di SteveR
www.tropiland.it
Inizio con il Rece sulle Fiji 1998-2000 ; scusatemi come sempre gli orrori
ortografici...correggero' tutto quando avro' finito e lo pubblichero' in
toto sul sito: Vorrei pero' che leggeste prima un po' di storia senno' non si
capiscono bene alcune cose:
Le Fiji furono popolate fin dal VII millennio a.C. da popolazioni provenienti
forse dall'Indonesia. Sicuramente intorno al 1500 a.C. le isole erano abitate
dal popolo tranquillo dei Lapita famosi per aver lasciato molti reperti di vasellame
in tutta la Melanesia e Polinesia.
Poi gradatamente ( in mille anni ) le isole furono invase da un popolo molto
meno "pacifico" di razza negroide proveniente dalle isole immediatamente
ad Ovest. Questo popolo cruento ( da cui derivano i Fijani Melanesiani odierni
) assorbì molte usanze ed usi popolari dei Lapita ma non si fuse mai
con questi ultimi... anzi i Lapita dovettero scappare ad Est ed a Sud occupando
le attuali Tonga, Polinesia Francese, Cook, Nuova Zelanda e Hawaii fino all'Isola
di Pasqua
dando origine alla razza Polinesiana.
Il primo Europeo ad avvistare le Fiji fu il Portoghese: Ferdinando Magellano
nel 1520 durante il viaggio nel quale trovò il passaggio dal Nuovo Mondo
all'Oceano da lui battezzato "Pacifico"... ma proseguì senza
fermarsi verso le Filippine dove fu ucciso. Nel 1643 un altro Europeo avvistò
le Fiji: l'Olandese Adbel Janszoon Tasman diretto in Nuova Zelanda. Il primo
Occidentale invece che sbarcò nell'arcipelago Fijano(sull'isola deserta
di Vatoa per pochi giorni ) fu l'onnipresente James Cook nel 1774 ! Anche gli
ammutinati del Bounty ( 1789 ) ed il capitano Bligh (abbandonato con alcuni
suoi ufficiali su una scialuppa) passarono da queste parti ma la sinistra fama
dei bellicosi e cannibali Fijani fece loro desistere dall'approdare. Quindi
sino al 19° secolo le isole, pur segnate nelle carte nautiche,furono ignorate...
anzi evitate dagli Europei: sia per la mancanza di appetibili risorse sfruttabili,
sia per la pericolosa e primitiva popolazione dedita a continue e sanguinose
lotte tra clan rivali. Dopo il 1800 incominciarono i primi insediamenti Europei
per sfruttare l'abbondante legno di sandalo ai quali seguirono i missionari.
Per molti anni la convivenza con gli indigeni fu difficile(in pratica spesso
gli Europei finivano "in pentola" ... mentre i Fijani per rappresaglia
venivano sterminati con le armi da fuoco), poi finalmente nel 1854 il potente
capo-tribù Cakobau si convertì al Cristianesimo, riunì
in pochi anni tutte le isole sotto il suo controllo ed iniziò la fase
di "ingentilimento" del popolo Melanesiano (ricordo che le ultime
pratiche antropofaghe si tennero solo 40 anni fà!. Poichè però
era difficile per un semplice capo-tribù mantebere un regno così
vasto, Cakobau chiese aiuto (in cambio di un trattato di vassallaggio) alla
Gran Bretagna, poi agli Stati Uniti ed infine alla Prussia ma senza ottenere
nulla. Nel frattempo la mentalità di Cakobau, aperta al mondo Occidentale,
favorì l'arrivo di coloni Europei che svilupparono un agricoltura moderna,
soprattutto della canna da zucchero. Nel 1874 la Gran Bretagna, vista la crescente
colonizzazione (e le nuove possibilità di guadagno), pensò di
rivedere la propria posizione e di accontentare Cakobau: le Fiji divennero un
protettorato inglese.
La crescente espansione delle coltivazioni della canna da zucchero (tutt'ora
la maggiore attività in agricoltura) richiese grandi risorse di mano
d'opera e siccome i Fijani non volevano lavorare (caratteristica "cromosomica"
dell'abitante del Sud Pacifico!:-)) si decidette di importare emigrati dall'India:
nel 1879 arrivarono i primi 498 Indiani ... poi, in più riprese, altri
60.000! Anche dopo scaduto il contratto di lavoro nelle piantagioni, gli
Indiani vollero rimanere per intraprendere varie attività. Chiaramente
con l'arrivo di Europei ed Indiani arrivarono anche le terribili malattie dell'epoca
così che agli inizi del 1900 c'erano più Indiani che aborigeni
Fijani. Per decine di anni si mantenne un buon equilibrio sociale: da un lato
gli Indiani, superiori in numero e con in mano tutte le attività economiche
delle Fiji, dall'altro i Fijani Melanesiani padroni delle terre. Il 10 Ottobre
del 1970 le Fiji ottennero l'indipendenza dalla Gran Bretagna entrando nel Commonwealth
Britannico(comunque fino al 1987, anno di due golpe indipendentisti, il capo
di Stato era ancora la regina Inglese Elisabetta II) ed al nuovo stato democratico
vollero partecipare attivamente anche gli Indiani, consci di aver dato molto
al tessuto economico del paese con la costruzione di opere pubbliche, industrie
ed attività varie. E su questo la storia deve essere ancora finita di
scrivere. Infatti dopo anni di apparente convivenza pacifica ( durante i quali
le due Etnie vissero due modi di vita separati e distinti ) nel Maggio del 2000
iniziarono presso la capitale Suva una serie di tentativi di golpe, manifestazioni
e uccisioni da parte dei Fijani Melanesiani per revocare la costituzione multirazziale
del 1997 (rivista varie volte) e togliere ogni diritto civile (partecipazione
al governo e possedimento di terre o case) ai Fijani Indiani. Tutt'ora (2001)
la pace spezzata tra le due etnie è causa di forti tensioni e molti Indiani
stanno lasciando il paese. Nessun pericolo immediato (anno 2001) per i turisti
(tranne che nella capitale Suva) ... anche se sono di molto diminuiti.
Oggetto: [OT] [RECE] FIJI Vera prima
parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
Tutto iniziò l'anno prima (Ott. 1997) quando conobbi per la prima volta
il Sud Pacifico (la Polinesia Fr.) e subito fu amore a prima vista! Nonostante
i sacrifici per il lungo viaggio (costi compresi) ero rimasto così stregato
da questa parte di mondo da decidere di tornarci alla prima occasione. L'occasione
si presentò dopo qualche mese quando io e mia moglie entrammo in agenzia
per acquistare un biglietto per andare a "Parigi" una settimana (io
l'avevo vista già tre volte ma Maria mai!). Ne io, nè mia moglie
eravamo molto convinti della destinazione ma eravamo un pò in bolletta
e non era il caso di spingerci, a distanza di poco tempo, molto lontano... All'interno
dell'agenzia c'era un libro fotografico dedicato alle isole Fiji e l'impiegata
lo stava sfogliando. Ci guardammo... nessuno di noi sapeva cosa stesse realmente
pensando l'altro! ... ma una vocina a mo' di diavoletto incominciava a ronzare
nelle nostre teste.
Mentre la signora ci stava confermando il biglietto per Parigi bisbigliammo
tra noi: <<un giorno andremo alle Fiji!>> ed ancora:<<si,
certo...un giorno!>>...fu questione di un attimo e quasi contemporaneamente
urlammo alla donna dietro il bancone: <<cambi destinazione... vorremmo
andare una mesata alle isole Fiji!!! >> La donna impallidì, pensò
ad uno scherzo e quando si rese conto che facevamo sul serio non sapeva se congratularsi
con noi o scusarsi per averci tentato con il libro... Buttai giu sul momento
un itinerario personalizzato (volevo assicurarmi anche i pernottamenti per non
perdere tempo sul luogo visto il periodo di alta stagione): ero preparatissimo
sulle Fiji ... come se non avessi studiato altro in quei giorni ! riuscii infatti
a soddisfare tutte le mie voglie ad eccezione delle Yasawa: tutte già
stra-piene per Agosto... nonostante fosse Maggio! Uscimmo dall'agenzia più
"poveri" ma felici ! I giorni che seguirono furono un lungo conto
alla rovescia sino all'8 Agosto: giorno di partenza. Alle 9,45 spiccammo il
volo per Los Angeles via Linate: 15 ore di viaggio con Alitalia (fu l'ultima
volta con la nostra compagnia di bandiera a causa di alcuni episodi di scortesia).
Tra le curiosità: in prossimità della costa Americana, all'altezza
del circolo polare artico a -70°C, vedemmo gli icebergs! Sosta a Lax di
7 ore! in una sala d'aspetto desolata priva di negozi e di un luogo di ristoro
(ma eravamo attrezzati di borraccia e biscotti!) e poi imbarco per Nadi (Fiji)
... altre 11 ore (volo diretto con Air New Zealand). Una volta atterrati a Nadi
(sull' Isola di Viti Levu) ci dirigemmo verso l'uscita dell'areoporto dove c'erano
una serie di uffici turistici(erano le 5 del mattino ed era buio... ma erano
già aperti!) e dove vi consiglio di andare per un "fai da te".
Anche noi, che avevamo prenotato dall'Italia i pernottamenti, entrammo in una
di queste agenzie per convertire i nostri documenti di viaggio con i voucers
delle trutture locali e ricevere i biglietti dei voli/traversate locali, cartine,
suggerimenti... etc. Ovviamente prima ci fu l'immancabile accoglienza floreale
tipica del Sud Pacifico (collane di fiori di frangipane profumati) ... anche
se molto più pacata di quella Tahitiana! Sbrigate le formalità
prendemmo un taxi per raggiungere l'imbarco presso il tranquillo porticciolo
di Denarau Marina posto sull'Isolotto di Denarau collegato con un ponte all'Isola
madre di Viti Levu. Prima però (era presto) approfittammo dell'intraprendenza
(richiesta mancia) del tassista "indiano" per fare un giro per Nadi
e dintorni. Nadi è la città commercialmente più importante
(risiede infatti l'areoporto internazionale ) ed è anche la più
grande. Chiaramente per più grande intendo più grande della capitale
Suva (dove risiede invece il governo) ma pur sempre poco più di un villaggio!
Ovunque un brulicare di Indiani intenti a lavorare nei vari mercatini o negozi
... mentre i Fijani Melanesiani...beh ! ... loro sono più "filosofi"
nei ritmi! Poco fuori città distese di canna da zucchero si perdevano
a vista d'occhio e ricordo che la seconda volta che toccai le Fiji (nel 2000)riuscii
anche a vedere il famoso e particolarissimo "trenino della canna",
un treno in miniatura che come cento anni fa trasportava ancora sui suoi vagoncini
le balle di "sugar-cane" verso la raffineria locale. Poi fu la tappa
al tempo induista, il più grande del Sud Pacifico: ricordo che i raggi
bassi del sole all'aurora lo trapassavano da parte a parte creando un forte
effetto mistico-coreografico rafforzato dalla sagoma controluce di un monaco
indaffarato nelle prime faccende mattutine. Purtroppo il tempio non era aperto
agli "infedeli" e ci dovemmo accontentare di ammirarlo dall'esterno.
Infine arrivammo a Denarau; il porticciolo era deserto in un silenzio quasi
irreale, a pochi metri dal molo qualche piccola imbarcazione privata ed un veliero
fantasma, il mare era calmissimo... il taxi ci lasciò ed andò
via... Dopo qualche minuto spuntò all'improvviso un omone di due metri,
grasso: un tipico Fijano Melanesiano (si distinguono dai Fijani Indiani per
i capelli riccissimi e la grande mole)... mi stritolò la mano in segno
di saluto e disse: <<Bula! I 'am the Captain! >> ... pensai <<
è il capitano di chissà quale nave che ci da il benvenuto ! >>,
invece era il capitano-traghettatore-portavalige-ecc di una specie di pulmino
camuffato da barca (o l'inverso?) che però comodamente in mezz'ora ci
portò nella nostra prima destinazione: l'isola del Tesoro (Treasure Island)
nel vicino arcipelago delle Mamanucas. Nonostante la stanchezza per il lungo
viaggio, dopo aver preso possesso del bungalow a pochi metri dal mare comprensivo
di grandi gechi all'interno (dicono che portano fortuna!), ci tuffammo immediatamente
in acqua. C'era la bassa marea e l'acqua era molto torbida (dopo qualche ora
con l'inversione della marea diventerà limpidissima)... superammo il
primo tratto sabbioso per dirigersi verso la parte di barriera corallina poco
profonda: la sagoma opaca di un grande squalo ci diede il benvenuto! L'isola
era molto piccola, praticamente un banco di sabbia con una vegetazione scarsa,
circondato dai pochi bungalows... in dieci minuti si girava a piedi! Per fortuna
una piccola "bugia" (ci spacciammo per honey-mooners) ci fece guadagnare
un bungalow ( n.9 ) nella posizione migliore: non è raro infatti capitare
in isole (questo vale in qualsiasi parte del mondo) che, se anche molto piccole,
hanno lati migliori e lati peggiori e mi riferisco soprattutto al vento serale
(che può variare a seconda della posizione da assente a fortissimo) ma
anche ai fondali(sabbioso o corallino, limpido o torbido, in corrente oppure
no) e a varie romaticherie (privacy, lontananza dalla zona cena/spettacoli,
alba o tramonto fronte "amaca"...) Come ogni isola visitata nelle
Fiji anche Treasure aveva il proprio "motto"o slogan : <<Treasure
Island : one of life's simple pleasures>>. Dopo la prima snorkellata ci
mangiammo come pranzo due belle zuppe di mais, un pò di frutta tropicale,
un banana split e via a nanna! La sera dopo un pò di amaca e passeggiate
ci recammo a cena per gustare i tipici piatti a base di pesce ... praticamente
quasi simili in tutto il Pacifico ad eccezione di alcune varianti: per esempio
ci servirono un piattone di tridacne (conchiglie dal sapore e consistenza gommosa
che però digerii perfettamente nonostante l'apparenza "indigesta")
che normalmente non sono considerate in altri paesi commestibili! Continuai
la "pappatoria" con gamberoni e polpi pescati in giornata (di fronte
l'isola infatti tra i coralli, incontrai molte volte grandi polpi: octopus !
come venivano chiamati in Inglese !). Alla fine della serata feci il mio primo
incontro (il primo di una lunghissima serie che mi portò sino a Tonga)
con la magica (ed "ansiolitica") bevanda della Kava. Per una spiegazione
approfondita sulla preparazione, origine e tradizione leggete la mia pagina:
http://digilander.iol.it/Tropiland/kava.htm Fu portato il grande e tipico contenitore
di legno dalla vaga forma di un braciere, furono adagiate all'interno le radici
sminuzzate di una particolare pianta del pepe e con dell'acqua fresca e uno
straccio iniziò la solenne preparazione della bevanda. Lo straccio aveva
la funzione di "strizzare" bene la pianta per poter rilasciare
nell'acqua l'aroma (leggermente assomigliante alla liquirizia), il sapore (...di
fango!), l'aspetto (pure di fango!) e soprattutto il principio attivo "rilassante".
Ci tengo a precisare che la bevanda non ha nulla di illegale ( tanto che si
può acquistare la pianta in polvere o trinciata dappertutto e portarla
tranquillamente in Italia) ma sicuramente bevuta in dosi massicce(come fa ogni
buon Fijano e ogni buona Fijana in occasione di cerimonie, feste, battesimi,
matrimoni...etc.) da un effetto simile a quello della marjuana (cioè
beatitudine ed occhi rosso-fuoco). Preparata a più riprese la "pozione"
fu decantata in un secchio di plastica ( tipo quelli per pulire in terra...alle
Fiji ne ho visti preparare molti colmi sino a l'orlo!!!) e poi offerta. Vi consiglio
di accettare... nessuno si offenderà se non la berrete ma se lo farete
sarete considerati "più amici" ... è un pò il
"calumet della pace" del Sud Pacifico!... e poi è piacevole!
La bevanda fu servita in una tazza fatta con un mezzo cocco, rigorosamente servita
con il dito pollice inserito " a mollo ". La prima sensazione che
ebbi, appoggiata la bocca, fu quella di avere la lingua
anestetizzata come se avessi assaggiato della cocaina. Seguirono altre tazze
... il tutto nel sottofondo dei canti Fijani provenienti da un gruppetto di
persone che in disparte si stava scolando tra un vocalizzo e l'altro un bidone
di Kava e fumando chissà che cosa !
Oggetto: OT] [RECE] FIJI seconda parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
Quella sera il cielo mi parve più stellato! ... già il cielo,
quel cielo che avevo smesso di guardare da un pezzo ma che era sempre lì
a portata di naso ... tutti i giorni! La mattina seguente mi alzai all'alba...
era una magnifica alba... il profumo dell'Oceano mi faceva sentire proprio "bene"...
approfittai per andare a vedere i pesci "saltare" vicino la riva.
Un Fijano che bighellonava sulla spiaggia con il suo pallone da rugby sottobraccio
mi guardò sorridendo e con la mano alzata a mò di saluto mi gridò:
<<Bula! Friend... keep smiling and be happy, have a good day!>>...rimasi
di sasso! L'intera giornata la dedicai ad attività marine ma non riuscii
a togliermi dalla mente quell'incontro mattutino! In questa isola praticai un
ottimo snorkeling da principiante (cioè da riva!), infatti nel lato corallino
dell'isola, ben identificato da una piccola piattaforma galleggiante raggiungibile
a nuoto, c'era una fauna abbastanza ricca, in particolar modo abbondavano i
branchi... anzi sarebbe meglio chiamarli i "fiumi in piena" di grandi
(i più grandi che abbia mai visto) e coloratissimi pesci pappagallo.
Talvolta, soprattutto quando ci facevamo dare qualche avanzo di cucina, erano
così abbondanti da nascondere completamente le nostre sagome ed allora
per nuotare si urtava inevitabilmente contro i loro corpi riuniti in una variopinta
nuvola in quel cielo azzurro che era il mare. La sera assistemmo ad uno spettacolo
di danze di guerra e canti Fijani... ai quali si aggiunse anche uno show Polinesiano
delle Samoa. Si trattava ovviamente di shows improvvisati
(anche se ben fatti e con ottimi costumi) dagli stessi operai, cameriere e cuochi
della struttura... ma presto, su un'altra isola, avremmo visto qualcosa di più
vero... Il carattere dei Fijani Melanesiani si rivelò subito uno dei
migliori al mondo. Mai avevo visto delle persone tanto allegre e disponibili:
la simpatia impersonificata in quei corpulenti esseri dagli occhi neri e le
teste con le particolari capigliature riccissime a forma di globo! Ancora oggi
il ricordo di quei maestosi ma miti esseri, sempre "attenti ed intenti"
a prendere la vita con filosofia e buonumore, con serenità e gioia, contrasta
di molto con quella che è la loro storia passata di sanguinari e purtroppo
quella odierna di intolleranti e reazionari. Senz'altro posso affermare con
certezza (col senno del poi) che fu il popolo con cui riuscimmo a socializzare
di più e con maggiore facilità. Non c'era piccolo episodio, incontro
od incrocio di sguardi che non generasse una frase carina, un'amicizia od un
sorriso... o forse dovrei dire una risata. Si! I Fijani e soprattutto le Fijane
hanno l'abitudine di ridere... ridere a crepapelle per tutto ... in continuazione!
All'inizio può generare in noi, dagli animi corrotti e soprattutto diffidenti,
un attimo di sgomento... in pratica ti sembra di essere preso in giro ... ma
poi ti accorgi che non è così: è solo la loro gioia di
vivere innata che, incontenibile dentro i pur grandi corpi, scoppia all'esterno
in un'esplosione di ilarità ! basta un saluto, un episodio buffo: ricordo
di un giorno che un pescatore mi accompagnò (senza volere alcun compenso)
a fare snorkeling a largo. Poichè la situazione non mi sembrava molto
sicura (soprattutto per mia moglie) volli risalire prima del dovuto in barca
e nel salire sulla ripida e stretta scaletta scivolai risultando un po’
goffo ... beh! per tutta la settimana ogni volta che il pescatore passava nei
pressi dell'isola in corrispondenza del mio bungalow oppure riconosceva la mia
sagoma sulla spiaggia... si agitava come una scimmia richiamando la mia attenzione
con le mani e facendo poi seguire una lunghissima risata! (per un pò
l'ho odiato ... ma poi ho capito !). Anche la mattina presto quando ancora tutti
(o quasi) dormivano il silenzio veniva spesso squarciato da una sonora risata:
chissà per quale motivo e proveniente chissà da chi! E vi potete
immaginare cosa succedeva durante gli shows "casalinghi", cioè
durante gli shows organizzati dallo staff Fijano dell'isola... quando era il
turno dei balli degli uomini, le loro donne ridevano fino a piegarsi in due,
per terra, lacrimanti... e vi potete immaginare quanto tutto questo fosse contagioso!
Il riso e l'allegria è senz'altro una caratteristica comune nel Sud Pacifico
ma nelle Fiji è particolarmente marcata! Arrivò purtroppo il giorno
della partenza... Marama Maria e Turaga Stefano (così ci chiamavano per
dire Signora e Signor...) dovevano partire. Venne intonato in nostro onore,
come è consuetudine in tutte le Fiji, la canzone di "farewell"
(d'addio): Isa Lei, una canzone che narra della tristezza di un Fijano che dovendo
partire lascia le sue amate terre ed Isa Lei: il suo grande amore. Isa Lei è
"la canzone" per eccellenza delle Fiji ed è cantata ovunque
con serietà e solennità (spesso purtroppo è schernita dai
pochi turisti Europei... molto rispettata invece dai Neozelandesi che rappresentano
la maggior parte dei visitatori) (http://digilander.iol.it/Tropiland/fiji/fijipar.htm:
qui c'e' la canzone) In genere è cantata la sera prima del congedo di
un ospite: uomini e donne si vestono per l'occasione con abiti tipo "gospel
"e si dispongono in due file, una dietro all'altr'altra (ci tengono molto
a fare bella figura!); poi intonano un canto, senza accompagnamento musicale,
che ha ovunque lo stesso testo tranne che in due punti: le parole "isole
Fiji" vengono sostituite con il nome dell'isola sulla quale uno si trova
ed il personaggio narrato, con il nome reale della persona che va via! Partimmo
con un motoscafo veloce verso l'isola di Tokoriki, sempre nell'arcipelago delle
Mamanucas... vedemmo l'imponenti figure delle Fijane salutarci da lontano ed
intonare di nuovo Isa Lei... Seguì una mezz'oretta di traversata non
priva di fascino, tra le isolette disabitate e... ad un certo punto la barca
fece una brusca virata, il Fijano spense il motore scrutando la superficie del
mare: poi mi indicò l'ostacolo mancato per un pelo: <<whale ! whale!>>:
un gruppo di megattere tagliò indisturbato la nostra rotta ... poi dopo
uno sbuffo si inabbissò per scomparire definitivamente dalla nostra vista...
Tokoriki era un'isola dall'aspetto poco curato, un pezzo di terra brulla, color
marrone che spuntava dal mare dai colori azzurro-verdognoli. La poca vegetazione
costiera era formata da alberi caduti e storti. Un'unica palma da cocco isolata
sull'unica spiaggia! Il resto dell'isola era off-limit ... impossibile girarla
a piedi a causa di barriere naturali insormontabili
(montagna, scogliera...), impossibile girarla pagaiando sui kajak che i Fijani
ci mettevano a disposizione gratuitamente a causa delle forti correnti, acqua
non trasparentissima, cibi meno ricercati soprattutto a base di fritti, un aspetto
meno curato degli abitanti (sempre simpaticissimi però...) ed in più
prezzi molto abbordabili... addirittura prendi 7 (giorni) e paghi 5!... la cosa
mi puzzava al quanto e mi puzzò di più quando mi venne in contro
il direttore della struttura, un magrissimo inglese, poco più di un fantasma
vestito da "colonialista" che si era relegato (alienandosi del tutto)
da anni in quell'isola dandosi all'alcool (fin dalla mattina presto!). L'isola
può effettivamente apparire a prima vista (per i più) una destinazione
noiosa (per la quasi mancanza di cose da fare durante il giorno, snorkeling
compreso... a meno di non prendere una barca) ...in realtà all'attento
viaggiatore può dare soddisfazioni inaspettate! e per me fu così
i giorni seguenti! Il motto(verissimo) della gente dell'isola era: <<You'll
arrive as a visitors... and leave as a friend>>. Ogni sera infatti, nel
buio più buio dell'Oceano, arrivava (senza luci), in sordina, senza che
nessuno la notasse, una piccola barchetta di legno a remi, con dentro una decina
di Fijani provenienti da un isola di fronte dove c'era un villaggio molto povero,
senza acqua ed elettricità, senza servizi (più tardi la descrizione),
e vestiti con gli abiti della festa venivano a fare amicizia con noi, ad allietarci
le serate cantanto e suonando a richiesta canzoni d'amore o di guerra ... senza
volere nulla... solo la nostra attenzione, la nostra amicizia. E dopo cena si
attardavano con noi per ridere e scherzare, per raccontare fatti e storie di
altri tempi... per poi molto tardi scomparire nel mare: altri mondi! Qualche
volta portavano anche i loro figli, le loro mogli ... per farle svagare... per
regalarsi un piccolo pezzo di mondo lontano dal loro ... Ovviamente anche qui
la Kava faceva da padrone ai canti ed alle serate! In questa isola fotografai
i più bei tramonti della mia vita e passai molto tempo ad osservare le
famiglie dei pochi Fijani che vivevano stabilmente a ridosso della montagna
( poco più che baracche per coloro i quali lavoravano nel piccolo residence
) che la sera passeggiavano sulla spiaggia. Qualche giovane giocava allo sport
nazionale Fijano: il rugby
(non senza invitarti)... qualche Fijana preparava il cibo per la famiglia ed
i bambini piccoli insieme ai padri imparavano a pescare la "cena"...erano
abilissimi: prima, con una piccola rete lanciata pressochè a riva, catturavano
i numerosi piccoli pesci (probabilmente acciughe o aringhe) che sostavano nelle
acque basse, poi una lenza (con esca le acciughe) veniva lanciata nel punto
in cui i piccoli pesci saltavano (era il segnale che nelle vicinanze c'era un
predatore all'attacco) ... risultato: la cattura di piccoli tonni (carancidi)
di qualche chilo... gli stessi che, se in eccedenza, venivano cucinati nella
nostra mensa sotto il nome di "the catch of the day".
Oggetto: [OT] [RECE] FIJI terza parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
Un giorno fummo invitati nell'isola di Matamanoa, l'isola di fronte Tokoriki,
dove c'era il villaggio, a circa 15 minuti di barca. L'isola era un grande pezzo
di roccia con alcuni picchi (vulcani spenti) e poca vegetazione. Il villaggio
viveva un esistenza molto semplice: ricordo che la sera, guardandolo da Tokoriki,
era sempre buio (nonostante il villaggio fosse proprio davanti a noi a poca
distanza in linea d'aria), quindi capii che era privo di elettricità
e che gli abitanti probabilmente cessavano ogni attività al tramonto.
Ricordo anche che una sola notte, in occasione probabilmente di qualche festeggiamento
(nascita, morte, ricorrenza o matrimonio), osservai accesi grandi fuochi sulla
spiaggia e udii un suono ritmato di tamburi... Come ci avvicinammo alla spiaggia
del villaggio ci vennero incontro dei bambini su una vecchia tavola danneggiata
da surf che con le loro grida "Bula ! bula!" ci diedero il benvenuto.
La spiaggia putroppo era un pò la loro discarica ed era piena di bottiglie,
vecchi pezzi di ferro e stracci, le casette erano tutte piccolissime, basse
(come da
tradizione Melanesiana-Polinesiana), alcune costruite in foglia di palma, altre
in legno e qualche mattone, altre ancora in lamiera, una sola era completamente
in muratura (una specie di "comune" dove il consiglio degli anziani
si ritirava per prendere decisioni). L'unica acqua dolce era custodita in una
cisterna di cemento al centro del villaggio nella quale confluivano le grondaie
della case accanto... l'isola infatti non avendo falde acquifere faceva affidamento
solo sull'acqua piovana che, a giudicare dalla vegetazione, non era abbondantissima.
La gente fu molto cordiale e sorridente come sempre. In particolar modo notai
le curiose casette, tanto piccole che le persone per affacciarsi alla finestra
dovevano stare sedute in terra. Il silenzio faceva da padrone spezzato solo
dai grugniti dei maialini, dai versi delle galline e dai crepiti della legna
nei fuochi. Ogni tanto tra una casetta e l'altra c'era un piccolo orto e qualche
albero del pane, papaya e banano. La gente continuò indisturbata le proprie
faccende quotidiane fermandosi per un attimo solo per regalarci un "bula!"(il
loro saluto) ed un grande sorriso! C'era chi lavava i panni in mare, c'era chi
riposava (molti!) e c'era chi fabbricava il vasellame secondo l'antica tecnica
ereditata dai Polinesiani Lapita. Ricordo una serie di vecchiette senza denti,
sedute sull'uscio di casa, che lavoravano abilmente l'argilla (creando ciotole
o pentolini), abbellendola con decorazioni in foglia di banano e ricoprendola
di una resina scura che poi veniva cotta in un falò. Durante la nostra
visita
(accompagnati da un Fijano che avevamo conosciuto la sera prima al residence
e che viveva proprio nel villaggio) ci vennero incontro le "autorità
ufficiali": il capovillaggio e gli anziani. Ci accolsero con tutti gli
onori e ci invitarono a seguirli nella casa in muratura, una grande stanzone
con finestre e tendine, completamente vuoto, con il classico grande tappeto
in fibra di palma al centro e ... l'immancabile "Kava bowl" di legno.
Incominciarono subito ad allestire il tutto. La cerimonia del Kava fu molto
diversa da quella del Treasure (ricetta e preparazione della bevanda a parte),
infatti fu fatta secondo gli ancestrali e rigidi canoni della tradizione: <<La
cerimonia del Kava a Matamanoa: Immaginate una grande stuoia tessuta con le
fibre delle foglie della palma da cocco con sopra una grande ciotola (Tanoa)
di un legno molto duro con sotto delle corte zampe. Nella parte anteriore del
Tanoa vi sono delle corde rossastre fatta con le fibre della buccia della noce
di cocco. All' estremità delle corde vi sono attaccate delle conchiglie
bianche che saranno orientate verso un capo oppure verso l'ospite d'onore. Poi
i partecipanti si mettono a sedere sulla stuoia intorno alla ciotola disposti
a cerchio. Dietro il Tanoa prende posto l'uomo che preparerà la Kava
ed alla sua destra quello che la servirà. La Kava sarà servita
in tazze formate dalla mezza buccia della noce di cocco. Il Tanoa viene riempito
di acqua ed il preparatore dispone una certa quantità di Kava in un panno
che fungerà da setaccio, quindi immerge il panno nell'acqua e comincia
a massaggiarlo delicatamente. L' acqua gradualmente prende un colore marrone
ed opaco. Quando il preparatore ritiene sia arrivato il momento giusto, viene
offerta all' ospite d'onore (nel nostro caso un assaggiatore locale)la prima
tazza di Kava che giudicherà se la bevanda è troppo debole o troppo
forte. Se è troppo debole il panno verrà rimesso in acqua per
continuare la preparazione, se è troppo forte, verrà aggiunta
un po’ d'acqua. Una volta terminata definitivamente la preparazione, il
preparatore appoggia entrambe le mani sull' orlo del Tanoa, applaudisce tre
volte ed afferma "il Kava è pronto, o mio capo !". Ora sono
tutti pronti a bere. Il preparatore immerge la tazza nella Kava e la dà
all'uomo alla sua destra che la passa (con il dito pollice immerso) a turno
a tutti i partecipanti iniziando da quelli vicini a lui. Ogni bevitore applaude
una volta in segno di accettazione e beve d'un fiato senza pausa. Poi il bevitore
e il resto della gente seduta intorno al Tanoa applaude tre volte in segno di
apprezzamento (un rito simpaticissimo e molto serio! ... forse l'unico momento
durante il quale non ho visto nessuno ridere!) e la tazza viene ridata all'uomo
accanto al preparatore che la riempierà nuovamente. Questo processo è
ripetuto fino a che tutti non abbiano avuto una tazza da bere. Durante gli intervalli
fra una tazza e l'altra, i bevitori rilassati parlano, cantano e raccontano
storie. Gli intervalli non hanno una lunghezza determinata e tutto è
lasciato alla discrezione del preparatore. Infatti lo scopo della cerimonia
non è quello di svuotare semplicemente il Tanoa il più rapidamente
possibile, ma godere con gli altri l' esperienza comune nella della Kava. Quando
il Tanoa è vuoto, se il gruppo lo vuole, viene ripreparata un'altra ciotola
di Kava fresca ed il giro continua... Finita la cerimonia ringraziammo e uscimmo
di nuovo fuori tra le case del villaggio. Una donnona con un grande ombrello
colorato (per ripararsi dal sole) mi venne incontro con due bambine. Si agitava,
mi parlava in Fijano, indicava me e le bambine e faceva dei gesti che non capivo.
Non sapevo bene cosa volesse, avevo fatto qualcosa che non andava? (caramelle),
avevo offeso qualcuno? poi l'uomo che mi aveva accompagnato con la barca mi
spiegò: la donna voleva che facessi qualche foto alle sue bambine...
la accontentai con piacere ... poi pensando che volesse dei soldi in cambio
(gli abitanti del villaggio erano poverissimi!) tirai fuori qualche dollaro
Fijano. La donna mi disse: <<Senga!>> (sapevo che voleva dire No!)
e con la mano mi invitò ad entrare nella sua piccola baracca di legno.
Con mio stupore vidi che le pareti della baracca erano tutte tappezzate di immagini
soprattutto foto di famiglia di tutte le epoche ... ma anche manifesti pubblicitari
della Coca Cola! Capii allora che voleva che gli spedissi gli foto e, poichè
la posta sull'isola non arrivava regolarmente (o forse non arrivava affatto!),
presi accordi con il mio amico-accompagnatore per spedire il tutto a Tokoriki
ed arrivato in Italia fu una delle prime cose che feci! Poi salutai e mi recai
nel centro del villaggio. All'interno del villaggio c'era una grande piazza,
dove si radunava la gente durante le feste, con un edificio che assomigliava
ad una piccola chiesa: mi spiegarono che si trattava di una scuola che era stata
costruita alcuni anni prima, ma che però aveva presto smesso di funzionare.
Ai bordi della piazza, sparsa la voce che c'erano degli ospiti sull'isola, si
radunarono delle vecchiette per vendere quel poco artigianato che avevano prodotto
durante le loro giornate : ciotole, maschere di legno, conghiglie, ed altri
semplici manufatti. Tutto bellissimo e a poco prezzo: comprai una maschera.
Sul retro dell'isola invece notai una costa corallina con dei promontori frastagliati:
mi spiegarono che era la parte dell'isola "appartata", dove le coppiette
potevano restare da sole. Infatti tornando il pomeriggio a Tokoriki notai tra
la lista delle escursioni una gita all'isola "honeymoon", nella quale
una coppia poteva essere "abbandonata" per qualche ora in quel tratto
di costa per fare gli "Adamo ed Eva". A dire il vero una coppia con
cui avevamo fatto amicizia aveva provato l'esperienza ma durante ehm! "la
permanenza" si era trovata all'improvviso "sul più bello"
di fronte un Fijano che tagliava delle canne di bambù ... lui per niente
sorpreso gli aveva risposto in inglese: <<tranquilli... fate pure come
se io non ci fossi... devo solo tagliare un pò di legna per il villaggio!>>
La sera ci furono le danze ... qualcosa di veramente straordinario: la solita
barchetta arrivò dal villaggio al residence in piena notte (che ai tropici
vuol dire dopo le 18,30-19) con un carico di persone adornate con i tipici vestiti
cerimoniali Fijani: gonne in paglia, collane di fiori secchi colorati, foglie
di banano fresche, simboli neri disegnati sulla faccia, ed una serie di strumenti
ed oggetti. Un panzuto vecchio Fijano senza un occhio con autorità dispose
la "banda" ordinatamente su tre file: gli uomini davanti e dietro,
in mezzo le donne ed incominciarono a cantare. Le nenie Fijane furono veramente
particolari ed interessanti, i coretti ben intonati... il tutto accompagnato
solo dai loro strumenti più antichi: un tronco cavo di un albero come
tamburo (molto usato in tutte le Fiji) e le canne di bambù sbattute ritmicamente
in terra. Poi dopo le canzoni iniziarono le danze di guerra con le loro ancestrali
armi, quelle dei tempi del cannibalismo: lance e soprattutto una grande varietà
di inquietanti mazze di legno di ogni forma (a forma di ascia, a forma di alabarda,
a forma di palla con aculei, ecc.) in un crescendo di urla, grida, percussioni
sorde e... tanta, tanta Kava! La funzione fu chiaramente una ricostruzione dei
riti sanguinari che si tenevano sino al secolo passato ma era rimasta in vita
intatta perché ancora usata a scopo ricreativo durante le feste nei villaggi.
L'isola di Tokoriki mi aveva permesso di vedere molti lati autentici delle Fiji
!
Oggetto: [OT] [RECE] FIJI quarta parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
Il giorno seguente ci dedicammo ad un pò di kayak... (simil-canoa) tanto per fare un pò i "vacanzieri", che ogni tanto non guasta! Consiglio: attenzione alle correnti però... non vi allontanate mai troppo... anche l'apparente calma di una laguna protetta dal reef (come a Tokoriki) può celare un pericolo. Mentre pagaiavo piavevolmente con la mia macchinetta fotografica, cappellino, super-strato di crema solare, occhiali da sole, sguardo inebetito e manina cadente a contatto dell'acqua in un relax degno di un vero Fijano si avvicinarono due ospiti del resort che mi invitarono a fare con loro una "kayakkata" più a largo, nei pressi della barriera corallina che sorgeva cento-centocinquanta metri più giù, tra il fragore delle onde. Io che in vacanza sono in genere abbastanza prudente, soprattutto il mare, rifiutai! Dopo un pò di insistenza, i ragazzi andarono da soli verso il reef. Tutto bene sino a pochi metri dal bordo interno della barriera, quando per effetto della bassa marea, la corrente che dalla laguna interna andava verso il mare aperto si fece sentire con violenza. L'effetto risucchio fu tale che i due kayak non riuscirono a contrastare la corrente sfracellandosi contro i taglienti coralli. I kayak si persero in mare, ed i ragazzi riuscirono sanguinanti a tornare a riva a nuoto (per fortuna nessuno squalo ebbe la voglia di assaggiare il "maiale lungo", come venivano chiamati gli uomini bianchi dai cannibali). Appena a riva, i ragazzi con il torace completamente escoriato furono soccorsi dai Fijani: furono fatti distendere su una panca e... vennero spremuti su di loro dei ricchi e succosi limoni!!! La sera ci rifocillammo con il "lovo". Il "lovo" è il tipico forno "interrato". Caratteristico in tutto del Sud Pacifico, anche se con qualche variante (nella preparazione), è conosciuto con vari nomi (per esempio in Polinesia Francese è il "forno Tahitiano"). La preparazione fu lunga. Prima accatastarono molta legna e delle grosse pietre... poi fecero ardere la pira per varie ore. Nel frattempo scavarono una grande buca dove posero all'interno i grandi cartocci di foglia di banano con all'interno pesce, maiale, pollo, tapioca e patate dolci preparati dalle donne, infine aggiunsero le pietre infuocate con un pò di brace ed interrarono il tutto. I tempi di cottura, come da tradizione Fijana, furono decisi dagli uomini. Verso l'ora di cena dissotterrarono il cibo... e vi devo dire che fu una vera leccornia! La settimana a Tokoriki passò tutto sommato veloce... anche grazie ad alcune iniziative "no-profit" culturali che lo staff Fijano si "inventò" per chi non voleva fare solo una vacanza di mare... ma capire qualcosa in più su questo popolo. Infatti nei pomeriggi ci furono corsi di lingua Fijana (ricordo che è la lingua ufficiale insieme all'Inglese!), corsi per imparare ad indossare i "sulu" (sono i corrispettivi Tahitiani dei "pareo") e loro significati, corsi sull'uso di erbe medicinali, corsi di cucina e tante altre "trovate" tutte interessanti. Un altro aspetto che vorrei sottilineare non solo a Tokoriki ma in tutte le isole Fijane è l'amore che hanno le donne Melanesiane per i bambini ... si! certo è una cosa innata in tutte le donne del mondo ... ma alle Fiji è molto più marcata ed evidente. La dolcezza di queste donnone nei confronti dei "cuccioli " di uomo di ogni razza è qualcosa di veramente speciale! Ogni volta infatti che incrociavano qualche bambino, bianco o nero era uguale, lasciavano perdere tutto e lo baciavano, lo abbracciavano, ci giocavano... Non per niente a differenza di altri paesi del Sud Pacifico (come la Polinesia Francese), le Fiji accettano i bambini al di sotto dei 12 anni in quasi o tutte le strutture! non solo, ma gratuitamente hanno sempre un servizio di baby-sitter e vi posso assicurare che ci si può fidare davvero!: le simpatici "mamas", come vere chiocce con i pulcini, seguono amorosamente da vicino con il gioco, la parola, l'ascolto, la protezione, ogni bambino che viene loro affidato! Pensate che addirittura in molti resort (e non di lusso! come a Tokoriki) si organizzano cene e pranzi differiti per genitori e bambini, in modo da dare l'opportunità ai genitori di godersi la vacanza un pò più liberi (magari facendo tardi la sera per un drink od uno spettacolo di folclore) e ai bambini di stare insieme, mangiare cose diverse più appropriate e giocare un pò con le Fijane che arrivano fino a portali a letto, rimboccare loro le coperte e vegliarli fino a notte tarda... un vero paradiso anche per le coppie con figli! L'ultima notte, come consuetudine, ebbi il mio "Isa Lei"... il mio "farewell" "solennemente" personalizzato ... La mattina della partenza (dopo ben una settimana di permanenza sull'isola!) salutammo i nostri coinquilini del bungalow (i soliti gechi!), baciammo ed abbracciammo lo staff Fijano ed aspettammo sulla spiaggia l'arrivo dell'idrovolante della Turtle Airways, una piccola ma efficiente compagnia aerea nata come servizio di trasporto delle attrezzature cinematografiche alle Yasawa (Tourtle Island) per il set del film Laguna Blu (con Brooke Shields) e convertita poi al trasporto passeggeri (funziona anche come aereo-ambulanza). Dopo un pò, un rumore di motore squarciò il silenzio ed il piccolo monomotore Cessna 206's Express bianco, con l'immagine sulla coda simile alle "tartarughe ninja" con la maglietta con la scritta "bula!", atterrò in pochissimo spazio sulla piccola laguna interna e protetta dell'isola di Tokoriki ... poi con calma arrivò sino quasi in spiaggia. Il pilota scese per fare i "bisogni" sull'isola chiedendomi di "tenergli" l'aereo ... io lo ressi con le mani dall'ala, per evitare che la debole corrente marina lo allontanasse dalla riva, poi imbarcammo i pochi bagagli nella coda e partimmo con dolcezza alla volta di Nadi, o meglio del molo di Denarau dove ci aspettava un taxi Indiano che ci doveva portare all'areoporto di Nadi. Il volo sull'idrovolante fu molto scenico, infatti nella mezz'ora circa di volo, rimase ad una quota relativamente bassa (intorno ai 500 metri) e quindi riuscii a godere, dal piccolissimo abitacolo (tipo vecchia Fiat 500, sedili compreso!), della vista dell'arcipelago delle Mamanucas. Una volta all'areoporto internazionale di Nadi aspettammo la partenza del volo della Sunflower Airline (oggi Sun Air) per l'isola di Taveuni, nel Nord delle Fiji. Attenzione ai bagagli nel "solo" aeroporto internazionale: durante l'attesa due Indiani tentarono di rubarmeli e solo la mia quasi ossessiva attenzione riuscì a sventare all'ultimo momento il furto!... 2 minuti più tardi avrebbero preso il "volo" per sempre! Oggi (2001) probabilmente sarebbe stato più difficile a causa della sorveglianza armata che "blinda" letteralmente l'areoporto! Infatti se nel 1998 (anno politicamente tranquillo) l'areoporto di Nadi era un piccolo scalo internazionale brulicante di gente civile di varie razze, privo di controllo, quando tornai nel 2000 (un paio di mesi dopo i vari tentativi di golpe) lo trovai molto diverso: militari dappertutto, ispezioni a raggi x di ogni bagaglio, posti di blocco all'entrata, postazioni armate di mitragliatrici pesanti e sacchi di sabbia un po’ ovunque e così via !... si respirava decisamente un'aria molto tesa e molto differente da quella che si respirava sulle isole minori o negli anni indietro! Ma torniamo all'anno 1998... aspettai di fronte all'unico gate per i "domestic flying" l'ordine di imbarco per l'isola di Taveuni... aspettai... aspettai... ma nulla! Nonostante fosse di molto passato l'orario di decollo ancora non ci avevano chiamato! <<Strano... >> pensai e approfittando dell'unico e raro poliziotto a guardia della pista chiesi informazioni in inglese : <<Scusi, sa quando parte l'aereo perTaveuni?>> ... ma come avrei dovuto prevedere la risposta fu: <<Fiji time!!!>>. Fiji Time: questa fu la frase che più di tutte (Bula a parte, il saluto) mi sentii dire alle Fiji. Ogni volta che feci una domanda relativa al tempo, ogni volta che domandai << quando?, fra quanto?, a che ora?>> la risposta fu sempre(da tutti) : Fiji Time! Il "tempo delle Fiji" si traduce(come mi spiegò un locale) meno letteralmente in <<non ti preoccupare e lascia che il mondo si affanni un attimo senza di te!>>, uno dei concetti che meglio rappresenta la mentalità Fijana ed più generalmente l'animo rilassato delle genti del Sud Pacifico. Ricordo nel 2000 che con la scusa del "Fiji Time" (che si risolve poi sempre nell'attendere qualsiasi cosa!) e con il fatto che quindi "non mi dovevo preoccupare"... perchè alle Fiji è normale ritardare, la reception di un albergo di Nadi non volle sollecitare telefonicamente l'arrivo di un taxi che mi doveva portare in areoporto (volo internazionale per Rarotonga e Papeete - bisognava fare il check-in 2 ore prima!). Ero preoccupato per il forte ritardo ma la reception continuava a rispondermi: Fiji Time, Fiji Time! Solo quando il ritardo fu oramai osceno (un'ora prima dell'imbarco) si degnarono di telefonare scoprendo che il taxi si era diretto (per distrazione) da tutt'altra parte! Morale della favola: arrivai in areoporto praticamente a tempo super-scaduto ma per fortuna al check-in della Air New Zealand, l'inserviente "Fijana" non solo mi accettò il biglietto ma mi fece capire che secondo "il loro tempo" ero quasi in anticipo (della serie: quando le usanze superano i regolamenti!). Chiusa la parentesi del "Fiji Time" ci imbarcammo nel bimotore De Havilland DH6 Twin Otter (20 posti) che in circa un'ora e mezza ci doveva portare sulla"isola giardino" di Taveuni.
Oggetto: [OT] [RECE] Fiji-quinta parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
Partimmo senza particolari problemi, era una bella giornata di sole, poco vento,
visibilità perfetta, panorama da "sballo": tra le distese verdi
di mangrovie e la barriere coralline color turchese (volo a bassa quota intorno
ai 3000 metri max). Avevo sentito parlare di Taveuni come l'isola "giardino"delle
Fiji, ricca di corsi e specchi d'acqua, con una vegetazione rigogliosa (diversamente
dalle altre isole). Avevo letto che la media annuale delle precipitazioni era
estremamente elevata, rispetto Viti Levu, Yasawa e Mananucas; avevo anche visto
un piccolo sito internet (ora disattivo) dove veniva citato il valore di 300
gg di pioggia su 365, ma poichè si discostava troppo dalle medie delle
altre Isole Fijane avevo pensato ad un errore di redazione. Nessun errore: l'isola
di Taveuni e probabilmente buona parte Nord dell'arcipelago erano il luogo d'incontro
di varie perturbazioni che tutto l'anno portavano frequenti piogge (per fortuna
brevi in questo periodo anche se ad intermittenza continua) e forte vento a
raffiche! Capii che il clima era estremamente diverso da quello delle Mamanucas
quando incominciai ad avvicinarmi alla costa di Vanua Levu: davanti a noi un
tappeto fitto di nuvoloni neri senza fine incominciò a sballottare l'aereo
ed un vento laterale a farlo oscillare come una barchetta!. L'apparecchio volava
abbastanza vuoto: oltre io e mia moglie, c'era un enorme Fijano (così
enorme da dover stare praticamente piegato per non sbattare la testa sul tetto),
una vecchietta locale, una ragazza e due bambine europee (che giocavano con
una Barbie facendo un gran fracasso!) e molti viveri, casse di acqua minerale,
pezzi di ricambio meccanici... Ad un certo punto incominciò a scendere
di quota per atterrare... il seguito fu un incubo... l'unica volta in vita mia
che ho pensato di non farcela... almeno con un aereo (...e io non ho paura!.
Entrammo nella nuvola scura (e bassa) per uscirne dopo poco in preda ad un forte
vento: l'aeromobile si dibatteva come pesce catturato all'amo facendo dondolare
la coda ed il muso come un pendolo; ogni tanto si udiva, per fortuna brevemente,
il "bip" dello stallo, i motori erano imballati per aumentare la portanza,
totale mancanza di visibilità a causa di un'acquazzone fitto e violento
che rendeva nulli i ridicoli tergicristalli sul vetro anteriore, scricchiolii
di ogni genere... un vero pandemonio: le due bambine si zittirono improvvisamente
e diligentemente si misero a sedere con le mani ben "serrate" sotto
la sedia! Nell'ultimo tratto di discesa si incominciò, tra la forte pioggia,
ad intravedere la sagoma della pista di atterraggio: praticamente una strisciolina
di fango scavata in mezzo ad una foresta pluviale fittissima. Con mio stupore
mi accorsi che il pilota con la mano sinistra manovrava abilmente la cloche,
con la destra mangiava un pezzo di pizza rossa di notevoli dimensioni. L'oscillazione
del muso era talmente ampia da far vedere attraverso il parabrezza del pilota
un attimo la pista ed un attimo dopo la nuvola nera ... questo provocò
a mia moglie una forte nausea. Ricordo la mia prontezza di riflessi in quel
putiferio...(il tutto a pochi metri e secondi dall'atterraggio): con una mano
mi trattenni al sediolino, con l'altra tirai fuori con sveltezza il "sacchetto"
posto nell'apposita sacca del sedile, infilai la mano dentro per aprirlo, poi
la sfilai accorgendomi che mi si era appicciacata alle dita una caramella vetrosa
color fuxia con annessa carta trasparente appallottolata con scritte giapponesi
ed osso di albicocca, infine misi il tutto sotto la bocca di Maria che rovesciò
una piccola vomitata proprio nell'attimo del "touch down"... nel frattempo
la pizza del pilota era stata momentaneamente riposta tra le sue gambe. L'impatto
sul terreno ci vece sobbalzare (che colpo alla schiena ! ) ma riuscii ugualmente
a mantenere in
equilibrio (e in traiettoria) il "cartoccio" ! L'aereo poi incominciò
a sbandare per la superficie fangosa e completamente in "derapata"
si fermò sul fondo della pista evitando delle mucche e delle galline
che sostavano ovviamente in mezzo. Tirammo un sospiro di sollievo... era andata
bene! Con il gomito spannai il finestrino per vedere meglio fuori: praticamente
l'aeroporto era fornato da una baracca con il comignolo fumante e niente più...
solo foresta e cocchi. Da un lato si intravedeva un cartello di legno con una
scritta verniciata a mano: "Savusavu"! <<Savusavu?>> esclamò
mia moglie <<... ma allora non è Taveuni... è solo uno scalo
intermedio!>>... effettivamente sul sito della Sunflower era riportato
il volo diretto! Mentre facevamo queste considerazioni, l'omone Fijano scese
dall'aereo, vennero sbarcati dei grandi sacchi e ripartimmo. Il pilota fece
un pò fatica a tenere in traiettoria l'aeroplano durante il decollo,
a causa del fango, e contemporaneamente finire la pizza! Una bella folata di
vento frontale ci fece prendere quota quasi verticalmente! Altro giro, altro
regalo: dopo poco tempo raggiungemmo Taveuni ripetendo lo show dell'atterraggio
(la pizza del pilota però era finita!. Scendemmo dall'aereo, le bambine
vennero prese da una Fijana, la ragazza invece salì su una grande jeep
chiedendoci dove eravamo diretti. Effettivamente intorno a noi (a parte la ragazza)
non c'era anima viva, nessun taxi o mezzo pubblico (a dire il vero nemmeno la
strada!), solo una baracca (vuota) come aeroporto e tanta vegetazione (e vento!)
... rispondemmo che eravamo diretti al Maravu Plantation Resort... la ragazza
(che poi scoprimmo essere Tedesca) sorrise e ci disse: <<vi stavamo aspettando...
salite!>>. Partimmo con la jeep percorrendo le strade accidentate e fangose
di Taveuni. L'isola, nonostante la perturbazione atmosferica, si presentava
in tutta la sua bellezza: un' esplosione di vita vegetale come mai avevo visto!
Il nome di isola-giardino era perfettamente azzeccato, anche se ovviamente a
tanta vegetazione doveva per forza corrispondere... tanta pioggia! Taveuni è
un'isola che nonostante le piogge frequenti consiglio di vedere, sia perchè
diversa dal resto dell Fiji, sia perché meravigliosamente selvaggia.
La foresta pluviale fittissima unita alle antiche piantagioni di cocchi (spesso
abbandonate: un tempo questa pianta era molto più preziosa) formavano
un paesaggio di raro fascino. Taveuni è anche famosa per essere l'unica
isola delle Fiji dove passa il 180° merdiano (quello opposto al meridiano
0 di Greenwich) ovvero la data-line, la linea immaginaria dove avviene il cambio
di data. A dire il vero le Fiji sono attraversate dalla data-line solo geograficamente,
in quanto convenzionalmente il cambio di data si ha dalle isole Tonga in poi
(nb insegna!) in quanto queste ultime hanno l'intero territorio "al di
là" della data-line mentre le Fiji solo una piccola parte! Nonostante
ciò in corrispondenza del famoso meridiano c'era una casupola di legno
dove era segnalato il passaggio e dei cartelli ai lati di un solco tracciato
sulla terra con scritto: "oggi" e" ieri"! Non so se siano
andati mai in porto i progetti di illuminare con potenti lampade il percorso
della data-line a Taveuni per tracciare (insieme con le altre isole), con una
scia luminosa visibile dallo spazio, il meridiano duramte il cambio di millennio.
Sinceramente non penso, dal momento che oltre ad essere una grande baggianata,
poco fruibile dai comuni mortali, penso che ai Fijani poco sarebbe importato!
e poi l'isola è tutt'altro che abitata o turistica ... un vero paradiso
incontaminato, quasi disabitato, ricco di laghetti e cascatelle associate a
mille leggende e gente semplicissima. Finalmente arrivammo al Maravu (che non
per niente in Fijano significa "calmo e tranquillo") Plantation
(perchè un tempo era una piantagione coloniale di cocchi) Resort. L'atmosfera
che si respirava era quella di una "piccola famiglia". Pochissimi
bungalows, effettivamente occupati: solo il nostro e quello di una coppia di
ragazzi Tedeschi (... e questo nonostante durante l'Agosto del 1998 il turismo
"tirasse" molto bene... ma alle Fiji si possono ancora trovare molti
luoghi dove il tempo si è fermato!). Il bungalow era una ristrutturazione
di una casetta coloniale, con molti arredi originali. Tutto era pittoresco:
il letto a baldacchino con zanzariera, la poltrona in bambù, la lampada
a petrolio, le tendine con motivo floreale, il vaso dei fiori, il quadro, lo
scrittoio... una vera chicca in stile d'altri tempi! Fuori sul patio c'era l'immancabile
amaca, amica delle ore di pioggia, mentre all'interno una buona collezione di
libri di vario genere in inglese e gli immancabili gechi da soffitto! Immediatamente
fuori dalla nostra casa, la vegetazione esplodeva con cocchi, alberi del pane,
manghi, ed una marea di fiori colorati tropicali. Persino i fusti degli alti
cocchi erano completamente ricoperti di felci e bromeliacee. Nel retro c'era
un orto dove venivano coltivate ananas e papaye, più giù altri
alberi da frutta ed altri orti...praticamente buona parte del cibo vegetale
era di produzione del Maravu...sembrava di essere in pieno autunno Europeo anche
come temperatura. La calma era totale ... non si vedeva intorno anima viva...
persino lo staff del resort sembrava quasi mimetizzato, sparito... ed il silenzio
era solo interrotto dal rumore, talvolta assordante, del vento tra le foglie
dei cocchi o dalle schioppettate simili a petardi dei grandi rami di palma che
cadevano al suolo ... ne schivai più di uno per un pelo! A dire il vero
cadevano anche molte noci di cocco provocando, quando cadevano sui tetti dei
bungalows, un forte botto. Camminare infatti nella piantagione sempre battuta
dal vento a raffiche non fu molto "sicuro"... in compenso visto la
grande disponibilità di tempo e materia prima imparai ad aprire da solo
le noci da cocco, aiutandomi con un cacciavite
(che avete capito? non si svitano mica... il cacciavite lo usavo come picchetto
insieme ad una pietra!), procurandomi la merenda... e risparmiando la preziosa
acqua minerale (latte di cocco nella borraccia). La spiaggia a circa 300 metri
dal Maravu era ovviamente "deserta" e molto particolare. Praticamente
alternava tratti di sabbia a tratti di roccia nera ed era orlata da alberi secolari
dal fogliame fitto. Quando veniva l'alta marea veniva rapidamente ingoiata dal
mare insieme con i fusti degli alberi (nonostante non si trattasse di mangrovie).
Da lontano si scorgeva una baracca con un paio di tende... mi dissero poi che
era un piccolo campeggio. Presi maschera e pinne e decisi a snorkellare un pò
dariva... ottimo: la temperatura del mare, nonostante il tempo, non era fredda,
c'erano molti coralli "colorati" e non "sbiancati", soprattutto
verso il largo, e pesci nuotavano copiosi.... tanto che rimasi in acqua anche
durante le frequenti piogge. Di fronte a noi c'era lo stretto di Somosomo che,
secondo la letteratura specializzata per il diving, rappresenta uno dei migliori
fondali del mondo caratterizzato da una particolare abbondanza di coralli molli
ed una fauna molto ricca. Tra le escursioni disponibili... trekking, passeggiate
a cavallo o passsaggi in jeep per scoprire la natura dell'isola. La sera sentimmo
il battere ritmato di un legno su un tronco cavo...oramai eravamo esperti: si
trattava del segnale che la pappa era pronta!
Oggetto: [OT] [RECE] Fiji-sesta e ultima
parteGruppi di discussione: it.hobby.viaggi
La sera sentimmo il battere ritmato di un legno su un tronco Cavo ... oramai
eravamo esperti: si trattava del segnale che la pappa era pronta!(ricordo che
alle Fiji quando si sente un Tam-Tam bisogna sempre accorrere... può
voler indicare l'inizio del pasto ma anche l'inizio di uno spettacolo... insomma
genericamente parlando: una comunicazione!) Per quanto in viaggio io dia poca
importanza al cibo, se non riferito a ricette strettamente tipiche locali, devo
pubblicamente fare i complimenti al cuoco Fijano di questa semplice ma pulita
struttura: i migliori cibi come gusto e raffinatezza li trovai al Maravu! Tra
i
piatti che più mi colpirono: un pesce con una delicata salsa di cocco
(tipica), pollo sempre al cocco ed un Italianissima pasta alla Bolognese. Già,
nonostante eviti la pasta all'estero, la "famigliola" Fijana volle
preparare in nostro onore una pastasciutta e non me la sentii di rifiutare.
Al primo scettico assaggio, invece, assaporai un perfetto ragù guarnito
con il basilico, al dente... una pasta perfetta ! <<Qui, gatta ci cova!>>
pensai e chiamai il cuoco chiedendogli dove aveva imparato a fare delle pasta
così "italiana"... non poteva essere farina del suo sacco!
Infatti il cuoco mi raccontò che aveva avuto come direttore per cinque
anni un certo "Gianni", Genovese, che oltre ad insegnargli alcuni
piatti della nostra cucina aveva riportato dal suo paese una pianta profumata
che in poco tempo aveva invaso mezza collinetta: era basilico che a queste latitudini
e climi diventava un cespuglio perenne... Dopo cena ci fu una festa, tanto per
passare allegri la serata... lontani da radio, Tv e giornali ... una festa dove
era forte la sensazione di sentirsi a milioni di km di distanza dalla terra,
fuori dal mondo reale... come in un bel sogno!: eravamo gli unici forestieri
(la coppia di tedeschi era tornata dopo cena nel bungalow ed i titolari della
struttura, un fratello ed una sorella anch'essi tedeschi, erano assenti!) e
nonostante ciò non ci sentivamo assolutamente a disagio. Partecipammo
ai loro canti (rigorosamente solo voce e percussione) ed alle loro danze. Con
molta allegria una donnona Fijana mi trascinò brutalmente al centro della
stanza tenendomi stretto (immobilizzato!) tra le sue braccia per ballare, mentre
uno dei tanti omosessuali Fijani (ricordo che nel Sud Pacifico l'omosessualità
fa parte della normalità, spesso incoraggiata dalle famiglie di origine...
leggi il mio racconto sulla Polinesia Francese o Tonga) invitò gentilmente
e con raffinatezza mia moglie ad un giro di danza. La serata passò veramente
in allegria e fu veramente come condividere la vita reale dei pochi abitanti.
Ovviamente un folto gruppo di uomini e donne, in disparte, iniziò la
cerimonia del Kava... prima pregando solennemente, poi con una serie di atavici
gesti, dando il via alla preparazione. Una volta realizzati tre o quattro bidoni
colmi della bevanda "magica" si avvicinarono a noi e tutti insieme
continuammo la festa! Le danze, tutte abbellite dai costumi colorati locali,
andarono avanti per ore e fu per me un onore assistere come unico spettatore
(oltre ovviamente a Maria) all'esibizione disinteressata delle coreografiche
"funzioni" Fijane. Il mattino seguente mentre passeggiavamo sulla
spiaggia si avvicinò una Fijana e ci invitò ad un matrimonio che,
come tradizione, si doveva tenere poco prima del tramonto in riva al mare: una
coppia di Tedeschi residenti alle Fiji , infatti, si sposava (realmente) con
il rito civile. Fu molto interessante parteciparvi, sia perchè sempre
più ci sentivamo "di casa", quasi oserei dire tutt'uno con
la comunità locale, sia perchè, nonostante il rito ufficiale fosse
moderno, venivano seguite quasi tutte "regole " millenarie Fijane.
Innanzitutto fu creato il tipico "baldacchino " di rami impreziosito
da foglie di palma fresche intrecciate. In terra furono stesi tappeti di fibra
di palma sopra i quali fu posto un trono, mentre come tetto fu adagiato un vecchio
tessuto di tapa (una antica e complessa lavorazione delle foglie del gelso battute).
Ovunque intorno al trono furono aggiunte stoffe con i tipici disegni decorativi
astratti Melanesiani. Tutti gli abitanti del villaggio vicino, vestiti a festa
con abiti dai disegni e colori sgargianti, si radunò nei pressi della
spiaggia cantando e portando molte corone di fiori... infine si sedette sulle
lunghissime stuoie di palma che erano state distese tra i cocchi in riva al
mare. Un Fijano in giacca, cravatta e gonnellino comandò la cerimonia.
Seguirono altri canti e balli... e per diritto di modernità: anche un
bicchiere di spumante! Poi dal nulla spuntarono un gruppo di ragazzi carichi
di secchi dell'immancabile Kava (quasi un ossessione ... molto più che
a Tonga!). Infine come detta la tradizione propiziatoria dei matrimoni Fijani,
gli sposi furono fatti salire su una barca e si allontarono all'orizzonte come
ingoiati dalla luce accecante del tramonto rosso fuoco... Appena fece buio tornammo
al nostro bungalow... per fortuna avevamo con noi la nostra fida torcia elettrica,
dal momento che ovviamente in queste isole quando si fa sera, non si vede assolutamente
nulla! Trovammo la via giusta del ritorno anche grazie ad alcune fiaccole che
erano state accese nella parte comune del resort, vicino la piscina (... oramai
in completo abbandono e piacevolmente auto-trasformata in un laghetto dove i
rospi si accoppiavano!). Arrivò anche per Taveuni il momento della partenza:
lo staff Fijano battendoci le mano e riempiendoci di corone di buganville e
frangipane, ci cantò gioiosamente il nostro "Isa Lei"!... poi
salimmo sulla Jeep e rivolgendo lo sguardo verso i nostri amici seguimmo con
gli occhi da lontano il movimento labiale delle parole (che oramai sapevamo
a memoria) della canzone d'addio... non senza pensare con preoccupazione al
viaggio di ritorno verso Nadi (turbolenze!). Per fortuna il volo fu un tantino
migliore (ma non troppo) dell'andata, solito aereo vuoto (Twin Otter), scalo
intermedio questa volta nella vicina Laucala, solita oretta e mezza panoramica
e così via; ... appena avvistammo la costa di Viti Levu il sole tornò
a brillare in un cielo privo di nuvole e gli sballottamenti del vento cessarono.
Putroppo però eravamo anche alla fine della vacanza! Poichè il
volo per l'Italia (circa 60 ore complessive via Rarotonga, Tahiti e Los Angeles)
era previsto per il giorno dopo ci eravamo organizzati per pernottare un giorno
nella squallida Nadi ed avevamo scelto un Hotel di buon livello (dal momento
che di "verace" e tipico non c'era niente): il Nadi Sheraton Fiji
di Denarau Island, uno di quegli hotels di "transito" dove il lusso
faceva da padrone con mega-campo da golf, campi da tennis, vari ristoranti "tematici",
sale per massaggio e sauna, discoteca, palestra, fontane, piano bar, negozi
di artigianato e gioielli all'interno, parrucchieri, windsurfs, belloni muscolosi
con occhiali da sole e drink in mano, formose "accompagnatrici" di
colore, piscina con "pool-bar", un vero impatto devastante dopo la
semplicità dei luoghi dove avevo alloggiato... tutto quanto l'occorrente
per farmi inorridire! ... e allora voi mi direte "perchè ci sei
andato?"... beh! a voglie sbaglio anch'io!... non credevo esistesse tanto
lusso alle Fiji!... ma la buona sorte mi stava riservando una grandissima e
graditissima sorpresa! Vorrei far notare come tutta questa folla di granosi
turisti, come questa abbondante "dolce vita", come tanta mondanità
fu effimera. Due anni più tardi, nel 2000, dopo lo scoppio dei disordini
a Suva, infatti il turismo ebbe una tale frenata (ci furono addirittura molte
prenotazini disdette) che lo Sheraton chiuse a tempo indeterminato, molti voli
internazionali furono momentaneamente ed improvvisamente soppressi e ricordo
che quelli che un tempo erano alberghi
(mi riferisco agli hotels nei dintorni dell'aeroporto internazionale di Nadi)
brulicanti di gente e divertimento, diventarono veri e propri cimiteri dove
io e mia moglie ci aggirammo come fantasmi tra i corridoi silenziosi e tristi
testimoni di un fasto appena passato.. Ma torniamo all'ultima sorpresa che mi
riservò questa fantastica terra. Appena sistemati i bagagli in camera
andammo a fare un giro di perlustrazione. Ovunque tanta gente... la spiaggia,
deturpata da lettini ed ombrelloni non mi ispirò neanche ad indossare
il costume da bagno...
tirai diritto verso i negozi ed alcune bancarelle all'interno dello Sheraton
... tutto bello ma a prezzi decisamente poco competitivi. Infine andammo a prenotare
un tavolo per le 21.00 al ristorante fronte mare (alla reception mi avevano
avvertito che la prenotazione era obbligatoria!). Era un giorno triste perchè
l'indomani sarei dovuto partire via e perchè non ero riuscito a vedere
una cosa, della quale avevo sentito parlare, ma che avevo capito essere molto
più rara di quello che pensassi... in ogni isola avevo chiesto di verderla
ma tutti mi avevano risposto che era impossibile... e quindi oramai avevo perso
tutte le
speranze... Mentre bighellonavo nel gigantesco hotel vidi all'improvviso tra
la
vegetazione spuntare un enorme fumo... incuriosito (pensavo che fosse uno dei
frequentissimi incendi che sia nel 1998 che nel 2000 avevo visto divampare nell'arcipelago)
mi avvicinai. In reltà si trattava di un enorme falò, grandissimo!,
posto al centro di una vasta arena di erba e terra ... immediatamente le mie
speranze si riaccesero... fuori non c'era alcun cartello, nessuna indicazione...
per un profano o comunque uno che non avesse letto approfonditamente le leggende
delle Fiji, sarebbe sembrato un normale fuoco acceso per bruciare le potatura
o l'immondizia ma per me era diverso... Corsi immediatamente alla reception
e chiesi se si trattava di quello che pensavo...ed era così: era previsto
l'arrivo dei "Firewalkers"! La felicità fu tanta che ci precipitammo
a disdire la prenotazione per la cena. Verso le 21.00 ci incominciammo ad avvicinare
al grande fuoco. Altre persone interessate (a dire il vero non molte) allo spettacolo
incominciarono ad affluire: tutti ci disponemmo in circolo, un pò sull'erba,
un pò su alcune sedie. Una grossa Fijana radunò tutti i bambini
dei turisti a sè e li dispose in prima fila, seduti in terra, sotto il
suo attento occhio vigile. Ora devo fare una premessa: come dice la parola stessa
i firewalkers sono coloro i quali cammninano sul fuoco. Alle Fiji è una
tradizione antichissima derivata dalla tribù di Sawau che vive nei quattro
villaggi sul lato sottovento ed a Sud dell'isola di Beqa. Tutt'ora la pratica
è esercitata solo dai membri dei villaggi dell'isola di Beqa (ecco perchè
è uno spettacolo raro da vedere) e si rifà alla leggenda di un
dio che sacrificò la propria vita per donare agli abitanti il potere
di dominare il fuoco. Prima di passare alla descrizione volevo sottolineare
la differenza di
significato che assume il gesto tra i firewalkers Melanesiani rispetto quelli
per esempio Indiani (pure presenti alle Fiji). I primi infatti praticano il
camminare sul fuoco (anzi sulle pietre infuocate) solo a scopo evocativo per
commemorare un evento (in questo caso il sacrificio del dio), mentre i secondi
camminano sulla brace ardente (e non sulle pietre) come atto di fede ovvero
come atto di devozione a Krishna e purificazione dell'anima a dimostrazione
che con la fede si può vincere anche il dolore. Innanzitutto vi fu la
spiegazione in inglese sulla preparazione del fuoco. Dapprima veniva scavata
una buca di circa quattro metri di diametro e profonda uno, poi sul fondo di
questa venivano ammucchiate grandi pietre e ricoperto il tutto con una grande
quantità di legno. In seguito veniva dato fuoco alla legna e lasciata
ardere per almeno 8 ore (e questo posso testimoniarlo perchè effettivamente
notai il fuoco appena arrivato a Nadi, poco dopo pranzo, e fu spento solo la
sera... ). Durante i giorni precedenti la cerimonia i partecipanti (rigorosamente
scelti di volta in volta dal Bete cioè dal sacerdote del villaggio) erano
stati in ritiro, separati dalle donne e dai famigliari, in regime di astinenza
sessuale ed evitando di mangiare il cocco (???). Ovviamente nessuno doveva barare
in quanto la superstizione narrava che colui il quale non si era comportato
onestamente non sarebbe stato refrattario al calore... in pratica chi "sgarrava"
si bruciava! Purtroppo non ho materiale fotografico perchè la cerimonia
fu fatta alla luce di piccole fiaccole ed a distanza di una ventina di metri
da me, quindi il piccolo flash della compatta, nonostante i 400 asa, non riuscì
ad impressionare a sufficienza il rullino. Partecipararono al rito anche altri
Fijani dell'isola di Beqa in veste di preparatori/incitatori dei firewalkers.
Quando arrivò il momento, questi ultimi in preda all'eccitazione vennero
condotti dal Bete per preparare l' arena per i firewalkers. Muniti di lunghi
bastoni e lacci (dei viticci verdi detti "walai") incominciarono a
frustarsi le estremità dei piedi e delle mani ... mentre i più
giovani toglievano dal fuoco la legna ardente. Mentre avveniva la fustigazione
pubblica tutti insieme cantavano: "O-vulo-vulo"! Una grande felce
arborea chiamata "Waqa-bala-bala" (che si dice contenga lo spirito
del dio) venne posta nella buca in direzione del Bete. Poi con l' aiuto di un
grosso bastone vennero livellate e riposizonate meglio le pietre infuocate.
Quando le pietre furono in posizione, il Bete le controllò attentamente
per verificarne la stabilità. Quando tutto fu pronto, venne aggiustata
di nuovo la "Waqa-bala-bala" in base ai comandi del Bete con la base
rivolta nella direzione dalla quale arrivararono i firewalkers ( tutta la procedura
fu lunga e complessa). Gli uomini del villaggio che avevano preparato il "forno"
si disposero in circolo attorno la buca lasciando il solo spazio per l' entrata
dei firewalkers. Il Bete controllò ancora il tutto ed al grido "Vuto-O"
iniziò la cerimonia. I firewalkers sbucarono all'improvviso e si avvicinano
di corsa alla buca. Venne tolto rapidamente il "Waqa-bala-bala" e
singolarmente i firewalkers salirono sulle pietre infuocate, camminandoci sopra
come se nulla fosse. Non sembravano soffrire neanche un pò il calore!...
il pubblico era in religioso silenzio! I firewalkers intorno al fuoco innalzarano
grida e canzoni. Intorno alle loro caviglie si poteva notare un laccio formato
dalle foglie della felce, chiamato "Drau-ni-bala-bala" che aveva la
caratteristica di essere ignifugo. E' tradizione al termine della cerimonia
sottorrare questi lacci nella buca insieme a quattro ceste speciali contenenti
delle radici commestibili (il Taro): questi oggetti prendono simbolicamente
il posto degli esecutori nella buca infuocata. Infine la buca venne ricoperta
parzialmente di terra. Secondo la tradizione dovrebbe essere completamente ricoperta
di terra e abbandonata per un periodo di quattro giorni, dopo i quali, il forno
dovrebbe essere dissotterrato dai firewalkers e le radici cotte mescolate con
acqua e mangiate (... questo mi ricorda tanto il Lovo!). Quando la cerimonia
fu definitivamente finita e tutti andati via ci avvicinammo di soppiatto alle
pietre infuocate... lo so! non era un gesto carino... ma i nostri animi diffidenti
imponevano una conferma diciamo" di tipo galileano": appoggiammo la
mano per sentire la temperatura: i nostri ditini, puniti per lo scetticismo,
rimasero incollati nella nuda roccia!:-(Le Fiji ci avevano proprio soddisfatto
ed erano riuscite a stupirci sino all'ultimo giorno! Spero tanto che gli abitanti
di questo paradiso riescano un giorno a convivere in santa pace rendendosi conto
che c'è posto per tutti... ma so che sarà molto difficile!
Ciao, Steve