di Alberto
Parto da Malpensa utilizzando il nuovo volo della KD Avia che mi porta dopo
due ore e venti a Kaliningrad. Questa compagnia utilizza Boeing 737-300 ben
tenuti e ha un buon servizio a bordo. Ho scelto KD perché, oltre ad avere
un prezzo attraente, garantisce parecchie connessioni con la Russia interna,
quindi non si limita a Mosca e St.Pete. Da Kaliningrad, aerostazione nuova di
zecca ancora in via di finitura, riparto con un discreto ritardo e con sistema
sovietico (chiamata vocale da parte di coro di ragazze in uniforme causa black
out degli altoparlanti...) alla volta di Kazan, la capitale del Tatarstan ,
nel mezzo del territorio del Volga. A questo punto mi rendo conto che la conoscenza
almeno basilare del russo inizia ad essere quasi indispensabile. Non è
vero che in Russia tutti parlano un'altra lingua, almeno fuori dalle grosse
città. Già in aereo trovo la mimica italiana l'unico modo per
avere da bere, scoprendo che a volte va di fortuna (sok significa succo, pomidor
ovviamente pomodoro...) e meno male che ho un buon dizionarietto tascabile,
bere succo di pomodoro per due settimane può diventare ossessionante.
Kazan mi accoglie in piena notte dopo tre ore di volo tranquillo. Lo stile si
conferma quello , a piedi dalla scaletta all'aerostazione e giù controlli,
prima il passaporto, poi il biglietto di ritorno, poi il voucher di invito ecc.
Insomma riesco ad uscire poco prima delle due del mattino e trovo la mia compagna
che mi aspetta, almeno lei parla italiano.
Il servizio bus a quell'ora è sospeso, non resta che la onnipresente
marshrutka, piccoli pulmini a dieci posti con la capacità di aggregazione
lacoontica fino a venticinque persone. Infatti l'intero aereo confluisce in
quella unica marshrutka che con 8 rubli (0,30 cento euro...) ci porta per 27
chilometri fino in città.
Il collegamento dall'aereoporto alla città è moderno e ricco di
illuminazione con la pavimentazione perfetta, non lo stesso dicasi per la città:
il 1991 ha semplicemente cambiato una pagina politica, il resto è rimasto
sostanzialmente uguale. Pochi si sono arricchiti, ne sono testimoni i Suv giganteschi
che sgommano infischiandosene dei semafori e relativi miliziani. Sono stati
costruiti centri commerciali identici a quelli che abbiamo anche noi, solamente
che a Kazan andare da Benetton è come da noi entrare da Gucci in Montenapoleone,
e quindi si continua a comprare dalle babushke a bordo strada. Compero tre chili
di pomodori e due di cetrioli, quaranta rubli , poco più di un euro e
non ho avuto il coraggio di trattare.
Tutta la cartellonistica e le segnalazioni sono esclusivamente in cirillico,
conviene farsi una piccola cultura in merito. Inoltre ai semafori, nonostante
il verde, è meglio guardare sia a destra che a sinistra, in Russia vige
la regola del più grosso e una Zhigulì lo è. Cosa si può
vedere a Kazan? Allora innanzitutto il Cremlino del 1300, molto bello e ben
restaurato. All'nterno delle mura si trova la cattedrale ortodossa dell'Annunciazione
mantenuta perfettamente nonostante ottanta anni di soviet e komsomol, e di fronte
a poche diecine di metri la moschea di Khoul Sharif, molto bella con tre minareti
e la cupola color azzurro. Il Cremlino poggia su una balza che domina l'ansa
del fiume Kazanka che pochi chilometri più a sud sfocia nel Volga e compone
un bacino enorme tipo lago. Qui si può tranquillamente navigare con navi,
infatti ci sono delle belle escursioni da fare con tanto di orchestrina tartara
e musica allegra oppure con tenori russi che cantano struggenti ballate. Molto
pittoresco. Quest'anno la situazione climatica è simile alla nostra,
caldo opprimente ed afoso e stormi organizzati di zanzare (kamarska). Oltre
a ciò Kazan offre una zona centrale pedonale, Baumana, con case di inizio
1900 in parte ristrutturate, un Mac Donalds in cirillico e una buona scelta
di bar e caffè. Come in tutti i paesi ex comunisti appena si accorgono
dello straniero occidentale diventano affettati e manieristici, il solo servire
una tazza di the, bevanda nazionale, diventa un rito. In ogni caso è
piacevole perché sono tutti abbastanza gentili senza diventare eccessivi.
Visti da fuori i russi di oggi sono aggressivi fra di loro, spingono, protestano
ad ogni piè sospinto, insomma la classica guerra fra poveri. Sono rimasti
dei classici le code, ovunque, e il rovistamento di ogni genere di merce offerta
su banchi e bancarelle.
Cosa si può vedere ancora: l'università intitolata a I.J.Lenin,
che ha studiato qui, i suoi due monumenti , uno in consueta veste da rivoluzionario
con paltò svolazzante su base in granito rosso, ca va sans dire, nella
piazza della libertà (svobodna plochad) ed una di Lui in età giovanile
vestito da studente e con ancora i capelli. Altri monumenti notevoli sono quelli
a Shjelepin e a Kirov oltre che al rivoluzionario eroe dell'Unione sovietica
che strappa le catene del nazismo.
La metropolitana esiste anche se limitata a cinque fermate, più che altro
una mossa propagandistica del locale potentato tartaro in mano dal 1981 a tale
Mintamir Shaymijev, che da innumerevoli immagini poste in posizioni strategiche
ribadisce la propria incondizionata amicizia con l'amico Vladimir Putin. L'interno
della metro è simile a quella spettacolare di Mosca, marmi, mosaici e
capitelli, un ordine perfetto ed una pulizia eccellenti. In ogni stazione, a
scoraggiare ceceni e barboni (refushnik) ci sono dai 15 ai venti miliziani,
con tanto di AK 47 e cani. In strada la presenza di polizia è costante
ed i controlli praticamente continui. Da qui il consiglio assolutamente di girare
muniti di passaporto originale , non fotocopia, e cartolina di ingresso e registratzjia
, la mitica registrazione del visto da farsi alla OWRI, una sorta di ufficio
decentrato della polizia che per garantire la sicurezza degli stranieri esige
di conoscerne la posizione entro tre giorni dall'arrivo.
Posso confermare che la leggerezza non viene apprezzata, ho passato un pomeriggio
in un ufficio della milizia a farmi massacrare i marroni per questioni veramente
non condivisibili da persone normali ma tant'è, inutile andare controvento
e pagare duemila rubli per avere pace.
I dintorni di Kazan sono pianura e foreste molto verdi, con maggioranza di pini
e betulle e molti corsi d'acqua. Uno in particolare , Globojdna voda, acqua
azzurra, è il mare di molti kazanchesi. Infatti in mezzo al bosco sgorgano
diversi pozzi artesiani e formano pozze di circa otto - nove metri di diametro
ma profonde diversi metri. Hanno attrezzato il tutto con gazebo, piantane di
legno da cui tuffarsi e scalette, unico particolare che mi era stato tenuto
nascosto è che la temperatura dell'acqua è costante tutto l'anno.
In inverno non ghiaccia mai mi dissero, infatti è e rimane a dieci gradi....non
sono riuscito neanche ad urlare quando mi sono tuffato assieme a decine di altre
persone ma con dignità sono schizzato fuori bluastro e già in
ipotermia. In questi luoghi l'imprenditoria è imperante : Bibite nazionali
tipo la Mochwaya un beverone ottenuto da acqua e miele fermentati di circa 8
gradi, gradevole oppure il succo di lamponi e vodka o succo di fragole e vino
frizzante(sciampansky), da gustare con frittelle riempite di carne (piroski)
oppure altre cose fritte di cui non ricordo i nomi.
Il russo è una persona aggregante, si muove in gruppi vocianti, a cui
piace cantare e bere, insomma non sono dei musoni. L'unica cosa che mi dava
fastidio è il fatto che moltissimi fumano come turchi ed io non sono
un fumatore, ma si può tranquillamente convivere sopravento. I trasporti
sono desolanti, si va dalla marshrutka di cui sopra ai bus di era pre-breznev,
alle auto private che si fermano con la mano tesa a bordo strada, si dice dove
si vuole arrivare e quanto si è disposti a contribuire per la benza o
altro. In ogni caso, comfort a parte, sono funzionali al compito richiesto e
vanno presi per una parte di russia che prima o poi scomparirà.
I tartari poi sono russi estemporanei, ricordano le loro origini oltre- uraliche
con una leggera fisionomia orientale, zigomi alti e occhi vagamente a mandorla,
ma decenni di komsomol hanno mischiato una razza decisamente battagliera e per
definizione musulmana anche se non quasi praticante. Infatti donne con capo
coperto non se ne vedono, se prescindiamo dai fazzoletti utilizzati dalle persone
in età. Alcuni uomini per tradizione vestono la tubitjieka, un copricapo
che come si intuisce è un cilindro corto e colorato cosparso di simboli
in oro e indicativo dell'orgoglio tartaro.
Dopo la fine del sistema sovietico anche questa terra ha tentato e sta tentando
di confermare una propria identità dando del tartaro a qualsiasi cosa,
siano esse banche (Tatbank) , società telefoniche (Tatphone), o sconcertanti
fast food (Tatarburger). La tradizione industriale del Tatarstan è quasi
al termine, dopo l'agonia della Tupolev (aerei) e le difficoltà della
Kamaz (camion). Tutti sperano nella rinascita del terziario, ma diciamocelo
se è dura da noi figuriamoci là.
Il guadagno medio di una famiglia normale è di ca 6-700 euro, che se
ne vanno come da noi fra affitto e mangiare e poche altre necessità impellenti.
Il resto si ottiene con sacrifici e risparmi a lungo termine.
Sono tornato ieri, ma provo nostalgia in un certo qual modo, ho scoperto che
esistono ancora posti dove l'apparire non è contemplato, basta già
quello che c'è per essere contenti e farsi quattro risate attorno ad
un tavolo.
Alberto