Lisbona - Maggio 2003
Diario di Viaggio
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9/5 - Venerdì
Stamattina sugli attenti presto, per essere fuori di casa alle 7,45! Si narra di gente che si è svegliata alle 6 (e ha pure troncato lo schiantadores (scaldabagno) della Maria!). In fretta e furia raggiungiamo la stazione degli autobus in Saldanha, dove ci attende un comodissimo autobus granturismo a due piani con dei seggiolini comodi, ma così comodi, che tempo dieci minuti già ronfavo come un ghiro tailandese. Del viaggio non mi sono neanche accorto (così come la Francy), mentre la Sara e la Fede se la sono chiacchierata tutta. Mah, chissà come hanno fatto.
Arrivo a Coimbra verso le 10 e mezzo, per raggiungere il centro poco dopo. Il centro cittadino si è presentato subito tutto vicoli, stradine e mercati, tutto su un saliscendi uguale, se non peggio, a Lisboa. Raggiungiamo la cima della collina che ospita il cento e la famosa università. Arrivando da dietro, come abbiamo fatto noi, si incontra l’ala nuova dell’università. Che ti fa domandare perché diavolo sia così famosa e visitata. In realtà, la vera università è veramente molto bella. Effettivamente c’è una bella differenza tra frequentare le lezioni a Santa Marta e in aule come quelle, coi bachi di legno in salita, gli azulejos alle pareti, e i mobili di legno massello in stile. Vabbuò, sono un po’ invidioso…
Per pranzo decidiamo di sfruttare i prezzi favorevoli del bar dell’università, che propone delle fantastiche baguette farcite per poco più di un euro, anche perché c’è da aspettare il nostro turno per la visita della biblioteca joannina, una vera chicca! Non mi ricordo quanti mila volumi, alloggiati in mobili scaffalati in legno rosso, verde,nero e dorato, alti fino al soffitto. Uno spettacolo.
La visita di Coimbra prosegue girando ancora per la cima della collina, tra i quartieri degli studenti, dai quali pendono numerosi manichini impiccati. Qualcosa tipo la Goliardia fiorentina, credo.
Sè NovaUn bel quadretto lo offre anche la Se Nova, la cattedrale nuova, e, a poca distanza più sotto, la Se Velha (Cattedrale Vecchia), chiaramente chiusa, solo oggi, per lavori di pulizia. Claro, no?
A questo punto decidiamo di accontentare la Fede, che da qualche ora ci rammenta il monastero dove vive Lucia, l’ultima depositaria dei segreti di Fatima, perché, così dice, l’ha visto a sereno variabile e sua zia le ha detto che non se lo deve perdere assolutamente. Chiaramente anche la mitica Lonely Planet non è immune da gravi errori come questi, e non riporta questa indicazione (spero si capisca che sto ironizzando, eh!). Puntatine quindi all’ufficio del turismo, dove la gentile impiegata ci indica il favoloso monastero, raggiungibile con il tram. Eccoci quindi ad attendere l’autobus meno frequente di Coimbra e dell’intera comunità europea, che si materializza dopo 30-40 minuti di attesa. Chiediamo al conducente di indicarci la fermata giusta, scendiamo, ed è qui che tutto l’alone di mitologia che circonda il monastero di clausura di suor Lucia si manifesta: (voce di Fantozzi su On) un terrificante casermone in stile cubista (nel senso che è un cubo), chiuso completamente ad ogni tipo di sguardo. Mentre siamo indeciso se uccidere o no la Fede (e sua zia) per averci consigliato questa ottava meraviglia del mondo moderno, come per magilla si apre una porta, e una suorina (sarà mica proprio Lucia) ci chiede se vogliamo visitare la chiesa. Con le lacrime agli occhi e le ginocchia tremanti, rispondiamo di si. A questo punto veniamo scambiati per quattro pellegrini (“venite da Fatima?”), e, ormai presi dal nostro ruolo, fingiamo (più che altro io e la Sara, dato che la Fra e la Fede un minimo di praticanza (eh?) cristiana ce l’hanno) la più pia delle visite, finché suor taldeitali non viene a riaprirci la porta.
Spendiamo le ultime due ore disponibili a Coimbra per gironzolare un po’ in zona Monastero, e per comprare il necessario per la spaghettata di stasera con Maria de Jesus de Deus (si, si chiama cosi, Mamma, Babbo e Figliolo): pomodori e cipolla (il basilico non ce l’hanno), con ritorno finale per le stradine del centro, dalle quali torniamo verso la stazione degli autobus.
Per il ritorno ci scambiamo i ruoli: io e la Francy dormiamo solo una mezz’ora, la Sara entra in coma dopo 5 minuti dalla partenza (subito dopo il signore di colore seduto dietro a noi, che resterà in coma farmacologico fino all’arrivo), e la Fede un po’ ronfa, un po’ bestemmia perché sta scomoda. In compenso io mi godo un po’ della campagna portoghese, che è un misto tra collina toscana, macchia mediterranea e pinete marittime (non credo di aver reso l’idea, ma vabbè).
Arriviamo a casa con un indecoroso ritardo (più delle nove) e troviamo Maria un po’ sfavatella per la storia dello scaldabagno, che un tecnico ha riparato. Sfavamento che le è passato poco dopo, quando è entrata in camera nostra e ci ha spiegato per bene il problema con più calma e serenità, complice anche l’amore (forse neanche platonico) per la Francy. Ok, tutto risolta, ma lei stasera non cena, ha mal di pancia. Ce e andiamo così al ristorante anche stasera, veloci perché abbiamo fissato con Marcello & company per andare al Casinò di Estoril.
Al Casinò nulla di particolare da segnalare, se non la vincita di 4,80 euro della Fede alla slot machine, che invece che rigiocare la vincita come fanno un po’ tutti quelli che vanno al casinò una volta ogni tanto, se li è intascati, riprendendo il quasi il 100% della spesa (5 euro). I realtà, da segnalare anche la miriade di scoppiati con addirittura la carta di credito infilata nella slot, tutti presi dai loro 1000 crediti ancora da giocare…mah, gran brutto vizio, il gioco.Rientro a casa verso l’una. Notte!

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