Trekking metropolitano

2000


di Nimblefeather

"Trekking metropolitano"

17 giugno 2000 Spedizione in Val di Genova
Questo che vi accingete a leggere è più un viaggio emozionale che altro. Lo mando per condividere con voi quanto ho vissuto.
Siamo a metà giugno. E' già passata qualche settimana da quando siamo andati a trovare Umberto e Angela. In quell'occasione la meta finale era un'altra, l'Alto Adige. Però abbiamo voluto programmare una sosta per "testare" di persona l'affinità percepita virtualmente. Che meraviglioso strumento che si sta rivelando internet. Ti consente di instaurare rapporti con chi non conosci di persona ma, cosa forse più importante, allo stesso tempo ti da modo di riuscire a cogliere il loro lato spontaneo. Deve essere perché, in fondo, non ti poni dei limiti nel rivolgerti a chi non conosci, davanti a chi non sai nemmeno se conoscerai mai davvero. Allora il NG ti consente di non rispondere a chi non ne hai voglia, di esprimere le tue emozioni come meglio credi, di usare quell'immenso stupendo veicolo che è l'immaginazione. Ti consente di selezionare le tue "affinità elettive", per utilizzare una frase che uno dei tanti amici ha recentemente scritto sul NG. Tra le selezioni che inevitabilmente si fanno nel gruppo, Umberto e Angela rientrano a pieno titolo. Certo potrebbe sembrare un atto di presunzione, una "scrematura" arrogante, ma in fondo è quello che ognuno di noi fa anche se poi non sempre ha il coraggio di ammetterlo pubblicamente. Quindi c'è stato il primo "contatto" che, nella pianificazione del viaggio verso Selva di Val Gardena, sarebbe dovuto durare un paio d'ore ma che poi è durato ben di più, fino al limite del ritardo verso la meta finale. E' stata dura lasciare quei due compagni di un pomeriggio, senza aver potuto approfondire quanto avremmo voluto, praticamente "all'aperitivo" di un viaggio di amicizia. Così ci siamo organizzati in modo da potersi rivedere e riprendere da dove abbiamo interrotto. L'occasione è quella di un weekend programmato per una passeggiata sui monti, un trekking sull'Adamello, come ci piace chiamarlo per sentirci più "avventurosi". In realtà l'unica cosa di cui avevamo voglia era di conoscerci meglio, di trascorrere più ore possibili insieme. Per questa voglia decidiamo di anticipare a venerdì il giorno dell'arrivo, nonostante le condizioni di traffico lo sconsigliassero decisamente. La Milano-Venezia di venerdì pomeriggio può rivelarsi una fila interminabile. Inoltre l'invito a cena non ammette repliche di sorta. Nemmeno una supplica in diretta via chat, con Rosy divertita spettatrice, è servita ad evitare che Umberto e Angela dovessero aspettarci (un tempo non stimabile a priori) per poter cenare. La moto potrà sicuramente abbreviare i tempi di viaggio. Si inizia a caricare, e il pensiero non può non andare al weekend appena trascorso, quello della pappatoria a Rimini. Ricordare l'acqua che abbiamo preso al ritorno in moto non mi incoraggia moltissimo ad affrontare il viaggio, però in macchina potremmo arrivare a notte fonda. Si ultimano le pratiche di carico. Si parte. La scelta della moto si rivela quella giusta, le macchine in fila le passiamo senza troppa difficoltà. Usciamo a Brescia e ci dirigiamo verso la Gardesana occidentale. Facciamo una piccola sosta sul lago di Garda. Il panorama merita. Il castello di Toblino, illuminato in modo da farlo apparire ancora più bello, con i suoi riflessi sulle acque del lago, misti a quelli delle montagne circostanti, quasi mi ipnotizzano e mi fanno dimenticare di essere su una moto. E' il mio sesto senso, unito all'esclamazione della Cri, che mi fanno accorgere che sto affrontando una curva dalla corsia sbagliata e mi rimetto a guardare la strada. Arriviamo a casa che inizia ad essere buio, sbagliando cancello e ritrovandoci con Umberto grazie ai telefonini. Questa volta l'incontro è molto più "sciolto", in fondo non è la prima volta che ci vediamo ... è la seconda!!! Però non sembrerebbe, a vederci dal di fuori potremmo sembrare due coppie che si conoscono da una vita, che non si vedono da un po', ma c'è quella sintonia tipica di una buona amicizia. La mattina arriva con calma per noi "cittadini", quasi un paio d'ore dopo di quanto sia arrivata per i "montanari". Il sole è alto e caldo. E' piacevole fare colazione sul terrazzino sotto l'ombrellone. Parliamo degli itinerari, appena accennati la sera prima, e rinnovo la delega ad Umberto riguardo la scelta. Ci muoviamo con calma, Angela non può venire per problemi di lavoro, ma forse non sarebbe venuta comunque. Le passeggiate in quota le sono venute a noia. Passiamo a fare la spesa per i panini e le bibite. Facciamo un salto alla APT di Terme di Comano. Insomma, non abbiamo un ruolino di marcia che si può definire "a ritmo serrato". Non abbiamo fretta di arrivare chissà dove. Lungo la strada che dobbiamo fare in macchina ci fermiamo a contemplare la natura di questi monti. I corsi d'acqua che sfociano in cascate non si contano più. Lasciamo la macchina, iniziamo la passeggiata, ci addentriamo verso uno dei tanti percorsi del CAI. Ne scegliamo uno, il 215 verso Siniciaga, ma in fondo per noi non fa grande differenza. Dopo circa cinque minuti di cammino proviamo a deviare rispetto al sentiero, con l'entusiasmo e forse anche l'incoscienza tipica dei bambini. La deviazione ci riserva subito, per fortuna, delle avversità tali da farci desistere e tornare indietro. Riprendiamo il sentiero che costeggia un torrente. Arriviamo ad un pianoro dove si sono accampati in tanti. Adulti e bambini, sembra un raduno di qualcosa, ma di cosa? Intravediamo degli uomini che si affrontano con movimenti studiati, quasi danzati. E' un raduno di appassionati di arti marziali. In fondo la prima impressione è che non siano in completa dissonanza con la natura che li circonda. La mia idea "romantica" di certe "arti" mi fa considerare l'aspetto meditativo che ci dovrebbe essere dietro a quello fisico. Il momento in cui scorgiamo un altro gruppo che maneggia delle lunghe spade ci fa sorridere tutti. Ci porta a vedere l'aspetto comico che prima percepivamo solamente. Alcuni di loro sembravano appena scesi dalle moto dei CHIPS, quei poliziotti che avevano ormai impiantati sul naso degli enormi occhiali da sole a specchio. Sono talmente concentrati nei loro esercizi che si accorgono immediatamente di noi e ci pregano di non fotografarli. Forse non sanno che una foto non può rubargli l'anima? O forse hanno paura che gli possiamo carpire dei segreti appresi con la pratica di anni di esercizi? Continuiamo il nostro cammino. La montagna sulla nostra destra mostra la mano dell'uomo che ne ha asportato una grossa parte per ricavarne del pregiato granito per le case di chi può permetterselo. Una volta c'erano dei boschi, c'era lo stesso verde che si vede intorno. Ora l'uomo ha sostituito gli alberi con le gru, gli animali con i bulldozer, il verde con il colore del cuore della montagna. Il sentiero gira a sinistra, si inizia a salire dolcemente. Il rumore del torrente si fa più forte, la corrente diventa più impetuosa. Poco più a monte deve esserci una cascata. Arriviamo ad una parete di roccia. E' dritta, liscia. Ai piedi della parete i nomi delle vie già percorse, nomi dati da chi le ha percorse per la prima volta. Alcune targhette non portano ancora nome. Probabilmente sono più difficili delle altre. Una corda è ancora lì, a testimoniare un recente passaggio di qualcuno. Umberto rimane affascinato da uno dei tanti nomi: "Animare il nulla". Non so che significato gli abbia attribuito, il nome si presta a tante interpretazioni. A me piace trasporre il nome all'esperienza che stiamo vivendo. Non stiamo anche noi animando il nulla? Quel nulla costituito da parole scritte sullo schermo di un computer, trasmesse per mezzo di fredde scatolette e inseriti in "raccoglitori"? Il tutto viene poi chiamato con i nomi più complicati Modem, firewall, switch, portali, siti, reti, newsgroup, chat e altra roba che non sa di rapporti umani. Quel nulla è ora animato da persone vere, con le loro esperienze e le loro caratteristiche, ognuna diversa dalle altre, ognuna bella nella sua diversità. Ci fermiamo a fianco della cascata di cui sentivamo prima il rumore. Mangiamo. Troviamo i bastoni che ci serviranno per la discesa. Intagliamo i manici. Riprendiamo la camminata. Adesso la strada è più impegnativa, si sale nel bosco. In cima ci attende un lago, ci dice Umberto, che forma una imponente cascata. Non è poco frequente vedere blocchi di ghiaccio trascinati dalla corrente, aggiunge. La prospettiva è allettante. Si sale. Il percorso non è segnalato benissimo. Nessuno di noi tre riesce ad individuare il segnale che identifica il percorso. Deviamo verso quello che sembra essere un percorso, uno dei tanti possibili. Ci incamminiamo, guadiamo un rivolo d'acqua. Non troviamo ancora nessun segno. Torniamo indietro. Riprendiamo un altro sentiero. Niente da fare. Ma dove abbiamo sbagliato? Dall'alto, sulla destra, vediamo scendere due persone. Sembrano scendere lungo un sentiero. E' quello che abbiamo mancato noi? Tagliamo verso di loro, li incrociamo. Chiediamo. Ora abbiamo ritrovato il percorso giusto. Si sale, si sale molto. Le conversazioni che ci hanno accompagnato fino ad ora lasciano il posto al silenzio imposto dalla fatica. Ognuno ora è impegnato a conservare ossigeno, a concentrarsi nello sforzo fisico, a riservare le energie per arrivare al lago. Ci concediamo una pausa. In fondo perché siamo venuti qui? Volevamo veramente scalare la montagna? Siamo venuti da Milano per vedere il lago? Nessuno ne parla, ma in fondo siamo qui per stare insieme, per conoscerci meglio, per animare sempre di più quel nulla che ci ha fatto conoscere. E allora che senso ha, adesso, interrompere quel fluido magico che non ci ha fatto stare zitti un attimo? Se non arriviamo oggi al lago chi se la prenderà a male? Perché non rimandiamo l'impresa scalatoria per continuare ad animare quel qualcosa che ora è molto di più di un nulla? Nessuno ne parla, ma siamo tutti in sintonia, guardandoci in faccia, nel decidere di tornare indietro. Dal primo passo verso valle ritroviamo la conversazione, il racconto di noi, della nostra vita, i nostri sorrisi. Ritroviamo la macchina. Quanti torrenti abbiamo visto? Quante cascate? Quanti spettacoli naturali? Tanti, bellissimi. Però, la cosa più importante che abbiamo trovato, è l'amicizia reciproca. La sera e il giorno dopo li dedichiamo alla creazione di un video clip con le immagini fissate dalla fotocamera di Umberto. Una testimonianza di un bel giorno trascorso tra amici. Ancora oggi, ogni tanto, me lo riguardo con un velo di commozione, ricordando quelle emozioni date da un rapporto di amicizia animato dal nulla.
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Chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo e volesse vedere anche le immagini della giornata, può andare a curiosare sul sito di Umberto all'indirizzo http://www.freeweb.org/viaggi/itinera/trekking_metropolitano.htm
Un grazie a Umberto e Angela che ci hanno permesso di vivere un bellissimo fine settimana e per questo, poveri loro, avranno la sventura di ospitarci ancora!! :-))) Ciao Max –
"E' inutile discutere con gli idioti, la gente che passa potrebbe non capire la differenza"
Groucho Marx