di Alberto Angelici
LA VAL TIBERINA
Viaggio molto. Mi piace viaggiare e quando il lavoro mi porta in giro colgo
ogni occasione di esplorazione. L¹ Italia e¹ un piccolo stivale, e¹
vero, ma e¹ ricco di mille pieghe nascoste come nessun paese al mondo.
Ad ogni curva, ad ogni dosso lo scenario muta e l¹ occhio non ha pace ne¹
mai s¹ annoia. Infiniti sono i paesaggi e mutevoli ma se anche riuscissimo
a visitarli tutti, sarebbe oramai mutato il nostro sguardo e i gusti e la sensibilita¹
cosi¹ da farceli apparire sempre nuovi, ogni volta differenti. Ho attraversato
la Val Tiberina in auto molte volte poi un giorno mi e¹ capitato di sostare
per un caffe¹ in un vecchio bar che era anche tabaccheria, edicola, libreria,
cartoleria, profumeria e forse qualche altra cosa ancora. Insomma uno di quei
vecchi negozi tipici dei paesi, fornito di tutto, dalla forcina per capelli
alla salsiccia. Il mio sguardo e¹ attratto da una guida per camminatori;
la compero e, leggendola a casa, mi viene voglia di dedicare un fine settimana
a quella vallata cosi¹ ricca si storia e cosi¹ ignorata dal grande
turismo. E¹ cosi¹ che un venerdi¹ di maggio parto da Bologna
a fine lavoro. In auto mi aspetta lo zaino, bastone, sacco piuma e tenda igloo
ultra leggera. Una trasferta senza storia e sono a destinazione. Posso finalmente
lasciare la macchina; se occorrera¹, usufruiro¹ dei mezzi pubblici,
ma conto di affidarmi soprattutto alla bonta¹ delle mie gambe. Praterie,
pascoli, boschi ora dolcemente distesi ora arrampicati su ripidi rilievi che
mostrano la nuda roccia incisa dalla pioggia e dal gelo e dal sole, modellata
dal vento, segnata da rughe profonde. Il paesaggio della Val Tiberina e¹
un mondo di contrasti dove il dolce convive con l¹ aspro e con l¹
orrido e crea il fascino di questi luoghi. Incuneata tra Romagna, Marche, Toscana
e Umbria, e¹ anche terra di scoperta. Potra¹ sembrare incredibile,
nei giorni in cui tutto, in qualche modo, e¹ déjà vu, eppure
qui ci sono ancora veramente gli spazi, i silenzi e gli scenari dove e¹
possibile l¹ incontro tra l¹ uomo e la natura ed e¹ un ritrovarsi
antico. Non a caso, le migliori guide della zona sono quelle della Comunita¹
Montana per chi arriva a piedi o a cavallo. Riportano gli itinerari, i segnali,
le difficolta¹, i guadi per attraversare il Tevere, il Marecchia, il Foglia.
Esse sono: ³Dove nasce il tevere² e ³Dal Marecchia al Tevere²
di Scipio Covan, Ed. Maggioli. Chi ha pratica equestre puo¹ trovare buoni
cavalli da noleggio sul posto. Informarsi all¹ Ufficio Turistico della
comunita¹ 0575-730231 Questo insolito riguardo per i piedi e per gli zoccoli
non vuol dire che la Val Tiberina si neghi a chi va in auto. Le strade ci sono
ma si tratta di conquiste recenti, dopo secoli di isolamento. Cosi¹, a
parte i locali sono pochi a conoscerla e pochissimi a praticarla. In tempi come
i nostri dovrebbe bastare anche solo questo per decidersi al viaggio, ma la
valle offre molto di piu¹. Millenni di storia e la leggenda prima ancora
della storia. A Monterchi, appena fuori Arezzo, ci s¹ imbatte nei resti
neri di un antico castello. Il nome origina da Mos Herculis, il colle consacrato
al semidio e, sembra, a misteriosi riti orientali. Le gestanti s¹ immergevano
nelle acque del torrente Afra per mettere il nascituro sotto la protezione della
Dea Madre. Ancora nel settecento qui, i sacerdoti cattolici amministravano il
battesimo per immersione. Mi sto spostando per sentieri e carrarecce che mostrano
tracce antiche, muri di sostegno a secco che resistono nonostante l¹ incuria
di decenni; ogni tanto mi saluta l¹ occhio vuoto di un tabernacolo saccheggiato
o lo scodinzolare di un cagnetto forse randagio o forse arrivato da un casolare
che ho lambito nel mio lento procedere. I castagni, verdissimi e alti, si alternano
ai lecci e ai pascoli in cui spesso pascolano tranquilli branchi di pecore dall¹
aria stupita e sciocca. Ogni tanto intravedo nel folto basse costruzioni di
pietra che sembrano accovacciate, ad approfittare di ogni piega del terreno,
di ogni avvallamento per apparire di meno e nascondersi di piu¹. Forse
rifugi di briganti o forse ricoveri per le pecore. Al limitare di un gruppo
di vecchie case in pietra decido di pernottare, visto che a occidente rosseggia
un sole gia¹ fiacco e non vorrei farmi prendere dal buio ancora sul sentiero.
La radura che ho davanti si presta e potro¹ facilmente accendere un fuoco,
giacche¹ gli alberi sono lontani. Sbrigo in fretta operazioni note e in
un attimo il campo, se campo si puo¹ chiamare, e¹ pronto. E¹
bello spiare quel silenzio solo apparente, fatto di piccoli, infiniti suoni,
di invisibili movimenti che si notano solo quando terminano. Lo sgocciolare
di una foglia sul bianco di una pietra, una fila di formiche diretta al nido,
un calabrone passa, ronza un poco a zig zag poi se ne va. In alto sfreccia un
jet, direzione sud-est. Non fa rumore; ci scherzo sopra e penso che abbia tolto
l¹ audio per non disturbare con il suo passaggio. Davanti alla cupoletta
della tenda, appoggiato a un grosso sasso e allo zaino, consumo la mia cena,
fatta di borlotti, tonno e una veloce zuppetta con malva, ortica, melissa e
tasso barbasso trovati in giro. Giusto per mandare giu¹ qualcosa di caldo.
Una zuppa che e¹ poi un decotto. Insomma, un po¹ l¹ uno e un
po¹ l¹ altro. E¹ questione di poco o forse e¹ colpa del
troppo pensare, perche¹ dopo un gran bagliore il sole sembra inghiottito
dai castagni e io resto in compagnia di un fuocherello che ha voglia di sparire
col tramonto e allora me ne vado anch¹ io. A dormire. Da Monterchi si va
a oriente per Citta¹ di Castello, che e¹ gia¹ Umbria. E qui bisogna
fermarsi, non fosse che per rimpiangere i tempi in cui un Comune neppure grandissimo
poteva permettersi di commissionare opere d¹ arte a Luca Signorelli, ai
Della Robbia, a Raffaello, ad Antonio da Sangallo, al Vasari. All¹ ingresso
di un piccolo museo non vogliono tenermi lo zaino in custodia. Non e¹ previsto,
dicono, cosi¹ lo tengo in spalla e chi se ne frega. Risalendo la riva sinistra
del Tevere, attraverso piantagioni di tabacco dalle quali nasce il sigaro toscano.
Rientrando in territorio appunto toscano, si arriva a Sansepolcro, fondata da
due santi pellegrini che, sopraffatti da un miracolo, eressero un oratorio per
depositarvi le reliquie portate dalla Terra Santa. Sansepolcro e¹ la terra
di Piero della Francesca e del Palio delle Balestre che fa rivivere l¹
eta¹ comunale. Se siamo infaticabili, proseguiamo verso nord, incontrando
il passo di Viamaggio sull¹ Alpe della Luna e scendendo a Badia Tedalda,
borgo di tradizioni bizantina e benedettina (il nome deriva da quello di un
abate, Tedalgrado), un tempo ricco e potente per le donazioni di Ottone il Grande.
Nelle due abbazie, purtroppo distrutte, centinaia di monaci amanuensi trascrivevano
i testi classici, accoglievano i pellegrini in viaggio verso Gerusalemme , curavano
i lebbrosi e coltivavano i terreni dell¹ Ordine. Sull¹ altra riva
e¹ Anghiari, borgo cinquecentesco con castello, mura e il complesso di
palazzo Corsi. Anghiari e¹ il luogo della battaglia che vide i fiorentini
trionfare sui milanesi. Uno scontro epico, anche se Macchiavelli scrisse di
un solo morto e non caduto da eroe ma solo da cavallo. Epico si¹, tanto
e¹ vero che Leonardo lo celebro¹ su una parete del salone dei Cinquecento
nel palazzo della Signoria. Da Anghiari si giunge a Caprese, chiamata giustamente
anche Michelangelo. Per oltre 300 anni gli storici avevano accreditato quanto
dichiarato dal Vasari secondo cui Michelangelo era nato a Chiusi, finche¹
dall¹ archivio Buonarroti non salto¹ fuori una lettera autografa in
cui il padre dell¹ artista dichiara: ³ Oggi, questo di¹ 6 di
marzo 1475, mi nacque un fanciullo mastio; posigli nome Michelagnolo, et nacquemi
di lunedi¹ mattina inanzi di 5 o 6 ore, essendo io podesta¹ di Caprese
et a Caprese nacque, e compari furono questi di sotto nomatiS² A Caprese
decido di offrirmi il pranzo. Quello che vedo mi rassicura e quel che il mio
naso capta, anche di piu¹, cosi¹ entro. Il Cerro, si chiama, e mi
offre ribollita e patate arrosto. La ragaza pare delusa di non potermi servire
altre portate e a me dispiace non poterla favorire, cosi¹ la invito al
tavolo e le offro una tisana che lei rifiuta con una buffa smorfia. Ma si siede
e accende la sigaretta, ahime¹. Poco piu¹ a sud e¹ La Verna e
ancora sotto, Montauto. Fu qui che il conte Alberto di Ranieri ospito¹
il Santo Francesco in viaggio per Assisi, dove avrebbe atteso la morte, secondo
la preannunciata volonta¹ di Dio. E fu qui che il Santo, per gratitudine
dono¹ al padrone di casa il proprio saio, che oggi e¹ custodito nella
chiesa d¹ Ognissanti, a Firenze. La Val Tiberina e¹ terra di funghi,
tartufi e selvaggina. Ecco alcuni posti ³giusti². Ad Anghiari la Locanda
³Castello di Sorci², a Sansepolcro ³Il Fiorentino² e ³La
Balestra², a Caprese Michelangelo ³Il Cerro², a Badia Tedalda
³Il Castello di Rofelle².