di Raffaella e Roberto
www.turistisulserio.com
Inizia la nostra avventura australiana partendo da Milano Malpensa con scali
a: Roma, Bangkok e, a nostra insaputa Melbourne, per raggiungere, in 28 ore
compresi gli scali, Sydney, con la compagnia di bandiera Qantas. Abbiamo prenotato
dall'Italia il volo Milano-Sydney e 4 voli interni, perché è più
conveniente che pagarli là , e le notti ad Ayers Rock e Kings Canyon.
Arriviamo un po' frastornati all'aeroporto e scopriamo, con sommo dispiacere
che una delle due nostre valigie non è arrivata. Così ci rivolgiamo
all' apposito ufficio di smarrimento bagagli e il tipo addetto ci dice che ha
il computer fuori uso e non può dirci al momento dove si trova la nostra
valigia e neanche darci il n° di riferimento della pratica. Ci fa lasciare
il recapito di Sydney assicurandoci che entro il gg. dopo ci avrebbe recapitato
il bagaglio. Così prendiamo un taxi e ci dirigiamo in albergo, prenotato
via internet e nella zona di Darling Harbour. La stanza non è ancora
pronta ,dato che sono le 7 del mattino, ma noi, avendo nella valigia smarrita
le giacche e le scarpe pesanti, ci facciamo prendere dallo sconforto e non usciamo
se non nel pomeriggio, quando la temperatura sale un po'. Visitiamo la zona
di Darling Harbour, con il suo acquario e le sculture d'acqua in questa immensa
area ricreativa che si affaccia sulla baia ai confini del centro. Qui si trova
anche la monorotaia che la collega al centro e i traghetti che portano tutti
a Circular Quay, il cuore di Sydney. Decidiamo di visitare l'acquario, che è
composto da 3 vasche ancorate nella baia contenenti squali , razze, e la riproduzione
fedele della barriera corallina, con le sue anemoni, stelle marine e coralli
di ogni colore. I tunnel trasparenti permettono di vedere i pesci in ogni angolazione.
Il costo del biglietto è di 22$ australiani , ma ne è valsa la
pena, veramente bello. Andiamo a cercare il posto dove prenoteremo l'autobus
per Melbourne, 2 gg. dopo, e grazie alla nostra affidabile guida EDT, lo troviamo
senza fatica. Si trova vicino alla stazione ,all'angolo tra Pitt St. e Eddy
Avenue. Con la cifra di $124 in due, abbiamo la prenotazione .
2°gg SYDNEY
Partiamo alla volta di Circular Quay, col traghetto che parte di fronte all'
acquario e in 10' ci porta in questa zona, ricca di ristoranti e bar, da dove
si gode la vista dei simboli di Sydney: Harbour Bridge e Opera House. Dopo averli
fotografati da tutte le angolazioni, decidiamo di visitare la zona di the Rock,
ovvero il quartiere storico e turistico di Sydney. Ci fermiamo a mangiare al
ristorante "Caminetto", naturalmente italiano, e mangiamo una discreta
pasta. E' molto caratteristica questa zona, con strade strette e chiuse al traffico,
ricca di negozi di marca e ristoranti italiani. Decidiamo di andare al Taronga
Zoo, posto sulla baia in uno stupendo posto. Prendiamo il traghetto che parte
sempre da Circular Quay e ci arriviamo in 15'. E' molto arroccato e bisogna
prendere un autobus per arrivarci una volta sbarcati dal traghetto. Ci hanno
venduto comunque un Zoo pass dove sono comprese le trasferte e l'ingresso. Ci
sono più di 4000 animali in questo zoo, molti dei quali tipici della
fauna australiana, come i mitici canguri, i koala, i vombati e altri ancora.
Molto bello. Torniamo stanchi in albergo e una brutta sorpresa ci attende: la
nostra chiave magnetica non apre la porta della camera. Così scendiamo
alla reception per farcela sostituire, ma il tipo ci dice che la nostra prenotazione
era per un solo giorno. In effetti da casa avevamo prenotato un solo gg, ma
gli spieghiamo che avevamo chiesto al suo collega di estendere il nostro soggiorno
,peccato che si sia dimenticato di registrarlo. Così. Armi e bagagli,
ci dobbiamo spostare in un altro hotel della stessa catena. Finirà la
sfiga? No, perché intanto la nostra valigia non arriva, malgrado la telefonata
in aeroporto per avere notizie. L'addetta dice che la nostra valigia è
rimasta a Roma...che strano...e che sarebbe arrivata col prossimo aereo a Sydney.
Peccato che noi domani sera partiamo alla volta di Melbourne. Sempre la signora
allora ci dice che se riesce ce la fa fermare a Melbourne.
3°gg. La temperatura oggi è più mite, circa 20° e decidiamo
di visitare Hyde Park, situato vicino al nostro hotel . E' un bel parco con
un viale alberato, fontane e l' Anzac Memorial,con una mostra all'interno dedicata
ai 9 conflitti d'oltremare in cui combatterono i soldati australiani. Poco più
in centro è situata la Sydney Tower, o AMP tower, una torre sottile con
una piattaforma panoramica in cima e un ristorante rotante posto a 305 mt. d'
altezza. Saliamo con un ascensore interno e ci godiamo la vista di Sydney e
dei suoi sobborghi. Proseguiamo verso Circular Quay a piedi e ci imbattiamo
in Martine Place,il cosiddetto centro civico di Sydney, un viale pedonale che
si estende da Macquarie St. a Gorge St, la via che attraversa tutto il cuore
della città. Qui si trova l'ufficio postale, palazzi che ospitano istituzioni
finanziarie e un paio di fontane.Capitiamo nell'ora in cui molti escono dagli
uffici per il pranzo e camminano velocemente.Questo ci riporta un po' alla nostra
vita frenetica di tutti i gg.e siamo contenti di essere in vacanza. Proseguiamo
il nostro cammino e raggiungiamo Circular Quay, dove ci fermiamo per il pranzo
e poi continuiamo dall'Opera House verso i Botanic Gardens, il polmone della
città, dove molti fanno footing.Un pazzo con un aereo si mette a scrivere
nel cielo, con i fumogeni. Tutti a guardare intenti in cielo per capire cosa
vuole dire : "Sandy, we miss you", ovvero Sandy ti abbiamo perso?????
Ma.. Continuiamo il nostro pomeriggio a the Rock, comprando qualche souvenir
e poi ci incamminiamo verso l'hotel , dove ritireremo le valigie e ci incammineremo
alla fermata degli autobus. Viaggiamo con la Greyhound Pioneer che parte in
perfetto orario,alle 20. Gli elementi che ci sono sul pullman sono pazzeschi..Le
soste sono solo 2 e si riesce a dormicchiare un poco, malgrado il freddo e la
luce. Nel tragitto vedo la luna che è in fase calante, ma dall'alto al
basso. D'altronde qui è tutto girato al contrario, anche le stelle. Infatti
scorgo la croce del Sud, che al di sopra dell' equatore non si vede, e tutte
costellazioni differenti da quelle che siamo abituati a vedere da noi. .
4°gg MELBOURNE
Alle 8 siamo a Melbourne, e abbiamo la fortuna di trovare un rent a car nella
stazione degli autobus, che ci pratica un prezzo molto conveniente: essendo
venerdì c'è la tariffa week-end, se l'auto la consegniamo lunedì
entro le 10. Perfetto, non ci resta che telefonare in aeroporto per avere notizie
della nostra valigia. Ma ci dicono che senza il file number non si può
fare niente. Allora decidiamo di andare direttamente in aeroporto, che dista
20' dal centro. La guida a destra ci causa qualche problemino iniziale, soprattutto
nel traffico cittadino e nell'imboccare le strade in senso contrario rispetto
alle nostre abitudini. Per fortuna il cambio è automatico. Arrivati,
troviamo il banco "servizio bagagli" e chiediamo informazioni. Fortunatamente
questa volta, anche senza numero si riesce a risalire alla nostra valigia ,
che attualmente si trova a Sydney . Ci chiede dove alloggiamo questa notte,
ma noi siamo in partenza per Phillip Island e non sappiamo ancora dove ci fermeremo
a dormire. La signora dice che non c'è problema, appena troviamo un hotel
di chiamare per lasciare il recapito, e ce la consegneranno in breve tempo.
Scoraggiati pensiamo che ormai non rivedremo più la nostra valigia e
ripartiamo. Il rent a car, gentilmente, ci ha dato uno stradario molto dettagliato
e riusciamo senza problemi a raggiungere Phillip Island, che dista 137 km da
Melbourne ed è unita al continente da un ponte che va da SanRemo a Newhaven.
Famosa per la parata dei pinguini, nella parte sudoccidentale dell'isola, che
avviene ogni sera pochi minuti dopo il tramonto e per il vecchio circuito automobilistico,
ora rinnovato e che ospita il Gran Premio Motociclistico d' Australia. Arriviamo
all'ingresso del visitor centre con largo anticipo e io acquisto un pile, dato
che la temperatura dopo il tramonto scende di parecchi gradi, e aspetteremo
i pinguini seduti su una gradinata a pochi metri da uno dei mari normalmente
più agitati del mondo. E' vietato fotografare e anche usare la telecamera.
Aspettiamo circa un'ora prima che i primi pinguini escano dall'acqua, intorno
alle 18. Sono alti solo 30 cm e si riuniscono in gruppi prima di attraversare
la spiaggia che li separa dai loro nidi. Che bello spettacolo, ne è valsa
proprio la pena, malgrado il freddo pungente. Nel percorso che poi facciamo
per raggiungere la nostra auto vediamo molti pinguini da vicino che emettono
suoni, intenti a raggiungere la propria tana per la notte. Andiamo a cena a
Cowes, il maggior centro dell'isola, e troviamo una pizzeria di proprietà
di italiani. Torniamo al motel e, dopo 10 minuti che siamo in stanza, la padrona
ci telefona dicendo che è arrivata una valigia per noi. Evviva!!!! Controlliamo
che ci sia tutto, perché la valigia ha il lucchetto manomesso. E per
fortuna è così.
5°gg. PHILLIP ISLAND
Decidiamo di andare a visitare il Koala Conservation Centre, nel centro dell
'isola. Ci sono 28 koala in questo parco di eucalipti, le cui foglie sono l'
unico alimento per i koala, che vivono sempre sulla stessa pianta e dormono
su di questa per gran parte della giornata. E' bello perché bisogna cercarli,
e tanti sono talmente in alto che si fa fatica a scorgerli. Visitiamo poi il
Wildlife park, parco che ospita wallaby, vombati, emu e uccelli di ogni tipo.
Sono i canguri i primi che ci vengono incontro ,abituati ai turisti che danno
loro crocchette, fornite dal personale all' entrata. Sono molto simpatici, tirano
con le loro zampine anteriori la mia mano verso la loro bocca e la lingua mi
fa il solletico. Oppure si alzano a dismisura per vedere meglio cosa ho in mano.
Ce ne sono di tutte le taglie, e devo dire che quelli grossi fanno un po' impressione,
alti quasi come me. Per fortuna loro non si avvicinano, credo perché
nessuno cerca di dare a loro cibo e quindi non sono abituati. Ci sono poi i
vombati che sono troppo forti, mangiano in continuazione e per questo ci ricordano
i maialini, visto che li ricordano anche nell'aspetto, però hanno il
muso come i castori e il posteriore come i koala. Leggiamo poi che sono parenti
di questi ultimi. Ci sono altri animali interessanti, come il lupo della Tasmania,
visto solo nei cartoni animati e molto brutto, con quei denti e il corpo da
cinghiale spelacchiato. Ci sono anche i koala e questa volta li vediamo da vicino
e in movimento, troppo simpatici. La nostra considerazione è che in questo
parco abbiamo visto tante specie diverse e se l'avessimo saputo, non saremmo
andati al Koala Conservation Centre. Dobbiamo lasciare il parco e continuare
nel nostro itinerario, per raggiungere la Bellarine Peninsula e traghettare
da Sorrento a Queenscliff , per avvicinarci alla Great Ocean Road. E' una zona
molto verde questa. Facciamo un giro in città, aspettando il traghetto
ed è una cittadina molto americana e sicuramente piena di turisti in
estate. Qui il surf è lo sport locale, avendo la fortuna in certi periodi
di avere onde altissime. Alle 17 traghettiamo, il servizio prevede una corsa
all'ora dalle 7 alle 18. Ci impieghiamo 40' ad attraversare e raggiunta l'altra
sponda è quasi buio. Così decidiamo di fermarci per la notte a
Torquay, piccola cittadina, ma piena di turisti. Comincia qui la Great Ocean
Road e capiamo che molti la pensano come noi perché infatti fatichiamo
a trovare una stanza. Troviamo una pizzeria e ci fiondiamo dentro. Spendiamo
per 2 pizze e 2 coche $ 23 e troviamo che qui la vita costa mediamente meno
che da noi e la gente è molto cordiale.
6°gg. GREAT OCEAN ROAD
Questa mattina ci alziamo presto perché abbiamo molta strada da fare.
Seguiamo le indicazioni per la G.O.R., che in realtà comincia qualche
km. dopo Torquay, annunciata da un'arco che sovrasta la carreggiata. I primi
km. non sono un gran che, ci ricordano alcuni tratti dell' Aurelia che vanno
da Savona a Ventimiglia, (a noi molto noti perché abitiamo a 100 km.
di distanza) con la strada che corre negli immediati pressi della costa. Passiamo
da Anglesea, Lorne,Apollo Bay e notiamo un magnifico contrasto tra le spiagge
sull'oceano da un lato e le foreste e le montagne dell'Otway Ranger dall'altro.
Qualche surfista sfida il mare gelido per allenarsi con il surf. Ad un certo
punto si devia all'interno e per un centinaio di km. siamo immersi nella foresta
pluviale. Finalmente tornati sulla costa, si apre dinanzi a noi uno spettacolo
straordinario: Loch and Gorge e I Dodici Apostoli. Questi ultimi sono enormi
pilastri di roccia che emergono dalle acque agitate dell'oceano, chiamati dodici
apostoli perché sono dodici, ma dai punti panoramici se ne scorgono solo
sette. Il vento è terribile qui e in effetti questo è il mare
più temuto al mondo. Loch and Gorge ha una storia molto triste alle spalle
e prende il nome dalla nave che , nel 1878, affondò proprio qui, nave
di emigranti che venne trascinata contro gli scogli e solo 2 sopravvissuti vennero
scaraventati dalle acque nella stretta gola che oggi prende il nove della nave.
Troviamo un posto dove fanno toast e poi decidiamo di tornare verso Melbourne.
Troviamo molto traffico in quanto è domenica, e c'è il rientro
dal week-end. La strada nella prossimità della città diventa a
3 corsie. Io noto che le macchine sono quasi tutte giapponesi e molte Ford.
Qui si dovrebbe tenere la carreggiata sinistra e sorpassare sulla destra, ma
si usano indistintamente. Arrivati a Melbourne troviamo un Best Western nei
pressi del centro, e vediamo se c'è una camera . Chiediamo poi la strada
per andare a cena nel quartiere chiamato "Southbank". E' semplice,
basta attraversare il ponte che passa sul fiume Yarra, che taglia in 2 la città,
e siamo arrivati. Posteggiamo e andiamo sulla passeggiata che costeggia il fiume,
da dove si ha una stupenda vista sul quartiere commerciale, dall'altra parte
del fiume, ed è molto caratteristico. E' piena di locali di ogni tipo.
Ci fermiamo in quello che ci ispira di più e notiamo ,come in altri locali,
che insieme all'insegna è specificato il tipo di licenza. In questo caso
è una BYO, ovvero la licenza che permette di accedere ai locali con gli
alcolici acquistati altrove. Tornati in albergo decido di "girare la valigia",
perché domani si va al caldo, e la roba pesante non ci serve più.
7°gg. IN VOLO VERSO ALICE SPRINGS E KINGS CANYON
La sveglia suona alle 6 perché dobbiamo raggiungere l'aeroporto in tempo
per prendere il volo delle 8.40 che ci porterà ad Alice Springs. Consegniamo
la macchina in aeroporto e le chiavi le mettiamo in una cassetta, senza alcun
controllo, e questo per noi è un po' strano. Qui si fidano molto, c'è
ancora questa fiducia nel prossimo. Purtroppo c'è molta nebbia e ci annunciano
che il nostro aereo non può partire. Sul cartellone degli orari notiamo
che tanti altri voli sono in sospeso. Passano le ore e le notizie che ci danno
non sono molto rassicuranti: prima ci dicono che l'aereo che doveva atterrare
da Sydney e portare via noi è tornato indietro, poi fanno partire un
altro volo dal nostro gate, poi dicono che l'aereo ci sarebbe ma manca l' equipaggio.
Insomma, dopo 5 ore di attesa finalmente si parte. Purtroppo si fa scalo a Adelaide,
e perdiamo un'altra ora in aeroporto. Alle 17 atterriamo ad Alice Springs, ritiriamo
le valigie, per fortuna questa volta tutte e due, e andiamo ad affittare un
auto negli appositi uffici posti all' uscita. Spieghiamo all'impiegata che abbiamo
la notte prenotata a Kings Canyon e chiediamo quale strada ci consiglia. Lei
ci spiega che sarebbe meglio percorrere la Stuart highway, data l'ora tarda,
anche se più lunga perché al tramonto troveremo molti animali
sulla strada . Ci sarebbe una strada non asfaltata per tagliare via 200 km,
ma non ce la consiglia. Noi ,ormai entrati nello spirito avventuriero, decidiamo
invece di percorrere proprio la strada non asfaltata, chiamata Ernest Giles
Road. Il primo tratto di km.130 lo percorriamo sull'asfalto, poi al bivio ci
avventuriamo in quella che dovrebbe essere una strada pericolosa. In effetti
incontriamo in tutto il tragitto 3 o 4 macchine soltanto, ma gli unici animali
che vediamo sono mucche al pascolo, incuriosite dal nostro passaggio. Ritornati
sulla strada asfaltata, vediamo spesso attraversare la carreggiata piccoli topi
e poi molte civette che banchettano. Arriviamo un po' stanchi al nostro Resort
prenotato dall'Italia e per poco rischiamo di non mangiare ,dato che il buffet
chiude alle 21 e mancano solo 15 minuti. L'hotel non è niente di speciale,
stile motel e il mattino dopo, quando ci presentano il conto della cena e colazione
a momenti sveniamo: $130 !!! Sono pazzi ! Se ne approfittano perché nelle
vicinanze non c'è niente altro. Ci accorgiamo solo al ritorno che in
effetti 20 Km. prima c'era una stazione di servizio, chiamata Kings Creek Station,
dove si poteva mangiare qualcosa, ma la fretta di arrivare e il ritardo accumulato
oggi ci hanno fregato.
8°gg. KINGS CANYON O WATARRKA E AYERS ROCK O ULURU
Oggi visitiamo il canyon, a 6 km. dal resort. Finalmente fa caldo, anche se
la mattina presto l'aria è freschina. Ci sono due percorsi da fare, uno
di 1 ora e l'altro di 3, peccato che il primo lo percorriamo in soli 15 ', così
torniamo e facciamo anche l'altro, dove c'è un po' da arrampicarsi per
arrivare in cima ed ammirare il panorama. I nostri commenti non sono molto favorevoli
e preferiamo dire solo che forse una volta visto il Grand Canyon americano,
niente regge il suo confronto. Proseguiamo alla volta di Ayers Rock e questa
volta ci fermiamo sia a fare benzina che a mangiare qualcosa al Kings Creek
Station. Notiamo che qui la benzina è più cara che in città,
comunque molto conveniente confronto alla nostra: £1000 al litro!! Ci
sono anche canguri a cui dare da mangiare, ma il cibo costa $1. Dopo aver percorso
più di 400 km. vediamo all'orizzonte un monte, che pensiamo sia Ayers
Rock. Ci sembra però di un colore strano, non rosso come abbiamo sempre
visto in foto, e la sua figura è analoga, ma non la sua cima, non tondeggiante,
ma piatta. Così apro la mia guida e scopro che il monte si chiama Mont
Conner. Continuiamo e finalmente scorgiamo lui, il monte sacro per gli aborigeni.
E' veramente maestoso, non me lo aspettavo così, e più ci avviciniamo
più aumenta il suo fascino e il suo mistero. Raggiungiamo l' hotel da
noi prenotato e scopriamo con nostra meraviglia che si tratta di un 'appartamentino,
con cucina, tinello, salotto, camera e bagno con lavatrice. Peccato rimanerci
solo un gg!! Posate le valigie, ci avventuriamo verso la montagna, pagando $16
per l'ingresso che vale 3 gg. Foto di rito con sfondo il monolito e proseguiamo
verso la sua base. Evitiamo di scalarlo perché per gli aborigeni è
sacro, e ci sembra giusto rispettarli. Facciamo il percorso chiamato Mala Walk,
che inizia proprio alla base della salita alla roccia e gira attorno alla base
del monolito. Ci sono molti luoghi sacri, contrassegnati da cartelli, dove è
vietato l'ingresso come pure fotografare . Uno di questi è dove le donne
partorivano, e ci chiediamo se lo fanno ancora oggi, vista la loro vita primitiva
che conducono ancora oggi. Notiamo che la roccia è ricoperta di sabbia
del deserto fossilizzata, ed è questa che dà il tipico colore
rosso al monolito. Ci sono parecchie striature, formate dall'acqua quando piove.
Ci sono guide che spiegano a turisti giapponesi il significato dei geroglifici
che si vedono sulle rocce. E' stupefacente il contrasto della roccia con l'azzurro
carico del cielo! Andiamo al punto panoramico, dove ci sono all'incirca 100
macchine parcheggiate in attesa del tramonto, momento in cui il monolito cambia
colore. Molti sono appostati con cavalletti sulle auto, gli altri con la macchina
fotografica o la telecamera in attesa dell'evento. E puntualmente, col calare
del sole la roccia assume dapprima un colore rossissimo, poi mano a mano sempre
più scuro, fino a diventare grigia. E' spettacolare, come pure lo scattare
dei flash a ripetizione!! Vediamo i primi aborigeni e ci fanno impressione:
alti, nerissimi e il viso quasi deforme, con naso e occhi enormi. Torniamo in
camera e ci aspetta questa sera una cenetta cucinata da noi, con spaghetti e
pomodoro, comprati nel supermercato del complesso.
9°gg. MONTI OLGAS O KATA TJUTA ED ALICE SPRINGS
Andiamo a visitare i Monti Olgas, distanti 30 km. da Uluru e ci fermiamo al
punto panoramico per ammirarli da lontano. Sono un gruppo di rocce più
piccole e tondeggiandi di Ayers Rock, meno conosciute ma non per questo meno
affascinanti .La roccia più alta, 546 m., supera di 200 km. la cima di
Uluru. Ci inoltriamo in un sentiero che ci porta in una incantevole gola chiamata
Olga Gorge. Torniamo ad Ayers Rock e visitiamo il cultural centre. Mangiamo
qualcosa e scrutandoci intorno notiamo che la media delle persone si aggira
sui 70 anni. Avevamo già notato questa cosa e anche in seguito avremo
la conferma che gli australiani anziani si muovono molto più dei nostri,
malgrado le grosse distanze, ma forse proprio per questo più abituati
a viaggiare. Prosegue il nostro viaggio di ritorno ad Alice Springs. Ci fermiamo
un paio di volte per sgranchirci le gambe e dopo la bellezza di 500 km. finalmente
raggiungiamo Alice S. Cerchiamo un hotel e andiamo in centro per mangiare qualcosa.
E' una cittadina di 22.000 abitanti molto moderna, con bei negozi e ristoranti,
tuttavia molto lontana da tutti i centri importanti del paese. Però la
vicinanza all'outback le conferisce un'atmosfera particolare e molto turistica.
Nella sua periferia c'è una comunità aborigena grande, d'altronde
Alice S. è la terra d'origine di uno dei tanti popoli aborigeni australiani.
Vivono un po' come i barboni, sporchi e seduti per terra per gran parte della
giornata. Solo alcuni lavorano dipingendo dei tipici quadri, che poi vendono
venduti o autonomamente oppure tramite i negozianti. Fanno un po' impressione,
ma sembrano innocui, solo quando sono ubriachi, e lo sono spesso, diventano
rissosi ma tra di loro. Questo loro modo di vivere crediamo sia una loro scelta.
Facciamo un giro per il Moll di Alice Springs, pieno di negozi per i turisti
e decidiamo di cenare in una pizzeria. Qui incontriamo un siciliano che ha sposato
un'aborigena che dipinge, e ora fa il suo manager, un personaggio spaziale.
Ci vuole vendere logicamente qualcosa, ma la scansiamo dicendo che domani saremo
ancora qui.
10°gg. DARWIN
E invece oggi siamo di partenza verso l'aeroporto che ci porterà a Darwin.
Consegnata l'auto in aeroporto partiamo e in due ore di volo siamo arrivati.
La città conta 70.000 abitanti, moderna e vivace, che serve a molti come
"città di frontiera", e quindi con molti turisti di passaggio.
Nei week-end invece si riempie a dismisura, essendo una città di mare,
e per questo faremo fatica a trovare da dormire. Affittiamo un'altra auto in
aeroporto e questa volta, pur trovandoci ancora in un week-end , non c'è
nessuna offerta ,anzi per 3 gg. con una Mitsubishi Mirage paghiamo il doppio
che a Melbourne. Notiamo che qui al nord è tutto più caro che
al sud, anche gli alberghi . E' molto facile girarla ,c'è un lungomare
chiamato Esplanade e due vie parallele dove sono concentrati tutti i negozi
e i ristoranti. Ceniamo da Giuseppe's e la bruschetta è veramente troppo
condita!! Di italiano ha solo il nome a quanto pare!!
11°gg. KAKADU NATIONAL PARK
Partiamo alla volta del Kakadu National Park, la cui entrata dista 150 km. da
Darwin. Paghiamo $16.25 a testa per l'entrata che vale 14 gg. e ci riforniscono
di cartine per trovare facilmente i punti da visitare. Da lì a Jabiru,
località dove pernotteremo, ci sono ancora 100 km. e nel percorrerli
ci attraversa la strada prima un dingo, poi un canguro. E' troppo grazioso il
suo saltare. Pianifichiamo il da farsi, e prenotiamo subito la crociera per
domani mattina sulle Yellow Water. Posiamo le valigie in camera alloggiamo in
un hotel a forma di coccodrillo, dove nel muso si trova la reception, nella
testa il ristorante, nelle zampe le scale e nella coda i locali di servizio)
e andiamo a cercare un punto panoramico. Bisogna arrampicarsi un po' per avere
una visione della pianura dall'alto, ora con qualche pozza, ma nel periodo delle
piogge ( da ottobre a aprile) completamente allagata dai fiumi che si ingrossano
e rendono impraticabili molte zone. Ci sono delle mosche noiosissime che non
ci danno tregua. Decidiamo di trovare qualcosa da mettere sotto i denti, ma
gli unici posti dove si mangia sono al Visitor Centre e in centro città,
complesso di poche case. Notiamo , qui come ad Ayers Rock, che c'è tutt'un
altro modo di sfruttare il turismo rispetto a noi, dove in ogni punto minimamente
turistico c'è un chiosco che vende bevande e panini.
12°gg.YELLOW WATER E DARWIN
Abbiamo prenotato la crociera alle 9, quindi alle 8 partiamo perché dista
50 km. dal nostro hotel. Saliamo su classiche barche da lago che trasportano
60 persone circa e partiamo, con 4 imbarcazioni, alla scoperta della palude.
E' molto entusiasmante trovarvisi e quando vediamo i primi coccodrilli, l' adrenalina
sale e ci sentiamo tutti un po' Indiana Jones. Ci sono ninfee che escono dall'acqua
e al nostro passaggio si ritirano quasi a scomparire, per poi riaffiorare appena
la corrente lo permette. Ci sono uccelli di tutti i tipi, aquile e un pesce
di nome barramundi che ogni tanto esce dall'acqua col suo collo simile a una
biscia. Quasi tutti i coccodrilli se ne stanno talmente immobili che è
difficile scorgerli, chi con la bocca aperta, chi in parte nascosti nella melma
e altri al nostro passaggio si rifugiamo sott'acqua. Notiamo anche che ce ne
sono di tutte le taglie. Finiamo la nostra gita in bellezza, conoscendo Pippo,
un coccodrillo grossissimo che è diventato "amico" dei ranger
perché sta sempre vicino al pontile e al quale danno a volte da mangiare.
Scesi dal battello controlliamo la cartina e andiamo ad un altro punto panoramico,
peccato che dopo 1/2 ora di camminata arriviamo in un punto dove si scorge ben
poco, a causa delle piante alte che ostruiscono la visuale. Così decidiamo
di uscire dal parco, in direzione Darwin. In definitiva la cosa più bella
del parco è stata la crocierina, mentre il parco in sé stesso
ci ha un po' deluso, molte parti di boschi sono bruciati e quindi molte zone
sono brulle. Raggiungiamo Darwin e cerchiamo un hotel nei pressi dell'aeroporto,
visto che domani la sveglia suonerà molto presto, ma non troviamo niente.
Così ci spostiamo in città, dove troviamo un hotel centrale. Ceniamo
nel suo ristorante e ci ritiriamo in camera.
13°gg.BARRIERA CORALLINA: CAIRNS E PORT DOUGLAS
Alle 5.45 abbiamo il volo per Cairns e con nostro stupore vediamo che il boeing
747 è quello colorato, che si vede in tutti i depliants! All'interno
non è poi molto diverso dagli altri, forse i posti sono un po' più
larghi. In un paio di ore siamo a destinazione e nel tratto che porta dall'aereo
al ritiro bagagli le pareti sono verde acqua, con pesci colorati e la musica
di sottofondo è rilassante ,con le voci del mare carinissimo. Ritirate
le valigie vediamo un piccolo cane ,di razza Beagle, con una pettorina con scritto
"quarantine detective dog", che annusa le valigie e si sofferma su
alcune. Qui sono molto severi, da uno stato all'altro non vogliono che si porti
frutta e semi, per paura delle contaminazioni. Usciti da questa zona non ci
resta che sperare di trovare il nostro nome scritto sui molti cartelli che gli
incaricati dei vari hotel tengono in mano per farsi riconoscere. A fatica leggo
il mio e il tipo ci dice di andare intanto al pulmino, che lui deve aspettare
altre persone. Così carichiamo le valigie nel carrello che qui si usa
molto attaccare dietro ai pullman e aspettiamo di partire. Sessanta km. ci separano
dal luogo di mare dove finalmente trascorreremo 3 gg. di riposo. La strada è
piuttosto tortuosa, spesso a picco sul mare, e le spiagge sono poco affollate,
forse perché qui è inverno? Dopo un'ora e 1/2 arriviamo davanti
all'hotel prenotato con Internet, vicino alla caratteristica spiaggia, lunga
2 km. Posati i bagagli, il tipo dell'albergo ci illustra di tutte le escursioni
fattibili, prenotabili da lui. Così decidiamo il da farsi e andiamo in
spiaggia a rilassarci un po'. E' la prima persona che si capisce bene cosa dice.
Scopriamo poi che lui e la moglie sono tedeschi emigrati. La spiaggia è'
profonda una cinquantina di mt. e la sabbia è bagnata. Ci chiediamo come
mai, lo scopriremo la sera, quando salirà la marea e coprirà tutta
spiaggia, fin quasi sulla strada. Qui la temperatura è intorno ai 25°e
la sera, col calare del sole, si abbassa notevolmente. Andiamo alla scoperta
del centro, una via lunga circa un km. piena di negozi, bar e ristoranti che
conduce al porto, da dove partono tutte le escursioni. Per cenare qui c'è
solo l'imbarazzo della scelta e questa sera cominciamo con un locale dove servono
principalmente carne.
14°gg.LOW ISLES
Questa mattina facciamo colazione in stanza perché, come quasi da tutte
le parti, siamo muniti di brocca elettrica per scaldare l'acqua e caffè
o tè liofilizzato. Scendiamo in strada perché ci dovrebbero passare
a prendere alle 9.20 col pulmino che ci porterà al porto per fare l'escursione.
Arriva con qualche minuto di ritardo e notiamo ancora una volta che la media
di età è piuttosto alta. Facciamo il giro per caricare altre persone
e notiamo che molte sono comodamente ancora in stanza, è l'autista che
scende a chiamarle. Qui il turista viene prima di tutto e lo notiamo anche nella
gentilezza che hanno nei locali o nei supermercati. Arriviamo al porto e andiamo
a pagare alla cassa del Quicksilver, una grossa compagnia che organizza escursioni
alla barriera. Noi prenderemo una imbarcazione di medie dimensioni chiamata
Wavedancer, che porta all'incirca 200 persone??per raggiungere e visitare l'
isola chiamata Low Isles. Mano a mano che ci avviciniamo l'acqua diventa sempre
più limpida e chiara. La raggiungiamo in un'ora e con la lancia scendiamo
a più riprese. La sabbia è fine e la giornata è calda ma
non troppo ed assolata, l'unico neo è l'acqua molto fredda, ma ricordiamoci
che qui è inverno!! Facciamo snorkelling nelle vicinanze della riva e
malgrado ciò il fondale è molto ricco di corallo blu, rosa, verde
,giallo, tante spugne e enormi conchiglie che si chiudono al nostro passaggio.
I pesci non sono molti, ma i loro colori sono fantastici. Dopo un'oretta dobbiamo
salire perché ci viene offerto il pranzo sulla barca. Così veniamo
riportati indietro, per poi ridiscendere appena finito il "ricco buffet"
preparato a bordo. Notiamo che dall'acqua adesso affiorano tutti i coralli prima
sommersi e dove prima facevamo snorkelling, adesso l'acqua è troppo bassa
e non ce lo permette più. La bassa marea è notevole. Al ritorno
sull' imbarcazione uno dello staff si mette a cantare e suonare solo con la
chitarra e apprezziamo molto perché è veramente bravo. Arrivati
al porto la scena che si presenta per la bassa marea è ridicola: molte
barche ancorate sono in secca!!
15°gg. BARRIERA CORALLINA
Oggi il pulmino passa un po' prima perché ci recheremo al porto e una
imbarcazione ci porterà alla barriera corallina, che è più
distante rispetto all'isola di ieri. La nave si chiama Calypso ed è una
piccola imbarcazione con a bordo un centinaio di persone e 70 d'equipaggio.
Notiamo che al mattino in porto le barche di ieri in secca sono tornate in mare,
ma questa sera.. Ci impieghiamo un paio di ore per raggiungere il primo punto
in cui ci si può immergere. Siccome il tempo non è granché
ci danno da indossare le mute, e in effetti l'impatto con l'acqua è meno
traumatico. Intanto uno dello staff ci spiega buffamente come correttamente
fare snorkelling, anche se ognuno è libero di andare dove vuole, logicamente
nei pressi dell'imbarcazione. Appena in acqua vediamo una tartaruga che ci viene
incontro, bellissima. Dopo averla fotografata più volte proseguiamo l'escursione
tra coralli e stelle marine di un blu impressionante. I pesci qui sono abbondanti
e di tutti i colori e taglie. Dopo ½ si risale per raggiungere un altro
punto, e così per altre due volte. Il consiglio dell'albergatore è
stato positivo, cioè nel scegliere un'imbarcazione più piccola
e quindi meno affollata di turisti, così è più rapido scendere
e c'è meno confusione in acqua. Anche qui ci viene offerto un buffet
e al ritorno il tè coi biscotti. A un'ora dalla riva ci imbattiamo in
una piacevole sorpresa: una balena con un piccolo è davanti a noi e procede
nel suo cammino sbuffando e facendoci vedere la sua possente coda. Chissà
se rimane in questa zona o se sta migrando? Loro dicono che questo non è
il periodo. Una volta al porto veniamo riaccompagnati all'hotel. Oggi è
stato veramente bello, i fondali qui sono stupendi, ricchi di colori e vivi!!
La nostra ultima sera a Port Douglas si conclude con la cena in una specie di
pizzeria, ma la pasta della pizza è senza sale!
16°gg. DA PORT DOUGLAS A SYDNEY
Dobbiamo lasciare la stanza, così portiamo la nostra roba in un posto
sicuro e torneremo più tardi a recuperarla. Prendiamo il pulmino che
fa servizio in città per recarci alla Rainforest habitat, a qualche km.
dal centro. Ci sono canguri di ogni razza, coi koala si può fare la foto
ed accarezzarli (profumano di eucalipto, ma non è strano ,visto che si
nutrono solo delle loro foglie). Anche i pitoni si possono accarezzare, ma evitiamo.
Ci sono uccelli di ogni tipo, pellicani, pappagalli, anatre col becco blu, tutti
rigorosamente nel loro ambiente naturale, ricreato. Siamo soddisfatti di questa
nostra ultima visita anche perché chissà quando rivedremo tutto
ciò. Ritorniamo a recuperare le valigie e con lo shuttle-bus prenotato
il gg. prima raggiungiamo in un'ora Cairns, dove ci aspetta il viaggio verso
Sydney. Notiamo che nelle strade montagnose ci sono ogni tanto delle corsie
a sinistra devo i mezzi lenti si spostano per far passare quelli più
veloci e non intralciare quindi il traffico. Mentre siamo in aeroporto telefoniamo
in cerca di trovare posto per la notte a Sydney. In due ore di volo siamo a
destinazione e con un taxi raggiungiamo l'hotel, che si trova su George Street
. E' una sistemazione tipo ostello, anche se la nostra è chiamata Suite
perché ha il bagno in camera. Nonostante il freddo per noi pungente le
finestre della stanza sono spalancate e non c'è riscaldamento!! Comunque
va bene lo stesso, vorrà dire che questa notte dormiremo stretti stretti
per scaldarci. Visto che siamo vicini al Planet Hollywood decidiamo di cenare
lì. E' un posto carino ,con mille foto di attori e cantanti, con statue
di Stallone imprigionato in un'ampolla. Non possiamo fare a meno di acquistare
una maglietta con il logo.
17°gg. SYDNEY E VIAGGIO DI RITORNO
Oggi ,ultimo gg. del nostro viaggio, lo dedichiamo allo shopping e alle foto
della città. Ci rechiamo così nel quartiere The Rock e poi al
porto, distanti 30' a passo spedito dall'hotel. Alle 12, con un taxi raggiungiamo
l 'aeroporto dove ci aspetta un 'estenuante viaggio di rientro con scali a Melbourne,
Bangkok, Roma. Ogni volta bisogna scendere dall'aereo e passare almeno un'oretta
tra duty free e punti ristoro. A Roma poi dobbiamo rifare il check-in e tra
i voli internazionali e nazionali c'è molta strada da fare e per di più
indicata malissimo. Al check-in bisogna essere tutti e due !?!? e con la gentilezza
della signorina addetta non si scherza!! Finisce il nostro viaggio con l'arrivo
a Milano miracolosamente delle nostre due valigie quasi per prime e domani riprenderà
la nostra vita di tutti i gg., jet lag permettendo, col ricordo però
incancellabile di questo viaggio fantastico.
Raffaella e Roberto