Ghana - 15 Luglio, 17 Agosto 2003Diario di Viaggio |
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Venerdì 18 Luglio
Questa nazione è un manicomio!! Hai sempre attorno 2000 persone, e non
capisci mai se si vogliono rendere utili, hanno un secondo fine, ti vogliono fregare
qualcosa.
Ok, da capo: stamattina Pastor Chris ci ha spiegato qualcosa per il campo (tra
cui “se vi viene la febbre, don’t worry, non siete già andati,
eh!”) e qualcosa delle usanze ghanesi, e poi ci ha caricati tutti sul pick-up,
insieme ai bagagli, in 8, più Daniel che guidava. Chiaramente, nel cassone
coi bagagli, c’erano tre baldi giovani, io, David, Sven. Nessun problema,
è anche piacevole (se non pensi che se batti muori, chiaramente!);
un po’ meno alla stazione dei tro-tro.
Ragazzi, un manicomio, divertente all’inizio, dopo un po’ stressante.
Immaginatevi 3 disgraziati bianchi, nel cassone di una jeep che non può
praticamente muoversi dalla bolgia di gente, circondati da un milione di neri
che ti chiamano, ti salutano, ti danno la mano, chiedono dove vai, gli piace il
tuo orologio, e te devi guardare i bagagli di 8 persone, e ogni tanto scende Daniel
a scacciare un po’ di gente, incazzandosi, e te pensi che è uno contro
tutto il Ghana, e … ok, ci siamo cagati un po’ sotto. Come ho detto,
è che non riesci mai a capire se si vogliono rendere utili, se sono amichevoli
o cosa. In realtà alla fine nessuno ci ha dato veramente noia, probabilmente
siamo noi a non essere abituati.
Sabato 19 Luglio
ore 16.15
Siamo arrivati al campo… e adesso si che ci sarebbe da piangere;
il telefono non piglia, non c’è acqua corrente e si caca in una
buca di un metro per 50 cm alla quale si può accedere mediante 4 assi
poste sopra dove poter mettere i piedi. Non ci rendiamo conto veramente conto
di quello che abbiamo finché non lo abbiamo più! Quanto è
vero!
Sono venuti ad intervistarci dei "simpatici" guaglioni giornalisti
che volevano intervistarci tutti... io me la sono squagliata di brutto, odio
i teatrini! Stamattina invece ci hanno portato a conoscere la comunità
di questo paese, abbiamo fatto il giro di 2 chiese e di una scuola media, ci
hanno chiesto di presentarci 3 volte, e poi, altro teatrino che io odio, ci
hanno fatto cantare una stupida canzoncina come se fossimo in un villaggio vacanze
(magari, S. Domingo!!!). A parte questo oggi pomeriggio scenderemo in questo
"splendido" paesello per tentare di telefonare a casa. Prego Dio di
farcela! Poi si preoccupano e come minimo mettono in moto tutte le ambasciate
per cercarmi. Stasera poi si proverà l'ebbrezza della doccia coi secchi.
<<Voglio andare a casa, la casa dov'è?>> risposta: parecchio
lontano! E ancora ho difficoltà ad abituarmi. Primo shock emotivo: arrivare
ad Accra all'ufficio Volu, avere paura di morire infestata dai pidocchi, poi
però ce l'ho fatta. Adesso il secondo shock emotivo in pochi giorni,
7 ore di viaggio per arrivare qui e non avere niente di niente, avevo almeno
sperato nel cell ma anche quello mi ha abbandonato! Speriamo di abituarsi presto
e speriamo che lavorando le giornate passino veramente in fretta. Fra
Ok, vediamo di riordinare le idee...ieri niente aggiornamento, la giornata è
stata un manicomio, ah, già, avevo già scritto sulla mattina.
Il viaggio è durato circa 10 ore (durante le quali ho benedetto il tanto
deriso GPS di David, che ci diceva circa dove eravamo). Per Kumasi sono 280
km, e ci abbiamo messo 7 ore! Sull'autobus, un casino infernale per i film in
videocassetta (2 ghanesi, uno giapponese), tenuti a tutto volume. Un tempo disastroso,
diluvia tutto il tempo.
Mi è venuta in mente una frase consona ieri sull'autobus, mentre gli
stati d'animo si alternavano: mi sento come un bambino venuto al mondo da poco,
bombardato in ogni suo senso da stimoli nuovi, strani, complicati. A differenza
di un bambino noi abbiamo un punto di riferimento, i nostri standard, e ovunque
guardi non c'è niente che sia uguale a ciò che sei abituato a
vedere. Puoi vedere una macchina, ma sarà scassata, vedi una casa in
muratura, dove ci sono, ma sarà scortecciata, e comunque circondata da
terra rossa e bambini scalzi, e così via.
Ok, ora siamo al campo, e stamattina siamo stati introdotti alla comunità:
siamo stati in due chiese, dove siamo stati presentati (anzi, ci siamo presentati)
uno per uno ad una platea di agona-esi (Agona è il nome del paese) rivestiti
per la messa, e poi in una scuola, dove siamo stati presentati a una folla di
studenti di tutte le età, che ci hanno acclamato ai nostri camp name:
il mio è Anokye (un re Ashanti).
Oggi abbiamo avuto anche i nostri primi pasti ghanesi: uno sbobbone di riso
scotto a colazione, con pane e margarina, plantano e yum con salsa di pesce
a pranzo. La cena abbiamo deciso di prepararla io e la Francy, alla richiesta
degli spaghetti, ma non ci è venuto assolutamente niente di buono: sapevano
solo d'olio di qualche cosa (non oliva), anche se c'erano pomodori e tonno.
Di fame comunque non si muore, ma tanto tanto non si mangia (per i miei canoni).
Ci siamo anche resi conto come ti possa mancare un rubinetto da aprire all'occorrenza.
Sembra banale, ma se si pensa a quante volte ci laviamo le mani, sciacquiamo
un bicchiere o il piatto...addirittura rigoverniamo i piatti in un unico zangolone,
e poi li sciacquiamo in un altro... da vomitare!
Ultima nota, poi crollo dal sonno, anche se sono le 22 neanche: ho utilizzato
per la prima volta la nostra meravigliosa latrina, una buca con l'acqua, sul
retro, coperta da un paio di lamiere, in cui la fai stando in piedi su un paio
d'assi. Non male, comunque!
Domenica 20 Luglio
Solo due parole, sono le 11,58 e domattina cominciamo a lavorare.
Va decisamente meglio, comincio(amo) a sentirmi a mio agio in terra d'Africa,
non ho più quel senso come di peso (sarà forse che l'ho fatta
dopo quattro giorni?), e l'idea di aver sbagliato aereo, sbagliandolo con quello
per l'all-inclusive delle Maldive torna solo in certi momenti, tipo quando ti
manca l'acqua corrente, o devi sistemare la zanzariera, insomma, quando ti mancano
le più banali comodità che hai a casa.
La mia immagine simbolo di questa avventura africana è impressa sul "rullino"
elettronico della mia macchinetta digitale: una strada
di terra rossa circondata da strane piante e alberi slanciati con la chioma
lassù, altissima, che corre dal nulla verso il nulla, anche se dietro
la curva c'è il villaggio che ci ospita, e, se cerchi bene, dietro di
te c'è la scuola che ti ospita.
E i bambini, a giro per il villaggio, che ti chiamano, Obroni, obroni, obroni,
finchè non ti giri e li saluti, o altri che ti guardano in gruppo, zitti
e fermi, e si accendono tutti insieme quando dici "Hi!", e cominciano
a seguirti e salutarti. E, ultima cosa per stasera, il bambino che ti chiama
Anokye, perché ti ha riconosciuto da stamattina, nel giro delle chiese
(non 7, ma quasi) per le presentazioni. E' un paese di non so quante anime,
non pochissime, ma ci saranno 30 chiese! In una ci hanno addirittura benedetto:
sembravano in frenesia! Tutti con gli occhi chiusi, parlando velocissimo.
Pomeriggio, niente da segnalare, solo l'ora passata al communication center
a tentare di chiamare, senza riuscirci.
Dopo cena, briefing, in cui volevano togliere l'acqua potabile nei sacchetti,
perché la lasciano a mezzo (europei!) e in tutti gli altri campi bevono
quella normale senza problemi. Vivaci proteste, ce la compriamo da soli! Costa
5000 cedis (0.50 euro) una busta con una quarantina di sacchetti da mezzo litro.
Incredibile!
Comunque, domani cominciamo a lavorare: dobbiamo riempire le fondamenta della
scuola con la terra.
Aggiungo solo questo: chiacchierando col campleader (Tincutter), gli ho chiesto
quanto può costare una casa in Ghana: 2 camere, bagno, una sessantina
di metri quadri, 1000 euro!!!! E David ne paga 2000 al mese di mutuo (dovevate
vedere la faccia del campleader a questa affermazione!)
Lunedì 21 Luglio
Non sono tutte rose e fiori. Abbiamo cominciato a lavorare, e la cosa è
dura, pure parecchio, e, ai nostri occhi europei, pazzesca. Ci sono le fondamenta
di una scuola, saranno 150 metri quadri, a sezioni, piene di monti di terra.
Le dobbiamo spianare dove ce n'è troppa, e riempire dove ce n'è
poca... tutto a forza di pale.
Drammatico.
Non è possibile, faremo in 3 settimane quello che una piccola ruspa farebbe
in un paio di giorni. E la ruspa non dura fatica, noi si, e tanta. In questo
momento, ore 14 circa, dopo pranzo, siamo tutti (tranne gli africani) cotti
come dei culi, chi dorme (molti), chi scrive il diario (di più), chi
si fa la doccia (uno solo, perché la stanza per la doccia è una,
e i secchi sono pochi). Siamo tutti lerci come dei bastoni da pollaio, ho la
terra ovunque!
In più, ho dovuto anche fare una visita notturna alla nostra fantastica
latrina (che puzza già come un facocero thailandese), e non è
un'esperienza molto piacevole. Un'infinità di animali (che te non vedi)
fanno rumore intorno al tuo culo...
Ok, continuo dopo, mi aspetta una fantastica doccia, ho a disposizione ben un
secchio d'acqua...
...Ah, ora è tutta un'altra storia. Anche se con i secchi, la doccia
ti rimette in sesto.
Ore 19.35!!
Abbiamo già cenato!!? Alle 6.05! Hanno preparato gli spaghetti che qui
in realtà hanno la consistenza degli spaghettini di riso del ristorante
cinese, ma devo dire che erano molto meglio quelli di stasera che hanno fatto
loro. Per forza, li hanno fatti alla ghanese con gli ingredienti giusti. Sfido
chiunque a preparare un piatto italiano qui... e intanto mi passano nella mente
piatti di lasagne, spaghetti alla carbonara, penne sul pesce... mi sto facendo
del male e parecchio.
Comunque oggi sveglia a un quarto alle 7, beviti il tuo caffè istantaneo
ristretto all'italiana o un teino con un chilo di zucchero per tirarti su e
poi vai a lavorare come un ciuco spalando terra rossa come la ruggine che ti
macchia e ti tramuta in un uomo di merda, sudicio e puzzolente. Alle 9 ti avevano
promesso una colazione decente (anche perché dopo 2 ore che sgobbi senza
mangiare niente vai in terra come un cocco!) e un'ora di pausa (?) ma ti mangi,
direi per forza, una sbobba di riso e altro stracotto con il latte condensato
e un altro kg di zucchero, un panino con la margarina salata e volendo anche
un uovo sodo in aggiunta. Tornatene a lavorare fino all'1 e fai lo stesso movimento
per 5 ore anche perché un'ora di pausa si è trasformata in un
quarto d'ora (bugiardi). Poi fatti una doccia con i secchi lavandoti pure i
capelli e poi sciacquateli con un bicchiere. Poi vai in città e tenta
di comprare una scheda telefonica ma nessuno te le vende perché chi se
ne occupa è andato chissà dove, poi arrivano delle bambine che
ti vendono la scheda ma è presto per telefonare, fermati in un "bar",
compra due coca, bevi e rendi la bottiglia assolutamente. Provi a telefonare
e alla Ghana Telecom non funzionano i telefoni. Vai allora al call center, entri
e trovi un omino che dorme sul divano, ti scoccia di svegliarlo e allora rinunci.
Domani proverai ad andare a Kumasi, a 40 minuti da qui e pregherai in tutte
le lingue che il tuo cell prenda almeno in centro per poter finalmente parlare
con i tuoi e dire loro almeno che chiamerai quando chiamerai. Poi contesta qualche
decisione e scopri di non essere esattamente "libero" come pensavi.
Tu devi lavorare e partecipare alle attività del campo-camposcuola, disciplina,
rispetta il capo ecc. Il tutto intervallato da qualche cacatina sciolta (oddio
cosa non c'è in quella buca, guardi dentro e capisci che siamo tutti
sulla stessa nave che va alla deriva) e qualche pasticchina per la malaria.
Morale della favola: siamo nella merda fino al collo (!)...speriamo almeno che
non faccia l'onda (e in tre settimane mi sa che arriveremo anche a quello!).
Fra
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