momento che ora posso informarmi telefono a Kirkenes, dove prenoto l'albergo (il più economico che trovo, che esige pur sempre 75000 lire per una singola) e a Karasjok (una tappa intermedia) dove mi viene detto che è aperto l'ostello. A questo punto devo telefonare in Svezia e, visto che la telefonata potrebbe essere costosa, anziché la scheda, uso la carta di credito ma, con mio grande stupore, il telefono mi dà il messaggio (per fortuna in inglese) che la carta non è valida! Eppure fino a quel momento aveva funzionato benissimo! Fortunatamente, proprio perché mi fido poco, la carta la porto solo per le emergenze e normalmente uso i travellers cheques, quindi questo non crea problemi nell'immediato. Comunque la cosa non mi fa certo piacere e, visto che domani sarò a Oslo, andrò agli uffici rappresentativi della carta a chiedere chiarimenti. Tutta questa programmazione fortunatamente ha fatto passare il tempo e quindi è venuta l'ora di salire in treno.

23 febbraio
Appena arrivato a Oslo riprovo la carta che continua a non funzionare, quindi, dopo aver lasciato lo zaino in stazione, mi avvio verso l'ufficio, il cui indirizzo mi scrivo sempre prima di partire. Il posto è in centro e quindi facilmente raggiungibile, ma purtroppo non c'è ombra dell'ufficio che cerco e nessuno degli uffici in quell'edificio mi sa dire dove si sia trasferito. Dal momento che nei pressi ci sono diverse banche mi viene l'idea di chiedere lì, ma in nessuna mi sanno aiutare. Provo allora a telefonare al numero di telefono associato all'indirizzo che ho (anche quello me lo scrivo sempre, proprio per queste evenienze) e una gentile signora che, come tutti da queste parti, parla inglese, mi dà il numero nuovo. Finalmente riesco a parlare con l'ufficio dove, con molta gentilezza, mi danno tutti le informazioni su come arrivare. È davvero una fortuna che siano stati così chiari, perché l'ufficio si è trasferito in una lontana zona periferica che si raggiungi con un treno metropolitano; fortunatamente ho già un po' di familiarità coi trasporti pubblici di Oslo quindi riesco a capire senza difficoltà da dove si prende il treno. Arrivato all'ufficio vengo accolto da personale gentilissimo che mi invita a dargli la carta per la verifica e, pochi minuti dopo, mi dicono che non c'è niente di irregolare e che la carta non è stata bloccata. Questo non mi stupisce, quindi chiedo se non potrebbe essere danneggiata la banda magnetica. Loro rispondono che è possibile ma che non hanno l'attrezzatura per controllare (!), quindi mi chiedono se, oltre a telefonare, avevo provato a usare la carta anche per fare acquisti. Io spiego che non sono solito acquistare cose che normalmente si pagano con la carta di credito e che non ho il codice segreto per prelevare dagli sportelli bancomat, e allora mi suggeriscono di provare a ritirare dei soldi in posta, dove il codice non è necessario, e, nel caso ci fossero ancora problemi, di tornare. Un po' deluso dal loro operato (in fondo tutto quello che mi hanno saputo dire era che la carta non era stata bloccata, cosa ovvia visto che non l'ho rubata e che ho sempre pagato!) chiedo al primo negozio che vedo dov'è l'ufficio postale più vicino. Anche se ci troviamo in una periferia non certo turistica e/o lussuosa, il negoziante mi parla nella lingua di Oxford e me ne indica uno proprio in fondo alla strada. Provo a prelevare e… funziona! Il problema era limitato alle cabine telefoniche. Alla fine tutto si è concluso senza problemi, ma mi chiedo: che cosa avrei fatto se la carta si fosse smagnetizzata per davvero e io mi fossi trovato non dico a Kirkenes ma anche solo a Narvik (circa 1500 km da Oslo)? O se mi fossi trovato in un Paese (e sono la maggioranza) dove l'inglese è sconosciuto? Per questo motivo credo che non farò mai affidamento solo sulle carte di credito (preferisco non specificare di quale si trattasse in questo caso, comunque era una molto seria). Comunque ora sono così contento che decido di comprarmi un pacchetto di caramelle, poi torno in centro perché la giornata di oggi è dedicata alla visita dei molti musei interessanti di Oslo. Per prima cosa vado al museo del folclore, dove si possono ammirare costumi per le feste e abiti da lavoro di ogni tipo assieme ad altri manufatti che documentano le tradizioni popolari in Norvegia e in particolare quelle dei Lapponi. Il museo ha anche una splendida sezione all'aria aperta dove si trovano molte case antiche portate lì dalle campagne e anche una bellissima e antica chiesa di legno. Il tutto è reso più suggestivo dalla neve, infatti oggi il tempo è coperto e ogni tanto cade qualche fiocco. Dopo aver comprato un paio di regali per amici e parenti al negozio annesso, mi dirigo verso l'attiguo museo delle navi vichinghe dove in realtà sono esposti svariati manufatti vichinghi fra cui una splendida slitta di legno, ma il cui pezzo forte sono appunto tre antiche navi (dello stesso tipo di quelle con cui questo popolo ha raggiunto l'America) che sono state portate alla luce grazie a scavi eseguiti alla fine del secolo scorso. Due di esse sono in condizioni perfette, come appena costruite, e il loro eccellente stato di conservazione è dovuto, oltre che al tipo di terreno in cui erano sepolte, anche al fatto che non hanno mai preso il mare: sono state costruite apposta per essere messe nelle tombe (di capitani molto importanti) come corredo funerario! Si pensava infatti che chi era capitano nella vita terrena lo sarebbe stato anche nell'aldilà. Quello che colpisce, oltre alle ottime condizioni, è l'estrema spartanità di queste navi, che non disponevano, ad esempio, di alloggi sottocoperta: è facile immaginare che la vita a bordo doveva essere molto dura. L'ultimo museo che visito è quello di Munch, grande pittore espressionista nato proprio a Oslo, di cui ho già visto qualche opera alla galleria nazionale. Normalmente io non sono minimamente interessato alla pittura (mentre amo molto l'architettura), ma Munch mi ha sempre colpito per l'efficacia con cui riesce a trasmettere il messaggio di angoscia che vuole esprimere, anche se mai e poi mai appenderei in casa una copia di un suo quadro. A causa dei ridottissimi orari invernali ho poco più di 20 minuti per vedere tutto (il museo chiude alle 16), ma comunque riesco a farli bastare. Il museo si trova nella parte più povera di Oslo, quindi nell'andarci ho anche la possibilità di vedere questa triste zona, tutta a palazzoni grigi. Ora sono decisamente stanco, quindi me ne vado in stazione dove ho adocchiato una buona pasticceria e mi siedo per un'oretta a leggere e a gustare due buone paste. A questo punto, visto che non c'è più nulla che possa visitare, decido, anche se non è domenica, di andare a messa, perché sta per cominciare la mia avventura nell'estremo nord dove le messe saranno immagino impossibile da trovare. Tornando dalla chiesa ho anche il tempo di visitare un'altra chiesa, probabilmente moderna ma almeno dall'aspetto antico: certo non è un gran che, ma Oslo, a livello di architettura, non ha molto di meglio da offrire. Tornato in stazione faccio la spesa al supermercato che c'è al suo interno e ho una graditissima sorpresa: c'è una serie di piatti freddi e insalate pronte e anche frutta fresca già sbucciata, il tutto a prezzi relativamente abbordabili. Posso quindi permettermi di variare la mia dieta, finora costituita quasi esclusivamente da pane e formaggio e da hot dog, con una cena a base di tonno e, come frutta, ananas. Purtroppo ho scoperto questo supermercato solo stasera, il che non è molto utile visto che ora prendo il treno per Trondheim e non tornerò più a Oslo per tutto il viaggio.

24 febbraio
Arriviamo a Trondheim con un'ora di ritardo, ma per fortuna stavolta non è un problema. La mattina sarà dedicata a completare la visita della città iniziata l'altro giorno, ma prima di avviarmi verso il centro cambio la prenotazione per Bodø (che avevo fatto prima di cambiare il programma) con una per Åre, in Svezia. Non solo la cosa è possibile senza problemi, ma visto che la prenotazione svedese costa di meno, mi ridanno anche indietro la differenza! A questo punto posso farmi tranquillamente una passeggiata tra le antiche case di legno in attesa del treno che parte verso l'ora di pranzo, motivo per cui, prima di tornare in stazione, faccio un po' di spesa. Normalmente da queste parti i controlli di confine non esistono, ma stavolta, prima della partenza, passa la polizia coi cani antidroga. Al confine, segnalato da un cartello, non c'è però nemmeno l'ombra della polizia svedese. La linea Trondheim-Åre è indicata dall'orario Cook come panoramica perché attraversa le montagne, ma a me non sembra proprio niente di speciale, perché qui le montagne hanno in tutto e per tutto l'aspetto delle nostre colline (e in effetti sono molto più basse di quelle del sud della Norvegia). Il motivo per cui scendo a Åre anziché proseguire direttamente per Boden è che qui c'è una funivia che sale su una montagna da cui si dovrebbe godere di uno splendido panorama. Stavolta però non ho fortuna col tempo: il cielo è coperto e nevica, quindi non esco nemmeno dalla stazione e, in attesa del treno per proseguire, scrivo una lettera a una mia amica. Quando si avvicina l'ora della partenza la stazione si affolla in maniera incredibile di sciatori pieni di bagagli e io temo che in treno mi toccherà stare in piedi. Per raggiungere Boden, nel nord della Svezia, devo cambiare, perché da qui partono solo treni per il sud. Chiedo di fare la prenotazione ma mi viene detto che il treno che mi porterà a Boden è di un'altra compagnia (in Svezia ce n'è più di una) e che quindi non è possibile, ma poi l'impiegato si mette a fare un sacco di telefonate e alla fine mi rilascia una prenotazione che però dovrò pagare in treno. Nel frattempo lo stomaco mi ricorda che è ora di cena, solo che in stazione non c'è nulla che venda roba da mangiare; provo a uscire per cercare qualcosa in paese, ma il centro è lontano e il freddo e la neve mi convincono ben presto a rinunciare. A questo punto però ho un altro problema: il treno che devo prendere a Åre arriva con già 15 minuti di ritardo e parte con 30, e con lo stesso ritardo arriverà a Bräcke, la stazione in cui dovrei cambiare. Per fortuna, nonostante le mie previsioni pessimistiche, riesco a sedermi, ma, siccome la coincidenza era di pochi minuti (per un mio errore di lettura dell'orario, se me ne fossi accorto prima non mi sarei fidato), non arriviamo in tempo per prendere il treno per Boden, quindi il controllore consiglia a me e ad altri che sono nella mia situazione di scendere alla fermata successiva da dove, dopo la bellezza di due ore, passerà un altro treno che ci porterà a destinazione. Fortunatamente la stazione ha una sala d'aspetto riscaldata ancora aperta (mentre tutto il resto è chiuso, visto che sono le 23.15) ma la situazione non è certo piacevole: intanto non è così caldo da potersi togliere la giacca a vento, e poi ho fame e ho sonno! La cosa positiva è che non sono solo e, anche se nessuno ha voglia di mettersi a chiacchierare, almeno ci diamo l'un l'altro un po' di sostegno psicologico. Alla fine, con 20 minuti di ritardo, il treno per Boden arriva e, graditissima sorpresa, è anche vuoto, quindi posso finalmente sdraiarmi su due sedili e dormire fino alla mattina successiva L'estremo nord

25 febbraio
Quando mi sveglio corriamo in una foresta piena di neve, e da qui comincia la mia avventura nell'estremo nord scandinavo. Per prima cosa vado nella carrozza bar e ordino la colazione più abbondante che hanno, dopo di che mi sono pienamente riconciliato col mondo e posso occuparmi di quello che c'è da fare oggi. Boden si trova vicino alla costa svedese a circa 130 chilometri da Haparanda, il posto di confine con la Finlandia. Dopo Boden la ferrovia è stata chiusa da alcuni anni (cosa che, come sempre, mi fa una grande rabbia), quindi bisogna raggiungere Haparanda in autobus; da lì si prende poi l'autobus per Kemi, in Finlandia, dove ricomincia la ferrovia e da dove partono i treni per Rovaniemi, dove vorrei passare la notte. Il problema è che, tanto per cambiare, abbiamo 70 minuti di ritardo. Dal momento che l'autobus per Haparanda è in coincidenza lo perderò, ma il capotreno, gentilissimo, consulta l'orario degli autobus che ha con sé e mi informa che c'è ne sarà uno un'ora e mezzo dopo il nostro arrivo. Mi fa piacere essere trattato con tanta gentilezza, ma questo non toglie che sono in ritardo di diverse ore sulla tabella di marcia e arriverò a Rovaniemi solo la sera tardi, il che non è l'ideale per cercare una sistemazione. L'autobus da Boden è vuoto, ma purtroppo non per molto: ad un certo punto ci fermiamo in un parcheggio in mezzo al nulla (o meglio, in mezzo alla foresta) e lì ci trasferiscono su un altro autobus che invece è piuttosto pieno. Però non tutto il male viene per nuocere: la ragazza vicino a cui mi siedo ha voglia di chiacchierare (cosa molto rara da queste parti) e così ho la possibilità di conoscere qualcuno. Lei è stufissima del viaggio, ha fatto 6 ore di pullman e si lamenta perché la strada è "una noiosissima strada tutta in mezzo al bosco", io invece cerco di spiegarle che in Italia un posto del genere sarebbe segnato sulle guide turistiche. All'arrivo a Haparanda una signora che deve andare anche lei in Finlandia mi informa che ci sarà un autobus alle 18, il che significa che non arriverò a Rovaniemi prima delle 23.10, quindi ora la mia principale preoccupazione è trovare una sistemazione in anticipo. Decido però di rimandare le telefonate a quando avrò passato il confine e, per ingannare il tempo prima della partenza, vado a fare un giro al vicino centro commerciale. Quando torno però ho una sgradita sorpresa: non trovo più la signora con cui avevo parlato prima e dell'autobus che devo prendere non c'è traccia. Provo a chiedere informazioni, ma ovviamente gli autisti svedesi non sanno assolutamente nulla degli autobus per la Finlandia, che sono finlandesi. Dopo aver girato per un po' in mezzo al freddo e alla neve cercando inutilmente qualcuno che sappia qualcosa di questo fantomatico autobus (ormai le 18 sono passate senza che si sia visto) decido di prendere un taxi fino al paese dopo il confine (che per fortuna dista solo 800 metri) e chiedere informazioni all'autostazione là, dove immagino ne sapranno qualcosa. Il tassista a cui mi rivolgo non sembra morire dalla voglia di far soldi: prima mi chiede di aspettare un po', poi vede finalmente arrivare l'autobus che volevo prendere (che arriva solo alle 18.15!) e me lo indica consigliandomi di prendere quello. Naturalmente non aspettavo altro, e finalmente riesco a salire e a fare il biglietto: della signora incontrata prima non c'è traccia. Nonostante il finlandese sia una lingua non indoeuropea e quindi per loro imparare l'inglese sia un'impresa non da poco, anche questo autista si fa capire; pur non parlando bene come i suoi colleghi di oltre confine ha voglia di chiacchierare, forse anche perché gli stranieri che varcano in inverno questa frontiera dell'estremo nord non sono molti. Arrivato a Kemi vado subito alla stazione ferroviaria, dove però non c'è nulla a parte la sala d'aspetto e la biglietteria. Io invece ho bisogno urgente di cambiare dei soldi e di comprare una scheda telefonica per poter prenotare la sistemazione per la notte, quindi mi avvio per una strada innevata alla ricerca di qualcosa di aperto, impresa quasi disperata a quest'ora (intorno alle 20). Questa volta mi va fatta proprio bene: trovo un centro commerciale aperto fino alle 21 dove posso comprare una scheda telefonica pagando in corone svedesi e ricevendo il resto in marchi finlandesi, così ho risolto i due problemi in una volta sola. Tornato in stazione telefono all'ostello di Rovaniemi dove mi dicono che chiudono alle 22, che per me è troppo presto, ma mi danno il numero di un albergo economico a cui rivolgermi. In quest'albergo per fortuna hanno posto, quindi ora posso rilassarmi in attesa del treno. I treni finlandesi sono piuttosto comodi e l'ora e mezzo di viaggio mi sembra passare fin troppo in fretta dopo una giornata così faticosa. A Rovaniemi, un po' con le indicazioni ricevute per telefono e un po' grazie all'aiuto di due ragazze che erano scese dal mio stesso treno (altrimenti a quell'ora non si trova in giro nessuno), riesco a trovare facilmente l'albergo che per fortuna è quasi di fronte alla stazione. Il prezzo è economico per essere da queste parti, circa 65000 lire per una singola, ma per le mie tasche non è poco. Comunque, visto quanto sono stanco, va benissimo! Ormai sono 10 notti che dormo seduto in treno, quindi non mi pare vero di avere un letto caldo tutto per me, ma prima di coricarmici faccio una doccia di cui ho urgentissimo bisogno:)

26 febbraio
Approfittando del letto, la mattina dormo un po' più del solito, visto anche che l'autobus che devo prendere parte alle 11.40. Il prezzo della camera comprende la colazione che, come quasi sempre da queste parti, è a buffet, quindi cerco di riempirmi il più possibile, anche perché ieri sera non è che abbia mangiato molto. Dopo colazione vado in centro a cercare cambiare dei soldi, e dico "cercare" perché oggi è sabato e tutte le banche sono chiuse. Giro tutti i grandi alberghi che vedo, ma tutti cambiano i soldi solo per i loro ospiti, finché, quando penso di averli esauriti, ne trovo finalmente uno che mi cambia addirittura i travellers cheques. Nel frattempo ho avuto la possibilità di dare un'occhiata al centro che, come dice la rough guide, non ha l'aspetto lappone più di quanto ce l'abbia un albero di palma: la città è organizzatissima per quanto riguarda le escursioni invernali tipo gite in slitta coi cani e addirittura in rompighiaccio, c'è anche il villaggio di Babbo Natale, ma architettonicamente è davvero orrenda. Siccome è così organizzata è però piena di giapponesi e, durante le vacanze di Natale, ci vanno anche molti europei. La maggiore attrazione della città è però il museo Artikum, che visiterò tra qualche giorno. Oggi invece devo prendere l'autobus per Karasjok, una città dell'estremo nord della Norvegia 450 chilometri e sette ore di autobus a nord da qui. Il tempo è coperto e ogni tanto nevica, era così anche ieri e così resterà per tutta la mia permanenza in questa remota parte d'Europa; in più oggi c'è –10, la temperatura più bassa incontrata finora ma pur sempre molto, molto mite per essere da queste parti. L'autobus è abbastanza vuoto e con mio grande piacere riesco a sedermi in prima fila, cosa che, oltre a permettere di vedere molto meglio il paesaggio, secondo me rende anche il viaggio meno faticoso. Il paesaggio è costituito da un'infinità di colline coperte di pini piene di neve e praticamente resta uguale per tutto il viaggio, a parte il fatto che negli ultimi chilometri prima del confine norvegese le colline diventano un po' più alte; nonostante tutto devo dire di non essermi annoiato affatto, anche se probabilmente non sarebbe stato così se fossi stato seduto dietro. Lungo la strada riesco anche a vedere una renna, presenza comune da quelle parti ma che fino a quel momento non avevo visto. Gli unici centri abitati degni di nota che si incontrano lungo la strada, Ivalo e Inari, non sono meglio di Rovaniemi, anche se Inari ha il pregio di essere su un lago, uno del più grandi d'Europa. Molto migliori sono invece i piccoli paesini sperduti in mezzo al nulla che si incontrano a lunghi intervalli, con le loro casette di legno immerse nella foresta. Pochi chilometri prima di Karasjok passiamo il confine norvegese senza nemmeno fermarsi e poco dopo l'autobus mi scarica, unico passeggero rimasto, davanti a un albergo. L'albergo davanti a cui mi trovo è l'unico posto dove posso rivolgermi per avere informazioni sull'ostello perché, anche se non conosco la città, siamo evidentemente lontani dal centro. Una volta saputa la direzione mi incammino per una strada che poco dopo esce dalla città e diventa completamente buia. Sarei tornato indietro convinto di avere sbagliato se un signore, unica persona incontrata finora, non mi avesse chiesto se dovevo andare all'ostello e non mi avesse accompagnato fino al bivio, che è poco più avanti di dove ci siamo incontrati. Dopo c'è solo qualche decina di metri su una strada innevata e mi trovo davanti a un campeggio chiuso, come è ovvio da queste parti in inverno; vedo però un edificio con la luce accesa e, anche se non sembra nulla di simile a una reception, mi ci dirigo. Spingo la porta ed è aperta, entro e mi trovo in un salotto illuminato e riscaldato che, a un esame più attento, si rivela essere la common room di un ostello. Peccato che… non ci sia assolutamente nessuno! Sulla stanza centrale danno un paio di camere a due letti che hanno tutta l'aria di essere camere da ostello e, pur con qualche perplessità, mi sistemo in una di queste, sia perché so di aver prenotato sia perché non so bene che cos'altro fare. Dopo un'ora o due arriva un vecchio signore che si rivela essere il padrone dell'ostello e che si aspettava esattamente che io facessi quello che ho fatto! È un tipo simpatico che, quando gli dico che sono italiano, mi chiede che cosa sono venuto a fare lassù in quella stagione, al buio e al freddo, e poi si lamenta del "caldo": in effetti ci sono solo quindici gradi sottozero, che qui è davvero strano, due anni prima c'era stato – 51. Dopo aver riscosso una cifra decisamene bassa per quelle parti e dopo esserci messi d'accordo perché io partirò domani ma tornerò dopodomani sera, il padrone se ne va ricordandomi di chiudere a chiave la porta. Anche se mi pare impossibile che a qualcuno possa venire in mente di venirmi a disturbare in quel posto sperdutissimo, seguo diligentemente questa raccomandazione e, dopo aver mangiato qualcosa ed essermi rilassato un po' sul divano come se fossi a casa mia, me ne vado a letto.

27 febbraio
La mattinata di oggi è dedicata alla visita di Karasjok, ma per prima cosa voglio trovare l'autostazione da dove alle 14.20 partirà l'autobus per Kirkenes e poi, visto che è domenica, devo cercare una messa. Trovare l'autostazione è molto semplice, trovare la messa molto meno. Naturalmente non mi aspetto di trovarne una cattolica, ma, essendo in una delle più grandi città della Norvegia del nord, mi aspetto di poter partecipare senza problemi a un rito protestante. Ci sono solo due chiese e sono entrambe chiuse, ma attaccato a una trovo un cartello in norvegese che mi pare di capire che indichi una messa alle 11.30. Dal momento che c'è ancora tempo decido di andare a vedere il centro, ma, per quanto giri, non lo trovo. Fra l'altro, dopo due ore che cammino, non ho ancora incontrato anima viva. Ad un certo punto mi viene un dubbio: che il centro non sia proprio quello spiazzo con due aree di servizio che avevo scambiato per un piazzale di periferia? Chiedo in uno di questi distributori e la mia supposizione è confermata: il centro è proprio questo! In effetti mi accorgo che ci sono anche due banche e, poco più in là, una costruzione che avevo inizialmente scambiato per un magazzino o una fabbrica ma che invece è il municipio, mentre non vedo abitazioni private. Sono davvero impressionato da tanta bruttezza, credevo che posti del genere esistessero solo in Siberia. Già che ci sono, comunque, faccio un po' di spesa al minimarket annesso a uno dei distributori, che fortunatamente è aperto anche di domenica. Ormai è ora di avviarsi verso la chiesa ma, quando ci arrivo, la trovo chiusa e deserta come prima. Fra l'altro, risalendo ben al 1824, è la costruzione più antica della Norvegia del nord (che per il resto è stata quasi completamente devastata durante seconda guerra mondiale) quindi la vorrei visitare, ma devo accontentarmi di guardare dai vetri della porta di ingresso. Mentre sono incerto sul da farsi vedo arrivare una signora con una bambina (presumibilmente una di quelle buone signore di parrocchia che si trovano dappertutto) e decido di chiedere informazioni. In perfetto inglese la gentile signora mi spiega che la messa c'è, ma è in una città a 40 chilometri perché non hanno pastori a sufficienza per dire dappertutto la messa tutte le domeniche. Visto che a messa non ci posso andare, vado a visitare il quartiere residenziale che è adiacente alla chiesa e che si rivela essere uguale a quelli di tutte le città dell'estremo nord, con le casette di legno colorate disposte ordinatamente lungo i margini delle strade. Non è che sia un gran che, ma è certamente meglio del "centro". Proprio sopra il paese c'è una collina con uno skilift e una pista da sci e per fare una passeggiata e vedere un po' di panorama decido di risalire la pista a piedi. Dopo mezz'oretta di salita la città è ai miei piedi. Karasjok si trova lungo un fiume in una conca tra le colline, a pochi chilometri dal confine con la Finlandia proprio a sud di capo nord, a soli 250 chilometri da esso. Essendo così a nord e per di più nell'interno (mentre in generale le città dell'estremo nord norvegese sono sul mare) deve essere la città più fredda della Norvegia o quasi. È abitata in maggioranza da Lapponi ed è in qualche modo la loro capitale: qui ha sede il loro parlamento (dopo un periodo in cui i Norvegesi avevano addirittura cercato di far sparire la loro cultura ora i Lapponi godono di qualche autonomia) e tutte le scritte sono bilingui: in norvegese e in lappone, o meglio nella principale delle molte varianti in cui questa lingua si divide. Proprio per questa sua funzione "rappresentativa" Karasjok è attrezzata per soddisfare la curiosità dei turisti: ci sono svariati negozi di artigianato locale e un museo, c'è anche un ufficio di informazioni turistiche, ma poco di tutto questo è aperto d'inverno e nulla di domenica, quindi oggi mi devo limitare a una visita "da fuori". Sono comunque contentissimo di non essere venuto d'estate, quando certamente ci sono molti turisti (siamo sulla strada che da capo nord va a Helsinki) e probabilmente anche un sacco di italiani; ora invece pare che la città sia tutta per me e la posso vedere nella veste invernale, che forse è la più tipica e insieme insolita. Dopo essere tornato in ostello per pranzare e riposarmi un po' prendo lo zaino e mi dirigo verso l'autostazione. L'autobus per Kirkenes fortunatamente è vuoto e ancora una volta riesco a sedermi in prima fila. Questa ultima tappa verso il lembo estremo dell'Europa occidentale è lunga circa 330 chilometri e si percorre in poco meno di sei ore. Per i primi 150 chilometri la strada segue, fino al mare, la valle del fiume che passa per Karasjok, che è a forma di trapezio con la base minore in basso ed è assolutamente tutta uguale. Qui non ci sono più alberi, che hanno lasciato il posto agli arbusti, quindi i fianchi della valle si presentano come ripiani inclinati ricoperti da arbusti spogli, i cui rami purtroppo non sono nemmeno ingentiliti da quel manto di ghiaccio che si trova spesso da queste parti. Detto così potrebbe sembrare che il paesaggio non fosse un gran che, invece è tutto il contrario: la bellezza di questi posti sta proprio nel fatto che sono spogli e monotoni, è una cosa molto difficile da descrivere a parole o anche con le foto. Questa valle, che in apparenza non è nulla di speciale, quando la si percorre per ore sotto la neve (come ho già detto da queste parti ha quasi sempre nevicato) assume un fascino tutto particolare. Dopo circa un'ora di viaggio ci fermiamo in una piccola locanda sperduta in mezzo alla valle con annesso un maneggio e ci stiamo mezz'ora: il posto è anche carino, ma la durata della sosta mi sembra eccessiva. Fra l'altro scoprirò che fino a Kirkenes non ci fermeremo più, il che però non è un grosso problema dato che l'autobus ha il bagno. In questa locanda è appesa anche una mappa della zona e vengo così a scoprire che l'albergo che ho prenotato non è in centro a Kirkenes, ma in un paesino a 16 chilometri di distanza che, come scoprirò tra alcune ore chiedendo a una mia vicina di posto, non è nemmeno raggiungibile coi mezzi pubblici e quindi mi toccherebbe prendere un taxi. A questo punto capisco, con l'aiuto dell'elenco degli alberghi preso a Bodø, che mi conviene andare in un altro albergo che costa un po' di più (110000 a notte per la precisione!) ma che è in centro. Mi dispiace di non presentarmi dopo aver prenotato, ma non è tutta colpa mia: quando ho telefonato avevo detto chiaramente che sarei arrivato a Kirkenes alle 20 coi mezzi pubblici, quindi mi potevano avvertire che non sarei riuscito arrivare al loro albergo. Visto comunque che questo non è certo un periodo di grande affluenza non penso di creare particolari problemi. Quando la valle finisce e si arriva al mare il paesaggio muta, solo che nel frattempo è venuto buio quindi non lo posso vedere; mi rendo però conto che c'è un forte vento che solleva la neve e che ci troviamo in una zona di basse colline totalmente spoglie. Nel frattempo l'autobus si riempie sempre di più anche perché, essendo domenica, molti ragazzi tornano a Kirkenes per la scuola, e quando finalmente ci arriviamo è quasi pieno. Poco prima di arrivare si trovano dei cartelli multilingue che avvertono che ci si trova in zona militare e che ci sono alcune restrizioni: questo è dovuto al fatto che siamo a pochi chilometri dalla frontiera con la Russia, e infatti ad un certo punto vedo anche il bivio per Murmansk, meta che sogno da tanti anni ma che finora non ho ancora raggiunto. Arrivati in paese mi dirigo immediatamente all'albergo in centro, visto che non voglio certo rischiare di restare senza un posto per dormire da queste parti. Naturalmente qui non ho prenotato, ma come speravo hanno posto; fortunatamente posso pagare con la carta di credito perché non ho contanti a sufficienza. Visto il costo non indifferente della stanza mi aspettavo non dico il lusso ma almeno qualche confort, ma resto deluso: a parte la televisione in camera, l'albergo è piuttosto semplice, non meglio di quelli a una o due stelle in Italia. Ovviamente bisogna tenere conto dei fatto che qui bisogna far arrivare praticamente tutto da molto lontano e questo fa lievitare i prezzi; comunque sono troppo stanco per preoccuparmi di cose che non siano il letto, dove mi infilo dopo aver mangiato qualcosa di quello che avevo comprato la mattina a Karasjok.

28 febbraio
Come tutti i paesi dell'estremo nord, Kirkenes non presenta particolari motivi di interesse per il turista e questa è quasi una fortuna, dato che stamattina devo riprendere l'autobus per Karasjok alle 9.10! Il fatto è che gli orari sono fatti più che altro per chi abita a Kirkenes e deve andare in altri posti, quindi gli autobus arrivano la sera e ripartono la mattina. Le persone che vogliono recarsi a Kirkenes da altre parti della Norvegia invece sono evidentemente molto poche, e suppongo che in generale si spostino in aereo. Potendo sarei rimasto un giorno in più, ma purtroppo non ho abbastanza giorni a disposizione e poi ho già speso molti soldi. La mattina comunque mi sveglio alle 6.30 perché voglio fare colazione con calma (visto che è compresa nell'esosissimo prezzo nella stanza) e poi fare almeno un giro in paese. Dopo aver mangiato tutto quello che sono riuscito al buffet esco a visitare questo remotissimo posto e anche a cambiare i soldi che mi serviranno per comprare il biglietto dell'autobus. Finalmente sono arrivato a quella meta che, alla partenza, non avevo nemmeno immaginato di poter raggiungere! Mi trovo alla bellezza di 2500 chilometri da Oslo (qualcuno di meno se si passa per la Svezia) e a circa 4500 da Bologna, sono più lontano addirittura del Mar Morto, il posto più lontano dove ero stato finora. Il paese, come sempre da queste parti, è costituito da casette di legno colorate e da alcuni edifici in muratura dall'aspetto moderno: come mi aspettavo non c'è nulla di particolare da vedere. Il paesaggio intorno è completamente assente, se si esclude qualche bassa collina. Mi piacerebbe salire su una di queste, ma purtroppo non ho il tempo; riesco però a vedere il mare, per la precisione il mare di Barents che in Norvegia si vede quasi solo da qui. Noto anche che molte scritte in centro sono anche in caratteri cirillici e in effetti da queste parti ci sono parecchi russi. Cambiare i soldi però si rivela un problema: le banche e gli uffici postali aprono solo alle 9! Non mi resta che aspettare e sperare di fare in tempo. Mentre vado in giro in attesa dell'apertura trovo un'agenzia viaggi che organizza escursioni in Russia e decido di entrare a chiedere informazioni. Mi aspetto che mi facciano un sacco di difficoltà e invece, quando dico che vorrei andare in Russia, mi rispondono: oggi o domani? Dopo un attimo di stupore spiego che voglio solo informazioni generali e loro molto gentilmente mi danno un foglio con tutte le loro escursioni avvertendo di prenotare con almeno 15 giorni di anticipo, inoltre mi dicono che possono anche semplicemente procurarmi il visto nel caso che voglia viaggiare in maniera indipendente. Sono davvero sorpreso, perché normalmente avere il visto per la Russia è una cosa quasi impossibile da ottenere a meno di non fare delle prenotazioni alberghiere da pagare a peso d'oro. Naturalmente prima di andare in banca voglio capire bene da dove parte l'autobus (ieri sera non ho visto con precisione dove mi ha scaricato), ma purtroppo per quanto giri e chieda non riesco a trovare il posto in tempo. Dopo aver cambiato i soldi a tempo di record tento disperatamente per l'ultima volta di chiedere a un passante e stavolta sono fortunato: mi indica l'autobus che è a poche decine di metri da dove ci troviamo! Mi metto a correre a più non posso (per quanto me lo permetta lo zaino con le ruote da trascinare sulla strada innevata), per strada perdo un guanto ma non mi fermo e alla fine riesco ad arrivare in tempo, carico lo zaino e poi prego l'autista di aspettare un minuto e con un'altra corsa vado a recuperare il guanto. Per fortuna ce l'ho fatta! Dover passare un'altra notte là, infatti, sarebbe stato un grosso problema. Ancora una volta sono seduto in prima fila e, come le altre volte, ne vale veramente la pena. Ora posso vedere il paesaggio degli ultimi 150 chilometri di Europa occidentale, che ieri ho percorso col buio. È molto difficile descrivere un posto del genere, ma ci posso provare dicendo che c'è una quasi totale assenza di qualsiasi cosa: praticamente si viaggia in mezzo al nulla. Questa tratto di costa è costituito da bassissime colline completamente spoglie, non c'è alcuna traccia di vegetazione né di impronta umana. Ovviamente tutto è coperto di neve, quindi si percorre una specie di deserto bianco e le colline, anziché ravvivare il paesaggio, lo rendono ancora più desolato, sia perché si intuisce che sotto la neve non c'è quasi nulla oltre alla nuda roccia, sia perché chiudono l'orizzonte a poche centinaia di metri di distanza. A volte si vede il mare, di color grigio piombo, ma di solito è nascosto dalle ondulazioni del terreno e tutto quello che si vede sono appunto queste basse colline spazzate da un forte vento che porta la neve sulla strada. Nonostante una descrizione del genere possa farlo sembrare decisamente poco appetibile, questo è indubbiamente uno dei posti più affascinanti in cui sia mai stato, un posto di una bellezza particolarissima e incredibile, una bellezza fatta di solitudine e desolazione. Raggiungere Kirkenes è stato indubbiamente molto costoso sia in termini di tempo che di soldi (oltre al prezzo dell'albergo bisogna aggiungere il biglietto dell'autobus da Rovaniemi, quasi 300000 lire fra andata e ritorno) ma, nonostante la mia proverbiale parsimonia che mi ha spinto a dormire in treno dieci notti di fila, ne sono soddisfattissimo e credo che quei soldi non sarebbero potuti essere spesi meglio. Poco prima di Tana Bru finisce la parte costiera del tragitto e ci immettiamo nella lunga valle che ho visto anche ieri e, dopo una sosta al solito maneggio, arriviamo a Karasjok. Sono le 14.45, quindi prima di andare in ostello faccio un giro in centro approfittando del fatto che i negozi oggi sono aperti. Molti di essi vendono artigianato lappone, vestiti, oggettini e anche gioielli e, come dice la Rough Guide, i prezzi elevatissimi non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di cose autentiche. Purtroppo non trovo nulla alla portata delle mie tasche, quindi ripiego su un centro commerciale dove compro qualcosa per la cena e poi vado in ostello. Anche stavolta non c'è nessuno, ma ormai so come fare, quindi mi sistemo nella camera dell'altro ieri e mi rilasso in attesa di cenare. Poco dopo ho una gradita sorpresa: un ragazzo e una ragazza entrano con fare incerto, probabilmente chiedendosi se quello è davvero un ostello. In mancanza del padrone faccio io gli onori di casa e li invito a sistemarsi in una stanza spiegando che il proprietario arriverà dopo. Loro sono un po' perplessi, ma io gli dico di considerarsi fortunati, visto che io mi ero dovuto arrangiare del tutto… Trovandoci da soli in un posto del genere facciamo rapidamente conoscenza: loro sono di Basilea e sono venuti a passare due mesi in giro per la Finlandia a fare sci di fondo, oggi hanno deciso di fare una puntatina qui in Norvegia. Sono contento di avere qualcuno con cui parlare e ancora di più di poter parlare in tedesco anziché in inglese, anche se non sono in grado di capire l'incomprensibile dialetto svizzero che usano quando parlano fra di loro. Più tardi arriva come al solito il padrone e sia lui che i miei compagni sono in vena di chiacchiere, così veniamo a scoprire che è nato in Finlandia ma è un Lappone e ci racconta qualcosa della loro vita. Poco dopo arriva anche un ragazzo che, ci spiega il proprietario, in quel momento vive lì, ma lui sembra non avere nessuna voglia di comunicare. Io e i due Svizzeri ceniamo assieme e poi al momento di andare a letto ci salutiamo perché domattina partiremo a orari diversi dato che loro viaggiano in macchina.

29 febbraio
La mattina, dopo avere comprato qualcosa da mangiare, vado a prendere l'autobus per Rovaniemi all'hotel davanti al quale mi aveva scaricato alcuni giorni fa (ancora non capisco perché questi autobus non fermano in autostazione). Come l'altro giorno sono l'unico passeggero a fare la tratta completa Karasjok- Rovianiemi, solo dopo il confine saliranno altre persone. Inaspettatamente questa volta alla dogana fanno fermare l'autobus e, dopo averne controllato i documenti, la polizia finlandese sale per controllare anche i miei. I due Svizzeri sono partiti in macchina prima di me, tuttavia, come avevo previsto, ad un certo punto li superiamo: su questa strada, in generale piuttosto dritta ma abbastanza innevata, l'autobus viaggia a oltre 100 chilometri all'ora! Devo dire che il traffico da queste parti è quasi totalmente assente, ma fa comunque un certo effetto vedere una corriera andare a quella velocità fuori dall'autostrada. Intorno alle 18 arriviamo a Rovaniemi e questa volta posso pernottare in ostello, risparmiando parecchio rispetto all'altra notte. Non ho però niente per cena, quindi vado in un centro commerciale a prendere qualcosa. Ho voglia di qualcosa di diverso dal solito pane e formaggio e, aiutato anche dal fatto che in Finlandia i prezzi sono anche in euro, mi accorgo di una cosa piuttosto curiosa: i mango costano poco più di 2000 lire l'uno, decisamente meno che in Italia! Visto che mi piacciono molto decido di prenderne uno, che costituirà una piacevole variante del mio menu, e, dopo aver cenato in ostello, vado a letto.

1 marzo
Stamattina decido di fare colazione in ostello, visto che il rapporto quantità/prezzo mi sembra buono e che non ho voglia di andarla a fare fuori. Nel pomeriggio devo prendere il treno per Kemi e tornare in Svezia, ma stamattina il mio programma prevede la visita alla principale attrazione di Rovaniemi, il museo Artikum. Dopo essere stato in banca a cambiare delle corone norvegesi che mi erano avanzate entro quindi nel museo, che è davvero splendido. Come dice il nome, vi è esposto tutto quello che riguarda l'Artico, dalla Scandinavia alla Russia al Canada. Ci sono costumi e utensili, ma soprattutto plastici, foto e spiegazioni scientifiche e antropologiche estremamente interessanti, inoltre c'è una sezione sulle varie versioni della lingua lappone di cui si possono anche sentire degli esempi registrati e l'elenco, con la traduzione in inglese, di una ventina di parole diverse che i Lapponi usano al posto della nostra parola "neve". Il museo è enorme, e le quattro ore che ho di tempo si rivelano insufficienti, quindi l'ultima parte mi tocca farla un po' in fretta. Alle 16 sono in stazione per prendere il treno per Kemi, da dove devo prendere l'autobus per Haparanda, in Svezia, da dove partono gli autobus per Boden, dove finalmente ricomincia la ferrovia. A Kemi ho solo un quarto d'ora di coincidenza, ma non mi preoccupo: il treno che prendo si forma Rovaniemi e in un tragitto di un'ora e mezza non mi aspetto che accumuli del ritardo. Speranza vana: la linea è a binario unico e, siccome un treno che dobbiamo incrociare è in ritardo, partiamo con 20 minuti di ritardo. Arriviamo a Kemi solo cinque minuti dopo l'orario di partenza della corriera, che però è già partita! Questo probabilmente è dovuto al fatto che ce n'è un'altra circa 20 minuti dopo, solo che arriva troppo tardi per prendere l'ultimo autobus da Haparanda, quindi per oggi sono bloccato. Sono veramente arrabbiato, perché questo mi farà perdere una giornata intera e quindi potrò stare solo un giorno a Östersund dai miei amici anziché due come avevo previsto. Teoricamente potrei cercare da dormire qui e domattina presto passare il confine, ma è inutile perché da Boden c'è un solo treno al giorno per il sud e parte la sera. A livello di trasporti pubblici questa parte della Scandinavia è veramente messa malissimo, probabilmente perché la maggior parte della gente si sposta tra il sud della Svezia e il sud della Finlandia e quindi prende la nave. Qui all'estremo nord invece vivono solo poche persone che attraversano la frontiera più che altro perché in Finlandia gli alcolici costano meno che in Svezia. Essendo inutile dormire qui, decido di prendere un treno notturno per Helsinki e, appena arrivato lì, prenderne subito uno che torni verso nord; questo mi permette non solo di passare una notte in treno, ma anche di vedere il paesaggio della Finlandia centro-meridionale. Guardando l'orario mi accorgo però che, se voglio ritornare a Kemi in tempo per prendere il famoso autobus, non faccio in tempo ad arrivare fino a Helsinki, quindi dovrò scendere in una cittadina non lontano dalla capitale che si chiama Riihimärvi. Dopo aver chiamato la Jana per comunicarle l'imprevisto ed essermi lamentato con lei dell'inefficienza dei trasporti scandinavi salgo sul treno, che per fortuna è abbastanza comodo.

2 marzo
Arriviamo a Riihimärvi la mattina presto e, dopo avere aspettato un po' in stazione, riprendo il treno per Oulu da dove ne prenderò uno per Kemi. Questo treno è un intercity, ma non lo trovo affatto più comodo dei treni finlandesi normali che avevo preso finora. Il paesaggio è anche qui una serie di colline coperte di boschi (la famosa zona dei laghi è più a est) e nel complesso non mi sembra nulla di eccezionale. Ad Oulu arriviamo in orario e anche il treno per Kemi per fortuna non accumula ritardo, così riesco a prendere la corriera per Haparanda. Finalmente sono dal lato svedese del confine e non solo sono in tempo per prendere la corriera per Boden ma riesco anche a fare un po' di spesa. Quando vado a comprare il biglietto mi consigliano però di andare a Luleå anziché a Boden perché, anche se il tragitto è più lungo, la corriera è diretta; mi dicono poi che il servizio è gratuito per chi ha l'inter-rail, cosa che mi fa piacere ma che avrei preferito che mi fosse stata detta all'andata. Intorno alle 19 sono alla stazione di Luleå dove ceno e poi salgo in treno pensando che finalmente domattina sarò di nuovo dai miei amici e potrò rilassarmi. La partenza avviene in orario e va tutto bene fino a Boden, cioè per circa mezz'ora. Qui vengono agganciate le carrozze del treno proveniente da Narvik, in Norvegia, solo che questo treno ha mezz'ora di ritardo e noi dobbiamo aspettarlo, il che significa che anche stavolta perderò la coincidenza a Bräcke. Esasperato, chiedo al capotreno se da quelle parti non capita mai che i treni siano in orario, ma lui si giustifica dicendo che la linea era bloccata da una valanga; comunque non deve essere solo quello, visto che dopo l'arrivo del suddetto treno stiamo fermi ancora un'ora e dieci per motivi ignoti. Alla fine mi addormento e domattina vedrò il da farsi.

Il ritorno
3 marzo
La mattina arriviamo a Bräcke alle 7, con un'ora e mezza di ritardo, ma la cosa non mi crea troppi problemi perché c'è un treno per Östersund 10 minuti dopo. Ancora un'ora di treno e finalmente arrivo! Appena in stazione chiamo la Jana che però non mi può venire a prendere perché è in casa da sola e Max (il figlioletto) sta ancora dormendo. Le dico di non preoccuparsi che troverò la strada da solo, ma in realtà non è facilissimo perché non ho una pianta e loro abitano un po' in periferia, fra l'altro le strade qui sembrano tutte uguali. Alla fine decido di chiedere a qualcuno, ma non è facile perché non vedo in giro nessuno; per fortuna ad un certo punto incontro una ragazza che deve essere coreana o giù di lì ma che fortunatamente conosce la strada che sto cercando. La Jana mi accoglie dicendo che è felice di vedermi ancora intero, cosa che mi sembra un po' eccessiva per un viaggio in una zona così tranquilla:). Dopo essermi riposato un attimo faccio colazione e intanto lei mi dà una notizia veramente inaspettata: il giorno precedente una scuola di Cortina mi ha cercato per una supplenza! Per uno che come me che è all'inizio della sua carriera di insegnante si tratta davvero una fortuna sorprendente. La scuola aveva chiamato a casa dove avevano trovato mio padre al quale per fortuna avevo dato il numero dei miei amici, quindi lui ha potuto chiamarli e chiedere quando mi avrebbero rivisto e, visto che sarei arrivato da loro il giorno dopo, non è stato un problema. Chiamo immediatamente la scuola di dove avevo insegnato fino a pochi giorni prima di partire, ma lì nessuno sa niente. Allora chiamo mio padre che mi spiega che non è la solita scuola ma un'altra, dove mai e poi mai mi sarei aspettato che mi avrebbero chiamato. Quando chiamo questa nuova scuola mi dicono che la supplenza è di un mese e mi chiedono se posso iniziare domani. "Domani no – rispondo – al massimo posso arrivare lunedì perché adesso sono in Svezia". A loro va bene (anzi, decidono di farmi iniziare martedì perché lunedì a Cortina è festa) e così non solo appena tornerò avrò un lavoro, ma non dovrò nemmeno anticipare il rientro, che avevo previsto per domenica. Posso considerarmi davvero fortunato! Dopo questa serie di notizie impreviste vado insieme alla Jana e a Max, che nel frattempo si è svegliato, a vedere l'asilo in cui lei pensa di iscriverlo quando comincerà a lavorare. Le maestre ci accolgono gentilmente e per prima cosa ci fanno togliere le scarpe, cosa che per me è un po' buffa ma che per loro è assolutamente normale; il posto è carino e Max si mette subito a giocare con le macchinine, che sono la sua passione. Dopo aver visitato tutte le stanze e dopo che la Jana ha finito di parlare con le maestre ce ne andiamo, non senza aver fatto una certa fatica a staccare Max dalle macchinine che aveva trovato. Poco lontano c'è la chiesa dove la Jana va abitualmente e decidiamo di fare una visita anche là; di fianco c'è una sala dove un gruppo di giovani mamme coi figli si ritrova per chiacchierare e far giocare i bambini. Dopo essere passati in posta dove dovevo prendere dei francobolli (come al solito ho spedito le cartoline all'ultimo momento) torniamo a casa per il pranzo. Il pomeriggio lo passo a preparare i bagagli e a fare la doccia, perché stasera stessa dovrò prendere il treno per tornare verso l'Italia. Alle 18 Ola torna dal lavoro e così finalmente lo rivedo, ceniamo tutti insieme e, dopo esserci rilassati un po' sul divano, saluto definitivamente la Jana e lui mi accompagna in stazione. C'è veramente un sacco di gente che deve prendere il treno e infatti riesco a trovare posto solo in uno scompartimento fumatori. Come in Norvegia, è terribile: non solo la gente entra ed esce in continuazione per venirci a fumare, ma tiene anche il finestrino aperto (cosa in effetti necessaria per non soffocare) e, visto che è inverno, questo non fa certo piacere a me che invece vorrei dormire. Per fortuna come avevo previsto ad una certa la gente smette di venire a fumare perché si addormenta e così posso dormire anch'io.

4 marzo
Arriviamo a Stoccolma con 10 minuti di ritardo, ma per fortuna saranno gli ultimi del viaggio; inoltre, visto che sono le 6, stavolta non è un problema. Dopo aver fatto colazione vado in biglietteria a prenotare l'X2000 per Hässleholm, vorrei prenotare anche il treno Copenhagen-Monaco che prenderò stasera ma la biglietteria internazionale apre solo alle 9. Nel frattempo è venuto giorno e vado a fare un giro per la città, visto che quando ci sono passato all'andata era buio e non ho visto niente. Sono fortunato: ha appena nevicato (anzi, sta ancora nevicando un po') e questo la rende ancora più bella. Come Copenhagen e Amsterdam, anche Stoccolma viene chiamata la Venezia del nord, ma anche in questo caso la somiglianza con la città italiana è molto vaga: le isole sono più o meno 14 e ci si può andare in macchina (anche se per la maggior parte sono chiuse al traffico). Avendo solo qualche ora a disposizione mi limito a visitare le isole del centro tralasciando i musei, vorrei vedere anche qualche chiesa ma sono quasi tutte chiuse. Trovo la città veramente molto bella, oltretutto per le stradine centrali non è ancora passato quasi nessuno e quindi il manto di neve che le ricopre è intatto: una fortuna che non capita tutti i giorni! Era da quando ho lasciato Copenhagen che non vedevo dei bei palazzi in muratura (più a nord quasi tutti gli edifici interessanti sono di legno). Tornato in stazione vado a fare la prenotazione che non ero riuscito a fare prima e scopro con disappunto che c'è posto solo in uno scompartimento fumatori. Comunque pazienza: se non ne avessi trovato affatto sarebbe stato un problema ben peggiore. Ormai è venuta l'ora di salire sull'X2000 che mi riporta a Hässleholm e arrivato lì prendo il treno locale per Helsingborg che, come all'andata, è bellissimo. I giorni precedenti deve avere nevicato perché, mentre all'andata non c'era ombra di neve fino quasi a Stoccolma, ora qualche piccola chiazza c'è anche qui. Quando vado a fare il biglietto per la nave che, attraversando l'Øresund, mi riporterà in Danimarca mi viene detto che è gratis per chi ha l'inter-rail, cosa che mi fa piacere ma che, come nel caso dell'autobus tra Haparanda e Luleå, avrei preferito che venisse detta all'andata. Salgo infine sulla nave e dopo una ventina di minuti sbarco a Helsingør, sulla costa danese, da dove prendo immediatamente il treno per Copenhagen. Visto che ho più di un'ora di tempo prima di prendere il treno per Monaco vado a fare un giro in città anche perché ci sono alcune parti che non sono riuscito a fotografare quando l'ho visitata. Intorno alle 18.30 salgo sul Nachtzug (treno notturno) Copenhagen-Monaco e devo constatare che, nonostante sia classificato come eurocity, è molto meno comodo di quello che ho preso all'andata tra Stoccarda e Amburgo, anche perché è relativamente vecchio. Nonostante che la carrozza in cui ho la prenotazione sia fumatori e che la prenotazione stessa porti l'indicazione di un posto per fumatori, nel mio scompartimento c'è scritto che è vietato fumare. Non capisco perché, ma tanto meglio. Come compagni di scompartimento ho un ragazzo credo danese che non sembra avere la minima voglia di parlare e un ragazzo iracheno. Noto che sui sedili ci sono dei dépliant che illustrano la nuova galleria sottomarina che supera un braccio di mare e permette di arrivare a Copenhagen dallo Jutland senza prendere il traghetto; vi è scritto anche che quello è il tratto ferroviario più sicuro di tutta la Danimarca e quindi i viaggiatori possono "appoggiare la schiena allo schienale e rilassarsi". Soddisfatto di tanta sicurezza seguo il loro consiglio in attesa che venga l'ora di cena, che consumo in treno mangiando un po' di provviste che ho dietro. A Flensburg, subito dopo il confine con la Germania, il ragazzo iracheno scende e così, visto che siamo solo in due, io e il mio compagno taciturno possiamo sdraiarci per dormire, il che è una fortuna perché, su quel tipo di sedili, sarebbe stato molto scomodo dormire seduti.

5 marzo
Ieri sera, dopo tanto tempo passato al nord, quasi stentavo a credere che in una sola notte sarei passato da lassù alla Baviera e quindi all'Europa centro-meridionale; quando però, al mio risveglio, guardo fuori dal finestrino e vedo un paesaggio di colline ricoperte di foreste e un paesino con le casette dal tetto a punta e la chiesetta col campanile aguzzo devo arrendermi all'evidenza: questa è indiscutibilmente la Germania del sud. Io sono contento di tornare dai viaggi esattamente quanto lo sono di partire, quindi la vista di un paesaggio relativamente familiare mi riempie di gioia; fra l'altro questa è una zona che mi piace moltissimo, anche se non ho mai avuto la possibilità di visitarla bene. La notte ho dormito bene ma è stato molto freddo: nonostante alla partenza il riscaldamento funzionasse benissimo, due maglioni non sono stati sufficienti e mi sono dovuto mettere la giacca a vento. A Monaco ho solo dieci minuti di coincidenza per prendere il treno per l'Italia e, abituato ai treni scandinavi, non ci speravo molto. In Germania però le cose sembrano funzionare diversamente: il controllore, interrogato in proposito, mi dice che arriveremo puntuali e che il mio treno partirà dal binario di fianco a quello su cui arriveremo noi. In effetti, anche se abbiamo percorso oltre mille chilometri, arriviamo in stazione perfettamente in orario e di fianco a noi vedo le carrozze dell'eurocity Monaco-Roma. Per questo treno dovrei pagare supplemento ma, visto che la biglietteria è lontanissima, un ferroviere mi consiglia di salire e pagarlo in treno, dove non mi sarà applicata alcuna sovrattassa. Il treno è quasi tutto prenotato, ma per fortuna pochissima gente sale qui e quindi posso cercarmi con tutta calma un posto libero fino a Verona, dove devo scendere. Finalmente sono di nuovo su un treno italiano e mi godo lo spettacolare paesaggio del versante nord delle Alpi, ripido e coperto di neve, che si avvicina sempre di più. Come in Svezia, anche qui deve avere nevicato negli ultimi giorni, perché, al contrario dell'andata, c'è neve per terra da subito dopo Monaco. Al confine col l'Austria, a Kufstein, non c'è traccia di polizia, come del resto era successo all'andata. Ora stiamo percorrendo la valle dell'Inn e ad un certo punto il treno percorre un tratto letteralmente in mezzo alle case (non so come faccia a dormire la gente che ci abita) e arriviamo alla stazione di Innsbruck. Da qui mancano solo 30 chilometri al Brennero, ma la ferrovia deve salire di oltre 700 metri e quindi li percorriamo a velocità ridotta, cosa che peraltro permette di ammirare meglio il paesaggio. Arriviamo al confine italiano a mezzogiorno e, visto che il treno qui sta fermo una decina di minuti perché deve cambiare locomotore, ne approfitto per scendere a prendere una boccata di aria di montagna. Dovrei anche fare il biglietto perché l'inter-rail non è valido in Italia, solo che mi dicono che qui non c'è biglietteria e che quindi lo potrò fare in treno senza sovrattassa. Ripartiamo e scendiamo ripidamente lungo la bellissima valle dell'Isarco senza che si sia vista traccia di poliziotti o di doganieri. A Bressanone (Brixen) il treno comincia a riempirsi (particolarmente di bambini in maschera che vanno a festeggiare la fine del carnevale) e a Bolzano (Bozen) c'è gente in piedi. Più di una persona è convinta di aver prenotato il posto in cui sono seduto e mi invita ad alzarmi, ma io gli faccio controllare bene la loro prenotazione e così si accorgono di essersi sbagliati. Qui passa anche la polizia, forse è una specie di controllo doganale posticipato ma a me non viene chiesto niente. Subito dopo la città lasciamo la valle dell'Isarco per quella dell'Adige e oltrepassando la stazione di Salorno (Salurn), ultimo paese dell'Alto Adige, abbandoniamo definitivamente il mondo di lingua tedesca. Finora non è ancora passato nessuno a controllare i biglietti e a Trento comincio a pensare che forse non dovrò pagare. Le mie speranze sono però deluse a Rovereto, dove il controllore arriva. Gli faccio presente che fin dal Brennero avevo segnalato che dovevo fare il biglietto e così lui me lo fa senza sovrattassa e con lo sconto del 50% dovuto a chi viaggia con l'inter-rail e io per la prima volta dopo un mese ricomincio a pagare in lire. Detto così sembra semplice, ma in realtà ci mette un po' a capire che tipo di biglietto deve fare, cosa del resto abbastanza comune quando c'è di mezzo l'inter-rail. Alla fine, piuttosto pigiati (non io, quelli che sono in piedi), arriviamo intorno alle 15 a Verona dove devo scendere. Il motivo per cui scendo qui anziché restare sul treno (che prosegue per Bologna) è che sono d'accordo con una mia amica che abita sul lago di Garda che avremmo approfittato di questa occasione in cui passo vicino a casa sua per vederci per qualche ora. Sul marciapiede c'è un sacco di gente ma, dopo aver cercato per un po', mi rendo conto che lei non c'è. Provo allora a chiamarla a casa per sapere se per caso ha cambiato programma e in effetti la trovo là: per un cambiamento di cui non era riuscita ad avvertirmi ha deciso di non venire a Verona. Siccome è escluso che io possa raggiungerla a Torri del Benaco dove abita non mi resta altro da fare che aspettare il prossimo treno per Bologna che parte tra circa un'ora e mezza. Per prima cosa vado al bar a prendere un panino perché non ho ancora mangiato, poi decido di fare un giro e mi avvio a caso verso il centro della città. Mentre attraverso le mura scaligere penso che in Norvegia una città con una cinta muraria del genere sarebbe famosissima e segnata su tutte le guide anche solo per le mura: a me piace molto viaggiare all'estero per vedere nuovi posti e nuove culture, ma secondo me nulla è paragonabile all'Italia, sia a livello di paesaggio che, soprattutto, a livello artistico. Il centro di Verona presenta un tipico aspetto veneto e le case sono belle. Purtroppo non sempre sono ben curate, ma questo è un problema comune a tutta l'Italia: abbiamo talmente tanti tesori artistici che è impossibile tener dietro a tutto. Dopo aver girovagato un po' per le stradine sbuco davanti all'arena e da qui ritorno in stazione. Poco prima di giungervi mi fermo a telefonare alle mie zie per chiedere se stasera posso essere loro ospite a cena. È una tradizione che al ritorno dai viaggi io vada sempre a mangiare da loro ed è dovuta al fatto che spesso, quando torno dai viaggi estivi, i miei sono ancora in vacanza. Stavolta non è così, ma io ci tengo a queste abitudini e in questo caso si tratta di un'abitudine molto piacevole. Loro naturalmente si aspettavano una telefonata del genere e quindi accettano con piacere. Il treno per Bologna parte alle 16.45, ma gli interregionali tra Bologna e il Brennero fermano a Verona per mezz'ora quindi ci salgo alle 16.15, ed è una fortuna perché è già pieno: immagino si tratti di gente che torna dalla montagna. Trovo comunque posto a sedere vicino a due ragazze che, per quasi tutto il viaggio (circa un'ora e mezza) parleranno fra loro dei messaggi che si mandano coi cellulari e delle abitudini dei loro amici in proposito. Poco prima di Bologna sale un gruppo di adolescenti e io penso che mercoledì avrò a che fare con gente della loro età per lavoro. Alla fine, alle 18.25 arriviamo a destinazione.

Nonostante la lunghezza del racconto, vorrei aggiungere ancora qualche parola piu' che altro con l'intenzione di essere utile a chi volesse fare un viaggio del genere. Naturalmente tutti i commenti sono graditissimi e questa potrebbe anche essere l'occasione per un thread sull'argomento. Conclusioni Alla fine di questa lunga recensione vorrei tirare un po' le somme del viaggio e fare alcune considerazioni che spero possano servire a chi vorrà visitare questi splendidi posti in inverno. Periodo del viaggio. Il periodo migliore penso sia quello che ho scelto io: in gennaio e in dicembre ci sono troppe poche ore di luce e quindi è molto difficile vedere i paesaggi, mentre in marzo al sud può cominciare a scarseggiare la neve. Clima e abbigliamento. Il clima è ovviamente rigido: come ho già detto ripetutamente io ho trovato un inverno eccezionalmente mite. A nord di Stoccolma e di Bergen sono normali temperature intorno ai -20 e per alcuni giorni si può arrivare a -30. A nord di Bodø e di Boden, soprattutto nell'interno, -30 è normale e si arriva anche sotto i -40. Per la mia esperienza personale posso dire che con -15 si può girare tranquillamente con una camicia di flanella, un maglione pesante, una giacca a vento pesante con cappuccio, una calzamaglia e un paio di pantaloni non imbottiti. Temperature inferiori non le ho mai trovate, quindi non posso dire niente. Io comunque mi sarei potuto mettere una maglietta a maniche lunghe un po' grossa, una camicia di flanella, tre maglioni di cui uno pesantissimo e due pesanti, una calzamaglia e due paia di calzettoni di cui un paio comprato apposta. Non so se avrei resistito a -40, l'unica sarebbe provare... Ovviamente sono necessarie scarpe un po' alte (non pedule però, che sono scomode nei lunghi tragitti in treno, e nemmeno doposci) e sufficientemente pesanti. Quelle che avevo io le ho provate a Bologna prima di partire e usate qui facevano un caldo terribile. Ci vogliono anche i guanti (da sci) e un cappuccio pesante che ripari dal vento che c'è sempre, sotto il cappuccio è utile avere un berretto che copra bene le orecchie. Gli ambienti chiusi sono caldissimi, con l'eccezione degli atri delle stazioni, che sono freddini, e i treni di notte, che possono diventare decisamente freddi: è quindi indispensabile essere vestiti a strati. Mezzo di trasporto. Nonostante molti visitino la Scandinavia in inter-rail, questo non è affatto un buon sistema per visitare la Norvegia. Non c'è infatti nessuna ferrovia che permetta di ammirare la costa (e tanto meno i fiordi, a parte la brevissima Flåm-Mydral) e le due che attraversano le montagne, pur splendide, non permettono di vedere tutte le bellezze delle regioni che attraversano. Inoltre non ci sono ferrovie sulle isole Lofoten e a nord di Narvik. Ovviamente l'ideale sarebbe andare in macchina, ma le distanze immense (2200 chilometri da Oslo a Capo Nord) e i traghetti lo rendono estremamente costoso. Per i fortunati che ce l'hanno, il mezzo migliore è il camper, che permette di evitare la spesa dell'alloggio. Per chi si sposta coi mezzi pubblici, una soluzione decisamente più costosa dell'inter-rail ma che permette di vedere una buona parte dei posti interessanti è andare fino a Oslo in aereo con un volo economico e poi spostarsi in autobus comprando una tessera di libera circolazione. Un'opzione affascinante ma molto costosa è quella di prendere la nave che da Bergen arriva fino a Kirkenes seguendo la costa: il biglietto costa alcuni milioni ma varia molto a seconda della sistemazione scelta. Secondo me comunque la costa si apprezza meglio percorrendola via terra. Tra Stoccolma e Helsinki c'è una linea di traghetti molto comoda e non troppo costosa: molti fanno la traversata di notte per risparmiare tempo, ma io ho sentito dire che il paesaggio degli arcipelaghi attraversati è splendido e che quindi vale la pena di farla di giorno. Ci sono moltissimi altri traghetti sul Baltico. A Kemi è possibile navigare in rompighiaccio a prezzi da capogiro. L'inter-rail resta il mezzo più economico e, integrandolo con qualche tratto in pullman come ho fatto io, può comunque permettere di avere una impressione generale del paese. Qualunque mezzo si scelga, è indispensabile la visita dei fiordi, che può essere compiuta in autobus o in battello; in ogni caso in inverno questo genere di mezzi pubblici è molto poco frequente. Questo per quello che riguarda la Norvegia: la Svezia e la Danimarca invece possono benissimo essere visitate in treno. Itinerario. Parlerò solo di itinerari invernali: in estate cambia il paesaggio e, soprattutto, ci sono più mezzi pubblici e molti più ostelli aperti quindi è possibile girare di più spendendo meno. Il giro che ho fatto io lo ritengo molto buono. La visita di Östersund può tranquillamente venire eliminata, tanto più che in inverno il museo all'aperto è bello ma non eccezionale. Questo naturalmente porta da avere più giorni ha disposizione che possono essere impiegati per la visita delle isole Lofoten (dove però quasi tutti gli ostelli sono chiusi) e di Stoccolma. In generale la visita della Scandinavia del nord è condizionata soprattutto dalla mancanza di ostelli aperti: in alcuni casi può essere necessario passare la notte in albergo, cosa molto costosa (non ci sono ferrovie). Sono aperti tutto l'anno l'ostello di Rovaniemi e, previa prenotazione, quello di Karasjok. La puntata a Kirkenes, una delle parti più belle del mio viaggio, è assolutamente sconsigliata a chi soffre di depressione o di solitudine, consigliatissima a chi ama i luoghi solitari e desolati. La parte più bella della Norvegia è ovviamente la costa: l'ideale sarebbe percorrerla tutta da Stavanger fino all'estremo nord, ma se si vuole spendere meno le tratte più abbordabili sono Stavanger-Bergen e Bodø-Narvik. Da Narvik è possibile raggiungere Kirkenes in due giorni pernottando ad Alta, dove però l'ostello è chiuso. Chi invece vuole raggiungere l'estremo nord dalla Finlandia (opzione un po' più economica) sarà compensato dallo splendido museo Artikum di Rovaniemi, assolutamente da non perdere. Ho intenzionalmente tralasciato le splendide città d'arte della Svezia, perché in inverno non offrono molto più che in estate, visto anche che può non esserci neve. Prezzi. Sono più alti che nel resto d'Europa, e d'inverno sono più alti che d'estate. In Svezia e in Norvegia gli ostelli costano dalle 35000 alle 45000 lire per chi ha la carta degli ostelli, circa 5000 in più per gli altri. Gli alberghi più economici invece viaggiano sulle 100000 per una singola, almeno al nord. Dormire in treno è certamente molto economico ed è possibile in Svezia, Norvegia, Finlandia e anche in Danimarca, ma bisogna tenere conto che è decisamente faticoso. Per quanto riguarda il mangiare non ho mai messo piede in qualcosa di simile a un ristorante, un self-service o un fast food. Ho quasi sempre comprato pane e companatico (spesso formaggio) nei supermercati, quasi l'unica cosa abbordabile. Come alternativa sceglievo gli hot-dog dei banchetti. Per chi non ha l'inter-rail i treni hanno prezzi tali da renderli completamente inutili. I treni a lungo percorso spesso sono a prenotazione obbligatoria e in ogni caso è meglio prenotare se non si vogliono fare i viaggi in piedi, il prezzo è circa 6500 lire. Gli autobus in Norvegia costano circa 100000 lire per 400 chilometri e il prezzo comprende gli eventuali traghetti da prendere lungo il percorso. Per chi si muove con un mezzo proprio, invece, i traghetti costano molto e incidono notevolmente sul prezzo del trasporto. I battelli sui fiordi costano molto ma, come ho detto, non se ne può fare a meno. Per chi decide di visitare la Norvegia in autobus ci sono delle tessere di libere circolazione della durata di un mese molto convenienti, anche se non valgono per tutte le tratte. In Norvegia chi ha l'inter-rail ha uno sconto del 50% su alcuni autobus. Sempre per chi ha l'inter-rail è gratuito l'autobus tra Luleå e Haparanda. I musei costano abbastanza ma non troppo e ci sono sconti per gli studenti. Io ho speso, inter-rail compreso, circa 2200000 lire, ma questo non è indicativo perché per alcuni giorni sono stato ospitato. Quanti chilometri ho percorso? Circa 20300! E questa e' davvero la fine! Ringrazio quanti hanno letto la recensione fino in fondo e in particolare quelli che hanno manifestato il loro apprezzamento, facendomi venire voglia di scriverne altre.
Stefano